TAV inutile e costosa, perché i politici la vogliono?

“L’alta velocità ferroviaria è nata a metà degli anni 80 in sede politica. Gli ingegneri dell’Ansaldo, a cui un paio di anni prima era stato affidato il compito di progettare, per quanto riguardava il settore ferroviario, il Piano Generale dei Trasporti, non l’avevano prevista. In questa anomalia si trova il segno dell’intera vicenda … In questo Paese mancano tutte le condizioni favorevoli e si accumulano tutte quelle negative, per le caratteristiche orografiche, la distribuzione e la densità degli abitanti, l’urbanizzazione diffusa…”

“La peculiarità di questa vicenda è che ci si trova di fronte al mistero di persone che hanno apparentemente programmato un disastro economico, sapendo perfettamente di farlo. La spiegazione non è difficile; per capire è sufficiente sostituire alla regola del capitalismo teorico quella del capitalismo reale che dice, più o meno: è accettabile qualunque disastro economico purchè le perdite siano addossate all’intera comunità e i guadagni rimangano nelle mani di chi gestisce l’operazione. Il che, per dirla tutta, non è una grande novità; ma in questo caso l’applicazione del principio è stata veramente grandiosa, lo schieramento di forze che l’ha sostenuta nuovo ed impressionante, e il cambiamento di regole che l’iniziativa ha comportato tale da modificare strutturalmente i lineamenti del diritto … La straordinaria trovata di addossare i costi alle generazioni future ha aperto di fatto un pozzo senza fondo. Di lì si pesca per coinvolgere partiti, consulenti, chiunque esprima dubbi; per promettere agli enti locali, che devono acconsentire al passaggio delle nuove linee, faraoniche opere di compensazione, per firmare impegni di qualsiasi tipo con la tranquilla convinzione di non dover, a proprie spese, mantenere nulla…”

di C. Cancelli (docente al Politecnico di Torino; consulente tecnico della Comunità Montana Bassa Valle Susa per l’Alta Velocità; coautore del libro “Alta velocità. Valutazione economica, tecnologica e ambientale del progetto” Ed. CUEN-Ecologia)

Circa i danni ambientali derivanti dai cantieri, i rischi peggiori sono i seguenti:
Il monte Musiné, che dovrebbe essere perforato per costruire la TAV, è costituito in gran parte da amianto: con le perforazioni si spargerebbero nell’aria circostante tonnellate di polvere di amianto, che il vento porterà ovunque. Sorgerebbero problemi di smaltimento delle polveri e della terra da scavo … In più nelle cavità è presente anche l‘uranio

Un grave danno all’ambiente, alla salute e alla vivibilità della valle riguarda le falde acquifere che sarebbero impoverite con conseguente problema di dove prendere l’acqua necessaria alla popolazione della zona.

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