SERGE LATOUCHE a Cagliari, Settembre 2011

23 settembre 2011

Soluzioni alla crisi: austerità? No, rilocalizzare. Intervista a Serge Latouche

http://www.greenews.info/idee/soluzioni-alla-crisi-austerita-no-rilocalizzare-intervista-a-serge-latouche-20110922/

settembre 22, 2011 Idee

Serge Latouche, arriva con passo lento e la moglie accanto. Arriva sul palco del Festival Marina Café Noir di Cagliari accompagnato da applausi come fosse una rockstar. Eppure di musicale la sua teoria sulla “decrescita”, non ha niente. Otto R, ma niente musica. Otto cambiamenti interdipendenti: rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare. Otto punti fermi che lo hanno fatto diventare una stella del pensiero contemporaneo. Arriva con il suo bastone e il cappello in testa. Ringrazia e plaude l’organizzazione del festival sempre attenta alla sostenibilità con i generatori di energia pulita che alimentano i service e l’utilizzo di stoviglie biodegradabili e compostabili. Non solo di Pil e di deficit vive un economista. Latouche parla di amore della verità, senso della giustizia, responsabilità, rispetto della democrazia, elogio della differenza e dovere di solidarietà. Racconta come sia necessario ridistribuire le ricchezze e l’accesso al patrimonio naturale, sia fra il Nord e il Sud del mondo sia all’interno di ciascuna società. Ridurre gli impatti sulla biosfera dei nostri modi di produrre e di consumare, riutilizzare e riciclare i rifiuti del consumo. Racconta un’altra società, utopica?

D) Prof. Latouche, in che mondo viviamo?

R) Quello che osservo è uno stato di schizofrenia permanente: un giorno siamo in ripresa, il giorno dopo veniamo declassati. Facciamo parte di uno Stato che potremmo chiamare tranquillamente l’”Assurdistan”. L’unica consolazione è che la crisi di questo sistema ci ha portato all’ora della verità. Finalmente.

D) Lei, nel suo ultimo lavoro, “Breve trattato sulla decrescita serena”,  cerca di uscire al di fuori dell’utopia. Come?

R) Prima di tutto chiariamoci su un concetto: la crisi riguarda tutti e non solo la Grecia,  l’Italia, la Spagna. Siamo vittime dei “crediti ninja”, il 70% degli americani sono proprietari di debiti, tutto questo ha portato a una crisi anche morale e di civiltà, siamo all’incrocio della strada. Bisogna riconcettualizzare e ristrutturare gli apparati produttivi e i rapporti sociali. Rilocalizzare, cioè produrre in massima parte a livello locale i prodotti necessari a soddisfare i bisogni della popolazione, in imprese locali finanziate dal risparmio collettivo raccolto localmente. Se le idee devono ignorare le frontiere, al contrario i movimenti di merci e capitali devono essere limitati all’indispensabile. Invece quello che ci chiedono è “austerità”. Io sono contro l’austerità, il rigore e la ripresa della crescita. L’austerità fa in modo che non si garantisca l’assistenza sanitaria per tutti, destruttura l’istruzione e fa in modo, visto che siamo qui, che un festival, e cioè la cultura, si finanzi sempre meno. Si risparmia a spese dell’ambiente tanto da dover pensare anche ai tanti immigrati del clima che in futuro aumenteranno. Le sembra una bella soluzione? La verità è che non c’è niente di peggio che in una società fondata sulla crescita non ci sia crescita! La crescita è finita negli anni Settanta. Se si abbandona questa idolatria della crescita, sopravviveremo.

D) Quindi?

R) La crisi si deve affrontare superando due tabù: l’inflazione e il protezionismo. Ma soprattutto bisognerebbe uscire dall’euro. Dobbiamo riappropriarci della moneta, che può essere un buon servitore, ma che in alcuni casi può diventare un pessimo padrone. A marzo del 2011 il 93% dei cittadini islandesi ha detto no al pagamento del debito, lIslanda si è rifiutata di pagare il debito perché pur facendo parte dell’Europa non ha la moneta unica, la Grecia non può. L’Ungheria ha deciso di far pagare il debito alla banche. Perché nessuno racconta questi esempi alternativi?

D) Il suo è anche un programma politico, quale partito occidentale oggi si avvicina di più al suo modello?

R) Non c’è un partito in particolare, ci sono dei singoli politici che si stanno affacciando a queste idee. Ma soprattutto l’importante è che ognuno faccia la sua parte, a prescindere dai partiti: dentro un gruppo di acquisto solidale, nel proprio quartiere, in un’associazione, costruendo una rete di consumo consapevole, risparmiando energia e sprecando meno. La decrescita non è ne di destra ne di sinistra, il mio programma è in primo luogo un programma di buon senso. Bisogna dare l’esempio agli altri, sapere che quando si consuma un chilo di bistecca si consumano sei litri di petrolio. Siamo tutti chiamati in causa quando scegliamo. La soluzione non è crearsi un mondo appartato, ghettizzarsi: si può lottare contro la Fiat e lavorare per la Fiat. Bisogna fare i conti con questo mondo: i morti non fanno la resistenza.

D) Dovremmo dunque aspettarci un “partito politico della decrescita”?

R) Rifiuto l’idea della creazione di un vero e proprio partito politico della decrescita, che rischierebbe di cristallizzare lo spirito del movimento.

D) Ha un libro da consigliare come fonte di ispirazione?

R) Tonino Perna, ha appena scritto un bellissimo libro che si intitola “Eventi estremi”. Il crollo di Wall Street del settembre 2008 è stato definito una “tempesta perfetta”. Perna affronta le analogie tra denaro e finanza, tra la finanza, il clima e la CO2. Gli “eventi estremi” climatici e finanziari, in crescita negli anni recenti, si caratterizzano per il medesimo meccanismo: “fluttuazioni giganti” provocate da una fortissima accelerazione dei processi.

D) Come si può ancora essere felici?

R) Solo la frugalità ci può dare l’abbondanza. Lo sanno bene i pubblicitari che i popoli felici non hanno bisogno di consumare.

D) Come si prepara la transizione a una società frugale?

R) Ci sono molti esempi. I casi di San Cristobal e Marcos e della guerra dell’acqua di Cochabamba, sono spinte dal basso, spinte che hanno cambiato gli equilibri ma non hanno rivoltato gli Stati. Sono movimenti che non chiedevano potere, ma futuro per il popolo.

Francesca Fradelloni

Annunci

12 e 13 Giugno: tutti a votare Sì contro il nucleare…

7 giugno 2011

Vota Sì per fermare il nucleare
Vota Sì per l’acqua pubblica, altrimenti finisce nelle mani dei privati, ovunque, e le bollette salgono alle stelle
Vota Sì per abrogare la legge sul legittimo impedimento, che privilegia le alte cariche dello Stato di fronte alle legge e contraddice il principio di uguaglianza di tutti i cittadini

Votando 4 Sì, i cittadini fanno sentire la loro voce per contrastare gli abusi e le discriminazioni.


L’uomo, un folle kamikaze

18 marzo 2011

Terremoto, tsunami, catastrofe radioattiva…

Il cataclisma giapponese di questi giorni fa emergere una riflessione molto triste ed angosciante sull’agire dell’uomo:  le azioni appaiono guidate non dalla razionalità, dalla logica, dall’efficienza, se vogliamo azzardare una prima analisi da un punto di vista scientifico- economico. Tali azioni illogiche sarebbero persino accettabili se comportassero una ricaduta benefica generale e globale sulle popolazioni; invece, viste da una prospettiva più umanistica, si presentano come frutto di decisioni che non hanno come orizzonte di riferimento e come denominatore comune la sicurezza, la salute, il bene degli uomini, piuttosto mettono addirittura in pericolo la prospettiva stessa di futuro del genere umano.

“Il Giappone si trova lungo la cintura di fuoco del Pacifico, una zona lunga 40mila chilometri e dove si concentra l’80 % dei terremoti, nel punto in cui si intersecano quattro placche tettoniche: la placca eurasiatica, quella nordamericana, quella pacifica e quella delle Filippine”. (http://www.meteoscienze.it/)

Come può un Paese situato in una zona così disgraziata permettersi di ricorrere a centrali nucleari? Fermo restando che le centrali comportano rischi ovunque, come dimostrano le perdite radioattive nelle centrali francesi (http://www.ecoblog.it/), può proprio il Giappone, uno dei Paesi meglio organizzati, disciplinati, avanzati della Terra, dipendere da una folle fonte di energia, ancor più se si considera che proprio il Giappone è stato vittima nella seconda guerra mondiale del bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, con conseguenze tragiche per gli abitanti del posto? E’ follia pura.

E folle sarebbe, fermandoci all’approccio economico-scientifico, non ricorrere a fonti energetiche gratuite, rinnovabili ed inesauribili come il sole ed il vento, specie in Paesi come l’Italia, che,  tra le poche potenze al mondo a non essere caduta nella trappola del nucleare, ha mostrato di averne nostalgia.

Possiamo produrre energia a basso costo, senza conseguenze per i cittadini, senza lasciare tristi eredità ai nostri figli e nipoti (le scorie, così come le centrali stesse, anche se spente, restano radioattive per migliaia di anni) e invece vogliamo soluzioni costosissime, di lunga progettazione ed implementazione, di breve rendimento (dopo poco dovrebbero essere smantellate perché non più adeguate e perché l’uranio è scarso), di alta pericolosità…

In Giappone sono nati i kamikaze…

I nostri politici sono dei kamikaze, purtroppo, però,  non incidono solo sulla loro esistenza…


IL THOR PER SALVARE NAPOLI dai rifiuti

23 novembre 2010

Basterebbero 37 THOR ed una spesa di 74 milioni di euro per dire addio alla produzione di immondizia dell’intera regione.Con 100 “macinatori” THOR in un solo anno potrebbero sparire 7 milioni di tonnellate di ecoballe accumulate negli anni alimentando inoltre numerosissimi riscaldamenti centralizzati, poiché è in grado di ricavare cinque volte l’energia per chilo rispetto ad un inceneritore con spese di costruzione 33 volte inferiori ed un impatto ambientale zero.Siti di stoccaggio, discariche ed inceneritori verrebbero definitivamente mandati in soffitta.

Da:

http://www.fainotizia.it/2008/05/16/l-emergenza-rifiuti-intervista-a-paolo-plescia-inventore-del-thor-riciclaggio-completo-dei-rifiuti-domestici-


Inceneritore? No grazie.

2 novembre 2010

Il Comitato Noinceneritore di Albano ci inoltra un video relativo alla puntata di BLOB della scorsa domenica (31/10/10) sull’ INCENERITORE DI ALBANO e LA DISCARICA DI RONCIGLIANO.

LINK PER VEDERE IL VIDEO di BLOB

www.noinceneritorealbano.it


Stoccaggio del CO2 nel sottosuolo per salvare il clima

24 agosto 2010

Tra i principali responsabili dell’inquinamento terrestre c’è l’anidride carbonica, prodotta nella combustione che consente di produrre energia.

Da qualche anno si sta studiando come catturarla ed iniettarla nel sottosuolo, dove protrebbe essere innocua.

“Dopo la cattura, la CO2 può essere sia confinata che riutilizzata (ad es. per produrre bibite gassate, o nelle serre per favorire la crescita delle piante).

Essa può esserlo in formazioni geologiche, quali i giacimenti già sfruttati di petrolio e di gas, le falde acquifere saline profonde ed i depositi di carbone non coltivabili. La CO2 può anche essere fissata formando minerali.

Catturare la CO2 nelle centrali elettriche comporta un consumo di energia extra, e quindi un aumento dei costi di produzione dell’elettricità.

Come per tutte le tecnologie, anche nella cattura e nel confinamento
geologico della CO2 esistono dei rischi. La domanda che dobbiamo porci è: (a) se tali rischi sono accettabili e (b) se essi sono comparabili con quelli dei sistemi alternativi per la riduzione della CO2. I rischi principali sono connessi al trasporto ed al confinamento della CO2: ogni sito di confinamento dovrà essere scelto lontano da aree a rischio sismico per assicurare che le formazioni geologiche siano stabili.”

Le fonti: http://www.lswn.it/ambiente/dossier/nelle_viscere_della_terra_una_soluzione_per_contrastare_il_cambiamento_del_clima

http://www.qualenergia.it/

“Anche in Italia si guarda con favore alla possibilità, soprattutto in relazione al cosiddetto “carbone pulito“. Il ministro Scajola ha rilasciato dichiarazioni in merito, recentemente, come riferisce Ecoblog:

In Italia dovrebbero sorgere due impianti, il primo, dice il ministro, vorremmo che fosse nel Sulcis in Sardegna, mentre l’altro, già finanziato dall’Europa, nascerà a Porto Tolle in Veneto.

Quella della cattura e del sequestro di CO2, ha concluso Scajola in modo abbastanza deciso, è una tecnologia innovativa di importanza enorme perché nel mondo c’è molto carbone; di questo modo se anche col tempo useremo sempre meno questa risorsa fossile potremo però continuare ad utilizzarla nel futuro breve con meno preoccupazione per l’ambiente. […]

I trionfalismi del Ministro non sono infatti sulla stessa lunghezza d’onda di altri illustri esperti in materia. Rimangono infatti, fra le preoccupazioni maggiori, forti dubbi sugli effetti che si genererebbero fra la CO2 e l’ambiente circostante di raccolta del gas. Fra i dubbi, quello più preoccupante è l’allarme lanciato da alcuni esperti secondo cui le acque di falda a contatto con la CO2 sequestrata potrebbero subire un forte processo di acidificazione con effetti devastanti per l’ambiente.

[…] Non ultimo dei problemi è infine il fatto che i costi di gestione di un impianto del genere potrebbero essere particolarmente alti.

Siamo inoltre certi che le miniere abbandonate del Sulcis, sulle quali fra l’altro vi è da tempo un progetto per la loro valorizzazione, siano dei luoghi adatti oltre che sicuri?…

Cosa accadrebbe se l’anidride carbonica uscisse all’improvviso e in grande quantità? La gente di Barendrecht ricorda cosa accadde in Camerun nel 1986: emissioni copiose (ma naturali) di anidride carbonica provenienti dal lago vulcanico Nyos uccisero 1.700 persone nei villaggi limitrofi.”

http://green.liquida.it/energie-alternative/riduzione-delle-emissioni-lo-stoccaggio-della-co2.html

Vale la pena sostenere questi costi e questi rischi solo per consentire di continuare a inquinare? Non sarebbe più logico smettere di inquinare? Che ne pensate?


Alimentazione e tumori

15 aprile 2010

Sul sito del dottor Ciro Vestita, trovate tutte le informazioni per prevenire il cancro a tavola:

http://www.cirovestita.it/