Regione Emilia Romagna contro riordino scuola secondaria

24 febbraio 2010

Servizio Segreteria
Assemblea Legislativa
REGIONE EMILIA-ROMAGNA – ASSEMBLEA LEGISLATIVA
ATTO DI INDIRIZZO
RISOLUZIONE – Oggetto n. 5364 – Risoluzione proposta dai consiglieri Borghi, Salsi, Mezzetti, Pedulli, Barbieri, Majani, Piva, Bosi, Ercolini, Mazzotti, Delchiappo, Bortolazzi e Montanari in merito allo schema di Regolamento governativo sui nuovi curricoli dei Licei e degli Istituti Tecnici.
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RISOLUZIONE
L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna
premesso che
– in seguito alla seduta del 18 dicembre 2008, il Consiglio dei Ministri ha reso note le bozze dello schema di Regolamento inerente alla “Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133”;
– dette bozze contengono le ipotesi per i nuovi curricoli dei Licei e degli Istituti Tecnici che verranno attuati a partire dall’anno scolastico 2010-2011;
– la bozza di Regolamento dei Licei al comma 2 dell’art. 2 recita “I percorsi liceali forniscono allo studente gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà, affinché egli si ponga, con atteggiamento razionale, creativo, progettuale e critico, di fronte alle situazioni, ai fenomeni e ai problemi, ed acquisisca conoscenze, abilità e competenze coerenti con le capacità e le scelte personali e adeguate al proseguimento degli studi di ordine superiore, all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro”. Questa affermazione sull’identità dei licei è in palese contraddizione con quanto previsto nei curricoli dei diversi percorsi. Infatti il dato che emerge con maggiore evidenza dalla lettura dei curricoli, così come approvati il 12 giugno scorso dal Consiglio dei Ministri, è la totale sparizione del diritto e dell’economia dai licei come disciplina obbligatoria: le materie, infatti, residuano solamente in un unico corso, tra l’altro attivabile unicamente come opzione, il Liceo delle Scienze Umane indirizzo Economico Sociale;
– l’insegnamento del diritto e dell’economia era stato introdotto negli ordinamenti dei licei dalla precedente “Riforma Brocca” dei primi anni novanta. A distanza di meno di vent’anni si torna indietro e le due discipline vengono estromesse dagli ordinamenti liceali per tornare segregate nell’ambito dell’istruzione tecnica (con significative riduzioni di orario) e professionale;
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considerato che
– la precedente proposta di riforma Moratti, contenuta nel Decreto Legislativo deI 17.10.2005, prevedeva la materia giuridico-economica come insegnamento opzionale; negli attuali decreti governativi non è prevista nemmeno questa possibilità. Oggi si decide, non si sa in base a quali criteri didattici, pedagogici e formativi, di privare quei cittadini in obbligo scolastico che decidono di affrontare il percorso liceale, della conoscenza dei più elementari principi giuridici ed economici. Lo studio del diritto e dell’economia, nel biennio della scuola superiore, aveva come principale finalità proprio la formazione del cittadino, vale a dire di un adulto in grado di interpretare la realtà sociale in cui vive e di parteciparvi in modo consapevole;
– la scelta di estromettere, o quanto meno limitare fortemente, la presenza del diritto e dell’economia dai percorsi liceali, prevista anche nella precedente proposta di riforma Moratti, era già stata a suo tempo fortemente criticata dalle più importanti associazioni di categoria del mondo produttivo. Nel documento comune dell’1 agosto 2005, infatti, ABI, AGCI, ANIA, CASARTIGIANI, CIA, COLDIRETTI, CLAAI, CNA, CONFAGRICOLTURA, CONFAPI, CONFARTIGIANATO, CONFCOMMERCIO, CONFETRA, CONFINDUSTRIA, CONFSERVIZI e LEGACOOP, puntualizzando le linee caratterizzanti la riforma dell’istruzione secondaria superiore voluta dall’allora ministro Moratti, precisavano che tra gli obiettivi del secondo ciclo, come saperi di base comuni su tutto il territorio nazionale, si doveva garantire “… oltre ai saperi dei diversi indirizzi, le conoscenze giuridiche e la conoscenza dell’assetto istituzionale-economico-giuridico dei Paesi occidentali”. I concorsi pubblici e le selezioni private richiedono, infatti, conoscenze di diritto e di economia anche nei casi di assunzione di personale non specializzato nel settore giuridico-economico;
valutato che
– la riforma attuale, cancellando il diritto e l’economia da ogni liceo, disattende altresì palesemente la Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo del 18 dicembre 2006. Tale documento, infatti, nell’indicare le competenze chiave per l’apprendimento permanente, delinea otto competenze chiave; tra queste la n. 6 prevede espressamente le “Competenze sociali e civiche” le quali “includono competenze personali, interpersonali e interculturali e riguardano tutte le forme di comportamento che consentono alle persone di partecipare in modo efficace e costruttivo alla vita sociale e lavorativa, in particolare alla vita in società sempre più diversificate, come anche a risolvere i conflitti ove ciò sia necessario. La competenza civica dota le persone degli strumenti per partecipare appieno alla vita civile grazie alla conoscenza dei concetti e delle strutture sociopolitici e all’impegno a una partecipazione attiva e democratica”. Ancora: “Per una efficace partecipazione sociale e interpersonale è essenziale comprendere i codici di comportamento e le maniere generalmente accettati in diversi ambienti e società (ad esempio sul lavoro). È altresì importante conoscere i concetti di base riguardanti gli individui, i gruppi, le organizzazioni del lavoro, la parità e la non discriminazione tra i sessi, la società e la cultura”. Inoltre: “La competenza civica si basa sulla conoscenza dei concetti di democrazia, giustizia, uguaglianza, cittadinanza e diritti civili, anche nella forma in cui essi sono formulati nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e nelle dichiarazioni internazionali e nella forma in cui sono applicati da diverse istituzioni a livello locale, regionale, nazionale, europeo e internazionale.” Ulteriore competenza chiave definita nel documento del Parlamento e del Consiglio Europeo è la n. 7: “Senso di iniziativa e di imprenditorialità” inteso come “capacità di una 2
persona di tradurre le idee in azione”. Questa competenza “aiuta gli individui, non solo nella loro vita quotidiana, nella sfera domestica e nella società, ma anche nel posto di lavoro ad avere consapevolezza del contesto in cui operano e a poter cogliere le opportunità che si offrono ed è un punto di partenza per le abilità e le conoscenze più specifiche di cui hanno bisogno coloro che avviano o contribuiscono ad una attività sociale o commerciale”. La conoscenza necessaria a tal fine comprende “l’abilità di identificare le opportunità disponibili per attività personali, professionali, e/o economiche, comprese questioni più ampie che fanno da contesto al mondo in cui le persone vivono e lavorano, come ad esempio una conoscenza generale del funzionamento dell’economia, delle opportunità e sfide che si trovano ad affrontare i datori di lavoro o un’organizzazione”. La descrizione di queste competenze ne delinea in modo chiaro ed univoco la correlazione con imprescindibili conoscenze giuridico-economiche di base;
– il Decreto del Ministro della Pubblica Istruzione del 22.8.2007, contenente il “Regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione” e attuativo dell’art. 1 comma 622 della Legge 26.12.2006, n. 296 che ha introdotto l’obbligo di istruzione elevato a dieci anni, coerente con i contenuti della Raccomandazione delle autorità dell’Unione Europea, richiamando i contenuti della Raccomandazione del Parlamento e del Consiglio Europeo 18.12.2006, sollecita gli stati membri a potenziare nei giovani lo spirito di intraprendenza e di imprenditorialità. Le specifiche competenze e le relative abilità/capacità e conoscenze nell’asse storico-sociale, descritte nel decreto con estrema puntualità, sembrano riprese da un piano di lavoro predisposto nella programmazione annuale di una classe di biennio di scuola secondaria superiore da un qualsiasi docente di discipline giuridiche ed economiche. Il vigente ordinamento scolastico di scuola secondaria superiore, per ciò che attiene alla materia giuridico-economica è per la gran parte rispettoso delle indicazioni dell’Unione Europea e in linea con quanto previsto dal Decreto del 22.8.2007;
– oggi le intenzioni del Governo, estromettendo del tutto il diritto e l’economia da ogni ordinamento liceale, disattendono del tutto le raccomandazioni degli organi dell’Unione Europea e contraddicono palesemente quanto già previsto nel precedente Decreto ministeriale del 22.8.2007. La cosiddetta “Riforma Gelmini” dell’istruzione secondaria superiore reintroduce nel nostro ordinamento l’analfabetismo giuridico-economico mentre l’attualità impone come necessaria la conoscenza di nozioni di base in materia di diritto e di economia per poter comprendere fenomeni che riguardano in modo diretto e rilevante tutti i cittadini;
– non si comprende come perfino nei curricoli del nuovo Liceo delle Scienze Umane non sia previsto l’insegnamento del diritto e dell’economia. Si ricorda che tale licealità sostituirà gli attuali corsi del Liceo delle Scienze Sociali e Liceo Sociopsicopedagogico, nei quali vengono svolte rispettivamente due ore di lezione la settimana per tutti e cinque gli anni di corso (una in compresenza con il docente di storia) e due ore nei primi due anni con tre ore nel quinto anno per il Sociopsicopedagogico;
impegna la Giunta
– ad adoperarsi nelle opportune sedi che le competono per individuare ogni possibile e legittima azione di contrasto a queste modifiche di Regolamento che contengono le ipotesi per i nuovi curricoli dei Licei e degli Istituti Tecnici che verranno attuati a partire dall’anno scolastico 2010-2011;
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– ad intervenire con determinazione presso il Ministro dell’istruzione, dell’università e della
ricerca affinché:
– venga rivista la proposta di riforma;
– le discipline giuridiche ed economiche siano inserite nei piani di studio di tutte le istituzioni scolastiche di secondo grado;
– l’insegnamento delle discipline “Cittadinanza e Costituzione” nella scuola superiore venga affidato ai docenti abilitati nella classe di concorso A019 (Discipline giuridiche ed economiche).
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Approvata a maggioranza nella seduta antimeridiana del 9 febbraio 2010

Annunci

Chiaiano discarica: rifiuti radioattivi

22 febbraio 2010
Pietro Nardiello

http://terranews.it/news/2010/02/ancora-rifiuti-radioattivi

Non si esauriscono i tentativi di scaricare rifiuti radioattivi o pericolosi, per la popolazione e per i terreni, presso la discarica di Chiaiano. Il sito di smaltimento situato proprio nel cuore del Parco metropolitano delle colline di Napoli. A poche decine di chilometri dal centro della città. Ad un anno dall’apertura, che ricordiamo avvenne con un blitz notturno effettuato dalle forze dell’ordine, sono stati bloccati altri due auto compattatori che insieme a rifiuti solidi urbani trasportavano anche iodio 131, una sostanza radioattiva utilizzata per curare le neoplasie della tiroide.

Materiale prelevato, così come riferito dagli autisti agli uomini dell’esercito che presidiano il sito, proprio presso gli ospedali partenopei. Non si tratta, però, dell’unico caso. Perché tra i mesi di settembre ed ottobre dello scorso anno, altrettanti auto compattatori furono fermati all’ingresso della discarica, proprio per esaminare il materiale trasportato. Da allora, però, nessun dato è stato reso noto e come sempre, tutto è finito nel solito dimenticatoio. La notizia si è diffusa rapidamente anche se non tutte le testate locali ne hanno parlato.

Chissà perché ogni qualvolta si tocca il problema rifiuti e si accenna alla discarica di Chiaiano, una parte importante della stampa preferisce tacere ed eludere l’argomento. Nonostante grande preoccupazione sia stata espressa dai cittadini, dai rappresentanti del comitato “Chiaianodiscarica” mentre il procuratore Aldo De Chiara, coordinatore della sezione Ambiente della Procura della Repubblica di Napoli, sta seguendo personalmente il caso. Su questo ennesimo episodio non è stata rilasciata alcuna dichiarazione da parte dei sindaci interessati: Salvatore Perrotta (Marano) e Rosa Russo Iervolino (Napoli). Altrettanto silenzio, ma è una costante fissa, anche dalla direzione dell’Ente Parco.

Ma allora come ci sono arrivati ad un passo dalla discarica quei rifiuti? Si tratta di casi isolati oppure nel Biutiful Cauntri il sistema trasversale che prova a sversare a costo zero i rifiuti pericolosi si è ricompattato? In questa campagna elettorale, che vedrà impegnati i cittadini della regione Campania a eleggere un nuovo governatore e quelli della provincia di Caserta il proprio presidente, ancora nessun candidato parla del problema rifiuti.

Anche perché come annunciato proprio lo scorso 17 dicembre dal sottosegretario, indagato dalla magistratura, Guido Bertolaso, l’emergenza rifiuti in Campania è ormai terminata. In realtà si potrebbe tranquillamente dichiarare che è solo sparita, perché, così come scritto da Raffaele Del Giudice, nei giorni scorsi, su queste stesse pagine di Terra, il problema è stato semplicemente nascosto dagli occhi indiscreti di telecamere e cittadini. A Marano, il centro alle porte di Napoli da dove i tir carichi di rifiuti transitano per accedere alla discarica, l’aria è diventata irrespirabile a qualsiasi ora del giorno ma tutto questo non interessa a nessuno se non ai residenti del posto.


L’Italia che frana

19 febbraio 2010

Si sbandiera a destra e a manca la volontà  di azzerare gli sprechi! Brunetta e la Gelmini ne fanno magnifici slogan.

La vicenda Bertolaso dimostra tutt’altro, che si specula sulla pelle della gente, che valanghe di denaro sono state versate in opere che, si sapeva già, non sarebbero mai state utilizzate (vedi gli impianti per i mondiali di nuoto a Roma).  Soldi regalati alle imprese, scambi di favore, corruzione delle peggiori specie, mentre l’Italia crolla in tutti i sensi. E le vittime sono sempre le fasce sociali più deboli ed il Sud!

Leggete qui:

www.ilmanifesto.it

|   Cinzia Gubbini
I soldi sprecati per l’Italia che frana

Risorse sprecate. Soldi spesi male. Tanti soldi. Il tutto sulla scorta di un concetto che non semina solo tangenti ma anche mala gestione: l’emergenza. E’ questa la storia del rischio idrogeologico in Italia, e delle sue vittime (in media 7 morti al mese negli ultimi cinquanta anni). Che l’Italia sai un paese fragile, malato di frane, con il 68,6% dei Comuni che ricade in aree classificate «ad alto rischio» dal ministero dell’Ambiente lo sanno anche i muri. Il 2 febbraio il parlamento ha approvato quasi all’unanimità una mozione che impegna il governo a predisporre piani di intervento. Ieri uno degli enti che vigila sulla tutela ambientale, l’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni, ha presentato un piano pluriennale che consentirebbe il consolidamento dei suoli, la regolazione delle acque, la manutenzione di tutti i canali: azioni necessarie per ridurre il rischio idraulico del paese. L’Anbi ha fatto i conti, elencando anche quali sarebbero i cantieri da aprire in ciascuna regione. Un intervento di questo tipo costerebbe poco più di 4 miliardi di euro. Tanti? Dal ’94 al 2004 – ultimi dati disponibili – lo Stato ha speso 21 miliardi di euro per tamponare i danni delle catastrofi idrogeologiche verificatesi in quel decennio. Secondo i calcoli del ministero dell’Ambiente, per mettere in sicurezza il territorio italiano servirebbero 44 miliardi. Sarebbe il nord a «succhiare» più risorse: nel settentrione ne servono infatti 27, al sud 13 e per il recupero delle coste 3. Troppi soldi? non abbiamo risorse sufficienti? Il ministro dell’economia Tremonti tiene stretti i cordoni della borsa? Non è così. I soldi si tagliano agli enti territoriali, mancano quelli destinati alla pianificazione, ma poi si buttano dalla finestra quando scoppiano le emergenze: dal ’56 al 2000 – secondo un Dossier di Legambiente sul dopo Sarno – si sono spesi 48,2 miliardi. «Analizzando i costi – scrive l’associazione ambientalista – è evidente come all’aumentare delle spese in interventi ordinari per l’assetto idraulico vi è una contemporanea crescita delle spese in interventi straordinari per alluvioni». Che significa? Che gli interventi spesso vengono fatti male «un vecchio modo di agire che ha privilegiato gli interessi economici, sacrificando ad essi la tutela ecologica e la sicurezza idraulica». Una mala gestione che continua. Dopo la cosiddetta legge Sarno del ’98, sono stati finanziati (i dati risalgono al 2007) 2.270 interventi urgenti per la riduzione del rischio idrogeologico. Il tutto è costato 1,7 miliardi di euro. Ma si è trattato perlopiù di interventi strutturali, che spesso e volentieri servono a ricostruire nei territori devastati da qualche frana, qualche alluvione e qualche smottamento. Del tutto – o quasi – assente, invece, la politica di prevenzione. Finisce così che o sull’onda dell’emergenza, o in base a conflitti di competenze, o per privilegiare interventi di cementificazione invece di abbracciare una politica del territorio volta a difendere la naturalità dei corsi dei fiumi e dei torrenti, si mettono in piedi delle opere dannose e costose. Gli esempi non mancano. In Piemonte ci sono delle «chicche». Una riguarda la Val Pellice: a Luserna San Giovanni qualche anno fa si accorsero di aver fatto male nel 2000 una scogliera (mancavano le fondamenta) e per questo l’intervento fu rifatto da capo bruciando un milione e mezzo di euro. Nel 2006 il torrente Maira, affluente sinistro del fiume Po, è stato invece canalizzato: con le cosiddette «gabbionate» e «prismate» (in una parola: cemento) sono stati sostituiti gli argini naturali. L’opera è stata messa in campo per l’emergenza esondazione. Ma il Maira non è a rischio esondazione, ha denunciato all’epoca Legambiente, secondo cui anzi l’intervento ha «ucciso» un ecosistema il cui valore è difficilmente stimabile. La cementificazione, invece, un costo ce l’ha, elevatissimo: 5 milioni di euro solo il primo stralcio. Soldi stanziati dal governo con un decreto d’emergenza e versati attraverso l’intervento della Protezione civile «La Protezione civile va benissimo quando si tratta di intervenire sull’emergenza, per salvare persone e cose o per prevenire nel momento di allerta – osserva Vanda Bonardo presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – Ma da sempre sosteniamo che non può e non deve occuparsi di politiche di intervento del territorio. Lì serve una pianificazione e per farla ci sono gli enti preposti, come le autorità di bacino».

La scuola fallita

15 febbraio 2010

Presadiretta – scuola fallita

Riccardo Iacona ha presentato la situazione disastrosa della scuola italiana, affossata dai tagli e dai decreti del Ministro Gelmini.

Sintesi di Unoenessuno:

http://unoenessuno.blogspot.com/2010/02/presadiretta-scuola-fallita.html
Dopo le inchieste di Annozero, che riprendeva la precedente inchiesa di Report sulla sanità privata, Presa Diretta nell’ultima inchiesta si è occupata dei tagli alla scuola pubblica.
“Scuola fallita” il titolo, inteso come fallimento delle promesse fatte dai vair ministri dell’istruzione.
Fallimento relativamente alla bugia della competizione tra pubblico e privato, bugia usata per giustificare i tanti finanziamenti alle scuole “paritarie”.
Una competizione falsa, sleale, in cui a rimetterci sono le famiglie italiane a basso o medio reddito, che non si possono permettere l’iscrizione alla Leone XIII, alla scuola bilingue al Niguarda a Milano.

Ieri sera l’inchiesta di Presa diretta mostrava l’effetto dei tagli che, diceva la Gelmini, non avrebbero pregiudicato il livello di istruzione e del tempo pieno.
Non è vero.
Il servizio partiva da Messina: causa i tagli, molti insegnanti precari di sostegno non han preso la nomina.
Altri insegnanti precari, dopo anni di corsi, devono accettare una lunga trasferta dal sud al nord Italia per un incarico annuale.
A Torino, al quartiere del Lingotto: i nuovi emigranti oggi sono insegnanti dopo che i loro padri, negli anni 60, hanno fatto lo stesso percorso per un posto da operaio.

Precari condannati ad una vita da precario. Come Concetta, dalla Sicilia a Cremona, per 10 giorni di supplenza, per 250 euro.
“Sposata?”
“No, fortunatamente .. perchè non me lo potrei permettere”.

Con i tagli decisi dalla finanziaria del 2008, sono le scuole a doversi pagare le supplenze lunghe.
Non ci sono insegnanti a sufficienza per garantire il tempo pieno, richiesto dai genitori (vi ricordate la ridicila riforma del maestro unico?).
Lo stato non ritorna alle scuole nemmeno le spese ordinarie.

E i presidi e le maestre sono costrette a fare i salti mortali per garantire la continuità didattica: accorpare classi quando si assenta un insegnante (perchè le compresenze sono state ridotte) e non ci sono fondi a sufficienza per chiamare supplenze esterne.

A Milano, il sabato i lavori di manutenzione nelle aule, li fanni i genitori, che si improvvisano stuccatori e imbianchini.
A Rho al liceo, ci sono tetti con tegole in amianto, e le solite rassicurazioni su una loro rimozione.

E nella stessa Lombardia, si riesce a passare dal Purgatorio al Paradiso.
In Lombardia, la regione da un bonus alle famiglie che iscrivono i figli a scuole paritarie.
Come l’istituo bilingue a Niguarda.
Come l’istituto Leone XIII, una scuola di gesuiti, dove si alleva l’elite milanese, i figli della buona borghesia. Che si allenano a prendere i posti dei padri nei Consigli di amministrazione.
Chi si può permettere, d’altronde, di pagare rette da 7000-8000 euro l’anno?
Ecco, in questi istituti il livello di didattita, i mezzi forniti agli insegnati, sono all’avanguardia.
Tutti bellissimo.

Pagato anche con soldi nostri.
Perchè, come spiegavo prima, la famosa competizione tra pubblico e privato che secondo l’assessore Gianni Rossone “dovrebbe favorire la libertà di scelta”, è in realtà solo un aiuto ai privati.
Se si confrontano le cifre, la regione elargisce più soldi alle suole paritarie, che non aiuti per l’iscrizione alle scuole pubbliche.
Rispettivamente 24 milioni al pubblico, 51 milioni al privato. E gli studenti pubblici sono dieci volte tanto.

Non solo: per ottenere il finanziamento per una paritaria, basta una autocertificazione e la soglia del reddito è molto più alta (47000 euro).
Per il bonus pubblico, serve l’ISEE e la soglia si abbassa a 15 euro.
Le scuole pubbliche non si aprono laddove sono già presenti scuole paritarie, perchè potrebbero andare in concorrenza.
E’ questa la sana competizione?
Inoltre, se si vuole fare una gara alla pari, si dovrebbe dare al privato gli stessi obblighi del pubblico.
Come per gli ospedali privati: garantiscono un livello di copertura H24?
E le scuole private prendono sempre un alunno portatore di handicap?

Ieri sera una rabbia enorme mi è esplosa dentro. Perchè stiamo assistendo ad una sorta di lotta di classe al contrario, con una scuola (e una sanità) a due velocità. Per ricchi e per meno ricchi.
Il tutto per arrivare ad un paese a due velocità. Dove non esiste possibilità per emanciparsi da una situazione familiare di partenza sfavorevole. Dove “io sono io e voi non siete” .


IL COMITATO PORTA IL “CASO CRESCENT” IN EUROPA

12 febbraio 2010

Comunicato Stampa 04-02-2010

PRESENTATO RICORSO ALLA COMMISSIONE EUROPEA
Lo scorso 28 gennaio il Comitato No Crescent ha notificato alla Commissione Europea di Bruxelles specifica denuncia per procedura di infrazione.

Il Comitato nel ricorso, che si compone di 15 cartelle, lamenta la violazione da parte del Comune di Salerno delle norme comunitarie che prevedono,
per progetti come quello denominato “Crescent – Piazza della Libertà”, la obbligatoria valutazione di impatto ambientale nonché la valutazione strategica.

La deviazione di corsi d’acqua – come il Fusandola – la creazione di parcheggi pubblici con capacità superiore alle 500 unità, la modificazione del profilo costiero, richiedono imperativamente la V.i.a. che nel progetto della piazza e della “mezzaluna” di Bofill è del tutto mancante.

Pure carente è la valutazione strategica che è procedura richiesta in tutti i piani e programmi che possono avere impatti significativi sull’ambiente. Tale procedura va adottata negli interventi riguardanti la pianificazione territoriale e soprattutto in quei programmi che definiscono la realizzazione dei progetti sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale.

“La denuncia”, sostiene l’ufficio legale del Comitato, “è dettagliatissima”. “Il ricorso”, continuano i legali, “apre un nuovo scenario: la Commissione, accertata la violazione delle norme comunitarie, chiederà alla Corte di Giustizia europea di aprire una procedura di infrazione. In questo caso, a pagare le inadempienze del Comune sarà chiamato lo Stato italiano il quale potrebbe a sua volta rivalersi su funzionari e amministratori locali”.

Il Comitato ha inoltrato l’intero carteggio con un dossier in inglese sul Crescent anche al Commissario europeo all’Ambiente, il greco Stravos Dimas.
Comitato No Crescent


Il “confronto” secondo il Ministro Gelmini

8 febbraio 2010

Il 4 febbraio, in occasione della conferenza stampa di presentazione del riordino, dal prossimo anno scolastico, delle scuole superiori italiane il Ministro Gelmini ha parlato di svolta epocale ed il presidente del Consiglio ha affermato che il riordino è il frutto di un ampio confronto con il mondo della scuola.
Ieri 5 febbraio, senza alcun preavviso e senza alcuna motivazione, sono stati oscurati tutti i Forum presenti sul sito istituzionale di Indire raccolti in un thread intitolato “Conosci e commenta la Riforma”.
Nei Forum non erano presenti interventi calunniosi, offensivi, diffamatori o blasfemi.
Erano, presenti, però, interventi fortemente critici di docenti, studenti ed anche genitori.
Se si pensava che i Forum avessero esaurito la loro funzione (ma uno si chiede perché chiuderli proprio il giorno dopo il varo dei provvedimenti definitivi, quando ci si aspetta i commenti) bastava inibire l’invio di nuovi contributi lasciando visibili, come è prassi comune nel WEB, gli interventi già presenti.
Invece è stato rimosso tutto, persino la scritta in rosso che dopo le 13,00 annunciava “Commenti chiusi il 5/2/2010”.
Ora non c’è nemmeno più quella.
La damnatio memoriae dei contributi critici ed anche di alcuni interventi istituzionali come l’intervento n.207 nel Forum del Liceo Classico è la migliore prova del “confronto” secondo la concezione di Gelmini e Berlusconi.
C’è da sperare che i genitori, nelle prossime scadenze elettorali, ne tengano conto ricordando i tagli relativi alla scuola.
E ricordando che siamo l’unico Paese d’Europa a praticare questa politica scolastica e ad avere eliminato lo studio del Diritto e dell’Economia
Prof. Franco Labella – Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia


I politici non conoscono la Costituzione

3 febbraio 2010

“La nostra Costituzione non è adeguata al Paese…” Ma chi lo ha detto, non conosce la Costituzione! Né Ministri né Onorevoli!