Terra madre

22 ottobre 2010

“Terra Madre”, ecco le Nazioni unite
della diversità agro-alimentare

La quarta edizione dell’appuntamento organizzato da “Slow Food” che vede riuniti contadini, pescatori, allevatori e artigiani del gusto da 161 paesi.Petrini: “Il mondo rischia di deragliare sotto il peso di consumi insensati. Queste comunità ci indicano la strada giusta”

http://www.repubblica.it/solidarieta/cibo-e-ambiente


No all’inceneritore di Parma!

16 marzo 2010

Il tempo stringe,
mancano 800 giorni all’avvio dell’inceneritore di rifiuti da 130.000 tonnellate che sorgerà a Parma nel quartiere S.P.I.P.
Siamo ancora in tempo, non è troppo tardi per fermarlo ma dobbiamo intensificare le azioni, chi decide deve sapere che i cittadini sono informati e non sono d’accordo con questa decisione.

Esistono delle alternative praticabili e già praticate, i cittadini di Parma lo sanno e le esigono.
Per fare ciò, però, il Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti, attivo dal 2006 e composto da semplici cittadini, ha sempre fatto ricorso all’autotassazione.

Per presentare il ricorso legale sono serviti dei soldi (tanti!), per organizzare i cortei e la fiaccolata di dicembre sono serviti dei soldi, per stampare i volantini informativi sono serviti e serviranno dei soldi, per far sì che il principale quotidiano locale pubblicasse anche le nostre idee sono serviti dei soldi, per far arrivare le brochure informative a casa dei parmigiani sono serviti tanti soldi. Altri ne servono ora per organizzare la manifestazione NAZIONALE NO INCENERITORI che si terrà qui a Parma sabato 17 aprile.

La rete Nazionale No Inceneritori ci ha chiesto che la manifestazione si svolgesse a Parma perché, come ha detto il Prof. Paul Connett quando è stato nostro ospite a dicembre, “Parma è l’ultimo posto al mondo in cui si dovrebbe costruire un inceneritore”.
L’inceneritore nella “capitale europea del cibo” non andrebbe fatto.
La vertenza di Parma DIVIENE COSI’ UNA VERTENZA ITALIANA ED INTERNAZIONALE che unifica tutte le vertenze territoriali che in questo periodo si combattono anche nel resto d’Italia.

Purtroppo, però, non possiamo più sostenere tutte le spese da soli e quindi ti chiediamo aiuto.
Se puoi, se vuoi sostenere la nostra causa ti chiediamo di farci una donazione (non importa di quanto),
effettuando un bonifico utilizzando le seguenti coordinate bancarie:

Unicredit Banca – Filiale Parma Sicuri
Via Giulio e Giacinto Sicuri, 38A
43100 Parma
Conto Corrente Int” Libera Cittadinanza – Rete Nazionale girotondi e Movimenti”
IBAN: IT60K0200812722000100039138
Causale: contributo per l’alternativa all’inceneritore


La festa è finita (SERGE LATOUCHE)

20 gennaio 2010
La festa è finita

Serge Latouche

[25 Novembre 2009]

Un articolo del fondatore del movimento della decrescita [pubblicato su Carta 38709]. Che si chiede: vale la pena preoccuparsi del futuro e cambiare il nostro stile di vita?

Perché dovrei preoccuparmi della posterita? – diceva Marx [non Karl, ma Groucho] – Forse la posterità si è preoccupata per me?». Effettivamente, si può pensare che l’avvenire non valga tormentarsi per assicurarsi che ci sia e che sia meglio dar fondo il prima possibile al petrolio e alle risorse naturali piuttosto che avvelenarsi l’esistenza con il razionamento. Questo punto di vista è assai diffuso nelle elites, e si può comprenderlo, ma lo si trova anche implicitamente in un gran numero di nostri contemporanei. Oppure, come scrive Nicholas Georgescu-Roegen: «Forse il destino dell’uomo è di avere una vita breve ma febbrile, eccitante e stravagante, piuttosto che un’esistena lunga, vegetativa e monotona» [Nicholas Georgescu-Roegen, «La decroissance», edizioni Sang de la terre, 2006].
Certo, bisognerebbe che la vita dei moderni super-consumatori sia veramente eccitante e che, al contrario, la sobrietà sia incompatibile con la felicità e anche con una certa esuberanza gioiosa.
E poi anche… Come dice molto bene Richard Heinberg: «Fu una festa formidabile. La maggior parte di noi, almeno quelli che hanno vissuto nei paesi industrializzati e non hanno quindi conosciuto la fame, hanno apprezzato l’acqua calda e fredda dal rubinetto, le auto a portata di mano che ci permettono di spostarci rapidamente e praticamente senza fatica da un posto all’altro, o ancora altre macchine per lavare i nostri vestiti, che ci divertono e ci informano, e così via». E allora? Oggi che abbiamo dilapidato la dote «dobbiamo continuare a compiangerci fino alla triste fine, e coinvolgere il grosso del resto del mondo nella caduta? Oppure bisogna riconoscere che la festa è finita, fare pulizia dietro di noi e preparare i luoghi per quelli che verranno dopo?» [Richard Heinberg, «Pe?trole la fe?te est finie! Avenir des societes industrielles apres le pic petrolier», edizioni Demi-Lune, Paris 2008].
Si può anche giustificare l’incuria sul futuro con ogni tipo di ragioni, non necessariamente egoiste. Se si pensa, come Schopenauer, che la vita è un affare in perdita, è quasi una forma di altruismo, vuol dire risparmiare ai nostri figli il mal di vivere.
La via della decrescita si basa su un postulato inverso, condiviso dalla maggior parte delle culture non occidentali: per misteriosa che sia, la vita è un dono meraviglioso. Ed è vero che l’uomo ha la possibilità di trasformarla in un regalo avvelenato, e dall’avvento del capitalismo non si è privato di questa opportunità. In queste condizioni, la decrescita è una sfida e una scommessa. Una sfida alle credenze più radicate, dato che lo slogan costituisce una insopportabile provocazione e una bestemmia per gli adoratori della crescita. Una scommessa, perché nulla è meno sicuro della necessaria realizzazione di una società autonoma della sobrietà.
Tuttavia, la sfida merita di essere lanciata e la scommessa di essere fatta. La via della decrescita è quella della resistenza, ma anche quella della dissidenza, di fronte al rullo compressore dell’occidentalizzazione del mondo e del totalitarismo aggressivo della società del consumo mondializzato. Se gli obiettori alla crescita si danno alla macchia e insieme agli indigeni d’America marciano sul sentiero di guerra, essi esplorano la costruzione di una civilizzazione della sobrieta? scelta alternativa all’impasse della società della crescita, e oppongono al terrorismo della cosmocrazia e dell’oligarchia politica ed economica dei mezzi pacifici: non violenza, disobbedienza civile, boicottaggio e, naturalmente, le armi della critica.

*DOCENTE DI ECONOMIAALL’UNIVERSITA?D’ORSAY, OBIETTOREALLACRESCITA.
TRAISUOIULTIMILIBRI, «LASCOMMESSADELLADECRESCITA» [FELTRINELLI, 2007] E«MONDIALIZZAZIONEEDECRESCITA» [DEDALO, 2009],


Quando le banche sono più importanti del pianeta

7 dicembre 2009

Se si possono trovare migliaia di miliardi di dollari per salvare le banche, perché non si può trovare una parte di quel denaro per salvare l’ambiente e i  poveri?

http://www.greenpeaceitalia.org/blog/?p=380

Il nuovo Direttore Esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo, sudafricano e attivista per i diritti umani, che ha lottato contro l’apartheid e la povertà nel mondo, dice:

Kumi“In diverse lingue africane abbiamo il proverbio “Io sono, perchè voi siete”. Significa che l’essere umano è determinato dai rapporti che ha con le altre persone. Questo proverbio ha ispirato non solo il mio pensiero sui rapporti umani, ma anche quello sulla natura e l’ambiente. Se non riconosciamo che dobbiamo unirci, nei paesi ricchi e poveri e tagliare tutte le divisioni che ci separano, se non ci rendiamo conto che siamo tutti coinvolti, non saremo in grado di affrontare le sfide ambientali e di certo non saremo in grado di affrontare il problema dei cambiamenti climatici.

Oggi siamo a un bivio. In gioco c’è il futuro del nostro pianeta. Gli effetti dei cambiamenti climatici stanno colpendo milioni di persone in tutto il mondo. Ci troviamo in un momento in cui la società civile ha bisogno di essere coraggiosa e audace, pacifica e unita per riuscire a fermare i cambiamenti climatici catastrofici , la più grande sfida del nostro pianeta.

Entro a far parte di Greenpeace in un momento cruciale. Siamo a poche settimane dal vertice delle Nazioni Unite di Copenaghen. Abbiamo ancora un sacco da fare in questi giorni. I nostri leader mondiali non hanno agito con coraggio nel periodo che precede i negoziati : dormono in un periodo di crisi e devono svegliarsi e rendersi conto di aver perso tempo prezioso. Si rifiutano di ascoltare scienziati ed economisti che hanno fornito prove concrete della realtà dei cambiamenti climatici, ma soprattutto si rifiutano di ascoltare i propri cittadini che chiedono un intervento urgente. Vogliamo che la voce dei cittadini venga ascoltata ancora una volta. Dobbiamo alzarci e dire ai leader più potenti del mondo che se si possono trovare migliaia di miliardi di dollari per salvare le banche, perché non si può trovare una parte di quel denaro per salvare l’ambiente e i  poveri?

Gli effetti più catastrofici dei cambiamenti climatici non sono inevitabili. Con la nostra creatività e il nostro attivismo abbiamo l’opportunità di spingere verso un’economia verde che crei posti di lavoro sostenibili; abbiamo bisogno di portare avanti una rivoluzione energetica che miri a promuovere l’utilizzo di energie rinnovabili come il vento e l’energia solare e di una maggiore efficienza energetica. Se siamo in grado di sfruttare tutte queste opportunità è possibile affrontare allo stesso tempo la povertà, i nuovi posti di lavoro e la protezione del clima. Abbiamo bisogno che i leader mondiali agiscano con coraggio per garantire che da Copenhagen esca fuori un trattato equo, ambizioso e vincolante.

Dopo diversi anni di lavoro nel movimento contro la povertà, sono arrivato a comprendere come la lotta contro la povertà e la lotta contro i cambiamenti climatici siano indissolubilmente legate. La mia esperienza di lavoro, con l’anti-apartheid e con i movimenti di giustizia sociale, mi ha insegnato che quando l’umanità deve affrontare una sfida importante, una grande ingiustizia, è solo quando uomini e donne onesti sono disposti a resistere e lottare che il cambiamento accade realmente. Credo che Greenpeace sia un’organizzazione che può fare la differenza, che aiuti gli uomini e le donne di tutto il mondo a trovare una voce, ad alzarsi ed a creare un cambiamento.

Essere alla guida di Greenpeace è uno dei più grandi privilegi che io possa immaginare. Quando mi fu chiesto di prendere in considerazione questo ruolo ero al diciannovesimo giorno dei venticinque di sciopero della fame per protestare contro il governo di Robert Mugabe in Zimbabwe. Mi sentivo piuttosto debole e mi sono chiesto se ero davvero pronto per la sfida di un ruolo così importante. Mi sono anche chiesto se non fosse troppo presto per lasciare il lavoro in cui ero così coinvolto in nome dei poveri. Quando poi l’ho detto a mia figlia lei mi rispose che non avrebbe mai più parlato con me se non avessi preso in seria considerazione l’offerta. Lei mi fece notare che anche Greenpeace ha sempre lavorato per i poveri, anche se in un modo diverso.

Per lei, Greenpeace e i suoi sostenitori sono gli attivisti reali, i veri eroi che dedicano la loro vita alla lotta per la giustizia climatica. L’entusiasmo di mia figlia è l’entusiasmo delle giovani generazioni, quelle che dovranno affrontare le conseguenze delle decisioni che la mia generazione sta prendendo ora. Il suo entusiasmo mi fa sperare che saremo in grado di affrontare il grave pericolo del cambiamento climatico e ideare soluzioni per proteggere questo pianeta sia per lei che per le generazioni future.
Sono profondamente onorato di entrare far parte di Greenpeace International come Direttore Esecutivo, specialmente in questo momento. Sono orgoglioso di far parte di un’organizzazione che è pronta a resistere al potere, a fermare la gente per le strade, a dominare la scienza, a discutere con i politici, ad utilizzare tutti i mezzi pacifici possibili per creare un mondo verde, pacifico e piu giusto. Sono convinto che siamo in grado di sviluppare un futuro sostenibile per il pianeta, ma c’è bisogno che tutti  noi siamo coinvolti. Sono estremamente onorato, emozionato e non vedo l’ora di di lavorare con tutti voi.”


LATOUCHE E PALLANTE A ROMA

29 settembre 2009

SABATO 10 OTTOBRE – Sala Convegni della Città dell’Altra Economia largo Frisullo -Testaccio
ore 9:30-13:00 Pallante interviene all’incontro ‘Popoli Nativi’di cui potete leggere di più negli allegati

VENERDI’ 16 OTTOBRE ore 17:30 Teatro Liceo Morgagni via Fonteiana 125 (Monteverde) dibattito con Pallante e Latouche


La falda acquifera sui Castelli romani si è abbassata

27 agosto 2009

venerdì 21 agosto 2009

La falda si è abbassata: scoppia la crisi idrica

Il Messaggero – Venerdì 21 Agosto 2009
di LUIGI JOVINO
Castel Gandolfo, emergenza idrica

E’ scoppiata l’emergenza idrica a Castel Gandolfo, dove la falda e il livello del lago si sono abbassati nonostante la pioggia dei mesi scorsi. Maxi multe minacciate contro gli sprechi.
Vietati il rifornimento dalle fontane a bottone.
In molti centri dei Castelli preoccupazione per fluoro, arsenico e manganese
Contro gli sprechi multe fino a 500 euro. Albano: dai rubinetti anche impurità
Castel Gandolfo, emergenza idrica
Crisi idrica a Castel Gandolfo e in molti paesi dell’Appia. Il sindaco vieta il rifornimento dalle fontane pubbliche, mentre molti comitati locali si lamentano per l’inquinamento da sostanze naturali. A Castel Gandolfo, dunque, multe salate per i cittadini che si recano alle fontanelle “a bottone” per far la scorta di acqua potabile. I contravventori rischiano un’ammenda fino a 500 euro. L’approvvigionamento è, invece, consentito dalle fontane “a nasone” che, a differenza di quelle a bottone, sono alimentate da flusso continuo e non da serbatoi. «Siamo in piena emergenza – afferma Maurizio Colacchi, sindaco di Castel Gandolfo che ieri ha firmato l’ordinanza – e non sono ammessi sprechi. Non è ammissibile che alcuni cittadini abbiano acqua a sufficienza, mentre altri debbano soffrire».
Nell’ordinanza è stato anche vietato di utilizzare acqua potabile per innaffiare giardini o pulire gli arenili e di farne uso improprio. «La situazione – riprende il sindaco – è sotto gli occhi di tutti. La falda continua a scendere e il livello del lago si è abbassato nonostante l’autunno e la primavera scorsi siano stati molto piovosi».
Vigili mobilitati anche a Pavona e a Cecchina di Albano, dove i cittadini si lamentano perché il flusso di acqua non è continuo e spesso dai rubinetti escono impurità.
In molti altri paesi dei Castelli sono comparsi manifesti dei sindaci che vietano sprechi di acqua potabile, ma negli otto comuni cui è stata concessa la deroga perchè il contenuto di inquinanti naturali come il fluoro, l’arsenico e il manganese sono al di sopra dei valori soglia le preoccupazione sono ben altre.
«Non ci è stata detta – afferma Danilo Ballanti, del Comitato antidiscarica di Albano – tutta la verità e i cittadini che consumano acqua intrisa di fluoro, manganese e arsenico non sanno neanche come comportarsi».
Il mese scorso nei comuni di Albano, Ariccia, Castel Gandolfo, Lariano, Lanuvio, Velletri e Ciampino e Genzano l’Acea e il Dipartimento prevenzione dell’Asl Rm H hanno affisso degli avvisi pubblici in cui si invitava la cittadinanza, e i bambini in particolare, a non utilizzare integratori, dentifrici e sostanze al fluoro per evitare pericolosi accumuli di questa sostanza presente nell’acqua potabile al di sopra dei valori consentiti per legge.
«Analisi in nostro possesso – riprende Ballanti – dimostrano che ci sono quantità in eccesso anche di manganese. Abbiamo mostrato i rilievi a Piero Marrazzo, presidente della giunta regionale del Lazio, che è rimasto allibito. Dopo poco tempo sono stati affissi i manifesti pubblici sui pericoli del fluoro. Niente sappiamo invece sull’accumulo dell’arsenico anche se il dottor Messineo, responsabile del Dipartimento prevenzione dell’Asl, ha detto che potrebbero esserci danni serissimi».
Un documento dell’associazione “Medicina democratica” ha poi denunciato nelle settimane scorse la «colpevole carenza di informazioni che non mette in condizione i cittadini di prendere le dovute cautele»

Cibi al veleno: ed ora cosa metto in tavola?

24 agosto 2009

Molti prodotti alimentari in circolazione sono contaminati da sostanze tossiche.

Senza voler creare allarmismi, ma solo allo scopo di dare una scossa ai “consumatori” affinché siano più consapevoli e critici nei loro acquisti, vorrei sollecitare alcune riflessioni.

L’uomo fa parte dell’ecosistema e si nutre, come gli altri esseri viventi, di ciò che la Terra offre. L’esistenza dell’uomo dipende dalle condizioni del nostro pianeta: più questo è inquinato e più si ingeriscono cibi inquinati (per non parlare dell’aria che si respira, sicuramente più sporca di quanto rilevano le centraline dello smog, che non sono tarate per rintracciare le nanoparticelle, le più pericolose di tutte le polveri).

Gli animali che pascolano nei pressi di inceneritori o cementifici o fabbriche metallurigiche…  mangiano erba cosparsa di nanopolveri, e noi, mangiando la loro carne, ingeriamo queste ultime con conseguenze drammatiche per la salute.

I bovini allevati non biologicamente sono sfruttati così tanto da non esser più capaci di produrre latte se non con l’aiuto di dosi generose di antibiotici, che consentono di superare le infezioni frequenti (per esempio le mastiti) in cui incorrono. Infatti,  affinché producano più latte di quanto la natura normalmente consenteribbe, sono sottoposte ad enormi stress.   http://www.cibo360.it/alimentazione/cibi/carne/sicurezza.htm                                                                                                                               Dove finiscono quegli antibiotici? Nel nostro stomaco.

In Italia si allevano 600 milioni di polli all’anno! Non vi sovviene qualche considerazione su come ciò sia realizzabile? In 37 giorni il pulcino passa dal pollaio (se così si può chiamare) al supermercato  http://sloweb.slowfood.it/sloweb/ita/dettaglio.lasso?cod=3E6E345B02a9c1BAF8jjX2E2B755

C’è da aprire ancora una parentesi sulla carne, rossa o bianca che sia. Per produrre un kg di carne occorrono più di 10.000 litri di acqua. Inoltre, ” L’inquinamento generato dall’industria della carne supera quello di tutti i veicoli del mondo, compresi gli aerei. Il biossido di carbonio generato per produrre una sola bistecca è pari alla quantità emessa da un’automobile per 40 km”. http://www.viveremeglio.org/0_guarire/guar_fisica/alimsalu/carne_sventura.htm

Anche il latte è contaminato (per esempio di diossina, sprigionata dall’incenerimento della plastica),  e così le famose mozzarelle, per le quali l’unica vera colpa dei produttori è la sfortuna di trovarsi nei pressi degli ecomostri o delle discariche abusive, il cui percolato si diffonde nel suolo, nelle falde acquifere…

Frutta e verdura coltivate nelle zone più vicine agli ecomostri sono ricoperte di nanopaticelle, che nessun lavaggio può asportare.

E così biscotti, pasta e tutto ciò che è prodotto con grano esposto agli stessi fenomeni.

Di fronte a questa situazione ci sono diversi tipi di risposta da parte dei consumatori:

1) c’è la grande categoria dI CHI MINIMIZZA, se non altro per non scomodarsi né responsabilizzarsi, non volendo perdere tempo e fatica nel ricercare informazioni e prodottori più sicuri. La classica risposta è :” TUTTO fa male! Allora, non mangiamo più niente?”

2) Poi la categoria di chi cade nel terrore e si fa prendere dall’ORTORESSIA;

3) infine, lo sparuto gruppo di esploratori del territorio (alla ricerca di fattorie biologiche, di aziende agricole affidabili, di siti non contaminati da “vicini di casa” sospetti) lettori appassionati di etichette di prodotti del supermercato, CONVINTI CHE LA DOMANDA DEL CONSUMATORE SIA CAPACE DI RIBALTARE IL POTERE DELL’OFFERTA.

RIMEDI

Variare il più possibile l’alimentazione, mangiando cibi di origine e marchio diversi, per ridurre la probabilità di ingerire prodotti a rischio; incrementare gli acquisti a km zero, comprando da contadini che hanno i terreni lontani, lontanisssimi, da fabbriche & Co. o iscrivendosi ad un G.A.S.  (gruppo di acquisto solidale); fidarsi, dopo attenta selezione, dei prodotti col marchio biologico; ridurre il consumo di plastica, mettere la spesa nelle “sporte” e non nelle buste http://www.portalasporta.it/, ridurre l’uso di imballaggi, riciclare, così da ridurre la produzione di rifiuti; autoprodurre alimenti (come lo yogurt, il pane, i dolci, le conserve… ), non comprare molti cibi confezionati o pietanze precotte, ma CUCINARE .