La festa è finita (SERGE LATOUCHE)

20 gennaio 2010
La festa è finita

Serge Latouche

[25 Novembre 2009]

Un articolo del fondatore del movimento della decrescita [pubblicato su Carta 38709]. Che si chiede: vale la pena preoccuparsi del futuro e cambiare il nostro stile di vita?

Perché dovrei preoccuparmi della posterita? – diceva Marx [non Karl, ma Groucho] – Forse la posterità si è preoccupata per me?». Effettivamente, si può pensare che l’avvenire non valga tormentarsi per assicurarsi che ci sia e che sia meglio dar fondo il prima possibile al petrolio e alle risorse naturali piuttosto che avvelenarsi l’esistenza con il razionamento. Questo punto di vista è assai diffuso nelle elites, e si può comprenderlo, ma lo si trova anche implicitamente in un gran numero di nostri contemporanei. Oppure, come scrive Nicholas Georgescu-Roegen: «Forse il destino dell’uomo è di avere una vita breve ma febbrile, eccitante e stravagante, piuttosto che un’esistena lunga, vegetativa e monotona» [Nicholas Georgescu-Roegen, «La decroissance», edizioni Sang de la terre, 2006].
Certo, bisognerebbe che la vita dei moderni super-consumatori sia veramente eccitante e che, al contrario, la sobrietà sia incompatibile con la felicità e anche con una certa esuberanza gioiosa.
E poi anche… Come dice molto bene Richard Heinberg: «Fu una festa formidabile. La maggior parte di noi, almeno quelli che hanno vissuto nei paesi industrializzati e non hanno quindi conosciuto la fame, hanno apprezzato l’acqua calda e fredda dal rubinetto, le auto a portata di mano che ci permettono di spostarci rapidamente e praticamente senza fatica da un posto all’altro, o ancora altre macchine per lavare i nostri vestiti, che ci divertono e ci informano, e così via». E allora? Oggi che abbiamo dilapidato la dote «dobbiamo continuare a compiangerci fino alla triste fine, e coinvolgere il grosso del resto del mondo nella caduta? Oppure bisogna riconoscere che la festa è finita, fare pulizia dietro di noi e preparare i luoghi per quelli che verranno dopo?» [Richard Heinberg, «Pe?trole la fe?te est finie! Avenir des societes industrielles apres le pic petrolier», edizioni Demi-Lune, Paris 2008].
Si può anche giustificare l’incuria sul futuro con ogni tipo di ragioni, non necessariamente egoiste. Se si pensa, come Schopenauer, che la vita è un affare in perdita, è quasi una forma di altruismo, vuol dire risparmiare ai nostri figli il mal di vivere.
La via della decrescita si basa su un postulato inverso, condiviso dalla maggior parte delle culture non occidentali: per misteriosa che sia, la vita è un dono meraviglioso. Ed è vero che l’uomo ha la possibilità di trasformarla in un regalo avvelenato, e dall’avvento del capitalismo non si è privato di questa opportunità. In queste condizioni, la decrescita è una sfida e una scommessa. Una sfida alle credenze più radicate, dato che lo slogan costituisce una insopportabile provocazione e una bestemmia per gli adoratori della crescita. Una scommessa, perché nulla è meno sicuro della necessaria realizzazione di una società autonoma della sobrietà.
Tuttavia, la sfida merita di essere lanciata e la scommessa di essere fatta. La via della decrescita è quella della resistenza, ma anche quella della dissidenza, di fronte al rullo compressore dell’occidentalizzazione del mondo e del totalitarismo aggressivo della società del consumo mondializzato. Se gli obiettori alla crescita si danno alla macchia e insieme agli indigeni d’America marciano sul sentiero di guerra, essi esplorano la costruzione di una civilizzazione della sobrieta? scelta alternativa all’impasse della società della crescita, e oppongono al terrorismo della cosmocrazia e dell’oligarchia politica ed economica dei mezzi pacifici: non violenza, disobbedienza civile, boicottaggio e, naturalmente, le armi della critica.

*DOCENTE DI ECONOMIAALL’UNIVERSITA?D’ORSAY, OBIETTOREALLACRESCITA.
TRAISUOIULTIMILIBRI, «LASCOMMESSADELLADECRESCITA» [FELTRINELLI, 2007] E«MONDIALIZZAZIONEEDECRESCITA» [DEDALO, 2009],


LATOUCHE E PALLANTE A ROMA

29 settembre 2009

SABATO 10 OTTOBRE – Sala Convegni della Città dell’Altra Economia largo Frisullo -Testaccio
ore 9:30-13:00 Pallante interviene all’incontro ‘Popoli Nativi’di cui potete leggere di più negli allegati

VENERDI’ 16 OTTOBRE ore 17:30 Teatro Liceo Morgagni via Fonteiana 125 (Monteverde) dibattito con Pallante e Latouche


La falda acquifera sui Castelli romani si è abbassata

27 agosto 2009

venerdì 21 agosto 2009

La falda si è abbassata: scoppia la crisi idrica

Il Messaggero – Venerdì 21 Agosto 2009
di LUIGI JOVINO
Castel Gandolfo, emergenza idrica

E’ scoppiata l’emergenza idrica a Castel Gandolfo, dove la falda e il livello del lago si sono abbassati nonostante la pioggia dei mesi scorsi. Maxi multe minacciate contro gli sprechi.
Vietati il rifornimento dalle fontane a bottone.
In molti centri dei Castelli preoccupazione per fluoro, arsenico e manganese
Contro gli sprechi multe fino a 500 euro. Albano: dai rubinetti anche impurità
Castel Gandolfo, emergenza idrica
Crisi idrica a Castel Gandolfo e in molti paesi dell’Appia. Il sindaco vieta il rifornimento dalle fontane pubbliche, mentre molti comitati locali si lamentano per l’inquinamento da sostanze naturali. A Castel Gandolfo, dunque, multe salate per i cittadini che si recano alle fontanelle “a bottone” per far la scorta di acqua potabile. I contravventori rischiano un’ammenda fino a 500 euro. L’approvvigionamento è, invece, consentito dalle fontane “a nasone” che, a differenza di quelle a bottone, sono alimentate da flusso continuo e non da serbatoi. «Siamo in piena emergenza – afferma Maurizio Colacchi, sindaco di Castel Gandolfo che ieri ha firmato l’ordinanza – e non sono ammessi sprechi. Non è ammissibile che alcuni cittadini abbiano acqua a sufficienza, mentre altri debbano soffrire».
Nell’ordinanza è stato anche vietato di utilizzare acqua potabile per innaffiare giardini o pulire gli arenili e di farne uso improprio. «La situazione – riprende il sindaco – è sotto gli occhi di tutti. La falda continua a scendere e il livello del lago si è abbassato nonostante l’autunno e la primavera scorsi siano stati molto piovosi».
Vigili mobilitati anche a Pavona e a Cecchina di Albano, dove i cittadini si lamentano perché il flusso di acqua non è continuo e spesso dai rubinetti escono impurità.
In molti altri paesi dei Castelli sono comparsi manifesti dei sindaci che vietano sprechi di acqua potabile, ma negli otto comuni cui è stata concessa la deroga perchè il contenuto di inquinanti naturali come il fluoro, l’arsenico e il manganese sono al di sopra dei valori soglia le preoccupazione sono ben altre.
«Non ci è stata detta – afferma Danilo Ballanti, del Comitato antidiscarica di Albano – tutta la verità e i cittadini che consumano acqua intrisa di fluoro, manganese e arsenico non sanno neanche come comportarsi».
Il mese scorso nei comuni di Albano, Ariccia, Castel Gandolfo, Lariano, Lanuvio, Velletri e Ciampino e Genzano l’Acea e il Dipartimento prevenzione dell’Asl Rm H hanno affisso degli avvisi pubblici in cui si invitava la cittadinanza, e i bambini in particolare, a non utilizzare integratori, dentifrici e sostanze al fluoro per evitare pericolosi accumuli di questa sostanza presente nell’acqua potabile al di sopra dei valori consentiti per legge.
«Analisi in nostro possesso – riprende Ballanti – dimostrano che ci sono quantità in eccesso anche di manganese. Abbiamo mostrato i rilievi a Piero Marrazzo, presidente della giunta regionale del Lazio, che è rimasto allibito. Dopo poco tempo sono stati affissi i manifesti pubblici sui pericoli del fluoro. Niente sappiamo invece sull’accumulo dell’arsenico anche se il dottor Messineo, responsabile del Dipartimento prevenzione dell’Asl, ha detto che potrebbero esserci danni serissimi».
Un documento dell’associazione “Medicina democratica” ha poi denunciato nelle settimane scorse la «colpevole carenza di informazioni che non mette in condizione i cittadini di prendere le dovute cautele»

Cibi al veleno: ed ora cosa metto in tavola?

24 agosto 2009

Molti prodotti alimentari in circolazione sono contaminati da sostanze tossiche.

Senza voler creare allarmismi, ma solo allo scopo di dare una scossa ai “consumatori” affinché siano più consapevoli e critici nei loro acquisti, vorrei sollecitare alcune riflessioni.

L’uomo fa parte dell’ecosistema e si nutre, come gli altri esseri viventi, di ciò che la Terra offre. L’esistenza dell’uomo dipende dalle condizioni del nostro pianeta: più questo è inquinato e più si ingeriscono cibi inquinati (per non parlare dell’aria che si respira, sicuramente più sporca di quanto rilevano le centraline dello smog, che non sono tarate per rintracciare le nanoparticelle, le più pericolose di tutte le polveri).

Gli animali che pascolano nei pressi di inceneritori o cementifici o fabbriche metallurigiche…  mangiano erba cosparsa di nanopolveri, e noi, mangiando la loro carne, ingeriamo queste ultime con conseguenze drammatiche per la salute.

I bovini allevati non biologicamente sono sfruttati così tanto da non esser più capaci di produrre latte se non con l’aiuto di dosi generose di antibiotici, che consentono di superare le infezioni frequenti (per esempio le mastiti) in cui incorrono. Infatti,  affinché producano più latte di quanto la natura normalmente consenteribbe, sono sottoposte ad enormi stress.   http://www.cibo360.it/alimentazione/cibi/carne/sicurezza.htm                                                                                                                               Dove finiscono quegli antibiotici? Nel nostro stomaco.

In Italia si allevano 600 milioni di polli all’anno! Non vi sovviene qualche considerazione su come ciò sia realizzabile? In 37 giorni il pulcino passa dal pollaio (se così si può chiamare) al supermercato  http://sloweb.slowfood.it/sloweb/ita/dettaglio.lasso?cod=3E6E345B02a9c1BAF8jjX2E2B755

C’è da aprire ancora una parentesi sulla carne, rossa o bianca che sia. Per produrre un kg di carne occorrono più di 10.000 litri di acqua. Inoltre, ” L’inquinamento generato dall’industria della carne supera quello di tutti i veicoli del mondo, compresi gli aerei. Il biossido di carbonio generato per produrre una sola bistecca è pari alla quantità emessa da un’automobile per 40 km”. http://www.viveremeglio.org/0_guarire/guar_fisica/alimsalu/carne_sventura.htm

Anche il latte è contaminato (per esempio di diossina, sprigionata dall’incenerimento della plastica),  e così le famose mozzarelle, per le quali l’unica vera colpa dei produttori è la sfortuna di trovarsi nei pressi degli ecomostri o delle discariche abusive, il cui percolato si diffonde nel suolo, nelle falde acquifere…

Frutta e verdura coltivate nelle zone più vicine agli ecomostri sono ricoperte di nanopaticelle, che nessun lavaggio può asportare.

E così biscotti, pasta e tutto ciò che è prodotto con grano esposto agli stessi fenomeni.

Di fronte a questa situazione ci sono diversi tipi di risposta da parte dei consumatori:

1) c’è la grande categoria dI CHI MINIMIZZA, se non altro per non scomodarsi né responsabilizzarsi, non volendo perdere tempo e fatica nel ricercare informazioni e prodottori più sicuri. La classica risposta è :” TUTTO fa male! Allora, non mangiamo più niente?”

2) Poi la categoria di chi cade nel terrore e si fa prendere dall’ORTORESSIA;

3) infine, lo sparuto gruppo di esploratori del territorio (alla ricerca di fattorie biologiche, di aziende agricole affidabili, di siti non contaminati da “vicini di casa” sospetti) lettori appassionati di etichette di prodotti del supermercato, CONVINTI CHE LA DOMANDA DEL CONSUMATORE SIA CAPACE DI RIBALTARE IL POTERE DELL’OFFERTA.

RIMEDI

Variare il più possibile l’alimentazione, mangiando cibi di origine e marchio diversi, per ridurre la probabilità di ingerire prodotti a rischio; incrementare gli acquisti a km zero, comprando da contadini che hanno i terreni lontani, lontanisssimi, da fabbriche & Co. o iscrivendosi ad un G.A.S.  (gruppo di acquisto solidale); fidarsi, dopo attenta selezione, dei prodotti col marchio biologico; ridurre il consumo di plastica, mettere la spesa nelle “sporte” e non nelle buste http://www.portalasporta.it/, ridurre l’uso di imballaggi, riciclare, così da ridurre la produzione di rifiuti; autoprodurre alimenti (come lo yogurt, il pane, i dolci, le conserve… ), non comprare molti cibi confezionati o pietanze precotte, ma CUCINARE .


Difendiamo la Fiera Enologica di Taurasi

19 agosto 2009
Difendiamo la Fiera Enologica di Taurasi

La Fiera Enologica di Taurasi è stata soppressa dopo undici anni senza alcuna valida giustificazione che non siano meccanismi interni di paese nei quali non vogliamo entrare.

Il Taurasi è uno dei più importanti vini rossi italiani, è un patrimonio di tutti i paesi della Docg, degli appassionati e dei consumatori.

Aver abolito una festa di popolo è un grave oltraggio alla sensibilità e al coraggio di quanti in questi anni si sono impegnati nella riqualificazione del territorio, impegno tanto più duro perché portato avanti al Sud tra mille difficoltà burocratiche.

Chiediamo alla Regione Campania di riconsiderare la gestione del piano di investimenti alla luce della soppressione di una delle manifestazioni enologiche più importanti del Sud e di promuovere un Ente Fiera che gestisca in prima battuta l’evento a partire dal prossimo anno.

Invitiamo le associazioni, Slow Food Campania, l’Ais Campania, Go Wine, le organizzazioni di categoria Confagricoltura, Coldiretti e Cia, a prendere posizione contro questo gravissimo episodio che riporta indietro le lancette alla crisi del metanolo.

Viva Taurasi, Viva il Taurasi!

 

Luciano Pignataro e Associazione culturale Divino Scrivere

Firma la petizione!

http://www.firmiamo.it/difendiamolafieraenologicaditaurasi

 


Fare lo yogurt in casa

21 luglio 2009

Da un po’ di tempo produco yogurt in casa con ottimi risultati. Il 17 luglio ho condiviso questa esperienza con altre persone; ecco una sintesi della serata:

Autoproduzione di yogurt: vantaggi per la salute e non solo.

1) Ingredienti

Per produrre yogurt occorrono latte e batteri (liofilizzati o non).

– Batteri
Lo yogurt si ottiene grazie all’azione di lattobacilli (Lactobacillus bulgaricus e lactobacillus yogurti) e di streptococchi (streptococcco termophilus), sono i fermenti lattici vivi, che si possono comprare in farmacia.
Sono organismi viventi che si cibano di alcune componenti del latte (principalmente il lattosio, che è uno zucchero) trasformandole in acido lattico. L’acido lattico (e l’ambiente acido in generale) riduce la formazione di agenti dannosi per l’organismo. Troppo acido lattico renderebbe disgustoso lo yogurt.

I fermenti continuano a vivere finché hanno di che nutrirsi. La loro attività (la velocità con la quale operano) dipende principalmente dalla quantità di cibo e gas disciolti nel latte  e dalla temperatura (più scende e meno sono attivi).

2) Strumenti

  1. Vaso di vetro della capacità di circa un litro, con tappo
  2. Panno  di lana (sciarpa o altro)
  3. Bollilatte

3) Dosi:

–         1 bustina di fermenti liofilizzati

–         1 litro di latte intero (o mezzo litro per farlo più denso)

4) Procedimento:

Sciogliere  una bustina di fermenti liofilizzati nel vaso di vetro ben pulito con poco latte tiepido della temperatura di 37-42°C (non occorre il termometro, la temperatura del nostro dito va bene), aggiungere il resto del latte. Non tappare, ma coprire solo con un tovagliolo di carta e avvolgere interamente nel panno di lana, per mantenere la temperatura costante.

Riporre in posto della casa non freddo, magari non lontano dai fornelli e non su superfici che vibrano.

5) Tempi

Dopo 8-12 ore lo yogurt è pronto, denso e dolce. Se si allungano i tempi diventa acido e si forma del siero giallo in superficie (che si può asportare o non, prima di consumarlo).

6) Conservazione e riproduzione

Si può conservare questo yogurt per 5 o 6 giorni in frigorifero. Preparare la dose successiva con qualche cucchiaiata di questo primo preparato e così via finché quello nuovo non inizia a venire molto liquido e acquoso: allora vuol dire che è ora di rinnovare e ripartire coi fermenti liofilizzati o con un vasetto di yogurt del supermercato( i cui fermenti possono essere già morti). Si riesce a riprodurlo dalla bustina iniziale circa 20-30 volte.

Vantaggi economici per il singolo

Lo yogurt fatto in casa costa il prezzo del latte, 1,20 € al litro più quello (una tantum della bustina) o del vasetto di yogurt industriale (da evitare, in quanto i fermenti potrebbero essere non più vivi e improduttivi).

Una scatola di 4 bustine costa 5 € (1,25 € a bustina) e può durare diversi mesi.

Lo yogurt industriale costa circa 4 € al litro.

Vantaggi per la salute

Il Lactobacillus delbrueckii, specie Bulgaricus, promuove l’acidificazione dell’intestino tenue, contribuendo così a creare un ambiente inospitale per i batteri patogeni;produce inoltre un antibiotico naturale; grazie alla sua capacità di scomporre adeguatamente il lattosio, risulta di grande aiuto per i soggetti affetti da intolleranza al lattosio.”Da http://protonutrizione.blogosfere.it/2007/05/lactobacillus-b.html.

Inoltre, consente: la ricolonizzazione del tratto intestinale, la prevenzione delle malattie allergiche, l’assorbimento di vitamine, la prevenzione di malattie tumorali.http://www.aldozecca.net/alimentazione/i_fermenti_lattici_e_gli_al.htm

Lo yogurt fatto in casa è più salutare in quanto i fermenti sono sicuramente vivi ed attivi.

Vantaggi per la società e l’intera economia (vedi anche Maurizio Pallante).

L’autoproduzione in genere dei beni alimentari, di vestiti… è un potente mezzo per contrastare l’egemonia del mercato, le imposizioni della grande distribuzione, gli abusi da questi soggetti perpretati anche a danno della salute del consumatore (quante sostanze tossiche ci sono negli alimenti sugli scaffali?).

Facendo lo yogurt in casa, o marmellate, conserve… ,cucinando molto, azzerando l’acquisto di cibi confezionati, specie se precotti, si combattono le aziende che mirano alla vendita di grandi quantità di merci (pensiamo ai polli in batteria che da pulcini diventano grandi in 37 giorni, mentre occorrerebbero 4-5 mesi o a quegli avicoltori che producono 200.000 uova al giorno) a discapito della qualità. Queste aziende non si curano dei bisogni dei cittadini (da esse chiamati consumatori, con la speranza che consumino il più possibile per aumentare i profitti). Sui testi universitari e scolastici il Marketing è definito come la disciplina che studia i bisogni dei consumatori per offrire loro proprio ciò che desiderano. E’ così? O forse studia come creare bisogni indotti?

Facendo lo yogurt in casa io mi sottraggo all’egemonia del mercato, allo strapotere della grande distribuzione, e fuggo dall’acquisto di merci messe sugli scaffali da altri, secondo le logiche ed i gusti di altri, secondo i tempi ed i modi di altri.

Rifiuto il CONSUMISMO ( alla base dei disvalori e dei disordini psicolgici dei giovani) ED IL CAPITALISMO.

Inoltre, produco RIFIUTI ZERO…

faccio calare la domanda di plastica (leggi petrolio) per i vasetti, quella di carta per gli imballaggi…

mangio un alimento a KM ZERO…

conservo le tradizioni

l’uso della manualità…

AGGIORNAMENTI SU https://energiapulita1.wordpress.com/2010/10/10/yogurt-in-casa-aggiornamenti/


Roma, convegno sul compostaggio

14 luglio 2009

FARE VERDE ONLUS organizza

mercoledì 15 luglio 2009

alle ore 17:30

presso la Sala del Carroccio Piazza del Campidoglio, Roma

CONVEGNO COMPOSTAGGIO A ROMA, PER RIDURRE DEL 30% IL PESO DEI RIFIUTI IN DISCARICA.

Strategie impiantistiche per il riciclaggio della frazione organica e strategie commerciali per la valorizzazione economica del compost di qualità.

Introducono: Andrea De Priamo, Presidente Commissione Ambiente del Comune di Roma

Massimo De Maio, Presidente Fare Verde onlus

Relazioni: “I Piani di Ama Roma per il recupero dei rifiuti” Dott. Marco Daniele Clarke, Presidente Ama

 “Scenario italiano del compostaggio” Dott. David Newman, Direttore Generale del CIC – Consorzio Italiano Compostatori

“L’esperienza di Maccarese” Ing. Alessandro Muzi, Amministratore Delegato Amagest

“Tecnologie per il compostaggio e valorizzazione economica del compost di qualità” Dott. Alessandro Canovai, Vice-Presidente del CIC – Consorzio Italiano Compostatori

“Sistemi impiantistici e strategie per la loro riconversione e completamento” Dott. Alberto Confalonieri, consulente della Scuola Agraria del Parco di Monza

Conclude: Fabio De Lillo, Assessore all’Ambiente del Comune di Roma

Sono stati invitati ad intervenire: Gianni Alemanno, Sindaco di Roma

 Filiberto Zaratti, Assessore all’Ambiente e alla Cooperazione tra i Popoli della Regione Lazio

Daniela Valentini, Assessore all’Agricoltura della Regione Lazio

Fabio Rampelli, Deputato della Repubblica

 Maya Battisti, portavoce della Rete Regionale Rifiuti del Lazio

In Italia il settore industriale del compostaggio è già da tempo uscito dalla sua fase pionieristica e nel 2008 ha trattato 3.600.000  tonnellate di scarti organici, contribuendo ad evitare l’emissione in atmosfera di 7.200.000tonnellate di CO2. Tuttavia, il nostro paese è ancora in deficit per numero di impianti e capacità di trattamento,essendo più di 10 milionidi tonnellate gli scarti organici prodotti ogni anno in Italia solo con i rifiuti solidi urbani. A Roma, un ricorso più deciso alla tecnologia del compostaggio può rappresentare una scelta strategica per ridurre drasticamente il conferimento in discarica di una delle frazioni più difficili da gestire per le sue caratteristiche di umidità e putrescibilità, e che, producendo percolato e emissioni gassose inquinanti, rende più pericolose e inquinanti le discariche. La frazione organica rappresenta, infatti,il 30% dei rifiuti urbani, pari a più di 1.500 delle 4.500-5.000 tonnellate che giornalmente vengono conferite in una discarica, quella di Malagrotta, che già da tempo ha raggiunto la sua capacità massima. Dotare Roma di una adeguata capacità impiantistica per il trattamento della frazione organica rappresenta anche una scelta obbligata per riciclare il crescente flusso di questo tipo di scarti proveniente dalla raccolta differenziata “porta a porta” che si sta man mano estendendo a nuove zone della Capitale. L’obiettivo del convegno “Compostaggio a Roma” è, quindi, quello di mettere in evidenza la necessità di realizzare in tempi brevi le linee di compostaggio necessarie per il trattamento della parte organica dei rifiuti capitolini che già oggi viene selezionata attraverso la raccolta differenziata e di quella che nel prossimo futuro sarà generata dall’estensione del “porta a porta”. Per completare la filiera del recupero e del riciclaggio degli scarti organici ed adottare una efficace strategia per la commercializzazione del compost di qualità prodotto negli impianti capitolini, si proporrà l’utilizzo di questo ammendante e fertilizzante naturale nella gestione e la cura del verde pubblico. Fondamentale sarà quindi la proposta di Fare Verde onlus di emanare una delibera che impegni il Comune di Roma a ricorrere alla pratica dei cosidetti “acquisti pubblici verdi”per prevedere l’acquisto di compost di qualità in sostituzione di analoghi prodotti sintetici daparte dei competenti uffici comunali e delle eventuali ditte appaltatrici per la cura del verde pubblico. Dal punto di vista impiantistico, è diventato ormai urgente il già pianificato raddoppio del centro di compostaggio di Maccarese, unico impianto attualmente attivo per il trattamento di scarti organici selezionati mediante raccolta differenziata nel territorio comunale di Roma. Mentre nuove linee possono essere ottenute in tempi rapidi e con investimenti contenuti riadattando impianti già esistenti per la stabilizzazione biologica dei rifiuti urbani e la produzione di CDR -Combustibile Da Rifiuti. L’incontro è aperto al pubblico ed è principalmente rivolto a tecnici, amministratori pubblici, associazioni di categoria e di volontariato, comitati di cittadini interessati e attivi nel settore della corretta gestione dei rifiuti, della raccolta differenziata e del compostaggio. Il compostaggio è un processo industriale di trasformazione degli scarti organici in terriccio fertilizzante utilizzabile in agricoltura e florovivaismo. Si tratta di un processo di riciclaggio a basso impatto ambientale poiché riproduce in maniera accellerata e controllata il naturale ciclo di decomposizione della materia organica. Partendo da scarti selezionati mediante raccolta differenziata è possibile ottenere un compost di qualità certificato utilizzato anche in agricoltura biologica. Per garantire la purezza dei materiali sottoposti a riciclaggio e trasformati in compost, la raccolta differenziata domiciliare “porta a porta” è ad oggi il sistema più efficace. Nella fase iniziale del processo di compostaggio è anche possibile catturare i biogas naturalmente liberati dagli scarti organici e costituiti per il 60-80%da metano utilizzabile per la trazione o per la cogenerazione di calore e elettricità. Questa attività consente di recuperare dagli scarti organici, oltre che sostanze nutritive preziose per i terreni agricoli e florovivaistici,energia pulita contribuendo in maniera efficace a ridurre le emissioni responsabili del riscaldamento del pianeta.