Numeri: 7 docenti tagliati su 10 sono del Sud

www.ilmanifesto.it …«si punta a ridurre i docenti a braccianti pugliesi dell’Ottocento, con la coppola sull’ombelico, le spalle curve, ammucchiati sulla piazza, ad aspettare il caporale di turno che gli dice: “tu sì, tu no”».

Continua invece la rissa sulle cifre dei posti tagliati quest’anno, mentre neppure il ministero nega che saranno oltre 100.000 alla fine dei tre anni. Però minimizza: «è solo l’8%». I Cobas, che hanno prodotto lo studio più dettagliato, parlano 31.379 docenti e di 14,226 Ata in meno sul solo «organico di diritto»; una situazione che sarà ovviamente aggravata prendendo in esame l’«organico di fatto».
La riduzione del personale non è dovuta alla riduzione delle iscrizioni. «Anzi –  spiega una delle precarie in presidio davanti al ministero –  nelle materne sono persino aumentate». Si tratta invece di una scelta politica, prima ancora che finanziaria. Si accorpano classi fino a comporne di 30-34 alunni (violando le norme contrattuali che fissano il limite a 25, per ovvie ragioni didattiche). Si costringono i precari che ricevono una cattedra ad accettare orari di lezione prolungati a 20-22 e persino 24 ore (anche qui in violazione dei contratti), generalizzando una «deroga» che valeva solo per l’insegnamento dell’italiano, altrimenti produttore di cattedre di sole 14 ore. Si è introdotto il «maestro unico» nelle elementari, riducendo anche il «tempo pieno». Si estendono a più materie «contigue» le abilitazioni già possedute dai docenti, ma soprattutto viene quasi abolito il turnover. «A fronte di 25.000 docenti andati in pensione ne verranno assunti a tempo indeterminato soltanto 8.000, per poter conservare un esercito di precari da cacciare alla bisogna», spiegano ancora i Cobas.
Le proteste intanto continuano. Anche a Bari, Messina e in altre città sono cominciati i presìdi; mentre continuano quelli già esistenti altrove, nonostante i massicci nuclei di «forze dell’ordine» inviati allo scopo di spaventare. A Roma, sotto il ministero, ce n’è stato uno molto visibile organizzato dai sindacati del «patto di base» (Cobas, RdB, Sdl), che annuncia fra l’altro uno sciopero generale di tutte le categorie per il prossimo 23 ottobre e assemblee cittadine nei prossimi giorni. Il momento più grave però si sta producendo a Palermo, dove diversi docenti – sotto il locale provveditorato – sono in sciopero della fame da quasi dieci giorni. Le condizioni di salute sono andate peggiorando nelle ultime ore e da numerose città gli stessi colleghi in lotta hanno cominciato a invitarli a soprassedere – per ora – a questa forma di protesta.
www.ilgiornale.it “Ma sulle cifre è battaglia tra viale Trastevere e sindacati. A sentire questi ultimi i docenti precari che resteranno a casa dovrebbero essere in tutto 18 mila, circa 40 mila i posti lasciati liberi dai docenti andati in pensione, mentre i tagli ammontano a 57.368 posti. In totale mancano all’appello 17.530 posti per altrettanti precari che lavorano da anni nella speranza di essere immessi in ruolo. In questi giorni si sta procedendo alla convocazione dei supplenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento (286mila in tutto). Non si sa ancora quanti di loro resteranno a casa. Pochissime invece le speranze per i 473mila iscritti nelle graduatorie d’istituto, quindi senza abilitazione, in lizza per la sicura disoccupazione.”
 
www.repubblica.it “Come al solito, sono i numeri a spiegarci molto. Questa volta direttamente elaborati dal governo e tenuti segreti fino a qualche ora fa. Secondo la relazione illustrativa che accompagna alcuni emendamenti al decreto anticrisi dello scorso 7 luglio i “supplenti senza incarico” nel 2009/2010 per effetto dei tagli agli organici saranno 19.724. Non tutti l’anno scorso avevano una cattedra completa, alcuni erano riusciti a racimolare soltanto un spezzone di cattedra che manteneva viva la speranza perché produceva reddito e preziosi punti per la graduatoria ad esaurimento.

E se si sommano i singoli numeri relativi alle regioni si scopre perché la protesta è scoppiata proprio al Sud. Più di 14 mila supplenze sulle 19 mila e 724 che scompariranno quest’anno (il 71 per cento) sono localizzate nelle otto regioni meridionali: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Pura casualità o calcolo? Una cosa è certa, della notizia saranno contenti gli esponenti della Lega che in questi mesi hanno sparato a zero sugli insegnanti meridionali, arrivando a dettare diktat allo stesso ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini. Il resto d’Italia perde pochi posti e la sofferenza è quindi contenuta. Le sei regioni padane dovranno rinunciare a 3.926 supplenze (il 20 per cento del totale). Un numero di posti inferiori a quello della sola Campania, che ne perde oltre 4 mila.”

 

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2 Responses to Numeri: 7 docenti tagliati su 10 sono del Sud

  1. giovanotta ha detto:

    “solo” l’8%… certo a loro cosa interessa?? devono fare i ponti sullo Stretto, le centrali nuclerai, continuare ad ingrassare i soliti!!!
    la situazione che stanno vivendo i precari è veramente drammatica, come del resto quella dei lavoratori che hanno perso o stanno per perdere il posto di lavoro
    non si può che continuare la lotta!!! è l’unica arma che paga
    cari saluti

  2. nauram ha detto:

    Carissimi saluti a Te!

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