Comuni virtuosi, il futuro è qui

5 ottobre 2012

 

Dal sito di “Salviamo il paesaggio” notizie confortanti sulle possibilità di rimediare ai gravi danni dell’inquinamento attraverso buon senso e buona volontà.

http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2012/09/litalia-virtuosa-esiste-premiati-i-comuni-ecosostenibili/

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NAPOLI-RIFIUTI ZERO

7 ottobre 2011
 www.noinceneritorealbano.it
«Stop inceneritori e discariche» La nuova Napoli a rifiuti zero
Da ieri il comune partenopeo aderisce al network di città che, al di qua e al di là dell’Atlantico, perseguono l’abolizione degli scarti
Con la delibera di giunta siglata ieri, Napoli aderisce ufficialmente al network di città, al di qua e al di là dell’Atlantico, che applicano il protocollo «Rifiuti Zero». Sarà la città di maggiori dimensioni in Europa a strutturarsi intorno ai principi di riduzione alla fonte degli imballaggi, riciclo, riuso e compostaggio, trattamento meccanico manuale della frazione residua. Niente inceneritori quindi, ribadisce il sindaco Luigi de Magistris, né nuove discariche o ampliamento dell’invaso di Chiaiano. A ratificare l’impegno Paul Connett, professore emerito di chimica della statunitense St. Lawrence University, tra i maggiori teorici della strategia «Rifiuti Zero», già applicata in centri urbani come San Francisco, Oakland, Camberra o in regioni come la Nuova Scozia in Canada o in Galles, ma anche in Italia a Capannori, nel lucchese, e a La Spezia. Sarà lui a presiedere l’Osservatorio che avrà il compito di monitorare il percorso. All’interno della struttura rappresentanti dell’amministrazione, dell’azienda comunale Asia, addetta alla raccolta, e dei comitati di cittadini, i primi a credere e chiedere un piano alternativo per oltre sette anni, contro la politica istituzionale di destra e di sinistra e la grande stampa nazionale.
«La prima volta che ho conosciuto Connett – racconta il vicesindaco Tommaso Sodano – era il 2004, eravamo ad Acerra e la polizia caricava la popolazione che manifestava contro l’inceneritore in costruzione. Adesso è un onore averlo a Palazzo San Giacomo, sede del comune partenopeo. Già immagino l’ironia sui giornali perché con la delibera ci impegniamo ad abbattere la produzione di immondizia senza fosse e forni entro il 2020, quando il problema a Napoli non è ancora risolto. Ma noi stiamo lavorando a progettare un futuro sostenibile». In concreto, la delibera prevede: attrezzature negli esercizi commerciali per ridurre il volume degli imballaggi; prodotti alla spina nei punti vendita della grande distribuzione; l’introduzione del vuoto a rendere; incentivi all’uso di stoviglie biodegradabili, pannolini lavabili, imballaggi lavabili o biodegradabili; sistema tariffario basato sulla reale quantità di rifiuti prodotti; la realizzazione di un centro comunale per la riparazione e il riuso di beni durevoli e imballaggi. In settimana dovrebbe arrivare anche l’annuncio ufficiale della partenza della navi con i rifiuti verso l’Olanda, passo necessario per alleggerire gli impianti da riconvertire. Su tutto pesa la messa in mora da parte dell’Europa, per cui sarà necessario «lavorare con regione, provincia e governo per evitare che venga avviata la procedura d’infrazione e il blocco dei fondi», ha ribadito de Magistris. È stato lo stesso Connett ieri a spiegare che a Napoli si può applicare il modello utilizzato a San Francisco, una città con conformazione e popolazione simile. Quando si è cominciato, nel 2000, la raccolta differenziata era al 50%, quest’anno è al 77%. Come a Vedelago, in provincia di Treviso, si possono immaginare piattaforme dove separare l’immondizia (plastica, ferro, alluminio, carta, vetro…) da rivendere sul mercato di materie prime secondarie. Quello che avanza diventa un granulato plastico impiegato ad esempio in edilizia. L’umido negli Usa viene trattato in impianti di compostaggio vicini ai terreni agricoli, dove viene usato come fertilizzante. In tutta italia stanno sorgendo catene che vendono solo prodotti alla spina per la casa, per il corpo e alimenti. «Quello che non si può riusare, riciclare o compostare – conclude Connett – non dovrebbe essere prodotto. Le imprese hanno una grande responsabilità». Un modello che chiedono anche i comitati del vesuviano, invece delle continue minacce di ampliare o aprire nuove discariche nel Parco nazionale.

 


SERGE LATOUCHE a Cagliari, Settembre 2011

23 settembre 2011

Soluzioni alla crisi: austerità? No, rilocalizzare. Intervista a Serge Latouche

http://www.greenews.info/idee/soluzioni-alla-crisi-austerita-no-rilocalizzare-intervista-a-serge-latouche-20110922/

settembre 22, 2011 Idee

Serge Latouche, arriva con passo lento e la moglie accanto. Arriva sul palco del Festival Marina Café Noir di Cagliari accompagnato da applausi come fosse una rockstar. Eppure di musicale la sua teoria sulla “decrescita”, non ha niente. Otto R, ma niente musica. Otto cambiamenti interdipendenti: rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare. Otto punti fermi che lo hanno fatto diventare una stella del pensiero contemporaneo. Arriva con il suo bastone e il cappello in testa. Ringrazia e plaude l’organizzazione del festival sempre attenta alla sostenibilità con i generatori di energia pulita che alimentano i service e l’utilizzo di stoviglie biodegradabili e compostabili. Non solo di Pil e di deficit vive un economista. Latouche parla di amore della verità, senso della giustizia, responsabilità, rispetto della democrazia, elogio della differenza e dovere di solidarietà. Racconta come sia necessario ridistribuire le ricchezze e l’accesso al patrimonio naturale, sia fra il Nord e il Sud del mondo sia all’interno di ciascuna società. Ridurre gli impatti sulla biosfera dei nostri modi di produrre e di consumare, riutilizzare e riciclare i rifiuti del consumo. Racconta un’altra società, utopica?

D) Prof. Latouche, in che mondo viviamo?

R) Quello che osservo è uno stato di schizofrenia permanente: un giorno siamo in ripresa, il giorno dopo veniamo declassati. Facciamo parte di uno Stato che potremmo chiamare tranquillamente l’”Assurdistan”. L’unica consolazione è che la crisi di questo sistema ci ha portato all’ora della verità. Finalmente.

D) Lei, nel suo ultimo lavoro, “Breve trattato sulla decrescita serena”,  cerca di uscire al di fuori dell’utopia. Come?

R) Prima di tutto chiariamoci su un concetto: la crisi riguarda tutti e non solo la Grecia,  l’Italia, la Spagna. Siamo vittime dei “crediti ninja”, il 70% degli americani sono proprietari di debiti, tutto questo ha portato a una crisi anche morale e di civiltà, siamo all’incrocio della strada. Bisogna riconcettualizzare e ristrutturare gli apparati produttivi e i rapporti sociali. Rilocalizzare, cioè produrre in massima parte a livello locale i prodotti necessari a soddisfare i bisogni della popolazione, in imprese locali finanziate dal risparmio collettivo raccolto localmente. Se le idee devono ignorare le frontiere, al contrario i movimenti di merci e capitali devono essere limitati all’indispensabile. Invece quello che ci chiedono è “austerità”. Io sono contro l’austerità, il rigore e la ripresa della crescita. L’austerità fa in modo che non si garantisca l’assistenza sanitaria per tutti, destruttura l’istruzione e fa in modo, visto che siamo qui, che un festival, e cioè la cultura, si finanzi sempre meno. Si risparmia a spese dell’ambiente tanto da dover pensare anche ai tanti immigrati del clima che in futuro aumenteranno. Le sembra una bella soluzione? La verità è che non c’è niente di peggio che in una società fondata sulla crescita non ci sia crescita! La crescita è finita negli anni Settanta. Se si abbandona questa idolatria della crescita, sopravviveremo.

D) Quindi?

R) La crisi si deve affrontare superando due tabù: l’inflazione e il protezionismo. Ma soprattutto bisognerebbe uscire dall’euro. Dobbiamo riappropriarci della moneta, che può essere un buon servitore, ma che in alcuni casi può diventare un pessimo padrone. A marzo del 2011 il 93% dei cittadini islandesi ha detto no al pagamento del debito, lIslanda si è rifiutata di pagare il debito perché pur facendo parte dell’Europa non ha la moneta unica, la Grecia non può. L’Ungheria ha deciso di far pagare il debito alla banche. Perché nessuno racconta questi esempi alternativi?

D) Il suo è anche un programma politico, quale partito occidentale oggi si avvicina di più al suo modello?

R) Non c’è un partito in particolare, ci sono dei singoli politici che si stanno affacciando a queste idee. Ma soprattutto l’importante è che ognuno faccia la sua parte, a prescindere dai partiti: dentro un gruppo di acquisto solidale, nel proprio quartiere, in un’associazione, costruendo una rete di consumo consapevole, risparmiando energia e sprecando meno. La decrescita non è ne di destra ne di sinistra, il mio programma è in primo luogo un programma di buon senso. Bisogna dare l’esempio agli altri, sapere che quando si consuma un chilo di bistecca si consumano sei litri di petrolio. Siamo tutti chiamati in causa quando scegliamo. La soluzione non è crearsi un mondo appartato, ghettizzarsi: si può lottare contro la Fiat e lavorare per la Fiat. Bisogna fare i conti con questo mondo: i morti non fanno la resistenza.

D) Dovremmo dunque aspettarci un “partito politico della decrescita”?

R) Rifiuto l’idea della creazione di un vero e proprio partito politico della decrescita, che rischierebbe di cristallizzare lo spirito del movimento.

D) Ha un libro da consigliare come fonte di ispirazione?

R) Tonino Perna, ha appena scritto un bellissimo libro che si intitola “Eventi estremi”. Il crollo di Wall Street del settembre 2008 è stato definito una “tempesta perfetta”. Perna affronta le analogie tra denaro e finanza, tra la finanza, il clima e la CO2. Gli “eventi estremi” climatici e finanziari, in crescita negli anni recenti, si caratterizzano per il medesimo meccanismo: “fluttuazioni giganti” provocate da una fortissima accelerazione dei processi.

D) Come si può ancora essere felici?

R) Solo la frugalità ci può dare l’abbondanza. Lo sanno bene i pubblicitari che i popoli felici non hanno bisogno di consumare.

D) Come si prepara la transizione a una società frugale?

R) Ci sono molti esempi. I casi di San Cristobal e Marcos e della guerra dell’acqua di Cochabamba, sono spinte dal basso, spinte che hanno cambiato gli equilibri ma non hanno rivoltato gli Stati. Sono movimenti che non chiedevano potere, ma futuro per il popolo.

Francesca Fradelloni


Piano casa Lazio: come distruggere una Regione

8 agosto 2011
Piano casa: niente alloggi popolari per le famiglie
Devastante aggressione ai parchi, aree agricole e protette,
coste e zone montuose sotto tutela integrale

di Gualtiero Alunni
Con l’approvazione della legge regionale definita “piano casa”, si
darà il via libera nel Lazio a una colata di cemento pari a 50 milioni
di mc; si perderanno 1.500 ettari di parchi, 500 ettari di aree
agricole, oltre 3.000 ettari di aree attualmente destinate a verde e
servizi. Si danneggeranno le aree pregiate del territorio, le città
storiche, le attività agricole. Si autorizzeranno 6000 condoni. Sarà
possibile costruire nei parchi e in aree con vincolo paesistico. Il
tutto senza prevedere aree per nuovi servizi pubblici, ma riducendone
la dotazione che a Roma passerebbe da 18 mq per abitante, previsti per
legge, ai 10 mq per abitante. Ci troviamo davanti alla solita
indiscriminata politica di sostegno all’economia del mattone che
favorisce i rapaci poteri forti della finanza e dei costruttori, a
discapito del patrimonio culturale, dal paesaggio ai centri storici.
Altro che piano casa per l’emergenza abitativa. Non si prevede alcun
intervento per la costruzione di nuovi alloggi popolari o a canone
concordato, non porterà nulla alle 60.000 famiglie iscritte alle
graduatorie dei  Comuni del Lazio e alle 3000 famiglie che ogni anno
subiscono lo sfratto (80% per morosità) spesso con l’uso della forza
pubblica. Con le scandalose deroghe a tutti i vincoli paesaggistici, il
Piano se applicato, devasterà le aree verdi con vincolo paesistico a
tutela integrale, portando pesanti cementificazioni all’interno dei
parchi e delle riserve naturali. Inoltre, si applicherà non solo alle
opere già realizzate, ma anche a quelle in fase di realizzazione,
consentendo di modificare il progetto in corso d’opera aumentando ogni
unità abitativa di 70 mq. Facendo due conti, dato che a Roma e
provincia sono in costruzione duemila unità, si avrà un aumento totale
di 140 mila mq di costruzioni, con una plusvalenza di 280 milioni di
euro, che finiranno nelle tasche dei costruttori. Nelle aree di grande
pregio storico-architettonico come Coppedè, Garbatella, Monteverde,
Prati, si potranno ampliare e modificare edifici alterando e snaturando
il progetto originale architettonico. Nel piano è anche prevista la
demolizione e ricostruzione di casali costruiti dopo il 1930. Questo
vuol dire che edifici storici saranno sostituiti da case ben più
grandi, con il 35% di cubatura in più. Il nuovo Piano casa consentirà
la cementificazione delle aree agricole attraverso l’ampliamento e la
modifica di ville e seconde case che nulla hanno a che vedere con la
normale attività agricola. Per quanto riguarda la periferia, si prevede
la realizzazione di nuovi quartieri senza variante urbanistica con
cambio da “non residenziale” a “residenziale” fino a 90mila mq per 550
abitanti senza urbanizzazione secondaria (scuole, parchi, servizi).
Stessa modifica per le aree libere non edificate, con rilascio del
permesso di costruire fino ad un massimo di 80mila mc. La
cementificazione prevista è come un “fiume in piena”. Si prevede la
costruzione di decine di porti turistici per un milione di mc nelle
zone a tutela integrale. Un caso su tutti: il Porto di Tarquinia sul
fiume Paglia in un’area a forte rischio idrogeologico che è esondato
più volte. Inoltre, si mette in atto una vera e propria
disarticolazione del litorale tirrenico: gli edifici situati nelle
fasce di rispetto della costa saranno spostati in aree attigue con
altissimi premi di cubatura. Ad esempio, da 50.000 mc esistenti si
passerà a 125.000 mc. Stessa aggressione per la montagna, con la
previsione dell’abbattimento di oltre 10.000 faggi secolari in area a
tutela integrale SIC (sito di importanza comunitaria) del Monte
Terminillo. Questo piano continua con la regolarizzazione degli
impianti sportivi realizzati per i Mondiali di nuoto anche se
realizzati in aree protette, riapre il condono edilizio nelle Zone di
Protezione Speciale (Aree protette d’interesse comunitario) con
migliaia di domande di condono ripescate in aree di grande pregio
ambientale. Il Piano Casa è stato definito come incostituzionale dal
ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan. La tutela ambientale
essendo materia statale, le Regioni possono soltanto aumentare le
tutele e non il contrario. Quindi, ancor prima della raccolta di firme
per il referendum abrogativo, si dovrà fare ricorso alla Corte
Costituzionale e contestualmente all’Unione Europea. Questa legge si
delinea come un piano senza regole, un “sacco regionale”, che devasterà
Roma e tutto il territorio laziale. Tutte le comunità e le
amministrazioni locali sono chiamate a resistere e a lottare con il
fine di contrastare un provvedimento dagli effetti catastrofici per la
qualità della vita dei cittadini e per l’ambiente.
Roma,05 Agosto 2011

Salviamo il paesaggio

26 luglio 2011

www.salviamoilpaesaggio.it

Un capriccio? Una moda? No, è egoismo puro: io voglio difendere il mio futuro, il futuro dei miei figli, il futuro del genere umano.

C’è chi non si fa scrupoli nel sottrarre altre fette di territorio alla natura, pensando al solo interesse economico immediato, in stile palazzinaro romano… Il riferimento non è puramente casuale, perché nell’hinterland romano i palazzi crescono più velocemente dei funghi, (fra un po’ forse i funghi non avranno più dove crescere). Se ci fermiamo a riflettere, ci chiediamo fino a che punto si potrà ancora costruire e perché si continua a farlo se solo nella città di Roma ci sono 245.000 case inutilizzate.

Fino a che punto l’uomo potrà essere a suo agio quando affacciandosi alla finestra vedrà solo cemento e cemento? Può darsi che una delle tante fonti di stress e di insoddisfazione sia inconsciamente l’allontanamento dalla natura, dal verde, dal paesaggio.

Provate a immaginare come ci si sente in uno spazio non toccato dall’intervento dell’uomo, tutto verde, fiorito, con cime di monti frastagliati o affacciato sul mare. Il vostro animo vi dice :”voglio scappare”? O forse vi dice “voglio scappare da dove vivo di solito”?

Salviamo il paesaggio! aderiamo tutti!


CleaNap: i cittadini puliscono Napoli

25 luglio 2011

Energie positive si stanno diffondendo: i cittadini napoletani stanchi della monnezza, tanti giovani, gli Angeli della monnezza, si rimboccano le mani e ripuliscono le piazze e le strade, piantano fiori, insieme con i bambini, cui insegnano la raccolta differenziata autogestita, in attesa che che il Primo cittadino, Luigi De Magistris, riesca a realizzare quello che a Napoli sembra essere un sogno: RIFIUTI ZERO! Il vicesindaco sta studiando l’applicabilità del sistema di riciclo di Vedelago. Chi la dura, la vince.

Qui le foto:

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/07/24/foto/tutti_a_raccogliere_rifiuti-19565100/1/?ref=HREC2-8


TAV inutile e costosa, perché i politici la vogliono?

5 luglio 2011

“L’alta velocità ferroviaria è nata a metà degli anni 80 in sede politica. Gli ingegneri dell’Ansaldo, a cui un paio di anni prima era stato affidato il compito di progettare, per quanto riguardava il settore ferroviario, il Piano Generale dei Trasporti, non l’avevano prevista. In questa anomalia si trova il segno dell’intera vicenda … In questo Paese mancano tutte le condizioni favorevoli e si accumulano tutte quelle negative, per le caratteristiche orografiche, la distribuzione e la densità degli abitanti, l’urbanizzazione diffusa…”

“La peculiarità di questa vicenda è che ci si trova di fronte al mistero di persone che hanno apparentemente programmato un disastro economico, sapendo perfettamente di farlo. La spiegazione non è difficile; per capire è sufficiente sostituire alla regola del capitalismo teorico quella del capitalismo reale che dice, più o meno: è accettabile qualunque disastro economico purchè le perdite siano addossate all’intera comunità e i guadagni rimangano nelle mani di chi gestisce l’operazione. Il che, per dirla tutta, non è una grande novità; ma in questo caso l’applicazione del principio è stata veramente grandiosa, lo schieramento di forze che l’ha sostenuta nuovo ed impressionante, e il cambiamento di regole che l’iniziativa ha comportato tale da modificare strutturalmente i lineamenti del diritto … La straordinaria trovata di addossare i costi alle generazioni future ha aperto di fatto un pozzo senza fondo. Di lì si pesca per coinvolgere partiti, consulenti, chiunque esprima dubbi; per promettere agli enti locali, che devono acconsentire al passaggio delle nuove linee, faraoniche opere di compensazione, per firmare impegni di qualsiasi tipo con la tranquilla convinzione di non dover, a proprie spese, mantenere nulla…”

di C. Cancelli (docente al Politecnico di Torino; consulente tecnico della Comunità Montana Bassa Valle Susa per l’Alta Velocità; coautore del libro “Alta velocità. Valutazione economica, tecnologica e ambientale del progetto” Ed. CUEN-Ecologia)

Circa i danni ambientali derivanti dai cantieri, i rischi peggiori sono i seguenti:
Il monte Musiné, che dovrebbe essere perforato per costruire la TAV, è costituito in gran parte da amianto: con le perforazioni si spargerebbero nell’aria circostante tonnellate di polvere di amianto, che il vento porterà ovunque. Sorgerebbero problemi di smaltimento delle polveri e della terra da scavo … In più nelle cavità è presente anche l‘uranio

Un grave danno all’ambiente, alla salute e alla vivibilità della valle riguarda le falde acquifere che sarebbero impoverite con conseguente problema di dove prendere l’acqua necessaria alla popolazione della zona.