La decrescita non ammazza l’economia, è il contrario. La crescita, invece, ammazza le persone

5 agosto 2013

Ricevo dagli amici di Fare Verde Pomezia_Torvaianica

Quando sentiamo parlare di ambiente dal consigliere Luigi Celori, restiamo sempre sconcertati dalla disinformazione che è in grado di divulgare. Uno dei motivi potrebbe essere  dovuto al fatto che  tutte le volte che ci è capitato di sentirlo parlare  pubblicamente,non  ha dato mai possibilità di replicare perché dopo aver espresso le sue idee,  è sempre  andato via e non non ha mai ascoltato le risposte che potevano servirgli a far crescere la propria cultura della tutela ambientale. Convinto nuclearista, convinto cassonettista dei rifiuti, convinto asfaltatore insomma, uno di quelli che con le proprie idee  hanno creato gli attuali problemi di vivibilità nelle nostre città.

Ci riferiamo all’intervista pubblicata sul Corriere delle Città, dell’Agosto 2013,dove parla di decrescita, di raccolta differenziata e di mobilità su asfalto con delle soluzioni totalmente fuori  tempo visto che sono proprio queste idee la causa degli enormi problemi che abbiamo oggi nell’economia, nella mobilità e nei rifiuti.

Analizziamo i punti ambientali su cui ha fatto disinformazione e per cui  potremmo dargli qualche delucidazione, se disposto ad ascoltare.

 Partendo dalla decrescita, è ovvio che se non si è mai partecipato a tavoli di lavoro tecnici sull’argomento non si può comprendere che “decrescita felice” non vuol dire, come lui afferma  ”uccidere l’economia bloccando iniziative  per il rilancio del turismo o investimenti nella zona industriale”  ma riattivare tutto un mondo lavorativo locale che occorre a migliorare la qualità della vita, i servizi al cittadino, le infrastrutture, la mobilità sostenibile, l’ambiente e quindi la salute attuando soprattutto  la prevenzione primaria  prima di quella preventiva *

*prevenzione primaria  combatte  le cause note che creano  danni ambientali per evitare che la gente si ammali, mentre la prevenzione preventiva è l’individuazione della malattia ai primi stadi di sviluppo e non si preoccupa del problema ambientale che ha generato la malattia.

La Decrescita felice non vuol dire morire di fame e tornare alle caverne come forse crede il consigliere Celori. Decrescita felice, vuol dire NON inseguire obiettivi di crescita infiniti   e consumistici perché l’infinito non esiste in un pianeta che ha dei confini ben precisi. Per tale motivo ogni cosa deve essere fatta con la logica della sostenibilità del consumo di risorsa e finalizzando ogni opera al miglioramento della qualità della vita.

Come si fa in pratica ?  Si incentiva  l’economia locale artigiana, industriale, commerciale, agricola e turistica che deve essere preferita all’economia globalizzata per ridare vita alla  economia della città valorizzando così le risorse locali e non sprecando risorse energetiche ed economiche per far viaggiare a tutti i costi  merci e persone. Decrescita vuol dire solidarietà e convivialità per dare la possibilità a tutti di trovare  il tempo da dedicare alla propria famiglia o alle proprie aspirazioni. Per tutto ciò occorre riattivare investimenti che  rimettano in moto piccole e medie imprese utili per ristrutturare la nostra città portando benefici di qualità e di ritorno economico . Nelle ristrutturazioni edilizie e  opere pubbliche devono essere  privilegiate imprese che puntano alla qualità per evitare: sprechi di energia,utilizzi di materiali non eco-compatibili, allagamenti alle prime piogge, crolli improvvisi  in edifici , pericoli  dovuti al  radon ,  pannelli di amianto, erosione costiera ecc.. Decrescita vuol dire anche eliminazione dell’inquinamento delle falde acquifere, riutilizzo delle aree industriali dismesse per attività collaterali alla raccolta della risorsa differenziata o per la produzione di energia da fonti rinnovabili, concessione di spazi d’impresa giovanile ecc.

 Tutto questo si realizza in anni di lavoro e con l’utilizzo di tecnologie per arrivare a prevedere i problemi e non trovarsi in emergenze che purtroppo,  per alcuni,  sono ancora  fonte di guadagno e di crescita del PIL.  Pomezia potrebbe “decrescere felicemente” facendo lavorare localmente molte persone per  rimettere in mostra i suoi tesori nascosti : dune, pigneto, sughereto, archeologia e relativi  percorsi naturistici e archeologici, insomma un abbandono delle ruspe spiana tutto che tanto sono amate da alcuni operatori balneari e costruttori e  che appartengono alla logica della “crescita economica all’inseguimento del PIL”.  Si potrebbe così mostrare ai turisti una Pomezia originale e ricca di risorse naturali che sono molto più apprezzate dai turisti rispetto allo standard offerto adesso.

Per quanto concerne invece la raccolta differenziata, il consigliere Celori o è un fautore dell’incenerimento e della discarica  o ci deve spiegare come possa una città qualsiasi, anche del nord, raggiungere l’obbligo di legge del 65% di raccolta differenziata con contenitori stradali !

 Roma e l’emergenza rifiuti che continua da anni a nostro discapito, insegna come con il metodo Celori dei cassonetti stradali, non si riesca a superare il 25 % di raccolta e solo con il porta a porta comuni, anche turistici e balneari come Pomezia, possono arrivare a superare agevolmente il 70%     ( il precedente assessore all’ambiente Toce speriamo gli abbia spiegato il contenuto della relazione sul porta a porta riportata dal Comune di Salerno, eccellenza per la differenziata nel sud,  nel viaggio ricognitivo effettuato  per conto del Comune di Pomezia). La raccolta differenziata  porta a porta svolta attualmente  a Torvajanica è “casareccia” in quanto la precedente amministrazione non ha effettuato alcun tipo di informazione ai cittadini come prescritto invece dalle linee guida regolarmente consegnate loro dalla provincia di Roma. Fu perfino rifiutata una proposta di progetto di informazione alla cittadinanza in più lingue, che sarebbe stato realizzato dalla scuola Don Milani con la nostra collaborazione.

Ultima bacchettata ambientale al consigliere Celori sull’autostrada Pontina.

Capiamo che il consigliere Celori debba custodire  il posto da Presidente delle “Autostrade Lazio spa” che speriamo vivamente lui svolga a titolo gratuito per il bene economico del Paese, ma a parte i disastri ambientali che procurerebbe una tale opera, in nessuna capitale europea si sognerebbero di costruire una autostrada a pagamento con ulteriore consumo  di suolo senza aver prima mai realizzato un normalissimo sistema di collegamento su binario chiamato “treno”. In una capitale collassata per il traffico come Roma, non  si può entrare in auto ma occorre entrarci su rotaia velocizzando i tempi di percorrenza,risparmiando nei costi dell’infrastruttura, minimizzando l’impatto sul consumo di suolo e abbattendo la tanto famosa CO2 che sembrerebbe causare ultimamente qualche problema al nostro pianeta… mai sentito dire ?

Come associazione di protezione ambientale riconosciuta del Ministero dell’Ambiente e per cui operiamo da oltre 25 anni in Italia, siamo sempre stati a disposizione per portare le nostre conoscenze acquisite sui vari tavoli tematici che si svolgono sull’ambiente, ma i nostri precedenti amministratori pometini ci hanno quasi sempre evitato.

L’anno scorso l’Ass. Fare Verde è stata fra le 4 associazioni ambientaliste nazionali invitate dall’ ex Ministro Clini a valutare la proposta tecnica del comitato organizzatore degli Stati Generali della Green Economy, che si è svolta presso Ecomondo a Rimini il 7 e 8 Novembre 2012.

Il Comitato organizzatore degli Stati Generali era rappresentativo di tutti i settori di sviluppo strategico della green economy italiana ed era formato da esponenti di 39 organizzazioni di impresa.
L’iniziativa andrà ad inserirsi nel processo che l’Unione europea intende avviare per dare attuazione agli impegni presi nella Conferenza di Rio +20. Dieci  gruppi di lavoro ( Ecoinnovazione, Materiali e Riciclo, Efficienza Energetica, Energie Rinnovabili, Servizi Ecosistemici, Mobilità sostenibile, Filiere Agricole, Finanza e Credito, Regioni ed Enti Locali, Acque) hanno contribuito a definire il “programma di sviluppo della green economy per far uscire l’Italia dalla crisi”, in 70 punti, presentato e discusso a Rimini.

Di questi 70 punti le idee di Celori,non sono riportate, forse perché datate e non risolutive ?

Finiamo con un punto d’incontro. Siamo d’accordo sullo stop alla cementificazione e sulla riqualificazione delle dune e del Sughereto oltre che alla qualificazione delle aree archeologiche ma speriamo che nell’esecutività dei progetti le nostre idee di riqualificazione equivalgano a quelle del consigliere Celori !

 

 

                                                                                                                             Ass. Fare Verde

                                                                                                                             Gruppo Pomezia-Torvajanica

 

 

 

 

 

 

 

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Cancellare i debiti

15 maggio 2012

Vi invito a leggere articoli sulla cancellazione del debito pubblico, per capire come la finanza non abbia interesse a risanare le economie, ma a sguazzare nei danni che ricadono sulle spalle dei poveri cittadini .

Se avete la pazienza di leggerli, troverete spiegato a che punto della crisi ci troviamo, quanto non sia possibile migliorare, ma peggiorare la situazione dei singoli Stati se si continua con i tagli alle spese , con l’austerità, con i sacrifici imposti solo al popolo e non alle banche, che sono le vere cause di tutti i nostri problemi. Tagliare i debiti significa solo non restituire soldi a chi li prestati: le banche, le finanziarie… Infatti solo il 7/8% del debito è nelle mani di famiglie, il resto appartiene a chi ha causato la crisi e strangola i popoli. Perché saldare il debito con chi si è ingrassato a danno degli altri? Hanno già mangiato troppo.

Potete cominciare da qui:

Latouche: chi promette crescita produce debito e crisi

Penso che non c’è nessuna speranza, con l’euro, perché i tedeschi non rinunceranno mai a fare dell’euro una moneta della quale i cittadini non possono riappropriarsi. Loro vogliono che sia totalmente nelle mani della Bce, e che questa banca sia indipendente. In questo quadro non si può fare niente, non si può difendere il  tessuto industriale europeo perché l’Europa ha senso solo se si costruisce per proteggere i cittadini europei dalla concorrenza sfrenata del resto del mondo. Viviamo un’età da fine dell’Impero d’Occidente, ma la Cina oggi fa parte dell’Occidente e la fine dell’Occidente sarà anche la fine della Cina sotto questa forma: perché, quando nave affonda, anche se coloro che stanno sulla prua per un momento salgono in alto, finiscono poco dopo anche loro sott’acqua.

Alcuni economisti della felicità della decrescita hanno dimostrato che non c’è correlazione tra il Prodotto Interno Lordo e la Felicità. Al contrario, la New Economy Foundation ha stabilito un indice da cui sembra che i paesi con la felicità siano tra quelli considerati più poveri, come la Repubblica Domenicana. Al contrario, gli Usa sono al rango 150. E allora? Il debito non sarà mai pagato, non serve aiutare a pagare il debito: si deve cancellare il debito e partire verso un’altra direzione. Tutti gli economisti lo sanno da anni che questo debito che è diventato gigantesco non sarà mai pagato. Ma il problema è che siccome vogliono continuare con questa economia da casinò, si deve far finta che sia ancora credibile che sia pagato. E allora si deve “aiutare” i paesi a pagare: non il debito, ma gli interessi sul debito, per continuare a fare finta. Ma questo non può durare ancora per molto tempo.

Alcuni sostengono che conviene guidare una bancarotta, una sorta di modello Argentina? Ci sono molte esperienze di riconversione del debito. Anche recentemente l’Ecuador ha deciso di fare un audit e di pagare solo il 40-50% considerato come un debito giusto, giustificato, e penso che è sia la prima cosa da fare. Nella storia ci sono tantissimi casi di bancarotta, già da Carlo V nel ‘500. E’ la condizione per risanare l’economia e risanare la società. Un cambiamento radicale di sistema: perché il nostro attuale è basato sulla accumulazione illimitata per “la crescita che deve far crescere”, non per soddisfare i bisogni, perché prima di tutto si deve far crescere all’infinito i bisogni per giustificare la produzione illimitata e il consumo illimitato. Si dovrà produrre meno, ma produrre meglio. E soprattutto eliminare lo spreco incredibile che ne deriva.

Non uso mai la parola decrescita per parlare di recessione, che al massimo si può dire che è una decrescita forzata. La decrescita non è la “crescita negativa”, che in una società basata sulla crescita è la cosa più terribile al mondo perché fa aumentare la disoccupazione, non ci sono più le risorse per Serge Latouchepagare la salute, l’educazione, la cultura. Questa è appunto la situazione tragica che viviamo oggi. Per questo dico sempre che non c’è niente di peggio di una “società di crescita” senza crescita. La società di crescita con la crescita all’infinito ci porta direttamente a fracassarci contro “il muro” dei limiti del pianeta: la società di crescita senza crescita porta alla disperazione.

Per questo dobbiamo uscire da questa logica. Non è una cosa facile: non si farà senza lacrime, sangue e sudore. Ma sangue, sudore e le lacrime le abbiamo già oggi, e abbiamo anche perso la speranza. Almeno, il progetto di decrescita può creare la speranza e andare verso una società di prosperità senza crescita: una società di abbondanza frugale.

http://www.libreidee.org/2012/01/latouche-chi-promette-crescita-produce-debito-e-crisi/

Leggete anche questo:

http://coscienzeinrete.net/politica/item/276-lafrica-e-in-debito/276-lafrica-e-in-debito?-serge-latouche-nord-e-sud-il-costo-della-globalizzazione=


Serge Latouche a “Servizio pubblico”

20 gennaio 2012

 

L’euro, i partiti di sinistra che non vogliono cambiare il sistema, l’ossimoro del social-liberismo, la fine del capitalismo e l’inizio (possibile) di qualcosa di peggio: la barbarie…


SERGE LATOUCHE a Cagliari, Settembre 2011

23 settembre 2011

Soluzioni alla crisi: austerità? No, rilocalizzare. Intervista a Serge Latouche

http://www.greenews.info/idee/soluzioni-alla-crisi-austerita-no-rilocalizzare-intervista-a-serge-latouche-20110922/

settembre 22, 2011 Idee

Serge Latouche, arriva con passo lento e la moglie accanto. Arriva sul palco del Festival Marina Café Noir di Cagliari accompagnato da applausi come fosse una rockstar. Eppure di musicale la sua teoria sulla “decrescita”, non ha niente. Otto R, ma niente musica. Otto cambiamenti interdipendenti: rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare. Otto punti fermi che lo hanno fatto diventare una stella del pensiero contemporaneo. Arriva con il suo bastone e il cappello in testa. Ringrazia e plaude l’organizzazione del festival sempre attenta alla sostenibilità con i generatori di energia pulita che alimentano i service e l’utilizzo di stoviglie biodegradabili e compostabili. Non solo di Pil e di deficit vive un economista. Latouche parla di amore della verità, senso della giustizia, responsabilità, rispetto della democrazia, elogio della differenza e dovere di solidarietà. Racconta come sia necessario ridistribuire le ricchezze e l’accesso al patrimonio naturale, sia fra il Nord e il Sud del mondo sia all’interno di ciascuna società. Ridurre gli impatti sulla biosfera dei nostri modi di produrre e di consumare, riutilizzare e riciclare i rifiuti del consumo. Racconta un’altra società, utopica?

D) Prof. Latouche, in che mondo viviamo?

R) Quello che osservo è uno stato di schizofrenia permanente: un giorno siamo in ripresa, il giorno dopo veniamo declassati. Facciamo parte di uno Stato che potremmo chiamare tranquillamente l’”Assurdistan”. L’unica consolazione è che la crisi di questo sistema ci ha portato all’ora della verità. Finalmente.

D) Lei, nel suo ultimo lavoro, “Breve trattato sulla decrescita serena”,  cerca di uscire al di fuori dell’utopia. Come?

R) Prima di tutto chiariamoci su un concetto: la crisi riguarda tutti e non solo la Grecia,  l’Italia, la Spagna. Siamo vittime dei “crediti ninja”, il 70% degli americani sono proprietari di debiti, tutto questo ha portato a una crisi anche morale e di civiltà, siamo all’incrocio della strada. Bisogna riconcettualizzare e ristrutturare gli apparati produttivi e i rapporti sociali. Rilocalizzare, cioè produrre in massima parte a livello locale i prodotti necessari a soddisfare i bisogni della popolazione, in imprese locali finanziate dal risparmio collettivo raccolto localmente. Se le idee devono ignorare le frontiere, al contrario i movimenti di merci e capitali devono essere limitati all’indispensabile. Invece quello che ci chiedono è “austerità”. Io sono contro l’austerità, il rigore e la ripresa della crescita. L’austerità fa in modo che non si garantisca l’assistenza sanitaria per tutti, destruttura l’istruzione e fa in modo, visto che siamo qui, che un festival, e cioè la cultura, si finanzi sempre meno. Si risparmia a spese dell’ambiente tanto da dover pensare anche ai tanti immigrati del clima che in futuro aumenteranno. Le sembra una bella soluzione? La verità è che non c’è niente di peggio che in una società fondata sulla crescita non ci sia crescita! La crescita è finita negli anni Settanta. Se si abbandona questa idolatria della crescita, sopravviveremo.

D) Quindi?

R) La crisi si deve affrontare superando due tabù: l’inflazione e il protezionismo. Ma soprattutto bisognerebbe uscire dall’euro. Dobbiamo riappropriarci della moneta, che può essere un buon servitore, ma che in alcuni casi può diventare un pessimo padrone. A marzo del 2011 il 93% dei cittadini islandesi ha detto no al pagamento del debito, lIslanda si è rifiutata di pagare il debito perché pur facendo parte dell’Europa non ha la moneta unica, la Grecia non può. L’Ungheria ha deciso di far pagare il debito alla banche. Perché nessuno racconta questi esempi alternativi?

D) Il suo è anche un programma politico, quale partito occidentale oggi si avvicina di più al suo modello?

R) Non c’è un partito in particolare, ci sono dei singoli politici che si stanno affacciando a queste idee. Ma soprattutto l’importante è che ognuno faccia la sua parte, a prescindere dai partiti: dentro un gruppo di acquisto solidale, nel proprio quartiere, in un’associazione, costruendo una rete di consumo consapevole, risparmiando energia e sprecando meno. La decrescita non è ne di destra ne di sinistra, il mio programma è in primo luogo un programma di buon senso. Bisogna dare l’esempio agli altri, sapere che quando si consuma un chilo di bistecca si consumano sei litri di petrolio. Siamo tutti chiamati in causa quando scegliamo. La soluzione non è crearsi un mondo appartato, ghettizzarsi: si può lottare contro la Fiat e lavorare per la Fiat. Bisogna fare i conti con questo mondo: i morti non fanno la resistenza.

D) Dovremmo dunque aspettarci un “partito politico della decrescita”?

R) Rifiuto l’idea della creazione di un vero e proprio partito politico della decrescita, che rischierebbe di cristallizzare lo spirito del movimento.

D) Ha un libro da consigliare come fonte di ispirazione?

R) Tonino Perna, ha appena scritto un bellissimo libro che si intitola “Eventi estremi”. Il crollo di Wall Street del settembre 2008 è stato definito una “tempesta perfetta”. Perna affronta le analogie tra denaro e finanza, tra la finanza, il clima e la CO2. Gli “eventi estremi” climatici e finanziari, in crescita negli anni recenti, si caratterizzano per il medesimo meccanismo: “fluttuazioni giganti” provocate da una fortissima accelerazione dei processi.

D) Come si può ancora essere felici?

R) Solo la frugalità ci può dare l’abbondanza. Lo sanno bene i pubblicitari che i popoli felici non hanno bisogno di consumare.

D) Come si prepara la transizione a una società frugale?

R) Ci sono molti esempi. I casi di San Cristobal e Marcos e della guerra dell’acqua di Cochabamba, sono spinte dal basso, spinte che hanno cambiato gli equilibri ma non hanno rivoltato gli Stati. Sono movimenti che non chiedevano potere, ma futuro per il popolo.

Francesca Fradelloni


La riforma indigesta

5 maggio 2010

Spicchi d’aglio di Franco Labella

da L’unità

SPICCHI FRESCHI
Maestra di vita (ma non per tutti). La settimana scorsa, in sole 48 ore, si son capite tante cose del riordino gelminiano delle superiori. Si è capito, ad esempio, perché la Storia andava unificata con la Geografia o perché il Diritto doveva essere eliminato. Un ex-ministro settentrionale, Luca Zaia, ora neoeletto Governatore del Veneto, dimostrando di avere una solida preparazione in Storia, Geografia e Storia Costituzionale Italiana, ha paragonato i partigiani italiani dell’ANPI ai Vietcong nordvietnamiti confondendo però questi ultimi con i soldati giapponesi che nella giungla ignoravano la fine della guerra.

Quante storie, avrà commentato il leghista veneto, tanto Vietnam e Cina sempre Asia è…. Due giorni dopo, Edmondo Cirielli, presidente della Provincia di Salerno del Pdl ha rincarato la dose e riscritto pure lui la Storia: la Liberazione, secondo il maggiore dei carabinieri in aspettativa, è stata merito esclusivo degli Americani.

Corsi di recupero per entrambi ed un invito al ministro Gelmini: istituisca una nuova disciplina obbligatoria, Cittadinanza e Costituzione, ma stavolta non per finta come accaduto finora. E che sia obbligatoria al Nord come al Sud, perché come insegna la vicenda raccontata, l’Unità d’Italia di chi ignora o confonde esiste ancora oggi.

Omonimie Il 4 giugno, a Trento, nell’ambito del Festival dell’Economia, si svolgerà un dibattito sul tema “L’educazione economica a scuola: riflessioni dopo la riforma e dopo la crisi “ .Tra i partecipanti al dibattito tal Max Bruschi. Ma non può essere lui, sarà un omonimo o un sosia. Quello vero, infatti, il consigliere politico del ministro Gelmini, sulla questione educazione economica nelle scuole superiori italiane ha le idee chiare: “Riguardo a Economia e Diritto, dovendo fare delle scelte, no, non ritengo siano materie fondamentali per l’educazione alla cittadinanza e alla legalità”. E difatti l’Economia è sparita dalle scuole superiori italiane come il Diritto.

Un mio conterraneo di qualche secolo fa, Orazio, scrisse in Odi, III, 30 : “ Exegi monumentum aere perennius” Ho eretto un monumento più durevole del bronzo. Lui di bronzo aveva il monumento…..
(Spicchi selezionati da Maristella Iervasi)


Il “confronto” secondo il Ministro Gelmini

8 febbraio 2010

Il 4 febbraio, in occasione della conferenza stampa di presentazione del riordino, dal prossimo anno scolastico, delle scuole superiori italiane il Ministro Gelmini ha parlato di svolta epocale ed il presidente del Consiglio ha affermato che il riordino è il frutto di un ampio confronto con il mondo della scuola.
Ieri 5 febbraio, senza alcun preavviso e senza alcuna motivazione, sono stati oscurati tutti i Forum presenti sul sito istituzionale di Indire raccolti in un thread intitolato “Conosci e commenta la Riforma”.
Nei Forum non erano presenti interventi calunniosi, offensivi, diffamatori o blasfemi.
Erano, presenti, però, interventi fortemente critici di docenti, studenti ed anche genitori.
Se si pensava che i Forum avessero esaurito la loro funzione (ma uno si chiede perché chiuderli proprio il giorno dopo il varo dei provvedimenti definitivi, quando ci si aspetta i commenti) bastava inibire l’invio di nuovi contributi lasciando visibili, come è prassi comune nel WEB, gli interventi già presenti.
Invece è stato rimosso tutto, persino la scritta in rosso che dopo le 13,00 annunciava “Commenti chiusi il 5/2/2010”.
Ora non c’è nemmeno più quella.
La damnatio memoriae dei contributi critici ed anche di alcuni interventi istituzionali come l’intervento n.207 nel Forum del Liceo Classico è la migliore prova del “confronto” secondo la concezione di Gelmini e Berlusconi.
C’è da sperare che i genitori, nelle prossime scadenze elettorali, ne tengano conto ricordando i tagli relativi alla scuola.
E ricordando che siamo l’unico Paese d’Europa a praticare questa politica scolastica e ad avere eliminato lo studio del Diritto e dell’Economia
Prof. Franco Labella – Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia


E’ giusto tagliare il Diritto e l’Economia nelle scuole?

23 gennaio 2010

SCUOLA/ Servono diritto ed economia nei licei? Chiedete a Ockham

Franco Labella

«Riguardo a Economia e Diritto, dovendo fare delle scelte, no, non ritengo siano materie fondamentali per l’educazione alla cittadinanza e alla legalità».

«Potremmo superare le polemiche sulla mancanza di arte, musica nel biennio, perché nell’asse dei linguaggi ci possono rientrare tutte le discipline anche se a un livello certo di non avanzata formalizzazione. Condivido pertanto la risposta di Bruschi (“regista” della cabina di regia sui Licei) sulla mancanza di Diritto-economia nei bienni liceali».

Che il paradosso espresso nella prima frase sia condiviso anche da un uomo di scuola come D’Avolio non può che suscitare meraviglia. D’Avolio, Dirigente scolastico ora in quiescenza, ha conosciuto fasi anche passate dei tentativi di riforma della scuola e quindi non avrà reazioni di rigetto se leggerà queste altre di frasi:

L’insegnamento del Diritto: 1) concorre ad integrare la prospettiva offerta dalle scienze umane e sociali, studiate nell’indirizzo con la peculiarità delle proprie categorie logiche e sistematiche; 2) promuove nello studente una maggiore consapevolezza della complessità dei rapporti sociali e delle regole che li organizzano; 3) consente di individuare le connotazioni delle diverse formazioni operanti nella società, cogliendone la rilevanza giuridica; 4) attiva la riflessione sull’essenzialità del nesso fra società e ordinamento giuridico; 5) evidenzia le forme di solidarietà attuabili mediante l’intervento dello Stato nei rapporti economici e sociali.

Sarebbe interessante conoscere l’opinione di D’Avolio, fautore della trasversalità, a proposito di queste frasi che sono tratte da quel “pericoloso” documento costituito dalle Linee di indirizzo delle sperimentazioni Brocca.

E se poi ci spostiamo sull’Economia, che dire? Trasversalità anche lì? E di chi? Del collega di “Economia domestica”? La battuta viene facile se si pensa che qualcuno, nell’ambito dei think thank che si sono occupati del riordino, ha evocato, non si sa bene in base a quale ragionamento, la possibilità di inserire nel futuro Liceo delle Scienze Umane non l’Economia Politica ma, udite udite, l’Economia Aziendale.

Riportiamo la discussione nei termini della razionalità. Dunque c’è la necessità del riordino e si decide che le Discipline giuridiche ed economiche non rientrano nel core curriculum.

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