Yogurt in casa: aggiornamenti

10 ottobre 2010

Da un paio di anni faccio lo yogurt in casa; in un post di circa un anno fa ho descritto i vari passaggi per ottenerlo dolce e denso.

Aggiungo ora dei consigli per  rendere tutto più pratico con una yogurtiera, che è  una specie di thermos che contiene dei vasetti.

La yogurtiera serve per mantenere costante la temperatura dello yogurt in fermentazione e può portare a conclusione questo processo in tempi molto rapidi; infatti se la spegniamo dopo 3-4 ore e lasciamo lo yogurt all’interno per tutto il restante tempo fino a che non si raffreddino tutti i vasetti (anche tutta la notte), lo yogurt sarà dolcissimo e compatto. Se invece con la yogurtiera si usano i tempi che ho descritto nell’altro post, il risultasto sarà più acido ed acquoso.

E’ fondamentale sperimentare di persona col proprio apparecchio se i tempi sono diversi.

Ecco qui il post con tutte le informazioni per ottenere un ottimo yogurt:

https://energiapulita1.wordpress.com/2009/07/21/fare-lo-yogurt-in-casa/

 

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Intolleranze alimentari e costumi occidentali

23 agosto 2010

Negli ultimi tempi si sente parlare sempre più spesso di intolleranze alimentari e di allergie agli alimenti. Ogni anno la percentuale di persone che scoprono di essere interessate dal problema è in forte aumento; allora, viene naturale chiedersi se la questione non abbia qualche relazione con l’inquinamento e con le abitudini alimentari.

E’ un caso se la microflora dei bambini africani funziona meglio di quella dei bimbi italiani?

Alcuni studiosi ritengono che un’alimentazione rurale, che si basi sulle abitudini precedenti all’epoca dell’industrializzazione, sia più sana e prevenga numerose malattie. Si tratta di una dieta più antica di quella tradizionale italiana fatta di pasta e farine raffinate in genere, perché reintroduce il consumo di fibre e di alimenti integrali.

Altri teorici estremizzano le soluzioni, promuovendo la paleodieta, cioè la dieta degli uomini primitivi, priva di latticini, ricca di frutta e verdura, carne e pesce.

Ma tralasciando i suddetti espedienti più o meno eversivi, c’è da ossevare che anche la dieta mediterranea è stata accantonata. Elogiata alcuni decenni fa, tipica del Cilento e dell’area mediterranea, era basata su ortaggi, frutta,verdura, cereali, olio d’oliva, pesce: una cucina semplice, incentrata sui prodotti del territorio, e povera. Sebbene in molte famiglie resista ancora la pratica di cucinare piatti semplici della tradizione, i costumi degli italiani sono cambiati e le pessime abitudini degli U.S.A. si sono diffuse largamente, allontanando le persone dai fornelli e da cibi più salutari.

Molto della nostra salute dipende da ciò che ingeriamo; trascurando il problema delle sostanze tossiche che arrivano nello stomaco in quantità troppo significative per parlarne così poco, occorre fare molta attenzione a cosa mangiamo e chiederci se occorra modificare le nostre abitudini. E’ possibile che l’incremento dell’intolleranza al glutine sia causata da un eccessivo consumo di certe farine? Allora aumentiamo la varietà dei cereali ricorrendo ogni tanto a grano saraceno, mais, riso, patate. Allo  stesso modo, cerchiamo di ricordarci più spesso di verdura e frutta ( che può ben sostituire una merenda confezionata!) e di variare  i tipi di carne (da ridurre il più possibile) ed i tipi di pesce, col vantaggio di evitare di ingerire sempre lo stesso alimento, potenzialmente ricco di… sostanze tossiche.

Alla base delle errate abitudini alimentari acquisite dagli ex bravi italiani c’è sempre il consumismo da sbornia americana degli acquisti , con tanto tempo per shopping, videogiochi, code nel traffico, week-end nei centri commerciali e poco tempo per pentole, letture, riflessioni di fronte ad una spiaggia vuota o escurisoni in uno dei tanti (?) paradisi terrestri incontaminati.


Alimentazione e tumori

15 aprile 2010

Sul sito del dottor Ciro Vestita, trovate tutte le informazioni per prevenire il cancro a tavola:

http://www.cirovestita.it/


Sagra del ‘700

28 gennaio 2010

A CIORANI DI MERCATO SAN SEVERINO SI RINNOVA L’APPUNTAMENTO CON LA SUGGESTIVA SAGRA DEDICATA ALLA CUCINA DEL ‘700.

http://www.ciorani.it/news.asp?idnews=56

29-30-31 Gennaio e 5-6-7 Febbraio 2010

Per informazioni sui piatti tipici

https://energiapulita1.wordpress.com/2009/02/02/sagra-invernale-cucina-del-700-a-ciorani-di-mercato-san-severino/


Uno sfregio al paesaggio ed alla storia di Salerno

13 gennaio 2010

Costruire una specie di attrazione per i turisti, un’opera che si atteggi a grande monumento, una specie di simbolo della città, un luogo di ritrovo ed in più una soluzione al traffico di Salerno, grazie alle migliaia di posti auto che, secondo quanto dicono con convinzione i cittadini, serviranno ad arrestare i flussi insostenibili che percorrono da un capo all’altro la città, questa è l’aspirazione del Crescent.

L’attuale amministrazione comunale vorrebbe lasciare un regalo permanente ai propri cittadini che, avendo gradito già in anticipo l’intezione finalizzata “all’interesse pubblico”, hanno contribuito con la loro stima ad innalzare il Sindaco di Salerno al quinto posto nella classifica dei sindaci più amati d’Italia.

Qual è lo spirito ed il desiderio di chi decide di passare qualche giorno o qualche ora a Salerno?

Realizzato questo progetto, il turista potrebbe ammirare un gigante di cemento, brutta copia di opere già viste, che interrompe brutalmente la vista sull’incantevole Golfo e l’ingresso alla Costiera Amalfitana. Oppure potrebbe  fare shopping in un nuovo centro commerciale, come se non ce ne fossero abbastanza in Italia (di dubbia funzione aggregante, ricreativa, antistress…).

Il turista porterebbe a casa un ricordo davvero peculiare della località! Ma questo Crescent ancora non c’è…

Oggi chi va a Salerno ha piacere di passeggiare nelle antiche stradine di Via dei Mercanti, medievali, costeggiate di piccole botteghe, anche centenarie, che non deludono neanche chi ha voglia di fare solo acquisti di prodotti tipici e non. Egli può restare sorpreso dagli innumerevoli locali, pasticcerie, ristoranti e pizzerie che possono offrire affabile ospitalità a tutti.

Chi va a Salerno sa che può trovare una cucina di alta qualità, per la quale è disposto a fare file d’attesa per sedersi ad un tavolo. Può mangiare la pizza (in costante competizione con quella di Napoli), l’eccellente mozzarella di bufala, primi piatti conditi col vero pomodoro San Marzano o pesce, le verdure secondo la dieta mediterranea di Ancel Keys…

Il patrimonio Salerno ce l’ha già, è nella sua storia, nella cultura, nell’eleganza della città, nel paesaggio, nella fortuna di trovarsi tra le meraviglie di Paestum e quelle di Amalfi.                                                                                                                              Altre località italiane, molto più note a livello balneare, non hanno tali “possedimenti”, però sanno gestire bene quel nulla che la natura o la storia hanno offerto loro. Forse bisognerebbe riflettere su questo e partire da qui, piuttosto che ricorrere ad un’inutile, dannosa e costosissima cementificazione.

L’assurdo è che in un momento in cui è urgente riscoprire le tradizioni e le radici, gustare la lentezza e la sobrietà,  rivalutare i borghi antichi, tutelare il paesaggio, andare a caccia di un angolo naturale, chi ha la fortuna di non aver ancora perso tutto questo si lasci ammaliare dalle luci stile Las Vegas, dal lusso di plastica (e di cemento) di centri commerciali, corredati di fast food americani, palestre, cinema e tutto ciò che occorre per spendere e consumare dalla mattina alla sera, alla ricerca del “benessere”.


Il mio tempo in cucina

6 novembre 2009

Crostata di ricotta e bietole (o spinaci o altra verdura a piacere)

Pasta brisé:

250 g. di farina, 100g. di burro, 60 g. di acqua freddissima.

Ripieno:

400g. di ricotta, 1 uovo, parmigiano grattugiato, un mazzetto di bietole , prosciutto cotto a listarelle o altro salume a piacere.

La crostata è buonissima anche senza l’aggiunta di salumi, con un po’ di scamorza o riempita con quello che avete in frigorifero.

Preparare la pasta brisé mescolando tutti gli ingredienti (con un impastatore automatico, sarà pronta in meno di un minuto) . Metterla nel frigo per una mezz’ora, ricoperta da un canovaccio.

Intanto preparare il ripieno: lessare le bietole in acqua salata, poi strizzarle e ripassarle in padella con olio  e aglio. Frullarle grossolanamente. Amalgamare la ricotta con l’uovo ed il parmigiano e poi aggiungere tutto il resto. Gli chef consigliano di setacciare sempre la ricotta prima di usarla in cucina.

Togliere la pasta brisé dal frigo e tirare una sfoglia sottile da stendere su carta da forno in una tortiera, avendo cura di lasciare un po’ di pasta per fare delle listarelle con cui decorare la crostata. Fare attenzione a rialzare i bordi della pasta affinché possa contenere il ripieno. Versare il composto di ricotta.

In forno per circa 50 minuti a 180-200°.

Ciambella al cioccolato e pere

Ingredienti:

5 uova

200 g. di burro

250 g. di zucchero

250g. di farina

170 g. di amido di mais

3 cucchiaini di cacao amaro

3 pere sbucciate e tagliate a dadini

lievito in polvere per dolci

Procedimento:

impastare prima il burro con lo zucchero, poi aggiungere gli altri ingredienti (tranne il cacao e le pere) lasciando per ultimo il lievito, da incorporare appena prima di versare il composto nello stampo imburrato. Versare poco più della metà del composto nello stampo e cospargervi le pere a dadini. Mescolare bene l’altra parte dell’impasto con il cacao e versare nello stampo, formando un secondo strato.

Infornare alla temperatura di 180° per circa 40 minuti.


Cibi al veleno: ed ora cosa metto in tavola?

24 agosto 2009

Molti prodotti alimentari in circolazione sono contaminati da sostanze tossiche.

Senza voler creare allarmismi, ma solo allo scopo di dare una scossa ai “consumatori” affinché siano più consapevoli e critici nei loro acquisti, vorrei sollecitare alcune riflessioni.

L’uomo fa parte dell’ecosistema e si nutre, come gli altri esseri viventi, di ciò che la Terra offre. L’esistenza dell’uomo dipende dalle condizioni del nostro pianeta: più questo è inquinato e più si ingeriscono cibi inquinati (per non parlare dell’aria che si respira, sicuramente più sporca di quanto rilevano le centraline dello smog, che non sono tarate per rintracciare le nanoparticelle, le più pericolose di tutte le polveri).

Gli animali che pascolano nei pressi di inceneritori o cementifici o fabbriche metallurigiche…  mangiano erba cosparsa di nanopolveri, e noi, mangiando la loro carne, ingeriamo queste ultime con conseguenze drammatiche per la salute.

I bovini allevati non biologicamente sono sfruttati così tanto da non esser più capaci di produrre latte se non con l’aiuto di dosi generose di antibiotici, che consentono di superare le infezioni frequenti (per esempio le mastiti) in cui incorrono. Infatti,  affinché producano più latte di quanto la natura normalmente consenteribbe, sono sottoposte ad enormi stress.   http://www.cibo360.it/alimentazione/cibi/carne/sicurezza.htm                                                                                                                               Dove finiscono quegli antibiotici? Nel nostro stomaco.

In Italia si allevano 600 milioni di polli all’anno! Non vi sovviene qualche considerazione su come ciò sia realizzabile? In 37 giorni il pulcino passa dal pollaio (se così si può chiamare) al supermercato  http://sloweb.slowfood.it/sloweb/ita/dettaglio.lasso?cod=3E6E345B02a9c1BAF8jjX2E2B755

C’è da aprire ancora una parentesi sulla carne, rossa o bianca che sia. Per produrre un kg di carne occorrono più di 10.000 litri di acqua. Inoltre, ” L’inquinamento generato dall’industria della carne supera quello di tutti i veicoli del mondo, compresi gli aerei. Il biossido di carbonio generato per produrre una sola bistecca è pari alla quantità emessa da un’automobile per 40 km”. http://www.viveremeglio.org/0_guarire/guar_fisica/alimsalu/carne_sventura.htm

Anche il latte è contaminato (per esempio di diossina, sprigionata dall’incenerimento della plastica),  e così le famose mozzarelle, per le quali l’unica vera colpa dei produttori è la sfortuna di trovarsi nei pressi degli ecomostri o delle discariche abusive, il cui percolato si diffonde nel suolo, nelle falde acquifere…

Frutta e verdura coltivate nelle zone più vicine agli ecomostri sono ricoperte di nanopaticelle, che nessun lavaggio può asportare.

E così biscotti, pasta e tutto ciò che è prodotto con grano esposto agli stessi fenomeni.

Di fronte a questa situazione ci sono diversi tipi di risposta da parte dei consumatori:

1) c’è la grande categoria dI CHI MINIMIZZA, se non altro per non scomodarsi né responsabilizzarsi, non volendo perdere tempo e fatica nel ricercare informazioni e prodottori più sicuri. La classica risposta è :” TUTTO fa male! Allora, non mangiamo più niente?”

2) Poi la categoria di chi cade nel terrore e si fa prendere dall’ORTORESSIA;

3) infine, lo sparuto gruppo di esploratori del territorio (alla ricerca di fattorie biologiche, di aziende agricole affidabili, di siti non contaminati da “vicini di casa” sospetti) lettori appassionati di etichette di prodotti del supermercato, CONVINTI CHE LA DOMANDA DEL CONSUMATORE SIA CAPACE DI RIBALTARE IL POTERE DELL’OFFERTA.

RIMEDI

Variare il più possibile l’alimentazione, mangiando cibi di origine e marchio diversi, per ridurre la probabilità di ingerire prodotti a rischio; incrementare gli acquisti a km zero, comprando da contadini che hanno i terreni lontani, lontanisssimi, da fabbriche & Co. o iscrivendosi ad un G.A.S.  (gruppo di acquisto solidale); fidarsi, dopo attenta selezione, dei prodotti col marchio biologico; ridurre il consumo di plastica, mettere la spesa nelle “sporte” e non nelle buste http://www.portalasporta.it/, ridurre l’uso di imballaggi, riciclare, così da ridurre la produzione di rifiuti; autoprodurre alimenti (come lo yogurt, il pane, i dolci, le conserve… ), non comprare molti cibi confezionati o pietanze precotte, ma CUCINARE .