Tonnellate di amianto a Pomezia

Rifiuti e mazzette, nove nei guai
Roma, scandalo sull’amianto

Una discarica di Pomezia avrebbe ricevuto abusivamente tonnellate di amianto dalla Sicilia grazie a una vasta rete di corrotti e corruttori. Provvedimenti anche per due tecnici Enea e un dirigente regionale.

Finiva a Pomezia l’amianto della fabbrica della morte. Corruttori e corrotti, dalla ex Sacelit di San Filippo del Mela, nel Messinese, avrebbero fatto finire migliaia di tonnellate di rifiuto nocivo nell’invaso in via Val di Caia, dieci metri dopo un ruscello, tra vigneti, ulivi, distese di grano e lo stand di frutta e verdura di Coldiretti e Legambiente. La discarica poteva accogliere amianto compatto, invece ha ingoiato “big bag”, grandi celle di materiale friabile. E tutto per un maledetto trucco che dopo due anni di indagine procura di Velletri e carabinieri del Noe di Roma sostengono sia stato messo in piedi da nove persone. Altre 45 sono indagate.

Le ipotesi di reato più gravi pesano su segretarie, funzionari della Regione Lazio, proprietari di discariche, esperti di bonifiche, intermediari dei rifiuti e ingegneri Enea, quelli che dovevano essere i garanti della Scienza e che invece sarebbero «passati al nemico» in cambio di contratti di consulenza e quote societarie. Con l’accusa a vario titolo di traffico illecito di rifiuti, ieri all’alba gli uomini del Noe, diretti da capitano Pietro Rajola Pescarini, hanno portato in carcere Paolo Petricca, Marina Pinzari e Vittorio Rizzo, rispettivamente funzionario del Commissario straordinario per la gestione emergenza rifiuti del Lazio, proprietaria della Ecologia srl titolare della discarica di Pomezia, e ingegnere dell’Enea (Ente per nuove tecnologie, energia e ambiente) nonché membro del Comitato tecnico scientifico nominato dal Consiglio dei ministri e composto da otto membri.

Ai domiciliari: Claudio De Cecco, Aniello Bonaiuto, Silvana Mattei ed Elide Ragni. Che sono: anche lui ingegnere Enea e del Comitato scientifico, titolare della società di intermediazione Atet, amministratrice della Ecologia e la sua segretaria.

Obbligo di non abbondare la dimora nelle ore notturne invece per Paolo Andreini, Maria Laura e Rodolfo Stella e Nestore Coseglia. Nell’ordine: legale rappresentante della Bonifiche ambientali srl, direttrice e legale rappresentante della Covecom, e cotitolare della Atet. Dal 1958 al ’93 l’ex Sacelit ha sfornato lastre, tubi e contenitori a base di amianto. Poi indietro tutta. Le fibre del minerale uccidono, l’industria produce morte. Il 5 giugno si è contata la novantanovesima vittima. Bisogna disintossicare l’area.

Due società del Nord, Covecom e Bonifiche ambientali, trattano il terreno avvelenato. La discarica di Pomezia è l’unica del Centrosud che possa accogliere l’amianto, ma solo compatto, ovvero impastato con cemento o resine. Quello della ex Sacelit invece è friabile. Il pm Giuseppe Travaglini e il gip Cristiana Macchiusi, che ha firmato le richieste di ordinanza, non hanno dubbi: Covecom e Bonifiche ambientali hanno «ceduto un ingente quantitativo di rifiuti, a mezzo della intermediazione della Atet, alla Ecologica srl (a Pomezia, ndr) che non era autorizzata a riceverli». Gli intermediari hanno «ricevuto l’amianto e si sono incaricati di conferirli alla discarica della Ecologia», che quindi ha «ricevuto i rifiuti abusivi». L’introito per tutti è milionario.

In questa storiaccia, però, il ruolo decisivo gli inquirenti lo attribuiscono a due insospettabili: gli ingegneri dell’Enea Vittorio Rizzo e Claudio De Cecco. In particolare sarebbe il primo a tessere la trama. Sua moglie Rosa Maria Privitera è dell’Avvocatura della Regione Lazio. È lui a chiamare il funzionario regionale Petricca (destinatario di una mazzetta di 5 mila euro), insieme concordano il da farsi, e poi è sempre lui che chiama la Ecologia per dare disposizioni. Il rapporto tra Rizzo ed Ecologia sarebbe quando la srl chiede alla Regione di passare da invaso che riceve calcinacci ad amianto compatto.

Il decreto fu approvato il 7 marzo 2006. Con una “postilla” però: «Rizzo – scrive il Gip – stipulava prima del rilascio tre contratti di consulenza (168 mila euro tra il novembre 2006 e l’aprile 2008, ndr) e diveniva socio della Pinholding, mentre De Cecco di fatto veniva nominto direttore tecnico della discarica». L’indagine non è ancora chiusa.

Fabio Di Chio
http://iltempo.ilsole24ore.com/roma/2009/08/08/1056831-rifiuti_mazzette_nove_guai.shtml

08/08/2009

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