Il Tar boccia la Gelmini

30 giugno 2010


di Marina Boscaino

Clamoroso errore del ministro: i tagli da 8 miliardi di euro non erano pubblicati in Gazzetta Ufficiale, quindi non hanno valore di legge

alt La notizia è di quelle che fanno riprendere fiato, dopo un’apnea per aria mefitica. Ecco la boccata d’ossigeno: il Tar del Lazio il 24 giugno ha sospeso l’efficacia delle circolari su iscrizioni alle secondarie, organici del personale della scuola e mobilità. Ossia tutte le conseguenze dei regolamenti Gelmini (la “riforma” delle superiori). Perché? Quei regolamenti, da cui le circolari partono, non avevano compiuto l’iter obbligatorio, non erano stati pubblicati in Gazzetta (pubblicazione parziale avvenuta solo una settimana fa). Ma il governo li ha considerati legge: procedura anticostituzionale e antidemocratica, che una parte della scuola ha denunciato con tutto il fiato che aveva in gola, nel silenzio della maggior parte dei media. Mobilitazione e consapevolezza pagano: la sospensiva dimostra che il ricorso – presentato da 755 docenti, genitori, personale Ata, studenti, insieme Scuola e Costituzione e per Per la Scuola della Repubblica, organizzato dai Coordinamenti scuole superiori di Roma, Bologna, Milano e molte altre città, nonché dal Tavolo regionale della Toscana per la difesa della scuola statale – non era pretestuoso. Con ordinanza n. 1023 il Tar ha accolto la richiesta dei legali ricorrenti, Mauceri e Virgilio, disponendo la sospensione dei provvedimenti impugnati e ordinando a Gelmini di depositare nel termine di 15 giorni  una “documentata relazione che, riferendo sui fatti di causa, controdeduca puntualmente sui motivi dedotti con il ricorso”. Il 19 luglio, in una prossima udienza, sarà deciso se confermare o no quanto stabilito. Sono mesi che da questo giornale ho la possibilità di denunciare tale gravissima anomalia di procedura, dettata da una parte dall’arroganza di sentirsi super leges, dall’altra dalla necessità di far marciare la “riforma”, legge pubblicata o no, per realizzare in tempi utili quanto richiesto da Tremonti: 8 miliardi di tagli, 87.000 docenti e 45.000 Ata in meno. Lo faccio oggi con maggiore motivazione, per ricordarci e ricordare in che razza di Paese stiamo accettando di vivere; rivolgendomi a quella parte della scuola e della cittadinanza immobili e indifferenti all’impegno di quanti svolgono le proprie funzioni coniugandole con mobilitazione e impegno permanenti. Ai colleghi che, in questi giorni, nonostante età e carriere avanzate, si scoprono “soprannumerari”: la “riforma” ha toccato anche loro, e non solo precari senza nome e volto. Per cominciare: i genitori hanno dovuto iscrivere i figli alla cieca, basandosi sull’offerta formativa dello scorso anno, non aggiornata dalle scuole in mancanza di programmi e regolamenti definitivi. Infatti la “legge” che istituiva i nuovi indirizzi è stata determinata non dall’iter previsto e dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma tramite annuncio sul sito del ministero, a marzo, mese in cui le iscrizioni scadevano. I collegi hanno dovuto adottare libri di testo entro il 31 maggio per le classi I, con i nuovi programmi solo in bozza. Le classi intermedie di tecnici e professionali si troveranno, dal prossimo anno, dalle due alle quattro ore in meno, senza conoscere neanche le materie tagliate: hanno iniziato a vedere il primo tempo di un film, ma – durante la proiezione – il film è cambiato. Gli iscritti al primo anno del professionale non hanno garanzia che le scuole siano in grado di offrire la qualifica triennale prevista, scelta a carico delle singole Regioni: danni gravissimi al diritto allo studio e all’unitarietà del sistema scolastico nazionale. Non è dato sapere, a due mesi dall’inizio della scuola, a chi verrà affidato l’insegnamento delle discipline introdotte ex novo. L’organico sarà basato su classi di concorso atipiche, commistione tra le vecchie e le nuove, normate da un ulteriore regolamento non ancora legge: sconosciuti i criteri per il trasferimento dei docenti. La scuola futura è in alto mare: sola certezza è che la circolare sospesa prevedeva 8.711 posti in meno per la primaria; 3.661 per la secondaria di primo grado, 13.746 per la superiore; -15.000 Ata. Totale: 41.118 persone a spasso, in virtù di una “riforma” trattata da chi ci governa come se fosse legge, ma che legge non era. Questo lo scenario su cui si aprirebbe l’anno scolastico 2010-11. Il 19 luglio potrebbe essere evitato un inizio di anno catastrofico e un passo definitivo verso la distruzione della scuola della Costituzione.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/27/il-tar-boccia-la-gelmini/
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Corte Costituzionale: stop a norme ‘sblocca centrali’

21 giugno 2010

http://www.pomezia.fareverde.it/comunicati.php?action=dettaglio&id=221


La Cina: il modello di lavoro invidiato dalle imprese italiane

17 giugno 2010

Ieri sera il presidente dell’Unione degli Industriali di Napoli, Gianni Lettieri, ha dichiarato a La7 che il mondo è cambiato: il lavoratore non deve avere 40 minuti di pausa, ma 30: bisogna adeguarsi ai modelli che vengono dall’Oriente.
Il Ministro Sacconi ha affermato:«L’accordo di Pomigliano è un punto di svolta storica nelle relazioni industriali italiane. È un momento di passaggio importante».
Anche Confindustria e gran parte del mondo politico hanno indicato l’accordo proposto dalla FIAT come il modello futuro da seguire per la riorganizzazione del mondo del lavoro.
In parole povere, le imprese italiane invidiano il sistema cinese e dei Paesi asiatici, con un costo del lavoro bassissimo e nessun diritto per i lavoratori, trattati come l’imprenditore desidera: da schiavi.
La crisi economica causata da azioni finanziarie spudorate e senza scrupoli, guidata da affaristi impuniti, che godono di un potere incontrastato dai governi, si vorrebbe risolvere stringendo la CINGHIA DEI LAVORATORI, abbassando ad un livello di sopravvivenza le loro famiglie, mentre i banchieri ed i finanzieri sono sostenuti dai governi con miliardi di dollari. In sostanza, si stanno premiando i colpevoli e torturando le vittime.

Si vuole attuare un’omologazione alla rovescia, imitando le culture dove sono negati i diritti inviolabili dell’uomo.

Vediamo i punti dell’accordo voluto dalla FIAT per i lavoratori di Pomigliano D’Arco:

http://www.repubblica.it/

La settimana lavorativa avrà  inizio alle ore 6.00 del lunedì e cesserà alle ore 6.00 della domenica successiva.

Straordinario: l’azienda potrà chiedere 80 ore di straordinario annue, senza preventivo accordo sindacale e con un minimo preavviso.

Scioperi: puniti quelli che scioperano in occasione del turno di lavoro straordinario del sabato notte.

Malattia: non verrà pagata l’indennità di malattia se si supera una certa soglia di assenteismo.

Saranno abolite alcune voci retributive.



Je nun m’arricorde cchiù si steveme bbuono

13 giugno 2010

Bravi, bravi, bravi!

13 giugno 2010

L’efficienza, la coerenza e la razionalità del nostro Governo sono impareggiabili:

per combattere i falsi invalidi, il Governo toglie gli assegni di invalidità ai Down!

Per combattere gli sprechi nelle P.A., elimina docenti e personale ausiliario delle scuole!

Prossimo passo: per combattere la malasanità, eliminerà gli ospedali (pubblici, ovviamente!)!? O eliminerà gli ammalati?


LA PROTESTA Scuole, scrutini bloccati così i prof contestano i tagli

12 giugno 2010

Oggi ultimo giorno di lezione. Ma la protesta dei docenti prosegue anche lunedì e martedì. Stop alle valutazioni finali in 4mila classi delle superiori

di SALVO INTRAVAIA

Scuole, scrutini bloccati così i prof contestano i tagli

ROMA – Centinaia di scrutini deserti anche ieri in Puglia, Marche, Veneto, Umbria e Sardegna. E oggi si replica. Per fare saltare una riunione basta l’assenza di un solo professore e lo sciopero di Cobas e precari per denunciare i tagli a stipendi e organici scolastici sta avendo un successo inaspettato. Oltre 40 mila posti di lavoro in meno e una pesante decurtazione salariale hanno indotto molti docenti, amministrativi, tecnici e personale ausiliario a incrociare le braccia. “È andata molto bene e siamo soltanto al primo tempo: la maggior parte sciopererà lunedì e martedì”, spiega Piero Bernocchi, leader dei Cobas. Secondo le rilevazioni del sindacato, lunedì e martedì in Emilia-Romagna sono stati bloccati gli scrutini in più di una classe su cinque. Buona anche l’adesione ieri in Veneto (12 per cento) e in Sardegna (26 per cento). “Complessivamente sono almeno 4 mila – afferma Bernocchi – le classi delle superiori dove non è stato possibile tenere gli scrutini”.

A rischio le prove d´esame: quella nazionale per gli alunni delle medie e la maturità

L’iniziativa proseguirà lunedì e martedì in Abruzzo, Basilicata, Campania, Lazio. Liguria, Lombardia, Molise, Friuli Venezia-Giulia, Piemonte, Sicilia, Toscana, Valle d’Aosta e provincia di Bolzano. E, a questo punto, che possa essere intralciata la prova nazionale Invalsi del 17 giugno per gli allievi di terza media o l’esame di maturità, al via il 22 giugno con il compito di Italiano, è un’ipotesi tutt’altro che remota. “Dopo le nostre diffide – spiega il leader del sindacato di base – la maggior parte dei presidi, per non ostacolare l’effetto della protesta, ha convocato le riunioni dopo la fine delle lezioni, e non prima. Nelle classi dove non si sono potuti svolgere gli scrutini occorrerà ripeterli”,. In 12 regioni italiane le lezioni si chiudono oggi e solo dopo sarà possibile iniziare gli scrutini: lo sciopero potrebbe far slittare tutto in avanti. Complessivamente – tra elementari, medie e superiori – le classi da scrutinare quest’anno sono oltre 207 mila.

Intanto, con un fronte sindacale spaccato e con i leader che litigano, nel Paese la protesta contro i tagli prende anche altre forme. A Milano duecento tra insegnanti, genitori e studenti hanno improvvisato un “flash mob” in piazza Duomo. A Firenze, piazza Santissima Annunziata è stata trasformata in un’aula con tanto di banchi, cattedra e lavagna. A Torino, l’altro ieri è cominciata l’occupazione dell’ex istituto magistrale Regina Margherita da parte dei docenti. Mentre ieri a Cagliari si è svolto un sit-in di protesta davanti i locali dell’Ufficio scolastico regionale. I più colpiti dai tagli imposti da Tremonti saranno i soggetti più deboli, i docenti non di ruolo. Con la scomparsa di 40 mila posti già dal mese di settembre si troveranno in difficoltà 15 mila precari: i pensionamenti, appena 30 mila, indorano soltanto la pillola. E con la manovra da 25 miliardi varata pochi giorni fa il governo “mette le mani nelle tasche degli insegnanti”, dicono i sindacati.

Tre gli effetti sugli stipendi di prof, maestri e personale non docente: niente rinnovo del contratto, blocco degli automatismi stipendiali e pesanti ripercussioni sulle pensioni. È la stessa relazione tecnica allegata alla legge di conversione del decreto che chiarisce i termini della questione. Il blocco degli scatti automatici (ogni 6 anni) peserà per quasi 19 miliardi di euro e produrrà effetti fino al 2048. Ogni addetto alla scuola, docente e no, perderà dal 2011 a fine carriera dai 29 mila ai 42 mila euro che non potrà più recuperare e avrà una pensione più “leggera”. Oggi, supportata dagli studenti, sarà in piazza a Roma con due cortei la Flc Cgil. Lunedì 15, Cisl scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda degli insegnanti manifesteranno sempre nella capitale e il 25 giugno sarà la volta dello sciopero generale indetto dalla Cgil. 

12 giugno 2010


Una Preside vieta qualunque esternazione tesa a dequalificare la figura del ministro alla pubblica istruzione

10 giugno 2010

da Repubblica

Vietata la protesta ai cancelli
“Dequalifica il ministro”

La preside dell’istituto comprensivo di Calenzano invia una circolare
La Cgil: “E’ un comportamento gravissimo, censurare i genitori che chiedono il tempo pieno”

di LAURA MONTANARI

Vietata la protesta ai cancelli "Dequalifica il  ministro"

La circolare ha come oggetto: «Disposizione urgente». Scrive la professoressa Eda Bruni, dirigente scolastica dell’istituto comprensivo di Calenzano (Firenze): «Si comunica a tutti i docenti e al personale di custodia che è categoricamente vietata (“categoricamente vietata” è sottolineato) qualunque esternazione tesa a dequalificare la figura del ministro della pubblica istruzione con volantinaggio, grembiulini appesi alla recinzione così come disegni, striscioni, nastri e quant’altro». Segue la raccomandazione a rimuovere le cose sopra descritte e precisa che in caso «non venga eseguita la disposizione» si ricorrerà a provvedimenti disciplinari.

LEGGI LA CIRCOLARE

Detto fatto, lunedì i bidelli rimuovono i grembili appesi ai cancelli dal Comitato dei genitori che chiede più posti di tempo pieno. Nell’istituto infatti sono una cinquantina, spiegano le famiglie, i bambini esclusi.
Lo «scudo» Gelmini confezionato dalla preside suscita l’immediata reazione dei sindacati che ieri hanno convocato un’assemblea nella scuola: «E’ un fatto gravissimo» dice Alessandro Rapezzi della Cgil. «Qui ci si preoccupa dell’immagine del ministro invece che dei motivi di insoddisfazione delle famiglie che chiedono il tempo pieno e non lo ottengono» prosegue il segretario provinciale della Cgil.

«E’ un grosso problema per i genitori che lavorano» spiega Fabio Dragoni del comitato che ha organizzato la manifestazione dei grembiulini ai cancelli: «La nostra è una protesta piccola, pacifica e colorata: ma diamo fastidio». La preside ha fatto rimuovere le divise appese alla cancellata di una materna e ora i genitori chiedono al Comune di Calenzano di riattaccare i grembiulini ai lampioni e in altri spazi pubblici vicino alle sedi dell’Istituto comprensivo (9 scuole dalle materne, alle elementari, alle medie). «Siccome i posti erano pochi rispetto alle richieste  prosegue un genitore, una parte della selezione è avvenuta col sorteggio. C’erano richieste per due classi di tempo in più».

Esa Bruni, la dirigente che ha firmato la discussa circolare a tutela del ministro cerca di chiarire: «Per me tutti possono manifestare, io tutelo però i bambini. Il cancello è di competenza della scuola e faccio sempre levare pubblicità e annunci di ripetizioni. I genitori hanno detto che avrebbero anche sigillato simbolicamente i cancelli con dei nastri e io non posso permetterlo, sarebbe uno shock per i bambini più piccoli». Si, ma il ministro cosa c’entra nella circolare? «Non sto né con, né contro il ministro, ma non accetto che si dequalifichi l’immagine della scuola».
Nella circolare però si scrive “è categoricamente vietata qualunque esternazione tesa a dequalificare la figura del ministro alla pubblica istruzione”. “Non si è mai visto un atteggiamento di questo tipo – dice Mario Battistini, dell aCamera del lavoro di Firenze – Sul tempo pieno c’è una discussione in atto in tutto il Paese e qui invece si pensa a tutelare l’immagine del ministro. Si guardi alla sostanza delle cose e si rispetti una protesta pacifica e civile da parte delle famiglie”