7 docenti precarie sul tetto a Benevento e a Salerno

30 agosto 2009

www.ilquaderno.it Benevento  Piazza Gramazio – Il Comitato Insegnanti Precari sul tetto dell’USP.

Monta la protesta contro i tagli alla scuola operati dal Governo Berlusconi. Questa mattina un gruppo di sette donne, docenti precarie in presidio permanente da giovedì in Piazza Gramazio a Benevento, sono salite sul tetto dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Benevento per iniziare un’occupazione ad oltranza per protesta contro i tagli della riforma Gelmini. “Contro il più grande licenziamento di massa. 20000 in Italia, 500 a Benevento. Vogliamo un futuro”: così recita lo striscione calato dal tetto dell’edificio. Le donne del “Comitato Insegnanti Precari” hanno installato un gazebo sul tetto per proteggersi dal caldo soffocante ed hanno scorte alimentari sufficienti per resistere per diverse settimane. Hanno già annunciato l’intenzione di resistere ad oltranza fino a quando non verranno risposte:

 “Faremo come gli operai dell’Innse, scenderemo da qui solo quando avremo una risposta concreta contro i licenziamenti e la disoccupazione” afferma Elvira, una delle insegnanti sul tetto.

Il presidio permanente, promosso da diversi giorni all’esterno dell’Ufficio Scolastico Provinciale, si è così trasformato di fatto in un sit-in di solidarietà con le insegnanti sopra il tetto: altre decine di docenti, insieme agli attivisti del centro sociale Depistaggio, militanti del sindacalismo di base, stazionano fuori l’edificio. L’obiettivo è coinvolgere le centinaia di insegnanti che in queste ore si accalcano presso gli uffici per l’imminente pubblicazione delle graduatorie provinciali. Oggi pomeriggio alle 16 le insegnanti del CIP terranno una conferenza stampa.

Salerno: 7 docenti precari sul tetto dell’ex provveditorato

SALERNO (25 agosto) – Protesta dei precari della scuola che da stamani hanno occupato la sede dell’ufficio scolastico provinciale di Salerno di via Monticelli, a Fuorni. Sette manifestanti sono saliti sul tetto della struttura, mentre è in corso un incontro tra una delegazione sindacale di base con il direttore dell’ufficio scolastico provinciale, Luca Iannuzzi. La protesta nasce per il taglio di 2000 unità previsto nella sola provincia di Salerno del personale docente e non docente nelle scuole di ogni ordine e grado. Al momento dinanzi alla sede dell’ex provveditorato agli studi sono presenti circa 150 manifestanti. Sul posto gli agenti della Digos della Questura di Salerno.
sette manifestanti sono scesi poco dal tetto della sede dell’ ufficio scolastico provinciale di Salerno dopo l’ opera di convincimento svolta dalla Digos. Una delegazione ha incontrato il dirigente Iannuzzi, che ha espresso solidarietà. La protesta – hanno annunciato i precari della scuola – proseguirà domani.

 

Da Repubblica :”Nonostante l’aumento degli alunni il governo ha tagliato 57.368 posti mentre i posti lasciati liberi da coloro che sono andati in pensione sono poco meno di 40 mila. In totale mancano all’appello 17.530 posti per altrettanti precari che lavorano da anni nella speranza di essere immessi in ruolo. Ma che rimarranno appiedati.

E siamo solo all’inizio, perché il piano del governo è quello di tagliare in tre anni (2009/2010 – 2011/2012) 130 mila posti nella scuola.

 

Per questa ragione i 286 mila supplenti iscritti nelle graduatorie ad esaurimento tremano: a 40/45 anni potrebbero uscire definitivamente dal giro. “La situazione è ingovernabile e il governo non interviene”, dice il segretario generale della Flc Cgil, Domenico Pantaleo. “Non c’è tempo da perdere – aggiunge Francesco Scrima della Cisl scuola – bisogna condurre in porto, nel più breve tempo possibile, le annunciate misure straordinarie per i precari che perderanno il posto di lavoro”. Mentre per i 473 mila iscritti nelle graduatorie d’istituto (senza abilitazione) non ci sono praticamente speranze. ”

 

 
 

 

 

               

 

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DOCENTI USA E GETTA!

29 agosto 2009

lA SIGNORA GELMINI HA DATO ANCORA FIATO ALLE TROMBE:

chi vorrà diventare docente, dovrà conseguire, tramite test di ammissione, una laurea magistrale e fare un anno di tirocinio (solo un anno, così non ci saranno più precari)!

 Quanto è brava! Mi viene da piangere davanti alla sua misericordia! Occorre accenderle una candela  e venerarla come una Madonna!

Ma sediamoci e leggiamo bene!

1) Accesso a numero chiuso: entrano solo i raccomandati.

2) Laurea magistrale: per l’infanzia e la scuola primaria c’è già una laurea ad hoc ( lì occorrono competenze più generiche); ma per le medie inferiori e superiori la ministra parla di una laurea apposta per l’insegnamento, e qui bisogna spremere le meningi per capire cosa intende. E’ una laurea per insegnare ad insegnare, completata da un piccolo percorso specifico diverso a seconda delle aree tematiche?                                                                                        Proviamo a immaginare: c’è, ora, una laurea in economia per chi non vuole insegnare, a cui aggiungere, dopo,  una laurea per chi vuole insegnare le materie economiche; una laurea in lettere classiche per chi vuole fare l’archeologo ed una onnicomprensiva di italiano, latino, greco…per chi vuole insegnare. E così via.                                                                   Ma non voleva meno corsi universitari? E non voleva insegnanti più competenti? Mi sembra che l’obiettivo (suo)sia insegnare ad insegnare senza che sia approfondita la materia da insegnare!  E’ logico, no?

3) I precari non ci saranno più! Questo sarebbe un sogno, visto che nel  mondo della scuola sono centinaia di migliaia. Vediamo come fa Mariastella: prende il cancellino e li cancella! Svaniti nella nella polvere del gesso o forse nello scarico del …                                                                                                                                                                                                                    Ma sì, gettiamoli via! In fondo dopo anni di servizio intermittente, occasionale e fortuito si saranno pure usurati!          E pensare che oggi non si dà tempo a nessuna cosa di consumarsi: si usa e getta!

Siccome si assumerà (contratto a tempo indeterminato) solo in base al fabbisogno, non ci saranno più precari. Come saranno sostituiti i docenti malati, le prof incinta…? Risponderanno: con altri docenti già inseriti nella scuola. Per esempio, la prof di matematica deve assentarsi 7 mesi per gravidanza a rischio: supplente il prof di religione, il bidello, il prof di storia… Con grande gioia degli alunni che avranno una materia in meno da studiare.

4) Tutti i docenti dovranno avere una solida conoscenza di inglese ed informatica!                                                                 Circa l’informatica, non mi sembra che gli aspiranti docenti ne facciano tanto difetto, visto che per accedere alle domande di insegnamento di quest’anno  hanno trascorso l’estate intera on line per inserire la miriade di dati richiesta in fasi diverse dal Ministero.                

 Circa l’inglese, mi chiedo: l’insegnante di Diritto ha bisogno di conoscere più il diritto o più l’inglese? E quello di matematica, più la matematica o l’inglese?

Infine, vorrei fare alcune domande al Ministro: che fine faranno i precari della scuola già abilitati? E Come coprirà le cattedre nell’anno scolastico immininente, se gli alunni sono molto aumentati e i prof molto diminuiti (42.000 in meno)?


La falda acquifera sui Castelli romani si è abbassata

27 agosto 2009

venerdì 21 agosto 2009

La falda si è abbassata: scoppia la crisi idrica

Il Messaggero – Venerdì 21 Agosto 2009
di LUIGI JOVINO
Castel Gandolfo, emergenza idrica

E’ scoppiata l’emergenza idrica a Castel Gandolfo, dove la falda e il livello del lago si sono abbassati nonostante la pioggia dei mesi scorsi. Maxi multe minacciate contro gli sprechi.
Vietati il rifornimento dalle fontane a bottone.
In molti centri dei Castelli preoccupazione per fluoro, arsenico e manganese
Contro gli sprechi multe fino a 500 euro. Albano: dai rubinetti anche impurità
Castel Gandolfo, emergenza idrica
Crisi idrica a Castel Gandolfo e in molti paesi dell’Appia. Il sindaco vieta il rifornimento dalle fontane pubbliche, mentre molti comitati locali si lamentano per l’inquinamento da sostanze naturali. A Castel Gandolfo, dunque, multe salate per i cittadini che si recano alle fontanelle “a bottone” per far la scorta di acqua potabile. I contravventori rischiano un’ammenda fino a 500 euro. L’approvvigionamento è, invece, consentito dalle fontane “a nasone” che, a differenza di quelle a bottone, sono alimentate da flusso continuo e non da serbatoi. «Siamo in piena emergenza – afferma Maurizio Colacchi, sindaco di Castel Gandolfo che ieri ha firmato l’ordinanza – e non sono ammessi sprechi. Non è ammissibile che alcuni cittadini abbiano acqua a sufficienza, mentre altri debbano soffrire».
Nell’ordinanza è stato anche vietato di utilizzare acqua potabile per innaffiare giardini o pulire gli arenili e di farne uso improprio. «La situazione – riprende il sindaco – è sotto gli occhi di tutti. La falda continua a scendere e il livello del lago si è abbassato nonostante l’autunno e la primavera scorsi siano stati molto piovosi».
Vigili mobilitati anche a Pavona e a Cecchina di Albano, dove i cittadini si lamentano perché il flusso di acqua non è continuo e spesso dai rubinetti escono impurità.
In molti altri paesi dei Castelli sono comparsi manifesti dei sindaci che vietano sprechi di acqua potabile, ma negli otto comuni cui è stata concessa la deroga perchè il contenuto di inquinanti naturali come il fluoro, l’arsenico e il manganese sono al di sopra dei valori soglia le preoccupazione sono ben altre.
«Non ci è stata detta – afferma Danilo Ballanti, del Comitato antidiscarica di Albano – tutta la verità e i cittadini che consumano acqua intrisa di fluoro, manganese e arsenico non sanno neanche come comportarsi».
Il mese scorso nei comuni di Albano, Ariccia, Castel Gandolfo, Lariano, Lanuvio, Velletri e Ciampino e Genzano l’Acea e il Dipartimento prevenzione dell’Asl Rm H hanno affisso degli avvisi pubblici in cui si invitava la cittadinanza, e i bambini in particolare, a non utilizzare integratori, dentifrici e sostanze al fluoro per evitare pericolosi accumuli di questa sostanza presente nell’acqua potabile al di sopra dei valori consentiti per legge.
«Analisi in nostro possesso – riprende Ballanti – dimostrano che ci sono quantità in eccesso anche di manganese. Abbiamo mostrato i rilievi a Piero Marrazzo, presidente della giunta regionale del Lazio, che è rimasto allibito. Dopo poco tempo sono stati affissi i manifesti pubblici sui pericoli del fluoro. Niente sappiamo invece sull’accumulo dell’arsenico anche se il dottor Messineo, responsabile del Dipartimento prevenzione dell’Asl, ha detto che potrebbero esserci danni serissimi».
Un documento dell’associazione “Medicina democratica” ha poi denunciato nelle settimane scorse la «colpevole carenza di informazioni che non mette in condizione i cittadini di prendere le dovute cautele»

Rifiuti radiottivi destinati a Chiaiano (Napoli)

27 agosto 2009

Da http://napoli.blogolandia.it/

La discarica voluta da Berlusconi a Chiaiano, in provincia di Napoli, e’ un sito di stoccaggio per materiali tossici e per arricchire la camorra dei rifiuti?

E’ quanto chiede Luigi de Magistris, eurodeputato dell’Italia dei Valori, in un post su Facebook.

“Alcune notti fa – scrive – le forze dell’Ordine hanno bloccato e sequestrato un camion con un carico di materiale tossico e forse radioattivo  destinato ad essere sotterrato nella discarica di Chiaiano, in provincia di Napoli.

Si parla anche di Cesio 131, ma spetta ora alla magistratura accertarlo. Si e’ tentato di tutto per nascondere la notizia. E’ un diritto dei cittadini sapere! E questo sara’ un mio preciso e doveroso impegno. Il tentativo, fortunatamente sventato, e’ l’ennesimo e spregiudicato episodio dell’uso criminale delle discariche da parte di delinquenti”.

“Di rifiuti velenosi messi sottoterra in Campania e dei danni che essi hanno creato sono piene le cronache – prosegue – eppure, il governo dalle mille certezze e della propaganda di regime, non ebbe dubbi nel creare un’altra discarica, per giunta in prossimita’ di un centro abitato, difendendola poi con l’uso della forza.

chiaiano-camion-radioattivo.jpg

L’immondezzaio di Chiaiano fortemente voluta da Berlusconi e Bertolaso per seppellire i rifiuti, che loro sostengono di aver tolto dalle strade di Napoli, e’ l’ennesimo posto in cui ogni porcheria inquinante puo’ essere abbandonata con grave danno per la salute dei cittadini e per l’ambiente.

E’ un’altra occasione concessa alla criminalita’ organizzata di smaltire illegalmente rifiuti velenosi, tossici e radioattivi, realizzando cosi’ ingenti guadagni economici. Arricchimenti utili – conclude de Magistris- per finanziare altre attivita’ criminose e per foraggiare quei comitati d’affari che ruotano attorno al grande business dei rifiuti”.

Alcuni articoli delle maggiorni testate giornalistiche come Repubblica , Il Messaggero, riportano che il Camion contenente scorie radioattive è stato trasferito ed isolato, a disposizione dei tecnici che dovranno effettuare i rilievi, eppure chi ha scattato le foto che vedete in quest’articolo del presunto camion dice che lo stesso si trova ancora li nella discarica di Chiaiano….

Casualmente, proprio oggi Legambiente denuncia la sparizione in Italia di 174 Milioni di tonnellate di rifiuti tossici

Quello che ci piacerebbe sapere sono cose semplici, ovvero, da dove proveniva il Camion e dove aveva caricato, ovviamente non sò perchè ma ho sentore che forse ancora una volta non lo sapremo….mai !

Ad ogni modo, provando a digitare “Cesio 131″ su internet il più delle volte il risultato che torna è Iodio 131, quindi a questo punto proviamo ad approfondire la ricerca su Iodio 131 dando ad esempio per scontato che l’elemento radioattivo giusto contenuto dal Camion fosse lo Iodio 131.

Eccovi alcuni risultati :

in questa pagina appare sia lo Iodio 131 che il Cesio 131 e ci sembra di capire che sono elementi usati in Radiologia

Gruppo II – Nuclidi di radiotossicità elevata: Iodio 131

ed in particolare permette di individuare con elevatissima sensibilità la presenza dei radioisotopi Cesio 134, Cesio 137 e Iodio 131 che sono i prodotti di fissione tipicamente rilasciati nel corso di incidenti nucleari.

Vittime secondo il rapporto del Chernobyl Forum
È stato riscontrato che circa 4000 individui hanno sviluppato tumori alla tiroide direttamente attribuibili all’accumulo di iodio 131 radioattivo all’interno dell’organo.

In pratica pare essere accreditato più come elemento presente magari come rifiuto prodotto da studi di Radiologia oppure potrebbe essere magari presente nelle ceneri di un Inceneritore, l’ipotesi di scoria radiattiva formatasi da incidente nucleare credo che la possiamo scartare…o forse no?

A conferma delle probabilità che potesse essere un rifiuto da Radiologia eccovi un bell’articolo di Luglio 2008 “Rifiuti. Dalla Campania rifiuti radioattivi ad Amburgo Dopo le assicurazioni di Bertolaso la Germania revoca il blocco – Era spazzatura ospedaliera contaminata dallo Iodio 131

Ancora sullo Iodio 131

L’emergenza oggi si chiama “iodio 131” e “indio 113”. Due sigle che nascondono il nuovo business legato all’affare rifiuti. Meno visibile ma forse proprio per questo con un margine di guadagno ancora più alto. Lo “iodio 131” e l’ “indio 113” sono due isotopi, usati negli ospedali e nelle cliniche private. Il primo serve per fare le radiografie, il secondo per le scintigrafie (diagnosi dei tumori)

Per approfondire l’argomento eccovi la legge 123 del governo Berlusconi in materia di rifiuti 

La realtà è che il problema rifiuti in Italia ed in particolare in Campania non solo non è stato risolto, ma ogni giorno che passa si acuisce sempre più ed a quanto pare diviene anche potenzialmente sempre più dannoso ed irreparabile.

Aggiornamento FOTO 12/08/2009

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in quest’ultima foto, sembra che il liquido che fuoriesce dal canale di scolo nel retro del camion, addirittura bruci il suolo, una cosa incredibile !!!


Appello per la ricerca di Stefano Montanari ed Antonietta Gatti

25 agosto 2009

Invito nuovamente tutti ad attivarsi per bloccare il meschino stratagemma operato dalle burocrazie italiane per privare gli scienziati Gatti e Montanari del microscopio con cui effettuano la ricerca nel campo delle nanopatologie.

La dott.ssa Gatti, stimata dalla migliori università del mondo, è ostacolata da quelle italiane (ricordiamo anche il caso di Iavarone e consorte che, allontanatisi dall’Italia, in cui si impediva la loro ricerca scientifica, in America hanno scoperto la proteina protagonista del tumore al cervello http://www.uninversi.org/index.php/rassegna-stampa/204-cacciati-dai-baroni-delluniversita-due-italiani-scoprono-gene-anticancro).

Qui di seguito trovate maggiori informazioni sullo sviluppo della vicenda, che solo in Italia, dove non c’è limite all’indecenza , poteva capitare:

http://www.beppegrillo.it/2006/03/la_ricerca_imba/index.html

http://www.petitiononline.com/19540408/petition.html

http://www.bortolanionlus.it/2007/04/02/parte-il-progetto-di-ricerca-sui-possibili-effetti-che-l’inquinamento-da-polveri-puo-avere-sui-bambini-gia-dallo-stato-fetale/

L’APPELLO E’ RIVOLTO A TUTTI, SE POTETE INOLTRATE IL MESSAGGIO A:

Prof. Stefano Pivato (rettore) Rettorato • Palazzo Passionei – Paciotti Via Valerio, 9 61029 Urbino PU rettore@uniurb.it

 Prof. Stefano Papa (preside facoltà di Scienze) Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” Facoltà di Scienze e Tecnologie Campus Scientifico Sogesta Località Crocicchia 61029 Urbino (PU) scienze.mmffnn@uniurb.it

Dott. Enzo Fragapane (direttore amministrativo) Direzione Amministrativa Università Carlo Bo Via Puccinotti, 25 61029 Urbino diramm@uniurb.it


Cibi al veleno: ed ora cosa metto in tavola?

24 agosto 2009

Molti prodotti alimentari in circolazione sono contaminati da sostanze tossiche.

Senza voler creare allarmismi, ma solo allo scopo di dare una scossa ai “consumatori” affinché siano più consapevoli e critici nei loro acquisti, vorrei sollecitare alcune riflessioni.

L’uomo fa parte dell’ecosistema e si nutre, come gli altri esseri viventi, di ciò che la Terra offre. L’esistenza dell’uomo dipende dalle condizioni del nostro pianeta: più questo è inquinato e più si ingeriscono cibi inquinati (per non parlare dell’aria che si respira, sicuramente più sporca di quanto rilevano le centraline dello smog, che non sono tarate per rintracciare le nanoparticelle, le più pericolose di tutte le polveri).

Gli animali che pascolano nei pressi di inceneritori o cementifici o fabbriche metallurigiche…  mangiano erba cosparsa di nanopolveri, e noi, mangiando la loro carne, ingeriamo queste ultime con conseguenze drammatiche per la salute.

I bovini allevati non biologicamente sono sfruttati così tanto da non esser più capaci di produrre latte se non con l’aiuto di dosi generose di antibiotici, che consentono di superare le infezioni frequenti (per esempio le mastiti) in cui incorrono. Infatti,  affinché producano più latte di quanto la natura normalmente consenteribbe, sono sottoposte ad enormi stress.   http://www.cibo360.it/alimentazione/cibi/carne/sicurezza.htm                                                                                                                               Dove finiscono quegli antibiotici? Nel nostro stomaco.

In Italia si allevano 600 milioni di polli all’anno! Non vi sovviene qualche considerazione su come ciò sia realizzabile? In 37 giorni il pulcino passa dal pollaio (se così si può chiamare) al supermercato  http://sloweb.slowfood.it/sloweb/ita/dettaglio.lasso?cod=3E6E345B02a9c1BAF8jjX2E2B755

C’è da aprire ancora una parentesi sulla carne, rossa o bianca che sia. Per produrre un kg di carne occorrono più di 10.000 litri di acqua. Inoltre, ” L’inquinamento generato dall’industria della carne supera quello di tutti i veicoli del mondo, compresi gli aerei. Il biossido di carbonio generato per produrre una sola bistecca è pari alla quantità emessa da un’automobile per 40 km”. http://www.viveremeglio.org/0_guarire/guar_fisica/alimsalu/carne_sventura.htm

Anche il latte è contaminato (per esempio di diossina, sprigionata dall’incenerimento della plastica),  e così le famose mozzarelle, per le quali l’unica vera colpa dei produttori è la sfortuna di trovarsi nei pressi degli ecomostri o delle discariche abusive, il cui percolato si diffonde nel suolo, nelle falde acquifere…

Frutta e verdura coltivate nelle zone più vicine agli ecomostri sono ricoperte di nanopaticelle, che nessun lavaggio può asportare.

E così biscotti, pasta e tutto ciò che è prodotto con grano esposto agli stessi fenomeni.

Di fronte a questa situazione ci sono diversi tipi di risposta da parte dei consumatori:

1) c’è la grande categoria dI CHI MINIMIZZA, se non altro per non scomodarsi né responsabilizzarsi, non volendo perdere tempo e fatica nel ricercare informazioni e prodottori più sicuri. La classica risposta è :” TUTTO fa male! Allora, non mangiamo più niente?”

2) Poi la categoria di chi cade nel terrore e si fa prendere dall’ORTORESSIA;

3) infine, lo sparuto gruppo di esploratori del territorio (alla ricerca di fattorie biologiche, di aziende agricole affidabili, di siti non contaminati da “vicini di casa” sospetti) lettori appassionati di etichette di prodotti del supermercato, CONVINTI CHE LA DOMANDA DEL CONSUMATORE SIA CAPACE DI RIBALTARE IL POTERE DELL’OFFERTA.

RIMEDI

Variare il più possibile l’alimentazione, mangiando cibi di origine e marchio diversi, per ridurre la probabilità di ingerire prodotti a rischio; incrementare gli acquisti a km zero, comprando da contadini che hanno i terreni lontani, lontanisssimi, da fabbriche & Co. o iscrivendosi ad un G.A.S.  (gruppo di acquisto solidale); fidarsi, dopo attenta selezione, dei prodotti col marchio biologico; ridurre il consumo di plastica, mettere la spesa nelle “sporte” e non nelle buste http://www.portalasporta.it/, ridurre l’uso di imballaggi, riciclare, così da ridurre la produzione di rifiuti; autoprodurre alimenti (come lo yogurt, il pane, i dolci, le conserve… ), non comprare molti cibi confezionati o pietanze precotte, ma CUCINARE .


Traffico di rifiuti nel Lazio

21 agosto 2009

Notizie
di Andrea Palladino – 17 agosto 2009
E nelle intercettazioni spunta un politico di nome «Altero»

C’è un filo invisibile che lega i trafficanti di rifiuti in Italia. È un canale di comunicazione privilegiato, d’oro, che mette in collegamento aziende che hanno bisogno di smaltire a basso costo i veleni con chi ha i contatti giusti per farli sparire. È un club riservato, estremamente silenzioso, ma che in Italia ha un peso sempre più invadente. Ed è parte del motore economico di quella bella fetta del prodotto interno lordo illegale che sfugge alle statistiche.

Un traffico del terribile amianto friabile, partito dall’ex fabbrica Nuova Sacelit di San Filippo del Mela, a 30 km da Messina, e sepolto a pochi chilometri da Roma, in una strada di campagna vicino Pomezia, riesce oggi a svelare una piccolissima parte del mondo sommerso dei monnezzari. Un tassello piccolo ma importante. Protagonisti della storia imprenditori, ingegneri dell’Enea, funzionari pubblici. E il ritorno inaspettato di Flavio Carboni, legato al mondo della P2 attraverso Calvi e protagonista di qualche dozzina di misteri italiani ancora insoluti. Un vero olio che ha fatto girare tanti ingranaggi nella storia d’Italia, dall’informazione, fino al mondo della finanza. E attorno a lui un sottobosco politico, con qualche nome eccellente sussurrato.

L’inchiesta che sta svelando il mondo sotterraneo del monnezza-business è condotta dalla Procura di Velletri, il secondo tribunale del Lazio. Venerdì i carabinieri dei Noe – comandati dal capitano Rajola Pescarini, lo stesso dell’inchiesta sugli inceneritori di Colleferro – hanno arrestato sei persone e imposto l’obbligo di domicilio ad altre tre. Le indagini durano da due anni, con l’uso di intercettazioni, di analisi di migliaia di file trovati nei computer degli indagati (che sarebbero poco più di cinquanta), di documenti contabili e di carte della camera di commercio. Un vero lavoro di intelligence, che sta cercando di ricostruire la fitta rete di rapporti tra almeno un centinaio di aziende che si occupano di rifiuti con i mediatori, gli stakeholder, i politici, i tecnici.

C’è una figura prevalente nell’indagine. Si tratta di un ingegnere dell’Enea, l’ente nazionale che oltre all’energia nucleare tratta materie ambientali delicatissime, quali la gestione dei rifiuti tossici e pericolosi. Si chiama Vittorio Rizzo e da almeno dieci anni si occupa di rifiuti. È l’unico del gruppo a non aver usufruito degli arresti domiciliari, proprio a causa del suo profilo e dei suoi contatti. Seguendo le sue tracce negli atti parlamentari, è citato nella gestione di discariche in Abruzzo, all’epoca del sindaco di L’Aquila Tempesta. È considerato un superesperto, e come tale sedeva nella commissione tecnica scientifica della struttura commissariale per la gestione dei rifiuti della Regione Lazio. Qui dava il suo parere “autorevole” rispetto alle autorizzazioni per l’apertura delle discariche. Per i magistrati della Procura di Velletri avrebbe così aiutato l’azienda che a Pomezia accoglieva l’amianto siciliano, che porta il nome paradossale di Ecologia srl, ad ottenere autorizzazioni non regolari. In cambio avrebbe ricevuto consulenze per migliaia di euro.

I magistrati per definire il calibro del personaggio hanno raccontato nei dettagli la sua rete di rapporti più o meno professionali. Nella sua abitazione i carabinieri hanno rinvenuto almeno 25 contratti con aziende di servizi ambientali: oltre alla Ecologia srl di Pomezia, l’elenco spazia dal gruppo Gaia di Colleferro (anche se oggi dal consorzio spiegano che non hanno più rapporti con lui), fino ai broker che facevano affluire l’amianto nella discarica vicino a Roma.

Sono i suoi contatti telefonici, però, a raccontare con maggiori dettagli il mondo degli intermediari d’affari legati ai rifiuti. Alla fine del 2007 i carabinieri scoprono che Rizzo aveva frequenti rapporti con Flavio Carboni. Chiedono ed ottengono di intercettare l’utenza telefonica del potente uomo d’affari sardo. Carboni si sta occupando da anni della gestione di un altro sito altamente inquinato, a Calancoi, in provincia di Sassari, la sua città natale. Emerge dalle conversazioni intercettate l’esistenza di quella che i magistrati definiscono una sorta di Enea parallela, una struttura cioè pronta ad appoggiare i progetti degli imprenditori amici. Nel febbraio del 2008, ad esempio, è lo stesso Flavio Carboni che detta il contenuto di una lettera che Rizzo avrebbe poi firmato su carta intestata dell’Enea. Ma si occupano anche di altri affari. Sono interessati – non si sa a che titolo – anche a “Sviluppo Italia” ed è Flavio Carboni che quando Rizzo gli chiedeva notizie rispondeva, «sono pronti… e non hai idea del potere che abbiamo». Nessuno lo mette in dubbio.

I contatti possono arrivare molto in alto se serve. Nel febbraio del 2008 Rizzo dice a Carboni di aver parlato con tale Altero, «il quale ritornerà al suo posto». Parlano poi di una persona che Carboni conosce e che andrà a fare il capo di gabinetto. Era epoca di elezioni ed in tanti facevano previsioni, scommettendo sui cavalli giusti.

L’indagine su questa parte più delicata è ovviamente tenuta nel massimo riserbo dai magistrati. Gli arresti di venerdì hanno per ora chiuso una delle tante partite, forse quella più pericolosa dal punto di vista ambientale. La fabbrica della ex Nuova Sacelit ha già provocato decine di morti tra gli operai che vi lavoravano, uccisi dalle fibre dell’amianto. La discarica di Pomezia, dove sono finite migliaia di tonnellate della fibra killer, è stata data alle fiamme pochi giorni prima degli arresti e un anno dopo il sequestro cautelativo. «Non hai idea della potenza che abbiamo», spiegava Carboni, per far capire il peso del suo nome.

Tratto da: ilmanifesto.it