Comunicato stampa

3 marzo 2011

 

Il Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 

esprime

 

la più ferma indignazione per le espressioni offensive, non rispondenti al vero e generalizzatrici usate dal Presidente del Consiglio nei confronti dei docenti della scuola pubblica statale;

ricorda

all’on. Berlusconi che per essere uomo di Stato non servono le autodefinizioni celebrative ma comportamenti privati e pubblici coerenti con la funzione di cui si è investiti.

Uno statista difende anzitutto lo Stato che rappresenta e le istituzioni, come la scuola, attraverso cui esso esplica la sua primaria funzione di servizio;

fa presente

all’on. Ministro Gelmini che la Costituzione formale vigente disegna un sistema scolastico in cui è preminente, perché rispondente agli interessi generali, la scuola statale, mentre è consentita la presenza della scuola privata “senza oneri per lo Stato”, come recita il terzo comma dell’art.33.

Nell’ottica di favorire, tra gli studenti cittadini,  una conoscenza effettiva della Carta costituzionale, anche in considerazione della eliminazione dello studio del Diritto, il Coordinamento rinnova la proposta che il 17 marzo, in occasione della Festa dell’Unità nazionale, il Ministro Gelmini presenti un disegno di legge che preveda la istituzione della disciplina autonoma, con valutazione autonoma, “Cittadinanza e Costituzione”;

invita

tutti gli uomini e le donne sensibili alla necessità di difendere la Costituzione e la scuola pubblica statale a partecipare alla manifestazione di Roma del 12 Marzo.

 

Il Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 

www.docentidiritto.it

coordnazdocdir@libero.it

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Qualunquemente

25 gennaio 2011

Infattamente…


Gelmini, cittadinanza e Costituzione: i tagli e gli sprechi

8 dicembre 2010

di Franco Labella

da www.unita.it

Cittadinanza e Costituzione: dopo i tagli gli sprechi

Il giovane Ministro è visibilmente stanco.
La settimana scorsa l’on. Mariastella Gelmini ha votato, alla Camera, contro un emendamento proposto dal giovane Ministro Mariastella Gelmini.
Contro se stessa insomma.

O forse era la sosia degli Spicchi della settimana scorsa?

Sempre la settimana scorsa si è anche materializzata una nuova puntata della telenovela “Cittadinanza e Costituzione”, la disciplina che non c’è e che quindi, non viene valutata con un voto.

L’Ufficio scolastico regionale della Lombardia ha deciso di finanziare un corso di formazione di cultura costituzionale organizzato dalla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Statale di Milano e promosso su iniziativa della costituzionalista Lorenza Violini.

Il corso è destinato anche ai docenti di Storia delle superiori che insegnano Cittadinanza e Costituzione.

Quando nell’agosto del 2008 il giovane Ministro annunciò, in favore delle telecamere e col Presidente del Consiglio Berlusconi al suo fianco, “una nuova disciplina , con valutazione autonoma, nelle scuole di ogni ordine e grado”, lo stupore fu notevole.

Perché quella decisione si accompagnava alla intenzione, poi realizzata da quest’anno col riordino, di eliminare lo studio del Diritto in tutti i Licei e nei Trienni di Tecnici e Professionali.

Diritto costituzionale versus “Cittadinanza e Costituzione”?

Il prologo è, come il lettore degli Spicchi converrà, di tutto rispetto.
In un primo momento il giovane Ministro, con un comunicato, annunciò pure che ad insegnare “Cittadinanza e Costituzione” sarebbero stati, alle superiori, i soli docenti di Storia, docenti che nei loro curricola universitari non hanno percorsi od esami prossimi al Diritto pubblico e al Diritto costituzionale.

I docenti di Discipline giuridiche ed economiche, per il giovane Ministro, non avevano titolo per parlare di Costituzione e diritti.

Per un giovane Ministro che parla di rispetto delle competenze e di valutazione del merito non c’è male, ma questa è solo la prima delle numerose contraddizioni (frutto della stanchezza segnalata all’inizio?) che costellano la vicenda di “Cittadinanza e Costituzione”.

Arriviamo così alle contraddizioni successive e cioè al fatto che Cittadinanza e Costituzione nelle superiori oggetto del riordino, non ha un monte ore proprio e non ha un voto in pagella.

Ma come? Ed il “traguardo epocale” della conferenza stampa televisiva dell’agosto del 2008?

La nuova disciplina con valutazione autonoma degrada, nonostante i funambolismi dell’ultimo comunicato del MIUR, ad Educazione civica e resta senza voto.

Ma chi la deve insegnare (i docenti di Storia e poi anche i docenti di Diritto nei pochissimi indirizzi dove, bontà del giovane Ministro, sono ancora presenti dopo il riordino) che tipo di contenuti si vede proporre?
Non voglio svelare la sorpresa, che il lettore, se vuole, lo scopra da sè.

O meglio, lo intuisca da queste due circostanze.

Il Miur firma un protocollo d’intesa.

Con la Società di Storia Patria o con le associazioni professionali dei pedagogisti direte voi visto che i contenuti giuridici non sono tutto.

Basta applicare il noto paradosso dell’”Educazione alla legalità senza le leggi” di Marco Bruschi, giovane consigliere politico della Gelmini.

Errore: il protocollo la Gelmini lo firma con l’Associazione Italiana dei Costituzionalisti presieduta all’epoca da Alessandro Pace.

Va bene sarà un caso, certo i contenuti di C&C sono quasi esclusivamente giuridici e poi, aspettate, magari il giovane Ministro coinvolgerà qualche Facoltà di Lettere o di Pedagogia.

Altro errore: oggi arrivano i costituzionalisti della Facoltà di Giurisprudenza di Milano.

Keynes per spiegare l’intervento dello Stato adoperò il noto apologo delle buche da scavare e delle buche da colmare in tempi diversi di crisi economica.

Anche il giovane Ministro è, a dispetto della sua coalizione, keynesiana.
Con una mano toglie l’insegnamento del Diritto (e licenzierà i docenti di questa disciplina), con l’altra mano, però, spende soldi pubblici per formare i docenti di Storia che hanno preso il loro posto per insegnare…….. il Diritto costituzionale che apprenderanno frequentando il corso della Facoltà di Giurisprudenza.

Come tagliare e sprecare contemporaneamente ed in relazione ad una sola questione.

Ma poi il giovane Ministro non continua a tuonare contro gli sprechi di alcuni corsi o Facoltà universitarie, i microcorsi spesso inutili se non, dice la Gelmini, a far sopravvivere cattedre e baroni?

Ho cambiato idea rispetto a qualche Spicchio fa: datele il Nobel per l’Economia o affidate al giovane Ministro il dicastero dell’Economia.

Oppure, magari, fatela riposare.

E l’appello è rivolto anche al popolo dei tetti.
1 dicembre 2010


Roberto Saviano

9 novembre 2010

Noi eredi di Bush, quel “caro amico George”: la trappola insanguinata dell’Afghanistan

19 ottobre 2010

http://www.arcoiris.tv/

Le signore del Tea Party che minacciano Obama dovrebbero andare in gita a Kabul per capire cos’ha combinato la politica, bombe e mitraglia della destra americana. Che è anche la destra italiana: Berlusconi e Frattini ricordano come “grande Presidente” il figlio meno intelligente di Bush padre. Intanto gli alpini muoiono per “difendere la libertà del mondo libero”

Noi eredi di Bush, quel “caro amico George”: la trappola insanguinata dell’Afghanistan

18-10-2010

di Raniero La Valle

L’Afghanistan è l’ultimo – ma non ultimo – frutto avvelenato che si è lasciato dietro il fallimento del “nuovo secolo americano”: un secolo che, nella visione parossistica di Bush e della destra americana, irresponsabilmente sostenuta dai Blair e dai Berlusconi europei, avrebbe dovuto fare degli Stati Uniti il sovrano del mondo, del dollaro il metro di misura dell’universo, del sistema neoliberista l’unico regime economico e politico consentito, e degli “Stati canaglia” un deserto. Questa politica ha devastato l’economia mondiale, ha diffuso la povertà perfino tra i ricchi e reso più miserabili i poveri, ha distrutto l’Iraq, ha compromesso le prospettive di pace in Medio Oriente e ha impantanato gli eserciti occidentali in Afghanistan.

Se noi stiamo in Afghanistan a morire, ci stiamo per questo; ma non moriamo solo noi, ma anche sono morti quasi 2000 soldati della coalizione, e 40.000 afghani tra militari e civili, mentre centinaia di reduci americani ed inglesi si sono suicidati, come denuncia un appello lanciato dall’ex vescovo di Caserta mons. Nogaro. Se siamo lì in quel contagio di morte, ci stiamo non perché abbiamo fatto una scelta di valori (mettendo in campo per esempio la Costituzione italiana), ma perché, senza scelta, ci siamo messi al servizio di quell’empio disegno. Poi, quando tornano nelle bare, un vescovo militare dice a quei ragazzi uccisi che erano “profeti del bene comune, decisi a pagare di persona per ciò in cui hanno creduto e per cui hanno vissuto”, e che lo stavano facendo “nella consapevolezza di una strategia chiara e armonica”; ma non è vero, né per la coscienza di ciò che essi stavano facendo (in realtà “lavoravano”), né per la chiarezza della strategia, di cui l’unica cosa chiara è che non si sa come uscirne.

Neanche Obama lo sa; perché è più facile entrare in una guerra che uscirne. Quando ci si entra garriscono i gagliardetti e la stampa incita al rapido massacro; ma quando se ne esce si porta a casa una sconfitta, e la colpa di un’inutile strage.

Finché Obama non sa come uscirne (e ne avrebbe bisogno, per fedeltà alla sua stessa immagine), non lo sappiamo neanche noi, e non saranno certo quei giganti del pensiero che sono i nostri governanti e ministri a indicare la via. La cosa più ingegnosa pensata dal ministro La Russa è di mettere le bombe sugli aerei per impedire che saltino in aria gli automezzi a terra, che sarebbe come bombardare Palermo per impedire che ammazzino Falcone sull’autostrada di Capaci.

La guerra in Afghanistan si ammanta delle sovrastrutture ideologiche e perfino dei conforti religiosi che le Chiese sono solite offrire a tutte le guerre (fino a che non si convertano). Ma l’Afghanistan è più di una guerra: è una vendetta in forma di guerra, per lo stupro subito dall’America l’11 settembre, e non c’è mai lucidità nella vendetta. Ancora di più, l’Afghanistan è il macigno che il vecchio mondo, imperialista e violento, ha messo di traverso per impedire che si faccia strada un altro mondo di accoglienza reciproca, di corresponsabilità e di pace. È il manufatto con cui l’Occidente libero ha rimpiazzato il muro di Berlino eretto dall’Oriente malvagio, per ottenere gli stessi risultati di un mondo dominato e diviso.

Il ritiro dall’Afghanistan non è perciò solo la fine di una vendetta (che di per sé non avrebbe bisogno di nessun altra motivazione), ma è anche la condizione di un nuovo inizio, la svolta necessaria per rendere pensabile un mondo diverso, e per rendere credibile ogni altra alternativa. È chiaro ad esempio che Obama non può chiedere ad Israele di ritirarsi dai territori occupati e di dare fiducia ai palestinesi, se non si fida degli afghani e ne presidia il territorio. Coloni gli uni, coloni gli altri; buoni ad alzare muri gli uni, a stabilire barriere gli altri, pronti a demonizzare i propri nemici gli uni, a considerarli tutti terroristi gli altri.

L’Afghanistan è il simbolo di un tempo in cui non si sa più fare la guerra, e non si sa fare la pace, non si sa più dominare, e non si sa cooperare, non si sanno più dire le bugie, ma non si osa ancora dire la verità. Senza chiudere il buco nero dell’Afghanistan, l’America non potrà uscire dall’era di Bush, Obama non potrà governare, la storia resterà rattrappita; e la guerra perpetua, come modello del rapporto tra i potenti ed i deboli, non potrà avere fine: una guerra a bassa intensità, abbastanza bassa da poter essere detta “missione di pace”; almeno, finché si riesca a controllarla.

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Raniero La Valle è presidente dei Comitati Dossetti per la Costituzione. Ha diretto, a soli 30 anni, L’Avvenire d’Italia, il più importante giornale cattolico nel quale ha seguito e raccontato le novità e le aperture del Concilio Vaticano II. Se ne va dopo il Concilio (1967), quando inizia la normalizzazione che emargina le tendenze progressiste del cardinale Lercaro. La Valle gira il mondo per la Rai, reportages e documentari, sempre impegnato sui temi della pace: Vietnam, Cambogia, America Latina. Con Linda Bimbi scrive un libro straordinario, vita e assassinio di Marianela Garcia Villas (“Marianela e i suoi fratelli”), avvocato salvadoregno che provava a tutelare i diritti umani violati dalle squadre della morte. Prima al mondo, aveva denunciato le bombe al fosforo, regalo del governo Reagan alla dittatura militare: bruciavano i contadini che pretendevano una normale giustizia sociale. Nel 1976 La Valle entra in Parlamento come indipendente di sinistra; si occupa della riforma della legge sull’obiezione di coscienza. Altri libri “Dalla parte di Abele”, “Pacem in Terris, l’enciclica della liberazione”, “Prima che l’anno finisca”, “Agonia e vocazione dell’Occidente”. Nel 2008 ha pubblicato “Se questo è un Dio”. Promotore del “Manifesto per la sinistra cristiana” nel quale propone il rilancio della partecipazione politica e dei valori del patto costituzionale del ’48 e la critica della democrazia maggioritaria


La Cina: il modello di lavoro invidiato dalle imprese italiane

17 giugno 2010

Ieri sera il presidente dell’Unione degli Industriali di Napoli, Gianni Lettieri, ha dichiarato a La7 che il mondo è cambiato: il lavoratore non deve avere 40 minuti di pausa, ma 30: bisogna adeguarsi ai modelli che vengono dall’Oriente.
Il Ministro Sacconi ha affermato:«L’accordo di Pomigliano è un punto di svolta storica nelle relazioni industriali italiane. È un momento di passaggio importante».
Anche Confindustria e gran parte del mondo politico hanno indicato l’accordo proposto dalla FIAT come il modello futuro da seguire per la riorganizzazione del mondo del lavoro.
In parole povere, le imprese italiane invidiano il sistema cinese e dei Paesi asiatici, con un costo del lavoro bassissimo e nessun diritto per i lavoratori, trattati come l’imprenditore desidera: da schiavi.
La crisi economica causata da azioni finanziarie spudorate e senza scrupoli, guidata da affaristi impuniti, che godono di un potere incontrastato dai governi, si vorrebbe risolvere stringendo la CINGHIA DEI LAVORATORI, abbassando ad un livello di sopravvivenza le loro famiglie, mentre i banchieri ed i finanzieri sono sostenuti dai governi con miliardi di dollari. In sostanza, si stanno premiando i colpevoli e torturando le vittime.

Si vuole attuare un’omologazione alla rovescia, imitando le culture dove sono negati i diritti inviolabili dell’uomo.

Vediamo i punti dell’accordo voluto dalla FIAT per i lavoratori di Pomigliano D’Arco:

http://www.repubblica.it/

La settimana lavorativa avrà  inizio alle ore 6.00 del lunedì e cesserà alle ore 6.00 della domenica successiva.

Straordinario: l’azienda potrà chiedere 80 ore di straordinario annue, senza preventivo accordo sindacale e con un minimo preavviso.

Scioperi: puniti quelli che scioperano in occasione del turno di lavoro straordinario del sabato notte.

Malattia: non verrà pagata l’indennità di malattia se si supera una certa soglia di assenteismo.

Saranno abolite alcune voci retributive.



Bravi, bravi, bravi!

13 giugno 2010

L’efficienza, la coerenza e la razionalità del nostro Governo sono impareggiabili:

per combattere i falsi invalidi, il Governo toglie gli assegni di invalidità ai Down!

Per combattere gli sprechi nelle P.A., elimina docenti e personale ausiliario delle scuole!

Prossimo passo: per combattere la malasanità, eliminerà gli ospedali (pubblici, ovviamente!)!? O eliminerà gli ammalati?