Mi piacerebbe che l’Italia potesse…

19 luglio 2010

“…investire nella Bellezza dell’ambiente, dei talenti e dei territori; rilanciare l’Economia attraverso una pressione fiscale più equa, la redistribuzione delle risorse e puntando su qualità e innovazione; sottrarre la Conoscenza alla privatizzazione e alla parcellizzazione dei saperi attraverso il rilancio della scuola e dell’università come elementi fondanti di una cultura diffusa; ristabilire la connessione tra i Diritti e le persone; custodire il patrimonio dei Beni Comuni.”  Nichi Vendola

http://www.nichivendola.it/


La Cina: il modello di lavoro invidiato dalle imprese italiane

17 giugno 2010

Ieri sera il presidente dell’Unione degli Industriali di Napoli, Gianni Lettieri, ha dichiarato a La7 che il mondo è cambiato: il lavoratore non deve avere 40 minuti di pausa, ma 30: bisogna adeguarsi ai modelli che vengono dall’Oriente.
Il Ministro Sacconi ha affermato:«L’accordo di Pomigliano è un punto di svolta storica nelle relazioni industriali italiane. È un momento di passaggio importante».
Anche Confindustria e gran parte del mondo politico hanno indicato l’accordo proposto dalla FIAT come il modello futuro da seguire per la riorganizzazione del mondo del lavoro.
In parole povere, le imprese italiane invidiano il sistema cinese e dei Paesi asiatici, con un costo del lavoro bassissimo e nessun diritto per i lavoratori, trattati come l’imprenditore desidera: da schiavi.
La crisi economica causata da azioni finanziarie spudorate e senza scrupoli, guidata da affaristi impuniti, che godono di un potere incontrastato dai governi, si vorrebbe risolvere stringendo la CINGHIA DEI LAVORATORI, abbassando ad un livello di sopravvivenza le loro famiglie, mentre i banchieri ed i finanzieri sono sostenuti dai governi con miliardi di dollari. In sostanza, si stanno premiando i colpevoli e torturando le vittime.

Si vuole attuare un’omologazione alla rovescia, imitando le culture dove sono negati i diritti inviolabili dell’uomo.

Vediamo i punti dell’accordo voluto dalla FIAT per i lavoratori di Pomigliano D’Arco:

http://www.repubblica.it/

La settimana lavorativa avrà  inizio alle ore 6.00 del lunedì e cesserà alle ore 6.00 della domenica successiva.

Straordinario: l’azienda potrà chiedere 80 ore di straordinario annue, senza preventivo accordo sindacale e con un minimo preavviso.

Scioperi: puniti quelli che scioperano in occasione del turno di lavoro straordinario del sabato notte.

Malattia: non verrà pagata l’indennità di malattia se si supera una certa soglia di assenteismo.

Saranno abolite alcune voci retributive.



25 Aprile 2010, VENDOLA a “Che tempo che fa”:I barattoli di omologazione nel mondo ridotto a supermercato

26 aprile 2010

Sull’intolleranza:

“Tra i diritti fondativi del genere umano non c’è il diritto di Ulisse a varcare le colonne le Colonne d’Ercole e ad andare dove gli pare, senza che che noi lo mettiamo in un CPT o gli diamo un foglio di via?”

In Italia c’è un “patriottismo legato alla terra ed al sangue”, una “mitologia tribale, medievale”, che riguarda l’extra-comunitario e non piuttosto un “patriottismo della specie umana, che ha diritto di poter vivere ovunque sia possibile”.

“Ci sono dei connazionali con i quali non mi sento unito: con alcune parti d’Italia in cui c’è una propensione naturale alla pulizia etnica…Non sento di unirmi con chi pensa che l’intolleranza sia un fatto naturale”.

Sulla Resistenza e sull’antifascismo (che appaiono valori minoritari):

“ I valori della Resistenza, dell’antifascismo, della Costituzione li abbiamo relegati in una teca di vetro, trasformati in una liturgia della retorica o della nostalgia”. Non possiamo essere uniti “nell’assenza di giudizio, come se fossero uguali le ragioni da una parte e dall’altra…Non mi sento unito con le ragioni dei fascisti, mi sento unito con le ragioni dell’antifascismo”.

Perché non ci siamo coralmente riconosciuti nei valori dell’antifascismo:

Una ragione è che “è stata uccisa la storia di uno sposalizio fortunato tra la parola Libertà e la parola Lavoro. Il fascismo è la risposta delle classi dirigenti in Italia al fatto che il mondo del lavoro, i cafoni della mia terra… cominciavano a prendere confidenza con la parola libertà…Con Berlusconi abbiamo assistito alla più spettacolare operazione culturale: il divorzio tra la parola Lavoro e la parola Libertà. Il lavoro è stato marginalizzato… con la precarizzazione del lavoro ognuno cerca con ansia ed inquietudine l’orizzonte del proprio destino individuale, non c’è un destino corale, collettivo. La libertà può essere quella esplosione pirotecnica di consumismo, di mercificazione…in cui sei libero di comprare uno dei …mille barattoli di omologazione che si vendono in un mondo ridotto alla forma di supermercato”.

L’altra ragione è legata al “progressivo cedimento ad un vocabolario, ad un linguaggio”, a parole feroci, cattive, ai codici della discriminazione e dell’intolleranza, cui tanta gente perbene a poco a poco comincia ad assuefarsi.

Berlusconi:

“Non ci siamo accorti che Berlusconi, molto prima che della politica, è un problema della cultura: Berlusconi non ha vinto nelle tribune elettorali, ha vinto nel corso di alcuni decenni nella trasformazione dell’immaginario; B. è la proiezione sulla scena pubblica del linguaggio del reality e della fiction. Non si può immaginare di vincere contro Berlusconi ed il berlusconismo semplicemente con una campagna elettorale, ma con una lunghissima campagna civile e culturale”.

Il Centro-sinistra nel panico:

“E’ possibile che il Centro-destra vince le elezioni regionali ed amministrative ed il Centro-sinistra non solo ha il coplo della sconfitta, ma il doppio colpo della cancellazione della sconfitta: non se ne accorge?”. Vendola dice che nel Centro-destra si è rotto il partito di plastica ed è venuta fuori una contesa tra due Destre, e “la reazione del Centro-sinistra è di panico” rispetto ad eventuali elezioni anticipate. “Non bisognerebbe avere paura…se si fosse capaci di essere un’alternativa, ma il Centro-sinistra ancora oggi non è un’alternativa”. Esso assomiglia al “contadino che va in campagna quando è tempo di raccolto; non trova niente e s’indispettisce…non sa che bisogna dissodare il terreno, bonificare, concimare, fare una buona semina e poi fare un buon raccolto….Il problema non è trovare un leader videogenico, fotogenico, sagace, con le battute giuste, con la capacità comunicativa, pubblicitaria…è che il berlusconismo è un’egemonia culturale, perché ha ucciso l’idea della politica…La politica è diventata una delega in bianco al leader carismatico… Per vincere il Centro-sinistra non deve immaginare un Berlusconi rosso, ma un popolo che dice no,…esiste la democrazia partecipata…”


Tiziana Ferrario, lettera ai giornalisti

21 aprile 2010

Guardo con tristezza i commenti e le recriminazioni affissi sulla bacheca del Tg1. Tristezza per il violento scontro in atto in una redazione che in passato, sin dai tempi della P2, ha conosciuto momenti difficili ma che non era mai arrivata ad un livello così basso. Stare in questo giornale da anni, avere svolto ruoli di line, avere avuto la responsabilità di trasmissioni, avere fatto l’inviata in aree di crisi, e avere condotto varie edizioni del TG –come ha ritenuto necessario ricordare all’Italia sui giornali il direttore- mi ha consentito di maturare l’esperienza giusta per fare alcune riflessioni sul disastro che si sta consumando al TG1 e che l’ambizione di alcuni e la paura di altri impedisce di dichiarare apertamente.

L’ambizione professionale è legittima, ma va circoscritta dentro regole chiare che facciano da guida al percorso professionale di tutti. Proprio di tutti e non solo di alcuni.
Chi è cresciuto in questo giornale sa che una volta le regole c’erano e c’era qualcuno che le faceva rispettare, forse per senso morale ma anche perché questo garantiva un ambiente di lavoro accettabile. Da troppo tempo le regole sono state fatte saltare e questo ha messo gli uni contro gli altri. Il disagio è aumentato a livelli insopportabili e chi lo nega o è insensibile o è guidato da altri interessi.
Quello che sta accadendo da mesi in questo giornale, le emarginazioni di molti colleghi, i doppi e i tripli incarichi di altri, le ripetute promozioni e le ricompense elargite sotto forma di conduzioni e rubriche sono il frutto di una deregulation che viene da lontano ma che si è ulteriormente inasprita e che a mio parere non promette nulla di buono per il futuro e ci sta portando ad una perdita di credibilità del TG1.
Da mesi siamo sui giornali, sotto pressione non certo per gli scoop che abbiamo messo a segno, perché non vedo scoop da tanto tempo,ma per le aspre polemiche che ci circondano. L’esperienza del passato… mi insegna che è un cattivo segno quando si incomincia a guardare in quale fascia di età stiamo recuperando ascolti, quando è davanti agli occhi di tutti che siamo sempre sotto il 30 % di share. Una soglia –quella sotto il 30 %- che una volta temevamo di toccare e vivevamo come una sconfitta.
Vorrei ribadire che il TG1 è un patrimonio di tutti quelli che ci lavorano e non solo di alcuni giornalisti che vorrebbero appropriarsene facendo fuori professionalmente gli altri.
Anche questo non porterà nulla di buono, perché la credibilità del Tg1 nel passato era data proprio dalla ricchezza delle tante sensibilità culturali presenti in redazione, e dalla sintesi delle riflessioni che ne nascevano. Tutto questo non accade più da tempo, le riunioni sono un rituale stanco dove non si discute per timore di essere vissuti come dei disturbatori e quindi puniti.
Io credo si debba tornare a quel pluralismo di idee che ci portava a fare un giornale, magari istituzionale e un po’ noioso, ma rispettato e credibile. Un giornale che non inseguiva la superficialità e non era fazioso. Perchè questo viene chiesto al TG1.
Invito tutti quei colleghi che in questo momento sono accecati dalle sirene dell’ambizione e che vedono a portata di mano l’opportunità di avere tutto e subito con una semplice firma,di fermarsi a riflettere. Con il loro comportamento stanno infliggendo un duro colpo al patrimonio del TG1 dando un pessimo esempio ai colleghi più giovani. Vorrei anche ricordare che chi cede alla tentazione prima o poi riceve un conto molto salato da pagare. Il problema è che quel conto rischiamo di pagarlo tutti!
P.S. in ricordo dei bei tempi andati quando davamo le notizie esatte, vorrei precisare che è sbagliato dire che sono 28 anni che conduco il TG, come ha ritenuto opportuno dichiarare il direttore ai giornali. Sono di più . E lo considero un merito, non una colpa o un demerito da sventolare sui quotidiani!!! Ma lo stile non è di questi tempi.

Fonte: Tiziana Ferrario – Articolo 21

Uno sfregio al paesaggio ed alla storia di Salerno

13 gennaio 2010

Costruire una specie di attrazione per i turisti, un’opera che si atteggi a grande monumento, una specie di simbolo della città, un luogo di ritrovo ed in più una soluzione al traffico di Salerno, grazie alle migliaia di posti auto che, secondo quanto dicono con convinzione i cittadini, serviranno ad arrestare i flussi insostenibili che percorrono da un capo all’altro la città, questa è l’aspirazione del Crescent.

L’attuale amministrazione comunale vorrebbe lasciare un regalo permanente ai propri cittadini che, avendo gradito già in anticipo l’intezione finalizzata “all’interesse pubblico”, hanno contribuito con la loro stima ad innalzare il Sindaco di Salerno al quinto posto nella classifica dei sindaci più amati d’Italia.

Qual è lo spirito ed il desiderio di chi decide di passare qualche giorno o qualche ora a Salerno?

Realizzato questo progetto, il turista potrebbe ammirare un gigante di cemento, brutta copia di opere già viste, che interrompe brutalmente la vista sull’incantevole Golfo e l’ingresso alla Costiera Amalfitana. Oppure potrebbe  fare shopping in un nuovo centro commerciale, come se non ce ne fossero abbastanza in Italia (di dubbia funzione aggregante, ricreativa, antistress…).

Il turista porterebbe a casa un ricordo davvero peculiare della località! Ma questo Crescent ancora non c’è…

Oggi chi va a Salerno ha piacere di passeggiare nelle antiche stradine di Via dei Mercanti, medievali, costeggiate di piccole botteghe, anche centenarie, che non deludono neanche chi ha voglia di fare solo acquisti di prodotti tipici e non. Egli può restare sorpreso dagli innumerevoli locali, pasticcerie, ristoranti e pizzerie che possono offrire affabile ospitalità a tutti.

Chi va a Salerno sa che può trovare una cucina di alta qualità, per la quale è disposto a fare file d’attesa per sedersi ad un tavolo. Può mangiare la pizza (in costante competizione con quella di Napoli), l’eccellente mozzarella di bufala, primi piatti conditi col vero pomodoro San Marzano o pesce, le verdure secondo la dieta mediterranea di Ancel Keys…

Il patrimonio Salerno ce l’ha già, è nella sua storia, nella cultura, nell’eleganza della città, nel paesaggio, nella fortuna di trovarsi tra le meraviglie di Paestum e quelle di Amalfi.                                                                                                                              Altre località italiane, molto più note a livello balneare, non hanno tali “possedimenti”, però sanno gestire bene quel nulla che la natura o la storia hanno offerto loro. Forse bisognerebbe riflettere su questo e partire da qui, piuttosto che ricorrere ad un’inutile, dannosa e costosissima cementificazione.

L’assurdo è che in un momento in cui è urgente riscoprire le tradizioni e le radici, gustare la lentezza e la sobrietà,  rivalutare i borghi antichi, tutelare il paesaggio, andare a caccia di un angolo naturale, chi ha la fortuna di non aver ancora perso tutto questo si lasci ammaliare dalle luci stile Las Vegas, dal lusso di plastica (e di cemento) di centri commerciali, corredati di fast food americani, palestre, cinema e tutto ciò che occorre per spendere e consumare dalla mattina alla sera, alla ricerca del “benessere”.


Quando le banche sono più importanti del pianeta

7 dicembre 2009

Se si possono trovare migliaia di miliardi di dollari per salvare le banche, perché non si può trovare una parte di quel denaro per salvare l’ambiente e i  poveri?

http://www.greenpeaceitalia.org/blog/?p=380

Il nuovo Direttore Esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo, sudafricano e attivista per i diritti umani, che ha lottato contro l’apartheid e la povertà nel mondo, dice:

Kumi“In diverse lingue africane abbiamo il proverbio “Io sono, perchè voi siete”. Significa che l’essere umano è determinato dai rapporti che ha con le altre persone. Questo proverbio ha ispirato non solo il mio pensiero sui rapporti umani, ma anche quello sulla natura e l’ambiente. Se non riconosciamo che dobbiamo unirci, nei paesi ricchi e poveri e tagliare tutte le divisioni che ci separano, se non ci rendiamo conto che siamo tutti coinvolti, non saremo in grado di affrontare le sfide ambientali e di certo non saremo in grado di affrontare il problema dei cambiamenti climatici.

Oggi siamo a un bivio. In gioco c’è il futuro del nostro pianeta. Gli effetti dei cambiamenti climatici stanno colpendo milioni di persone in tutto il mondo. Ci troviamo in un momento in cui la società civile ha bisogno di essere coraggiosa e audace, pacifica e unita per riuscire a fermare i cambiamenti climatici catastrofici , la più grande sfida del nostro pianeta.

Entro a far parte di Greenpeace in un momento cruciale. Siamo a poche settimane dal vertice delle Nazioni Unite di Copenaghen. Abbiamo ancora un sacco da fare in questi giorni. I nostri leader mondiali non hanno agito con coraggio nel periodo che precede i negoziati : dormono in un periodo di crisi e devono svegliarsi e rendersi conto di aver perso tempo prezioso. Si rifiutano di ascoltare scienziati ed economisti che hanno fornito prove concrete della realtà dei cambiamenti climatici, ma soprattutto si rifiutano di ascoltare i propri cittadini che chiedono un intervento urgente. Vogliamo che la voce dei cittadini venga ascoltata ancora una volta. Dobbiamo alzarci e dire ai leader più potenti del mondo che se si possono trovare migliaia di miliardi di dollari per salvare le banche, perché non si può trovare una parte di quel denaro per salvare l’ambiente e i  poveri?

Gli effetti più catastrofici dei cambiamenti climatici non sono inevitabili. Con la nostra creatività e il nostro attivismo abbiamo l’opportunità di spingere verso un’economia verde che crei posti di lavoro sostenibili; abbiamo bisogno di portare avanti una rivoluzione energetica che miri a promuovere l’utilizzo di energie rinnovabili come il vento e l’energia solare e di una maggiore efficienza energetica. Se siamo in grado di sfruttare tutte queste opportunità è possibile affrontare allo stesso tempo la povertà, i nuovi posti di lavoro e la protezione del clima. Abbiamo bisogno che i leader mondiali agiscano con coraggio per garantire che da Copenhagen esca fuori un trattato equo, ambizioso e vincolante.

Dopo diversi anni di lavoro nel movimento contro la povertà, sono arrivato a comprendere come la lotta contro la povertà e la lotta contro i cambiamenti climatici siano indissolubilmente legate. La mia esperienza di lavoro, con l’anti-apartheid e con i movimenti di giustizia sociale, mi ha insegnato che quando l’umanità deve affrontare una sfida importante, una grande ingiustizia, è solo quando uomini e donne onesti sono disposti a resistere e lottare che il cambiamento accade realmente. Credo che Greenpeace sia un’organizzazione che può fare la differenza, che aiuti gli uomini e le donne di tutto il mondo a trovare una voce, ad alzarsi ed a creare un cambiamento.

Essere alla guida di Greenpeace è uno dei più grandi privilegi che io possa immaginare. Quando mi fu chiesto di prendere in considerazione questo ruolo ero al diciannovesimo giorno dei venticinque di sciopero della fame per protestare contro il governo di Robert Mugabe in Zimbabwe. Mi sentivo piuttosto debole e mi sono chiesto se ero davvero pronto per la sfida di un ruolo così importante. Mi sono anche chiesto se non fosse troppo presto per lasciare il lavoro in cui ero così coinvolto in nome dei poveri. Quando poi l’ho detto a mia figlia lei mi rispose che non avrebbe mai più parlato con me se non avessi preso in seria considerazione l’offerta. Lei mi fece notare che anche Greenpeace ha sempre lavorato per i poveri, anche se in un modo diverso.

Per lei, Greenpeace e i suoi sostenitori sono gli attivisti reali, i veri eroi che dedicano la loro vita alla lotta per la giustizia climatica. L’entusiasmo di mia figlia è l’entusiasmo delle giovani generazioni, quelle che dovranno affrontare le conseguenze delle decisioni che la mia generazione sta prendendo ora. Il suo entusiasmo mi fa sperare che saremo in grado di affrontare il grave pericolo del cambiamento climatico e ideare soluzioni per proteggere questo pianeta sia per lei che per le generazioni future.
Sono profondamente onorato di entrare far parte di Greenpeace International come Direttore Esecutivo, specialmente in questo momento. Sono orgoglioso di far parte di un’organizzazione che è pronta a resistere al potere, a fermare la gente per le strade, a dominare la scienza, a discutere con i politici, ad utilizzare tutti i mezzi pacifici possibili per creare un mondo verde, pacifico e piu giusto. Sono convinto che siamo in grado di sviluppare un futuro sostenibile per il pianeta, ma c’è bisogno che tutti  noi siamo coinvolti. Sono estremamente onorato, emozionato e non vedo l’ora di di lavorare con tutti voi.”


Marrazzo da un altro punto di vista

29 ottobre 2009

Lasciando da parte la questione privata e personale dell’ex governatore del Lazio, per la quale egli affronterà delle sofferenze che in noi dovrebbero suscitare il sentimento di dispiacere, oltre che di meraviglia o disapprovazione (sull’ultimo direi di soffermarci poco, perché i gusti sessuali non dovrebbero essere oggetto di discettazione politica), riporto le considerazioni che molti cittadini dei Castelli romani hanno addotto come serio motivo di sperate dimissioni.

Da http://sotto-terra-il-treno.blogspot.com/

“Invece che per la storiella delle escort (tipologia trans), Marrazzo si deve dimettere per i reati che ha commesso nell’ambito della gestione dei rifiuti, con particolare riferimento all’inceneritore di Albano:
ha calpestato la legge (a cominciare da quella regionale in tema di distanze delle discariche e degli inceneritori dalle abitazioni);
ha taroccato la Valutazione di Impatto Ambientale (prima era negativa, poi è stata manomessa ed è diventata positiva);
ha anteposto gli interessi privati del signor Cerroni a quelli dell’intera collettività;
ha portato le tariffe dei rifiuti nella Regione Lazio al massimo livello su scala nazionale (e forse mondiale);
ha mantenuto la raccolta differenziata a livelli irrisori e ridicoli;
ha disatteso gli impegni presi con i cittadini, approvando di nascosto l’Autorizzazione di Impatto Ambientale il 13 agosto;
ha fatto predisporre uno studio che sottostima di 1.000 volte i tumori determinati dall’inceneritore.”