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Milano, 15 febbraio 2009

I media italiani quest’anno hanno oscurato il Social Forum.
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L’attenzione dei nostri commentatori si è concentrata solo su Davos: davvero curioso nel momento in cui la “superélite” del mondo può recitare solo il “mea culpa” per tante scelte e previsioni sbagliate.
Il problema è che qui, nel cuore della vecchia Europa, abbondano inquietudini e preoccupazioni, ma si è perso il gusto di guardare a cose nuove, di cercare di capire se nel mondo circolano altre idee e altre proposte. A me sembra invece buona cosa continuare a tenere lo sguardo aperto su tutto il mondo per afferrare, dovunque si manifestino, idee e processi politici e sociali nuovi.
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Nel tradizionale confronto con Davos, la località sulle montagne svizzere dove, nello stesso periodo di tempo, si incontra la “superélite” del mondo, Belem ha potuto mettere in tavola un asso pigliatutto.
Le critiche alla globalizzazione deragliata, tradizionale motivo conduttore dei Social Forum, si sono dimostrate drammaticamente fondate.
La “logica di Davos”, la fiducia illimitata nella liberalizzazione e nell’autoregolamentazione dei mercati finanziari, ha portato il mondo alla più grave crisi finanziaria e economica del secolo.
I movimenti sociali e le organizzazioni dei lavoratori che avevano dato vita al Social Forum avevano visto giusto: la liberalizzazione assoluta della finanza mondiale, senza regola alcuna, era destinata a provocare sconquassi di rara intensità. Oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti: crollo dei mercati finanziari e fallimenti a catena di grandi istituti finanziari.
La baldanza e l’arroganza della “superélite” sono stati ridimensionati: i banchieri del mondo intero si prodigano oggi in imbarazzati “I’m sorry”.
Il problema ormai si è spostato: il focus della discussione oggi è come fronteggiare una crisi di cui tutti riconoscono la virulenza e la gravità. In tanti sperano che, passata la nottata, tutto torni come prima: Belem ha invece abbozzato un ragionamento diverso. La crisi, si è detto al Social Forum può essere l’occasione per mettere in campo idee nuove e per il protagonismo di altre forze sociali. Ovvero: la crisi può essere l’occasione per cambiare lo sviluppo del mondo nel segno della giustizia sociale, dell’espansione dei diritti e della compatibilità ambientale. Con ogni probabilità sarà proprio questa la vera sfida degli anni futuri.
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Il Forum ha fatto toccare con mano ancora una volta la vitalità e la speranza che attraversa tanti paesi del Sud del mondo.
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L’America Latina in particolare appare oggi l’epicentro o quanto meno la parte più sicura e dinamica delle forze progressiste del mondo intero. I risultati elettorali di questo decennio sono stati semplicemente sbalorditivi: la sinistra ha prevalso in libere elezioni in quasi tutta l’America Latina, eccezione fatta per la sola Colombia. L’onda progressista ha coinvolto perfino il Paraguai, un paese con alle spalle una lunghissima dominanza della destra più retriva, dove nelle ultime elezioni ha prevalso l’ex vescovo Lugo.
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Morales, Correa e Lugo, Presidenti rispettivamente di Bolivia, Equador e Paraguai, hanno addirittura voluto sottolineare che lì stanno le radici del blocco sociale e elettorale che ha permesso la loro vittoria elettorale.
Ovviamente questa considerazione si presta anche a una lettura in controluce: alla baldanza dei movimenti progressisti del Sud del mondo corrisponde la difficoltà e il silenzio delle forze progressiste della vecchia Europa. L’Europa ha difficoltà a inserirsi nella nuova lunghezza d’onda delle froze progresiste. Il continente deve fare i conti con una caduta di ruolo economico e politico internazionale: la risposta che oggi si intravede porta il segno di inquietanti populismi rancorosi. L’Europa e le sue forze progressiste, è il messaggio indiretto del Forum, hanno dinnanzi a sè una strada lunga e difficile per recuperare voce e funzione.
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Finalmente, si è detto, anche l’America dà il segno di volere tornare a partecipare a un coro progressista e Barack Obama sarà un nuovo assai importante interlocutore: nessuna carta in bianco però e nessun ruolo di guida riconosciuto a priori. Obama potrà e dovrà incontrarsi e interagire con forze che si sentono orgogliose del cammino e della direzione imboccata: dovrà trattarsi di un incontro alla pari. Il processo storico di ridimensionamento dell’egemonia del Nord del mondo e di costruzione di nuovi equilibri non si arresta alle soglie della nuova Casa Bianca.
E infine: Belem è la capitale di uno stato dell’Amazzonia. Il Forum ha dedicato grande spazio all’immenso bacino del più grande fiume del mondo. Questa scelta ha permesso di focalizzare in un colpo solo due grandi questioni: il futuro ambientale del pianeta e il destino delle popolazioni indigene. Le foreste dell’Amazzonia sono il polmone del mondo: le politiche per la loro salvaguardia sono essenziali per garantire un futuro al momdo intero. Il Forum ha fatto emergere la ricchezza e la vastità del movimento per la difesa del più grande patrimonio di biodiversità che l’umanità ha a sua disposizione. Ma, si è aggiunto, ed è una precisazione non da poco, le foreste possono essere difese e salvaguardate solo se questa scelta va di pari passo con la valorizzazione di quelle comunità indigene che abitano il suolo amazzonico da millenni.
Da qui la grande novità di Belem: migliaia di rappresentanti delle comunità indigene convenuti e riuniti al Forum. Durante l’incontro con i cinque Presidenti la prima parte dell’immensa sala era tutta occupata dagli indigeni nei loro costumi e nei loro colori tradizionali. Mai nel mondo capi di stato moderni avevano parlato davanti a una platea di indigeni così rappresentativa e mai nella storia autorevoli capi di stato si erano presentati anche come interpreti dei bisogni e dei sogni delle popolazioni indigene! Si tratta di una vera e propria svolta storica, a distanza di cinquecento anni da quello sbarco di Colombo che dette avvio ai lunghi secoli di espansione e di dominio dell’Occidente.
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Si tratta di una svolta nel segno del risarcimento storico, del rispetto e della valorizzazione delle diversità culturali, dell’espansione dei diritti umani. Sarebbe bastata questa vicenda, da sola, per caricare di valore e di alto significato anche l’incontro di Belem del World Social Forum.
Ferruccio Capelli
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Questo post è stato pubblicato il Venerdì, 6 Marzo 2009 alle 09:57 ed è archiviato in Informazione, cultura, decrescita, diritto, economia, energia, eventi, globalizzazione, inquinamento, natura, politica, relazioni sociali, società, solidarietà, sud, territorio. Segui i commenti a questo post con il feed RSS 2.0.
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6 Marzo 2009 alle 13:04
I mass media italiani hanno proprio toccato il fondo, del forum non hanno parlato come di molti altri avvenimenti importanti. E’ uno schifo!
Ciao
6 Marzo 2009 alle 15:33
Ciao paolo, bentrovato!
9 Marzo 2009 alle 12:56
E approposito di un evento di cui non si parlerà. il 12 marzo inizia ad istambul il forum mondiale sull’acqua (di governi e multinazionali) e noi movimenti sociali organizzeremo ovviamente il contro forum. Chissà in quanti ne daranno notizia, eh?!
Grazie per essere passata giovedì. Qualche impressione?
Tra l’altro se vai sul mio blog (quello territoriale) c’è un breve report e anche un link per vedere l’intero video dell’iniziativa.
A presto,
Andrea