Aboliranno lo studio del diritto e dell’economia in tutte le scuole?

25 giugno 2009

COMUNICATO STAMPA

IL COORDINAMENTO NAZIONALE DEI DOCENTI DI DIRITTO ED ECONOMIA

esprime

sullo Schema di Regolamento dei Licei, approvato in prima lettura dal Consiglio dei Ministri il 12 giugno scorso, forti perplessità per quanto attiene all’ eliminazione dell’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche da tutti i percorsi liceali con la sola eccezione dell’opzione economico-sociale del Liceo delle Scienze Umane, il che disattende oltretutto le indicazioni dell’U.E in favore dell’acquisizione delle “competenze sociali e civiche”.

In particolare :

• non si comprende l’esclusione della cultura giuridica ed economica dal processo formativo liceale visto che nell’articolo 2 (Identità dei Licei) si dice che “I percorsi liceali forniscono allo studente gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà…”. Non si può non rilevare infatti che, in una società sempre più multiculturale e globalizzata, la comprensione della realtà contemporanea è indispensabile per una partecipazione consapevole alla vita democratica, sociale e lavorativa. Conoscere i meccanismi e i principi della democrazia, acquisire i valori della legalità, della solidarietà e della cittadinanza responsabile, attraverso un puntuale riferimento alle norme e ai principi dell’ordinamento giuridico e della cultura giuridica europea, comprendere le dinamiche delle scelte economiche individuali e collettive e i processi di globalizzazione, attraverso lo studio dell’economia e delle sue leggi, non è indifferente ma è fondamentale per la “comprensione approfondita della realtà”

Si rilevano poi delle contraddizioni, anche vistose, tra quanto reso noto nel comunicato stampa del MIUR ed il contenuto del regolamento o all’interno dello stesso:

• la presenza delle discipline giuridiche ed economiche nel liceo scientifico-tecnologico, annunciata nel comunicato stampa, non ha riscontro nei relativi quadri orario;

• nei Licei artistici, sebbene nel regolamento tra gli obiettivi si indichino le capacità di “cogliere i valori estetici nelle opere artistiche ed individuare le problematiche estetiche, storiche, economiche, sociali e giuridiche connesse alla tutela e alla valorizzazione dei beni artistici e culturali, l’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche, finora presente, viene eliminato;

• continua, nei quadri orari, la collocazione della nuova materia “Cittadinanza e Costituzione” nel monte ore di Storia (comprensivo in alcuni Licei anche di Geografia), senza relativa valutazione autonoma. Di fatto non è altro che una riedizione della vecchia e trascurata Educazione civica, priva della valenza formativa che ha l’attuale disciplina Diritto ed Economia nei bienni. Pur apprezzando il ripensamento sul Liceo delle Scienze Umane, cui è stata aggiunta l’opzione economico-sociale, che salvaguarda l’esperienza decennale positiva del Liceo delle Scienze Sociali e anche dell’insegnamento di Diritto- Economia Il Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia RIBADISCE CON FORZA che le Discipline giuridiche ed economiche, per la loro valenza formativa e di strumento di conoscenza della realtà, devono essere inserite in tutti i Licei per non escludere la stragrande maggioranza degli studenti liceali da conoscenze e competenze essenziali per orientarsi nella complessa società al pari degli altri cittadini europei.

2O giugno 2009

Il Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

www.docentidiritto.it            coordnazdocdir@libero.it

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Tagli alla scuola pubblica e risorse per le private

20 giugno 2009

Questa è la riforma del Ministro Gelmini

Cgil:

“Da mesi sosteniamo che l’obiettivo vero del Ministro Gelmini è distruggere la scuola pubblica per far posto alle private. Finalmente si ammette che avevamo ragione! Tra quelle che il Ministro definisce riforme vi è pure “un sostegno economico per chi studia nelle paritarie”. Le risorse da dare alle scuole paritarie sarebbero recuperate dai tagli alle scuole pubbliche, violentando la nostra Costituzione. Non si possono utilizzare strumentalmente i dati OCSE, che peraltro dimostrano come le politiche di questo Governo si muovono in direzione opposta rispetto ad un miglioramento della qualità negli apprendimenti, per sostenere che bisogna favorire le scuole private. Il Ministro Gelmini e il Governo sappiano che, se è quella la strada che intendono perseguire, la mobilitazione riprenderà con un intensità ancora maggiore a partire dal primo giorno del nuovo anno scolastico perché è in gioco il diritto all’istruzione per tutti che è tra i principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale. Roma, 18 giugno 2009


Un miliardo di senza cibo

19 giugno 2009

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La FAO lancia l’allarme sull’aumento della fame nel mondo: le stime per il 2009 sul numero di persone che soffrono la fame indicano la cifra di 1,02 miliardi. La cifra supera di oltre 100 milioni il livello dell’anno scorso e rappresenta circa un sesto della popolazione mondiale.
La crisi economica mondiale ha ridotto i redditi, aumentato la disoccupazione e ridotto l’accesso al cibo ai più poveri.
Secondo il direttore generale della Fao Jacques Diouf, “questa silenziosa crisi alimentare costituisce un serio rischio per la pace e la sicurezza nel mondo”. Non possiamo rimanere indifferenti”.

Da quando i paesi ricchi hanno iniziato ad intervenire nei paesi cosiddetti poveri per portarvi ciò che è considerato “sviluppo” e hanno steso progetti per “occidentalizzare” il mondo, il risultato è stato un aumento continuo ed oggi accelerato della povertà e della fame.
Col pretesto di aiutare le popolazioni del terzo mondo, le hanno in realtà assoggettate e rese incapaci di autoprodurre i beni alimentari: l’introduzione di tecniche agricole estensive basate sulla monocoltura (destinata all’esportazione) e il ricorso a concimi chimici hanno distrutto la naturale fertilità della terra e la varietà biologica. In tal modo i popoli indigeni sono diventati dipendenti dalla fornitura di sementi e concimi dall’estero, cioè schiavi a tutti gli effetti dei paesi ricchi, la cui reale finalità era alimentare il commercio, il mercato globale, il libero scambio, l’arricchimento di pochi.
Per approfondimenti, “Come sopravvivere allo sviluppo” di Serge Latouche e “La decrescita felice” di Maurizio Pallante.


Intercettazioni, troppi limiti

13 giugno 2009

SCHEDA da Repubblica

Intercettazioni, il giro di vite su stampa e pm

ROMA – Dopo il voto di fiducia, la Camera ha dato oggi il via libera al testo del governo sulle intercettazioni. Il provvedimento, che ora passa all’esame del Senato, modifica in senso molto restrittivo la disciplina vigente.

Reati che si possono intercettare. Tutti quelli previsti dal codice di procedura penale, per cui sono stabilite pene oltre i 5 anni. (Dai delitti contro la pubblica amministrazione al contrabbando, all’ingiuria alle molestie, all’usura, all’abusiva attività finanziaria)

Evidenti indizi di colpevolezza. Le intercettazioni sono autorizzate quando vi sono evidenti indizi di colpevolezza e gli ‘ascolti’ sono assolutamente indispensabili alla prosecuzione delle indagini, sulla base di elementi emersi nel corso dell’inchiesta che devono essere espressamente indicati e che non devono essere limitati al solo contenuto delle conversazioni telefoniche intercettate nello stesso procedimento. L’autorizzazione ad intercettare deve essere chiesta al tribunale del capoluogo del distretto in cui ha sede il giudice competente. La decisione viene presa in composizione collegiale.

Durata e limiti di tempo. Le operazioni di intercettazione hanno una durata, anche non continuativa, di 30 giorni. Il pm deve dare immediata comunicazione della sospensione o della ripresa delle operazioni. E’ possibile una proroga degli ascolti per un tempo, anche non continuativo, di 15 giorni, cui può seguirne un’altra di uguale durata ma, in questo caso, solo se sono emersi nuovi elementi.

Mafia e terrorismo. In questo caso per procedere alle intercettazioni bastano i “sufficienti” indizi di reato. La durata “non può superare i 40 giorni, ma potrà essere prorogata per periodi successivi di venti giorni qualora permangano gli stessi presupposti, entro i termini di durata massima delle indagini preliminari”. Nei casi di urgenza alla proroga provvede direttamente il pm.

Intercettazioni ambientali: L’ascolto sarà possibile solo nei luoghi in cui vi è motivo di ritenere che si sta compiendo un’attività criminosa. Nei procedimenti di mafia e terrorismo l’ascolto delle comunicazioni fra presenti è consentito anche se non vi è motivo di ritenere che si stia svolgendo l’attività criminosa.

Cronaca giudiziaria. E’ vietato pubblicare, anche in modo parziale o per riassunto, le intercettazioni fino alla conclusione delle indagini preliminari. Anche se è già caduto il segreto istruttorio. Le richieste e le ordinanze di custodia cautelare potranno essere pubblicate nel contenuto solo dopo che difensore e indagato sono venuti a conoscenza delle decisione del giudice. Non possono però essere pubblicate le intercettazioni riportate nell’ordinanza di custodia cautelare.

Sanzioni per giornalisti ed editori. Multe salate per gli editori che violano il divieto di pubblicazione. Per i giornalisti previsto, in caso di violazione, l’arresto fino a 30 giorni o l’ammenda fino a 10mila euro se si tratta di intercettazioni.

Pm senza nomi e volto. Stop alla pubblicazione e alla diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati in relazione ai processi che vengono loro affidati. Il pm che rilascia pubblicamente dichiarazioni sul procedimento che gli è stato ffidato ha l’obbligo di astenersi. Se iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d’ufficio deve essere sostituito.

Indagini contro ignoti. Le intercettazioni potranno essere effettuate se richieste dalla parte offesa, unicamente sulle sue utenze. E’ sempre consentita l’acquisizione dei tabulati telefonici per identificare i presenti sul luogo del reato o nelle vicinanze.

Archivio “riservato”. Un archivio presso la procura custodirà le telefonate e i verbali. Ai procuratori generali presso le corti di appello e ai procuratori della Repubblica competenti per territorio il potere di gestione e controllo dei centri di intercettazione e di ascolto.

Procedimenti diversi. Le intercettazioni non potranno essere utilizzate in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte. Questa regola non vale per mafia e terrorismo.

Stop alla pubblicazione delle intercettazioni da distruggere. E’ sempre vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, delle intercettazioni di cui è stata ordinata la distruzione e delle intercettazioni dei terzi, estranei al procedimento.
Prevista la reclusione da 6 mesi a 3 anni per chi pubblica anche per riassunto o in parte il contenuto di queste conversazioni. Il provvedimento introduce un’udienza stralcio per stabilire quali sono le intercettazioni da espungere dal procedimento.

Intercettazioni e utenze degli “007”. Diventa di fatto più complesso intercettare le utenze degli ‘007’: in questo caso, la magistratura dovrà informare entro cinque giorni il Presidente del Consiglio dei Ministri che dovrà accertare se sussista il segreto di Stato. Si potrà procedere solo se entro 30 giorni dalla richiesta il presidente del consiglio non abbia opposto il segreto. Non è comunque in ogni caso precluso all’autorità giudiziaria di procedere – si legge nel testo – in base ad elementi autonomi ed indipendenti dalle informazioni coperte dal segreto. Quando è sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del presidente del consiglio dei ministri, se questo viene risolto nel senso dell’insussistenza del segreto, non può più opporlo in riferimento al medesimo oggetto. Chi rivela notizie su atti o documenti coperti dal segreto relativi ad un procedimento penale viene punito con la reclusione da uno a cinque anni. Pena aumentata, si legge ancora nel nuovo testo del governo, se il fatto riguarda comunicazioni di servizio di appartenenti ai servizi.

Tabulati “urgenti”. Il pubblico ministero potrà chiedere anche i tabulati telefonici, quando vi siano casi d’urgenza. Quando, cioè, vi è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare grave pregiudizio alle indagini. . Lo potrà fare per tutti i reati previsti dall’articolo 266 del codice di procedura penale con un decreto motivato e non successivamente modificabile, da comunicare al tribunale entro ventiquattro ore. Il tribunale dovrà, a sua volta, decidere entro 48 ore dal provvedimento se convalidare o meno la richiesta. In caso di mancata convalida, l’acquisizione dei dati non può essere proseguita e i risultati di essa non possono essere utilizzati.

Omesso controllo. In caso di fuga di notizia, il magistrato o il pubblico ufficiale responsabili di non avere vigilato sono passibili di una ammenda che va dai 500 ai 1032 euro.

Tetto alle spese. Con decreto del ministro della Giustizia, sentito il Csm, viene stabilito ogni anno lo stanziamento massimo di spesa per le operazioni di intercettazione, che viene diviso per ogni distretto di corte d’appello. Al procuratore generale della corte d’appello la ripartizione dello stanziamento tra singole procure. Il limite di spesa può essere derogato su richiesta, per comprovate sopravvenute esigenze investigative.


EVASIONE IN MUSICA

11 giugno 2009

9 giugno 2009

12  Giugno  ore 21:00-23:00

La Città dell’Utopia,via Valeriano 3F,

(vicino metro S.Paolo)Roma

Ingresso libero

 

La Città dell’Utopia

ed

Il Circolo territoriale della decrescita felice di Roma 

                                  

 presentano: 

CAMPAGNA PUBBLICA PER UNA GESTIONE DEI RIFIUTI SENZA INCENERITORI

VIDEO:

VEDELAGO: il riciclo al 100 %

NULLA SI DISTRUGGE: la raccolta differenziata ha origini antiche

THE STORY OF STUFF: la storia delle cose

INTRODUZIONE CIRCOLO MDF

INTERVENTO DI MASSIMO PIRAS PORTAVOCE DELLA CAMPAGNA

DIBATTITO

 

 

saranno disponibili i moduli per la firma della proposta di legge regionale di iniziativa popolare sui rifiuti predisposta dalla Campagna pubblica

 


La “bestia” dei Castelli Romani ed i marchi Igp e Doc

2 giugno 2009

Fonti: Nuovo Castelli Oggi , Il Messaggero, Il Tempo

A Roncigliano la chiamano la “bestia”.

 Un soprannome carico di odio scagliato contro la discarica della Pontina Ambiente, un impianto destinato all’elisir di lunga vita con la realizzazione del settimo invaso: l’ennesimo “regalo” di Marrazzo ai Castelli Romani. Un ampliamento che segue l’autorizzazione del “colosso” brucia-rifiuti: l’inceneritore del Coema. Così la “bestia” sarà meno sola. E i cittadini insorgono. Alzano la voce. S’indignano. Ieri mattina l’ennesimo corteo di protesta: una lunga marcia partita dalla scuola di Cancelliera e terminata dinnanzi ai cancelli della discarica.

All’appuntamento hanno risposto in tanti, mille o poco meno: famiglie con bimbi al seguito, membri del coordinamento no-inc e rappresentanti dei marchi Igp e Doc dei Castelli, tra cui il presidente del consorzio panificatori di Genzano.

Dai banchi del Consiglio regionale sono arrivati anche Peduzzi e Fontana. “Siamo qui per prendere le “misure” – spiega Danilo Ballanti, tra i fondatori del coordinamento – perché oltre al gassificatore c’è la questione aperta delle distanze tra le abitazioni e la discarica di Roncigliano. La legge regionale impone una distanza minima di mille metri tra impianti di tal genere e le case, qui invece ce ne sono appena 200. E pensare che in questo quadro la Regione vuole fare l’inceneritore. Sono i soliti favori ai potenti. Ma l’assurdo degli assurdi è che c’è una proposta di legge regionale volta ad abbassare nel Lazio la distanza tra le discariche e le case già esistenti, portandola appunto a 200 metri. Praticamente una legge fatta su misura per Roncigliano. Ma chi vogliono prendere in giro?”.

Il coordinamento minaccia di portare la protesta sotto casa di Cerroni, patron della Pontina Ambiente e del Consorzio Ecologico Massimetta (Co.e.ma): la cordata pro-inceneritore formata da Ama, Acea e (per l’appunto) Pontina Ambiente. “La prossima volta – aggiunge Ballanti – andremo direttamente sotto casa di Cerroni, all’Eur, simulando una discarica sotto la sua villa, portandogli così un pò del fetore di Roncigliano”. Pubblicato da Comitato Sotto terra il treno.

L’Ardeatina bloccata per ore. Da “Il Messaggero” del 31 maggio 2009 di Enrico Valentini Tensione e proteste hanno caratterizzato ieri mattina la marcia dei manifestanti contro la costruzione dell’inceneritore di Cecchina, arrivata fino ai cancelli della discarica di Roncigliano fatta trovare chiusa dal nutrito drappello delle forze dell’ordine. La Via Ardeatina è rimasta bloccata per diverse ore proprio per la grande presenza di manifestanti, oltre mille secondo il coordinamento “No inc”, poco più di cinquecento secondo la questura. La manifestazione di protesta – la prima dopo il recente via libera della conferenza dei servizi al progetto approvato dalla Giunta Regionale del Lazio (dalla Conferenza dei Servizi ndr) è partita poco dopo le dieci dalla frazione di Cancelliera e strada facendo si è ingrossata con la presenza di molti residenti di Via Roncigliano e del vicino Villaggio Ardeatino, da dove uscivano cittadini di tutte le età e ragazzini in bicicletta attirati dall’insolito via vai di gente che sostituiva una volta tanto il traffico automobilistico sull’Ardeatina, improvvisamente chiusa alle autovetture e al traffico pesante. Serrati, così, i cancelli della discarica, sul piazzale antistante l’impianto si organizzava un nutrito cordone di forze dell’ordine in assetto antisommossa; si temeva infatti lo “sfondamento della testa del corteo fin dentro la proprietà della società Pontina ambiente, anche se i manifestanti rassicuravano sulle pacifiche intenzioni della protesta.

Tra i partecipanti anche i rappresentanti di Rifondazione comunista da poco usciti dalla maggioranza che sostiene alla Pisana il presidente Marrazzo, con il capogruppo Peduzzi, e il presidente del Consorzio del pane casareccio di Genzano, Battistelli, in rappresentanza del particolare mondo racchiuso nella filiera agro-eno-alimentare dalla quale, nei giorni scorsi, si è levato il netto disappunto di molte cantine sociali produttrici del vino doc nell’area appiense dei Castelli Romani.

 Oltre al blocco della Via Ardeatina è rimasto anche un presidio di rappresentanti del popolo “No inc” proprio davanti i cancelli della discarica da dietro i quali le forze dell’ordine assistevano alle manifestazioni di protesta e agli slogan indirizzati, in particolar modo, contro l’amministrazione regionale e le autorità di controllo (soprattutto l’Arpa Lazio) principali responsabili di quello che viene definito come un disastro ambientale “annunciato”.

Molti partecipanti si sono spinti fino alla vicina tenuta agricola “Donnaardea” a Valle Gaia, dove è in programma la manifestazione “Cantine aperte” e dove ci sono ettari e ettari di terreno coltivato a vite che, si teme, venga messo in pericolo dall’apertura dell’inceneritore.