Vivere la decrescita

7 luglio 2010

Martedì 13 Luglio, ore 20.30, Città dell’Utopia, Via Valeriano 3F, Roma, Filippo Schillaci presenterà il suo libro “Vivere la Decrescita”; dalle 20 bar per aperitivo aperto.

Nella primavera del 1996 Filippo Schillaci, tecnico informatico presso un ateneo romano, lascia il suo appartamento e va a vivere in campagna. Dietro questo passo non c’è né un ossequio alle mode né una scelta estrema di «esistenza selvaggia» ma la semplice decisione di non basare più la propria vita interamente sul denaro. L’autore comincia così ad affiancare alla propria convenzionale attività retribuita l’autoproduzione di beni di uso quotidiano; impara a coltivare un orto, a curare gli alberi da frutto, poi a costruire e riparare da sé semplici oggetti o anche parti della casa. Il libro, alternando e fondendo narrazione e riflessioni, racconta le tappe di questa esperienza e le idee, gli obiettivi che l’hanno motivata e guidata.
È una sorta di diario di viaggio ma anche una discussione sulla concreta possibilità per ognuno di migliorare il proprio stile di vita qui e adesso, senza impegnarsi necessariamente in «ardimentose» avventure alternative bensì semplicemente mutando la propria percezione di alcuni concetti chiave della vita di ogni giorno: benessere, divertimento, lavoro, tempo libero. E mutando di conseguenza le proprie scelte in ciascuno di tali campi.

Filippo Schillaci è tecnico informatico part time presso la seconda università di Roma, ove si è occupato anche di fotografia e linguaggio cinematografico. Durante gli anni ’90 ha collaborato con il Museo dell’Immagine Fotografica e delle Arti Visuali del proprio ateneo dedicandosi allo studio dell’opera di Andrej Tarkovskij, Godfrej Reggio e Silvano Agosti. Dal 1996 vive in campagna, in provincia di Roma, affiancando alle proprie attività la coltivazione biologica e lo studio delle tecniche artigianali tradizionali.

Il Movimento per la decrescita felice si propone di mettere in rete le esperienze di persone e gruppi che hanno deciso di vivere meglio consumando meno; di incoraggiare rapporti interpersonali fondati sul dono e la reciprocità anziché sulla competizione e la concorrenza; di utilizzare e favorire la diffusione delle tecnologie che riducono l’impronta ecologica, gli sprechi energetici e la produzione di rifiuti; di impegnarsi politicamente affinché questi obiettivi siano perseguiti anche dalle pubbliche amministrazioni, dallo Stato e dagli organismi internazionali.
A tal fine è necessario elaborare un paradigma culturale alternativo al sistema dei valori fondato sull’ossessione della crescita economica illimitata che caratterizza il modo di produzione industriale. Dall’attuale concezione di un «fare finalizzato a fare sempre di piú», il lavoro dovrà tornare a essere un «fare bene» finalizzato a rendere il mondo piú bello e ospitale per tutti i viventi. Di questa elaborazione, resa drammaticamente urgente dalla necessità di impedire che l’effetto serra esca fuori controllo, le Edizioni per la decrescita felice si propongono di essere un tassello, costituendo un laboratorio di idee per un Rinascimento ancora possibile.

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Vendola

27 aprile 2010

25 Aprile 2010, VENDOLA a “Che tempo che fa”:I barattoli di omologazione nel mondo ridotto a supermercato

26 aprile 2010

Sull’intolleranza:

“Tra i diritti fondativi del genere umano non c’è il diritto di Ulisse a varcare le colonne le Colonne d’Ercole e ad andare dove gli pare, senza che che noi lo mettiamo in un CPT o gli diamo un foglio di via?”

In Italia c’è un “patriottismo legato alla terra ed al sangue”, una “mitologia tribale, medievale”, che riguarda l’extra-comunitario e non piuttosto un “patriottismo della specie umana, che ha diritto di poter vivere ovunque sia possibile”.

“Ci sono dei connazionali con i quali non mi sento unito: con alcune parti d’Italia in cui c’è una propensione naturale alla pulizia etnica…Non sento di unirmi con chi pensa che l’intolleranza sia un fatto naturale”.

Sulla Resistenza e sull’antifascismo (che appaiono valori minoritari):

“ I valori della Resistenza, dell’antifascismo, della Costituzione li abbiamo relegati in una teca di vetro, trasformati in una liturgia della retorica o della nostalgia”. Non possiamo essere uniti “nell’assenza di giudizio, come se fossero uguali le ragioni da una parte e dall’altra…Non mi sento unito con le ragioni dei fascisti, mi sento unito con le ragioni dell’antifascismo”.

Perché non ci siamo coralmente riconosciuti nei valori dell’antifascismo:

Una ragione è che “è stata uccisa la storia di uno sposalizio fortunato tra la parola Libertà e la parola Lavoro. Il fascismo è la risposta delle classi dirigenti in Italia al fatto che il mondo del lavoro, i cafoni della mia terra… cominciavano a prendere confidenza con la parola libertà…Con Berlusconi abbiamo assistito alla più spettacolare operazione culturale: il divorzio tra la parola Lavoro e la parola Libertà. Il lavoro è stato marginalizzato… con la precarizzazione del lavoro ognuno cerca con ansia ed inquietudine l’orizzonte del proprio destino individuale, non c’è un destino corale, collettivo. La libertà può essere quella esplosione pirotecnica di consumismo, di mercificazione…in cui sei libero di comprare uno dei …mille barattoli di omologazione che si vendono in un mondo ridotto alla forma di supermercato”.

L’altra ragione è legata al “progressivo cedimento ad un vocabolario, ad un linguaggio”, a parole feroci, cattive, ai codici della discriminazione e dell’intolleranza, cui tanta gente perbene a poco a poco comincia ad assuefarsi.

Berlusconi:

“Non ci siamo accorti che Berlusconi, molto prima che della politica, è un problema della cultura: Berlusconi non ha vinto nelle tribune elettorali, ha vinto nel corso di alcuni decenni nella trasformazione dell’immaginario; B. è la proiezione sulla scena pubblica del linguaggio del reality e della fiction. Non si può immaginare di vincere contro Berlusconi ed il berlusconismo semplicemente con una campagna elettorale, ma con una lunghissima campagna civile e culturale”.

Il Centro-sinistra nel panico:

“E’ possibile che il Centro-destra vince le elezioni regionali ed amministrative ed il Centro-sinistra non solo ha il coplo della sconfitta, ma il doppio colpo della cancellazione della sconfitta: non se ne accorge?”. Vendola dice che nel Centro-destra si è rotto il partito di plastica ed è venuta fuori una contesa tra due Destre, e “la reazione del Centro-sinistra è di panico” rispetto ad eventuali elezioni anticipate. “Non bisognerebbe avere paura…se si fosse capaci di essere un’alternativa, ma il Centro-sinistra ancora oggi non è un’alternativa”. Esso assomiglia al “contadino che va in campagna quando è tempo di raccolto; non trova niente e s’indispettisce…non sa che bisogna dissodare il terreno, bonificare, concimare, fare una buona semina e poi fare un buon raccolto….Il problema non è trovare un leader videogenico, fotogenico, sagace, con le battute giuste, con la capacità comunicativa, pubblicitaria…è che il berlusconismo è un’egemonia culturale, perché ha ucciso l’idea della politica…La politica è diventata una delega in bianco al leader carismatico… Per vincere il Centro-sinistra non deve immaginare un Berlusconi rosso, ma un popolo che dice no,…esiste la democrazia partecipata…”


No all’inceneritore di Parma!

16 marzo 2010

Il tempo stringe,
mancano 800 giorni all’avvio dell’inceneritore di rifiuti da 130.000 tonnellate che sorgerà a Parma nel quartiere S.P.I.P.
Siamo ancora in tempo, non è troppo tardi per fermarlo ma dobbiamo intensificare le azioni, chi decide deve sapere che i cittadini sono informati e non sono d’accordo con questa decisione.

Esistono delle alternative praticabili e già praticate, i cittadini di Parma lo sanno e le esigono.
Per fare ciò, però, il Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti, attivo dal 2006 e composto da semplici cittadini, ha sempre fatto ricorso all’autotassazione.

Per presentare il ricorso legale sono serviti dei soldi (tanti!), per organizzare i cortei e la fiaccolata di dicembre sono serviti dei soldi, per stampare i volantini informativi sono serviti e serviranno dei soldi, per far sì che il principale quotidiano locale pubblicasse anche le nostre idee sono serviti dei soldi, per far arrivare le brochure informative a casa dei parmigiani sono serviti tanti soldi. Altri ne servono ora per organizzare la manifestazione NAZIONALE NO INCENERITORI che si terrà qui a Parma sabato 17 aprile.

La rete Nazionale No Inceneritori ci ha chiesto che la manifestazione si svolgesse a Parma perché, come ha detto il Prof. Paul Connett quando è stato nostro ospite a dicembre, “Parma è l’ultimo posto al mondo in cui si dovrebbe costruire un inceneritore”.
L’inceneritore nella “capitale europea del cibo” non andrebbe fatto.
La vertenza di Parma DIVIENE COSI’ UNA VERTENZA ITALIANA ED INTERNAZIONALE che unifica tutte le vertenze territoriali che in questo periodo si combattono anche nel resto d’Italia.

Purtroppo, però, non possiamo più sostenere tutte le spese da soli e quindi ti chiediamo aiuto.
Se puoi, se vuoi sostenere la nostra causa ti chiediamo di farci una donazione (non importa di quanto),
effettuando un bonifico utilizzando le seguenti coordinate bancarie:

Unicredit Banca – Filiale Parma Sicuri
Via Giulio e Giacinto Sicuri, 38A
43100 Parma
Conto Corrente Int” Libera Cittadinanza – Rete Nazionale girotondi e Movimenti”
IBAN: IT60K0200812722000100039138
Causale: contributo per l’alternativa all’inceneritore


La festa è finita (SERGE LATOUCHE)

20 gennaio 2010
La festa è finita

Serge Latouche

[25 Novembre 2009]

Un articolo del fondatore del movimento della decrescita [pubblicato su Carta 38709]. Che si chiede: vale la pena preoccuparsi del futuro e cambiare il nostro stile di vita?

Perché dovrei preoccuparmi della posterita? – diceva Marx [non Karl, ma Groucho] – Forse la posterità si è preoccupata per me?». Effettivamente, si può pensare che l’avvenire non valga tormentarsi per assicurarsi che ci sia e che sia meglio dar fondo il prima possibile al petrolio e alle risorse naturali piuttosto che avvelenarsi l’esistenza con il razionamento. Questo punto di vista è assai diffuso nelle elites, e si può comprenderlo, ma lo si trova anche implicitamente in un gran numero di nostri contemporanei. Oppure, come scrive Nicholas Georgescu-Roegen: «Forse il destino dell’uomo è di avere una vita breve ma febbrile, eccitante e stravagante, piuttosto che un’esistena lunga, vegetativa e monotona» [Nicholas Georgescu-Roegen, «La decroissance», edizioni Sang de la terre, 2006].
Certo, bisognerebbe che la vita dei moderni super-consumatori sia veramente eccitante e che, al contrario, la sobrietà sia incompatibile con la felicità e anche con una certa esuberanza gioiosa.
E poi anche… Come dice molto bene Richard Heinberg: «Fu una festa formidabile. La maggior parte di noi, almeno quelli che hanno vissuto nei paesi industrializzati e non hanno quindi conosciuto la fame, hanno apprezzato l’acqua calda e fredda dal rubinetto, le auto a portata di mano che ci permettono di spostarci rapidamente e praticamente senza fatica da un posto all’altro, o ancora altre macchine per lavare i nostri vestiti, che ci divertono e ci informano, e così via». E allora? Oggi che abbiamo dilapidato la dote «dobbiamo continuare a compiangerci fino alla triste fine, e coinvolgere il grosso del resto del mondo nella caduta? Oppure bisogna riconoscere che la festa è finita, fare pulizia dietro di noi e preparare i luoghi per quelli che verranno dopo?» [Richard Heinberg, «Pe?trole la fe?te est finie! Avenir des societes industrielles apres le pic petrolier», edizioni Demi-Lune, Paris 2008].
Si può anche giustificare l’incuria sul futuro con ogni tipo di ragioni, non necessariamente egoiste. Se si pensa, come Schopenauer, che la vita è un affare in perdita, è quasi una forma di altruismo, vuol dire risparmiare ai nostri figli il mal di vivere.
La via della decrescita si basa su un postulato inverso, condiviso dalla maggior parte delle culture non occidentali: per misteriosa che sia, la vita è un dono meraviglioso. Ed è vero che l’uomo ha la possibilità di trasformarla in un regalo avvelenato, e dall’avvento del capitalismo non si è privato di questa opportunità. In queste condizioni, la decrescita è una sfida e una scommessa. Una sfida alle credenze più radicate, dato che lo slogan costituisce una insopportabile provocazione e una bestemmia per gli adoratori della crescita. Una scommessa, perché nulla è meno sicuro della necessaria realizzazione di una società autonoma della sobrietà.
Tuttavia, la sfida merita di essere lanciata e la scommessa di essere fatta. La via della decrescita è quella della resistenza, ma anche quella della dissidenza, di fronte al rullo compressore dell’occidentalizzazione del mondo e del totalitarismo aggressivo della società del consumo mondializzato. Se gli obiettori alla crescita si danno alla macchia e insieme agli indigeni d’America marciano sul sentiero di guerra, essi esplorano la costruzione di una civilizzazione della sobrieta? scelta alternativa all’impasse della società della crescita, e oppongono al terrorismo della cosmocrazia e dell’oligarchia politica ed economica dei mezzi pacifici: non violenza, disobbedienza civile, boicottaggio e, naturalmente, le armi della critica.

*DOCENTE DI ECONOMIAALL’UNIVERSITA?D’ORSAY, OBIETTOREALLACRESCITA.
TRAISUOIULTIMILIBRI, «LASCOMMESSADELLADECRESCITA» [FELTRINELLI, 2007] E«MONDIALIZZAZIONEEDECRESCITA» [DEDALO, 2009],


Uno sfregio al paesaggio ed alla storia di Salerno

13 gennaio 2010

Costruire una specie di attrazione per i turisti, un’opera che si atteggi a grande monumento, una specie di simbolo della città, un luogo di ritrovo ed in più una soluzione al traffico di Salerno, grazie alle migliaia di posti auto che, secondo quanto dicono con convinzione i cittadini, serviranno ad arrestare i flussi insostenibili che percorrono da un capo all’altro la città, questa è l’aspirazione del Crescent.

L’attuale amministrazione comunale vorrebbe lasciare un regalo permanente ai propri cittadini che, avendo gradito già in anticipo l’intezione finalizzata “all’interesse pubblico”, hanno contribuito con la loro stima ad innalzare il Sindaco di Salerno al quinto posto nella classifica dei sindaci più amati d’Italia.

Qual è lo spirito ed il desiderio di chi decide di passare qualche giorno o qualche ora a Salerno?

Realizzato questo progetto, il turista potrebbe ammirare un gigante di cemento, brutta copia di opere già viste, che interrompe brutalmente la vista sull’incantevole Golfo e l’ingresso alla Costiera Amalfitana. Oppure potrebbe  fare shopping in un nuovo centro commerciale, come se non ce ne fossero abbastanza in Italia (di dubbia funzione aggregante, ricreativa, antistress…).

Il turista porterebbe a casa un ricordo davvero peculiare della località! Ma questo Crescent ancora non c’è…

Oggi chi va a Salerno ha piacere di passeggiare nelle antiche stradine di Via dei Mercanti, medievali, costeggiate di piccole botteghe, anche centenarie, che non deludono neanche chi ha voglia di fare solo acquisti di prodotti tipici e non. Egli può restare sorpreso dagli innumerevoli locali, pasticcerie, ristoranti e pizzerie che possono offrire affabile ospitalità a tutti.

Chi va a Salerno sa che può trovare una cucina di alta qualità, per la quale è disposto a fare file d’attesa per sedersi ad un tavolo. Può mangiare la pizza (in costante competizione con quella di Napoli), l’eccellente mozzarella di bufala, primi piatti conditi col vero pomodoro San Marzano o pesce, le verdure secondo la dieta mediterranea di Ancel Keys…

Il patrimonio Salerno ce l’ha già, è nella sua storia, nella cultura, nell’eleganza della città, nel paesaggio, nella fortuna di trovarsi tra le meraviglie di Paestum e quelle di Amalfi.                                                                                                                              Altre località italiane, molto più note a livello balneare, non hanno tali “possedimenti”, però sanno gestire bene quel nulla che la natura o la storia hanno offerto loro. Forse bisognerebbe riflettere su questo e partire da qui, piuttosto che ricorrere ad un’inutile, dannosa e costosissima cementificazione.

L’assurdo è che in un momento in cui è urgente riscoprire le tradizioni e le radici, gustare la lentezza e la sobrietà,  rivalutare i borghi antichi, tutelare il paesaggio, andare a caccia di un angolo naturale, chi ha la fortuna di non aver ancora perso tutto questo si lasci ammaliare dalle luci stile Las Vegas, dal lusso di plastica (e di cemento) di centri commerciali, corredati di fast food americani, palestre, cinema e tutto ciò che occorre per spendere e consumare dalla mattina alla sera, alla ricerca del “benessere”.


Noinceneritorealbano

4 gennaio 2010
Cancro e bugie, dati truccati per assolvere gli inceneritori PDF Stampa E-mail
Notizie
dal sito http://www.libreidee.org

Qualcuno ha truccato dati scientifici per tentare di dimostrareinceneritore 1 che gli inceneritori sarebbero innocui. L’accusa, gravissima, è stata formulata ufficialmente il 25 novembre a Cortona, in occasione della Giornata internazionale dei medici per l’ambiente. Dalla cittadina aretina, l’International Society of Doctors for the Environment rivela che sono stati manipolati gli esiti di ricerche scientifiche, per incoraggiare le amministrazioni pubbliche ad adottare con tranquillità l’incerimento dei rifiuti: una pratica che invece è pericolosissima per la salute degli abitanti che vivono nelle vicinanze dei “termovalorizzatori”.

«I termovalorizzatori sono fabbriche di tumori, come ormai dimostrato da studi epidemiologici condotti nelle aree limitrofe agli impianti», sostengono gli ambientalisti. Per contro, i governi hanno sempre impugnato i “dati ufficiali” della comunità scientifica che, al contrario, scagionerebbero gli inceneritori da ogni accusa. Proprio questi dati sono stati ora rimessi in discussione: verità truccate, per nascondere la dura realtà dei rischi legati agli inceneritori e quindi “ammorbidire” l’opinione pubblica, non contraria ai “termovalorizzatori”.

A firmare la clamorosa denuncia è l’Isde, associzione internazionale dei medici per l’ambiente, che dal ‘90 promuove la diffusione delle conoscenze in campo medico per una maggiore protezione dell’ambiente a tutela della salute. «Alla vigilia del ventennale della sua attività – spiega Pino Cabras, direttore di “Megachip” – l’Isde ha divulgato la notizia di sostanziali manipolazioni fatte su alcuni risultati derivanti da studi scientifici sugli inceneritori».

In un comunicato emesso il 25 novembre da Cortona, l’Isde sottolinea il valore della sua rivelazione: «Possiamo affermare che sono stati modificati i risultati di studi scientifici per attestare l’innocuità degli inceneritori e supportare la scelta dell’incenerimento dei rifiuti in documenti ad uso delle amministrazioni». La rivelazione fa riferimento a un articolo comparso sui “Quaderni di Ingegneria Ambientale” del 2007, ripreso in un documento ufficiale della Regione Sicilia. [La stessa cosa è avvenuta per quel che riguarda l’autorizzazione in sede AIA dell’inceneritore d’Albano, durante la quale per attestare l’innocuità dell’impianto il dott. Perucci della ASL RME ha distorto lo stesso articolo inglese. ndr]

Nel testo si cita il lavoro di studiosi inglesi sull’incidenza degli inceneritori sui tumori in Gran Bretagna. «La conclusione degli autori – traduce il documento italiano – è che non è stata trovata alcuna evidenza di diversità di incidenza e mortalità per cancro nei 7.5 Km di raggio studiati ed in particolare nessun declino con la distanza dall’inceneritore per tutti i tumori». Quindi, l’inceneritore sarebbe ininfluente. «Ottima notizia», ironizza Cabras. Peccato sia completamente falsa: nel documento originale, gli studiosi inglesi hanno affermato esattamente il contrario.

Il rischio-tumori declina man mano che ci si allontana dall’inceneritore, scrive il rapporto inglese firmato dai ricercatori Elliot, Shaddick e Kleinschmidt. Una rilevazione «statisticamente significativa» in particolare «per i tumori allo stomaco, al retto-colon, al fegato e ai polmoni». Colpa delle polveri sottili rilasciate dai camini del “termovalorizzatore”, i cui filtri non riescono a trattenere le particelle cancerogene.

Nello stesso articolo, aggiunge Cabras, altri studi vengono citati in modo altrettanto scorretto: «Viene fornita un’interpretazione significativamente diversa da quanto riportato dagli autori citati. I risultati emersi sono modificati oppure citati parzialmente. Ogni modifica tende a supportare le proprie tesi circa l’assoluta innocuità della pratica di incenerimento dei rifiuti».

Una segnalazione di queste manipolazioni, sottoscritta da numerosi medici e ricercatori italiani e stranieri fra cui Dominique Belpomme e Paul Connet, è stata appena inviata al British Medical Journal, che aveva pubblicato l’articolo originale del professor Elliot. Nel suo comunicato, l’Isde Italia «stigmatizza e censura come assolutamente riprovevole il fatto che si stravolgano i risultati provenienti dalla letteratura scientifica e si forniscano ai decisori politici ed alle popolazioni informazioni erroneamente rassicuranti, in spregio a valori che dovrebbero essere a fondamento dell’opera di ogni medico, quali l’autonomia e la correttezza».

I medici ambientalisti, aggiunge Cabras, ricordano che già in passato «l’utilizzo artefatto o strumentale dei risultati di alcuni studi scientifici ha costituito l’alibi per non adottare misure di protezione della salute pubblica, determinando di fatto esposizioni indebite di lavoratori e cittadini ad agenti tossici che hanno causato gravi sofferenze per mortalità e malattie che si sarebbero potute evitare». Riconosciuta dall’Oms e dall’Onu, l’Isde si batte per promuovere una corretta informazione a tutela della salute, in relazione ai rischi provocati dall’alterazione dell’ambiente (info: www.megachip.info).