Il lavoro e la cultura degli italiani

19 agosto 2010

L’occupazione in Italia va decrescendo, si sa; ma si sa molto poco della grave situazione dei docenti italiani.

In conseguenza del riordino del Ministro Gelmini, ci saranno degli esuberi, eclatanti per la materia di Diritto ed Economia (a dispetto del silenzio dei media), che avranno degli effetti tragici per le famiglie dei docenti e per l’apprendimento dei discenti. E’ sconfortante constatare quale sia l’importanza attribuita dalla classe politica italiana alla coltivazione della conoscenza e all’istruzione dei propri cittadini; è umiliante l’ignoranza sia dei politici che dei cittadini del contenuto e del valore della nostra Costituzione.

E’ superfluo conoscere quali sono i poteri del Presidente del Consiglio o del Parlamento? Quali sono i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori? Qual è la differenza tra democrazia e regime? E’ irrilevante conoscere i meccanismi che regolano la finanza pubblica o la Borsa, le implicazioni della globalizzazione, le cause della crisi economica, la libertà di stampa, di espressione…?


Il Tar boccia la Gelmini

30 giugno 2010


di Marina Boscaino

Clamoroso errore del ministro: i tagli da 8 miliardi di euro non erano pubblicati in Gazzetta Ufficiale, quindi non hanno valore di legge

alt La notizia è di quelle che fanno riprendere fiato, dopo un’apnea per aria mefitica. Ecco la boccata d’ossigeno: il Tar del Lazio il 24 giugno ha sospeso l’efficacia delle circolari su iscrizioni alle secondarie, organici del personale della scuola e mobilità. Ossia tutte le conseguenze dei regolamenti Gelmini (la “riforma” delle superiori). Perché? Quei regolamenti, da cui le circolari partono, non avevano compiuto l’iter obbligatorio, non erano stati pubblicati in Gazzetta (pubblicazione parziale avvenuta solo una settimana fa). Ma il governo li ha considerati legge: procedura anticostituzionale e antidemocratica, che una parte della scuola ha denunciato con tutto il fiato che aveva in gola, nel silenzio della maggior parte dei media. Mobilitazione e consapevolezza pagano: la sospensiva dimostra che il ricorso – presentato da 755 docenti, genitori, personale Ata, studenti, insieme Scuola e Costituzione e per Per la Scuola della Repubblica, organizzato dai Coordinamenti scuole superiori di Roma, Bologna, Milano e molte altre città, nonché dal Tavolo regionale della Toscana per la difesa della scuola statale – non era pretestuoso. Con ordinanza n. 1023 il Tar ha accolto la richiesta dei legali ricorrenti, Mauceri e Virgilio, disponendo la sospensione dei provvedimenti impugnati e ordinando a Gelmini di depositare nel termine di 15 giorni  una “documentata relazione che, riferendo sui fatti di causa, controdeduca puntualmente sui motivi dedotti con il ricorso”. Il 19 luglio, in una prossima udienza, sarà deciso se confermare o no quanto stabilito. Sono mesi che da questo giornale ho la possibilità di denunciare tale gravissima anomalia di procedura, dettata da una parte dall’arroganza di sentirsi super leges, dall’altra dalla necessità di far marciare la “riforma”, legge pubblicata o no, per realizzare in tempi utili quanto richiesto da Tremonti: 8 miliardi di tagli, 87.000 docenti e 45.000 Ata in meno. Lo faccio oggi con maggiore motivazione, per ricordarci e ricordare in che razza di Paese stiamo accettando di vivere; rivolgendomi a quella parte della scuola e della cittadinanza immobili e indifferenti all’impegno di quanti svolgono le proprie funzioni coniugandole con mobilitazione e impegno permanenti. Ai colleghi che, in questi giorni, nonostante età e carriere avanzate, si scoprono “soprannumerari”: la “riforma” ha toccato anche loro, e non solo precari senza nome e volto. Per cominciare: i genitori hanno dovuto iscrivere i figli alla cieca, basandosi sull’offerta formativa dello scorso anno, non aggiornata dalle scuole in mancanza di programmi e regolamenti definitivi. Infatti la “legge” che istituiva i nuovi indirizzi è stata determinata non dall’iter previsto e dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma tramite annuncio sul sito del ministero, a marzo, mese in cui le iscrizioni scadevano. I collegi hanno dovuto adottare libri di testo entro il 31 maggio per le classi I, con i nuovi programmi solo in bozza. Le classi intermedie di tecnici e professionali si troveranno, dal prossimo anno, dalle due alle quattro ore in meno, senza conoscere neanche le materie tagliate: hanno iniziato a vedere il primo tempo di un film, ma – durante la proiezione – il film è cambiato. Gli iscritti al primo anno del professionale non hanno garanzia che le scuole siano in grado di offrire la qualifica triennale prevista, scelta a carico delle singole Regioni: danni gravissimi al diritto allo studio e all’unitarietà del sistema scolastico nazionale. Non è dato sapere, a due mesi dall’inizio della scuola, a chi verrà affidato l’insegnamento delle discipline introdotte ex novo. L’organico sarà basato su classi di concorso atipiche, commistione tra le vecchie e le nuove, normate da un ulteriore regolamento non ancora legge: sconosciuti i criteri per il trasferimento dei docenti. La scuola futura è in alto mare: sola certezza è che la circolare sospesa prevedeva 8.711 posti in meno per la primaria; 3.661 per la secondaria di primo grado, 13.746 per la superiore; -15.000 Ata. Totale: 41.118 persone a spasso, in virtù di una “riforma” trattata da chi ci governa come se fosse legge, ma che legge non era. Questo lo scenario su cui si aprirebbe l’anno scolastico 2010-11. Il 19 luglio potrebbe essere evitato un inizio di anno catastrofico e un passo definitivo verso la distruzione della scuola della Costituzione.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/27/il-tar-boccia-la-gelmini/

La scuola fallita

15 febbraio 2010

Presadiretta – scuola fallita

Riccardo Iacona ha presentato la situazione disastrosa della scuola italiana, affossata dai tagli e dai decreti del Ministro Gelmini.

Sintesi di Unoenessuno:

http://unoenessuno.blogspot.com/2010/02/presadiretta-scuola-fallita.html
Dopo le inchieste di Annozero, che riprendeva la precedente inchiesa di Report sulla sanità privata, Presa Diretta nell’ultima inchiesta si è occupata dei tagli alla scuola pubblica.
“Scuola fallita” il titolo, inteso come fallimento delle promesse fatte dai vair ministri dell’istruzione.
Fallimento relativamente alla bugia della competizione tra pubblico e privato, bugia usata per giustificare i tanti finanziamenti alle scuole “paritarie”.
Una competizione falsa, sleale, in cui a rimetterci sono le famiglie italiane a basso o medio reddito, che non si possono permettere l’iscrizione alla Leone XIII, alla scuola bilingue al Niguarda a Milano.

Ieri sera l’inchiesta di Presa diretta mostrava l’effetto dei tagli che, diceva la Gelmini, non avrebbero pregiudicato il livello di istruzione e del tempo pieno.
Non è vero.
Il servizio partiva da Messina: causa i tagli, molti insegnanti precari di sostegno non han preso la nomina.
Altri insegnanti precari, dopo anni di corsi, devono accettare una lunga trasferta dal sud al nord Italia per un incarico annuale.
A Torino, al quartiere del Lingotto: i nuovi emigranti oggi sono insegnanti dopo che i loro padri, negli anni 60, hanno fatto lo stesso percorso per un posto da operaio.

Precari condannati ad una vita da precario. Come Concetta, dalla Sicilia a Cremona, per 10 giorni di supplenza, per 250 euro.
“Sposata?”
“No, fortunatamente .. perchè non me lo potrei permettere”.

Con i tagli decisi dalla finanziaria del 2008, sono le scuole a doversi pagare le supplenze lunghe.
Non ci sono insegnanti a sufficienza per garantire il tempo pieno, richiesto dai genitori (vi ricordate la ridicila riforma del maestro unico?).
Lo stato non ritorna alle scuole nemmeno le spese ordinarie.

E i presidi e le maestre sono costrette a fare i salti mortali per garantire la continuità didattica: accorpare classi quando si assenta un insegnante (perchè le compresenze sono state ridotte) e non ci sono fondi a sufficienza per chiamare supplenze esterne.

A Milano, il sabato i lavori di manutenzione nelle aule, li fanni i genitori, che si improvvisano stuccatori e imbianchini.
A Rho al liceo, ci sono tetti con tegole in amianto, e le solite rassicurazioni su una loro rimozione.

E nella stessa Lombardia, si riesce a passare dal Purgatorio al Paradiso.
In Lombardia, la regione da un bonus alle famiglie che iscrivono i figli a scuole paritarie.
Come l’istituo bilingue a Niguarda.
Come l’istituto Leone XIII, una scuola di gesuiti, dove si alleva l’elite milanese, i figli della buona borghesia. Che si allenano a prendere i posti dei padri nei Consigli di amministrazione.
Chi si può permettere, d’altronde, di pagare rette da 7000-8000 euro l’anno?
Ecco, in questi istituti il livello di didattita, i mezzi forniti agli insegnati, sono all’avanguardia.
Tutti bellissimo.

Pagato anche con soldi nostri.
Perchè, come spiegavo prima, la famosa competizione tra pubblico e privato che secondo l’assessore Gianni Rossone “dovrebbe favorire la libertà di scelta”, è in realtà solo un aiuto ai privati.
Se si confrontano le cifre, la regione elargisce più soldi alle suole paritarie, che non aiuti per l’iscrizione alle scuole pubbliche.
Rispettivamente 24 milioni al pubblico, 51 milioni al privato. E gli studenti pubblici sono dieci volte tanto.

Non solo: per ottenere il finanziamento per una paritaria, basta una autocertificazione e la soglia del reddito è molto più alta (47000 euro).
Per il bonus pubblico, serve l’ISEE e la soglia si abbassa a 15 euro.
Le scuole pubbliche non si aprono laddove sono già presenti scuole paritarie, perchè potrebbero andare in concorrenza.
E’ questa la sana competizione?
Inoltre, se si vuole fare una gara alla pari, si dovrebbe dare al privato gli stessi obblighi del pubblico.
Come per gli ospedali privati: garantiscono un livello di copertura H24?
E le scuole private prendono sempre un alunno portatore di handicap?

Ieri sera una rabbia enorme mi è esplosa dentro. Perchè stiamo assistendo ad una sorta di lotta di classe al contrario, con una scuola (e una sanità) a due velocità. Per ricchi e per meno ricchi.
Il tutto per arrivare ad un paese a due velocità. Dove non esiste possibilità per emanciparsi da una situazione familiare di partenza sfavorevole. Dove “io sono io e voi non siete” .


Le bugie della Gelmini

19 dicembre 2009

Dopo l’intervento a Ballarò della Ministra con le sue solite cifre ( false e sconclusionate )

imparate a memoria, qualcuno ha pensato di rispondere…

LE BUGIE DELLA GELMINI, LA VERITA’ DEI FATTI

mercoledì 01 ottobre 2008

Di Gennaro Loffredo,

Un attacco feroce che non ha precedenti nella storia della Repubblica, sta per cambiare le sorti dei nostri ragazzi, e tutto ciò fra l’indifferenza e l’arroganza di un ministro che all’ opinione pubblica racconta le “sue” verità, basate su un’ interpretazione distorta e non veritiera di dati statistici.

Alle famiglie viene detto che i ragazzi trascorrono troppo tempo sui banchi di scuola, che ci sono troppi insegnanti e troppi bidelli a fronte di risultati modesti, che la scuola non può essere considerata uno stipendificio e un ammortizzatore sociale, deridendo una categoria, quella dei docenti, che opera con impegno e spirito di abnegazione al servizio dello stato e della società. Il tutto attraverso una campagna mediatica condotta ad hoc, volta a far credere ai cittadini che i problemi della scuola si risolvono con voti in pagella e grembiulini, tacendo invece su quello che è l’unica, vera volontà del governo: fare cassa a discapito della qualità dell’insegnamento offerto agli alunni senza tenere conto delle esigenze delle famiglie.
Infatti…

NON E’ VERO come afferma il ministro che i dipendenti del MIUR siano 1.300.000, ma 1.125.975 (Dati MPI – la scuola in cifre).

NON E’ VERO che il 97% del bilancio del MIUR viene speso in stipendi, ma il dato reale è il 78,8%, buona parte in quota alle Regioni (dati OCSE – studio Education at a glance), in linea con gli altri paesi. E’ vero invece che il MIUR si limita SOLO a pagare gli stipendi, investendo appena il 2,8% del P.I.L., rispetto al 3,80 % di media dei paesi europei. (dati OCSE – Education at a glance).

NON E’ VERO che la spesa per la scuola è continuamente cresciuta negli ultimi anni, infatti la quota di spesa complessiva è scesa dal 12,6 del ’90 al 10,6 del 2005 (dati ISTAT). Ciò è dovuto ai continui tagli operati dai vari governi in questo settore.
E ancora: se tra il 1995 e il 2005 gli investimenti nella scuola dei paesi europei sono aumentati del 41%, in Italia l’incremento è rimasto contenuto al 12%. (dati OCSE – education at a glance).

NON E’ VERO che i docenti aumentano mentre gli alunni diminuiscono. Dall’anno scolastico 2001/02 fino all’anno scolastico 2007/08 gli alunni sono costantemente cresciuti mentre i docenti sono calati del 4,5% (dati MPI – la scuola in cifre).

NON E’ VERO che è opportuno che il bambino abbia un solo punto di riferimento nella scuola primaria. Infatti, associazioni pedagogiche di spicco come il SIPED, SIRD, CIRSE, e SIREF sono nettamente contrarie al ritorno di questa figura, connotandola in modo negativo e anacronistico.

NON E’ VERO che i risultati della scuola italiana siano pessimi: gli allievi delle scuole secondarie di secondo grado di Veneto, Lombardia e Piemonte hanno raggiunto nei test risultati molto vicini a quelli degli allievi della Finlandia, additata dal ministro come esempio per il paese. Inoltre, le famiglie italiane hanno mostrato un gradimento nei confronti della scuola pubblica dell’ 80% (dati OCSE – education at a glance), superiore alla media europea (78%)

NON E’ VERO che i docenti del sud sono meno preparati dei colleghi che operano al nord e necessitano di apposito aggiornamento, poiché nelle strutture scolastiche del nord operano e ottengono brillanti risultati moltissimi docenti provenienti dal sud, il cui “ritardo” è pertanto da individuare in fattori sociali, economici e strutturali che il ministro dovrebbe conoscere e contribuire ad eliminare.

Ecco invece quello che, sulla base delle disposizioni ministeriali e degli effetti della legge 112/08 e dell’approvando DL 137/08, il ministro dovrebbe dire alle famiglie:

1. Molti docenti di ruolo saranno individuati come soprannumerari e saranno pertanto costretti a cambiare sede, il che significa che la continuità didattica non sarà garantita e che i ragazzi potrebbero dover cambiare insegnante anno dopo anno.

2. Le scuole aventi un numero di allievi inferiore a 100, ubicate nei piccoli centri, saranno chiuse, il che comporterà un enorme disagio per gli alunni ( costretti ad intraprendere ben presto una vita da pendolari), per le famiglie e per i Comuni, a carico dei quali verrebbero a gravare le spese per i servizi legati al trasporto degli alunni pendolari. Ricordo che i Comuni incasseranno meno.

3. L’orario di insegnamento nella scuola primaria sarà ridotto a 24 ore settimanali, insufficienti a garantire il rispetto dei tempi di apprendimento propri di ciascun alunno.
Non ci saranno più né pluralità dei docenti né compresenze, il che significa che non sussisteranno le condizioni per permettere attività di recupero per alunni con difficoltà di apprendimento, gite d’istruzione, visite guidate e una didattica aperta al territorio.

5. Il tempo pieno non sarà garantito a tutti, perché solo le scuole del nord sono dotate delle infrastrutture necessarie, il che porterà ad accentuare il divario culturale fra il nord ed il sud del paese, penalizzando fortemente quest’ultimo, dove il tasso di abbandono scolastico risulta essere più alto.

6. Gli unici insegnanti specialisti saranno i docenti di religione, visto che gli insegnanti specialistici di lingua inglese nella scuola primaria saranno riassorbiti su posto comune (articolo 1 comma 128, legge 311/2004) e tutti gli altri saranno obbligati ad abilitarsi all’insegnamento dell’inglese attraverso corsi di 150-200 ore, il che sfacciatamente contraddice quanto sbandierato dallo stesso governo Berlusconi nelle sua precedente legislatura, ovvero l’importanza delle tre “I”, tra cui appunto l’insegnamento dell’inglese.

7. A causa dei tagli operati con la legge 112/08, molti alunni non avranno più l’insegnante di sostegno, finora risorsa per la classe intera oltre che strumento formidabile di integrazione sociale e garante del diritto allo studio per gli alunni diversamente abili i quali, in tal modo, verranno ghettizzati, con conseguenze disastrose sul piano sociale e didattico.

8. La riduzione del numero di indirizzi nella scuola secondaria di 2° grado non terrà conto del fatto che gli Istituti professionali sono ben diversi dagli Istituti tecnici, hanno finalità diverse e non sono doppioni. Inoltre, l’ accorpamento delle classi di concorso sarebbe molto deleteria soprattutto per chi insegna materie tecniche e professionalizzanti e per gli allievi che si troveranno insegnanti che dovranno necessariamente ricominciare a studiare per materie che non hanno mai insegnato;

9. La contrazione dell’orario scolastico, così come prevista dal piano programmatico presentato dal ministro, andrà à discapito delle materie tecniche, ossia proprio quelle che formano l’allievo nell’indirizzo prescelto;

10. La riduzione del 30% degli insegnanti di laboratorio impoverirà l’offerta formativa degli istituti professionali, oltre a rendere meno sicure le esercitazioni nei laboratori.

11. L’incremento dei finanziamenti alle scuole private che vanno messe, secondo la Gelmini, in concorrenza con le scuole pubbliche statali perché aumentano la possibilità di scelta da parte delle famiglie che, tutte, avrebbero la possibilità di scegliere scuole migliori. Un altro falso incredibile! DAI DATI OCSE-PISA LE SCUOLE PRIVATE ITALIANE SONO RISULTATE ESSERE TRA LE PEGGIORI IN EUROPA. NETTAMENTE SUPERIORI QUELLE PUBBLICHE STATALI: IN MATEMATICA 11 PUNTI DI DISTACCO; SCIENZE 14; COMPRENSIONE E PRODUZIONE DI TESTI SCRITTI 3. IN AZERBAIJAN ED IN GIORDANIA LE SCUOLE PRIVATE SONO PIU’ COMPETITIVE DI QUELLE ITALIANE.

Inoltre il ministro sostiene che parte dei soldi risparmiati servirà a rendere più sicure le scuole, ma anche stavolta si tratta di un’affermazione priva di fondamento visto che l’edilizia scolastica compete ai comuni (legge 11 gennaio 1996, n. 23, articolo 9 comma 1), così come non corrisponde a verità il fatto che i docenti di ruolo vedranno aumentato il loro stipendio: secondo il ministro, infatti, solo i più “meritevoli” e solo a partire dal 2012 saranno premiati con 50 miseri euro a testa: un’elemosina in cambio della richiesta ai docenti di svendere la scuola pubblica.

Roma, 1 Ottobre 2008


Raccolta fondi contro l’abolizione dello studio del diritto e dell’economia

8 dicembre 2009

DAL COORDINAMENTO NAZIONALE DEI DOCENTI DI DIRITTO ED ECONOMIA:

Sulle pagine delLa Padania abbiamo fatto pubblicare, autofinanziandoci, il seguente avviso che presto, attraverso ulteriore raccolta fondi, comparirà su altri quotidiani nazionali:

Avviso a pagamento

Una domanda al Ministro Gelmini:

perché gli studenti italiani, a differenza di quanto accade in Europa, non devono più  studiare il Diritto e l’Economia?

Eliminare lo studio di tali materie significa limitare il processo di crescita civile dell’intero Paese. Fornire agli studenti gli strumenti per comprendere, imparando a rispettarle, le norme giuridiche e i meccanismi dell’economia non è una scelta  di destra,  di sinistra o di centro. E’ una scelta di buon senso. E’ per questo che il diritto e l’economia sono nei piani di studio di gran parte dei paesi europei.

Invitiamo tutti i Parlamentari  a far approvare alla Camera e al Senato un ordine del giorno che impegni il Governo a mantenere nei Licei e nei trienni dei Tecnici lo studio del Diritto e dell’Economia come materie del curricolo obbligatorio.

La scelta dell’opzionale è impraticabile e chi la propone lo sa bene.

Chi volesse sostenerci in questa iniziativa può contattare il coordinamento all’indirizzo coordnazdocdir@libero.it. Vi sarà comunicato il c.c.p. dove effettuare il versamento. L’entità del contributo è libera.

info su www.docentidiritto.it


Docenti precari: esaurimento a tempo indeterminato

27 ottobre 2009

SCUOLA:   tagli, esuberi, precarietà, disoccupazione, graduatorie a (finto) esaurimento, ricorsi, eterni contratti a tempo determinato, sogni di contratti a tempo indeterminato, chiusura delle scuole di montagna, classi superaffollate, scuole inagibili ma frequentate, stipendi da fame, riduzione orario scolastico, eliminazione materie d’insegnamento, maestro unico…

  

                                                                          

STIAMO COSTRUENDO GLI IDIOTI DEL FUTURO!

 


L’AVVOCATO GELMINI ABROGA IL DIRITTO

25 settembre 2009

Desideriamo segnalare un esempio significativo di come questo governo usa la comunicazione: lo scorso anno la famosa “legge Gelmini” (decreto legge 1/09/08 , n. 137) sottolineava con enfasi, all’art. 1, l’istituzione della materia “Cittadinanza e Costituzione”.

A giugno la riforma della scuola superiore, che entrerà in vigore l’anno prossimo, sopprime totalmente l’insegnamento del diritto ed dell’economia da tutti i licei, ad esclusione di quello delle scienze sociali e tecnologico nel quale tuttavia si registra un consistente quanto inspiegabile contrazione di ore. Toglie il il Diritto dal triennio dei tecnici. “Cittadinanza e Costituzione” sarà insegnata solo nelle elementari e nelle medie, dai docenti di storia, all’interno del loro monte ore e senza valutazione autonoma, e non da laureati ed abilitati nelle discipline giuridico – economiche. Mi sorge un dubbio: insegnare queste discipline in un periodo troppo vicino al momento in cui gli allievi hanno il diritto di voto può forse essere rischioso?

  

Prof. Sandra Bigliani

Liceo Gioberti di Torino,

Prof.Annalisa Massari

Liceo Machiavelli-Capponi,  Firenze

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La riforma della scuola superiore prevede infatti la totale scomparsa della disciplina “diritto ed economia” dai piani di studio dei licei ed una notevole riduzione nei tecnici. Lascia inoltre nel caos gli istituti professionali dove certa è solo una forte riduzione dell’orario settimanale.

NONOSTANTE

le istituzioni, dal Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Presidenti di Camera e Senato, al Presidente della Repubblica, inneggino alla difesa della costituzione, alla lotta contro il bullismo, all’educazione alla legalità, tutti obiettivi meritevoli di considerazione, tale riforma le contraddice palesemente.

 

PARADOSSALMENTE

il Ministro Gelmini ha introdotto una nuova disciplina che di nuovo ha solo il nome: “Cittadinanza e Costituzione”.Questa sarà insegnata dai docenti di storia all’interno del loro monte ore e senza valutazione autonoma. La sperimentazione inoltre graverà sui contribuenti, visto che saranno stanziati fondi per la formazione degli insegnanti di Storia e per le proposte concrete di sperimentazione. Pertanto

 

SIAMO INDIGNATI

per la mancata considerazione della nostra professionalità acquisita dopo anni di lavoro nella scuola, dove fin dal 1995, con l’introduzione in via sperimentale del diritto ed economia nei licei, nei tecnici e nei professionali, hanno svolto un lavoro costante ed efficace, sempre attento alle esigenze dei ragazzi, alla loro voglia di conoscere e di capire. Un lavoro diretto a valorizzare i contenuti della Costituzione e finalizzato a fornire ai discenti una conoscenza dei fondamentali principi di economia, ritenuta peraltro indispensabile dalla Comunità Europea in un sistema economico ormai globalizzato;

 

SIAMO PREOCCUPATI

per il nostro futuro lavorativo. Infatti le riduzioni di organico, così pesanti, previste dalla riforma, taglieranno completamente fuori i precari che da anni attendono l’immissione in ruolo. Spegneranno le speranze lavorative di tanti giovani che si sono formati per l’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche e finiranno per travolgere il personale d ruolo, a causa di esuberi che non potranno essere riassorbiti;

 

ATTENDIAMO

risposte concrete dal Ministro e non proclami propagandistici privi di contenuti.