Serge Latouche a “Servizio pubblico”

20 gennaio 2012

 

L’euro, i partiti di sinistra che non vogliono cambiare il sistema, l’ossimoro del social-liberismo, la fine del capitalismo e l’inizio (possibile) di qualcosa di peggio: la barbarie…

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Caro Profumo, portiamo un po’ di Calamandrei a scuola

15 dicembre 2011
Di Franco Labella

13 dicembre 2011

Avevo consigliato, nell’ultimo pezzo della rubrica (v. Profumo di scuola precedente), al Ministro Profumo di attivare, in tutte le scuole, l’insegnamento che non c’è , “Cittadinanza e Costituzione”.
Il consiglio era dato, come avevo scritto, anche per non far rivoltare più Piero Calamandrei nella tomba. Nessuno ha il monopolio o il copyright delle idee e perciò so bene di non poter essere il solo a citare Calamandrei. Magari quello del discorso al Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale su come si può distruggere la scuola pubblica.

Un discorso profetico, del 1950, che a rileggerlo oggi mette i brividi perché descrive con sessant’anni d’anticipo la strategia della destra berlusconiana attuata dalla giovane ex-Ministro Gelmini. E’ chiaro che nessuno ha il copyright di Calamandrei ma, certamente, egli non può essere un punto di riferimento di chi la scuola pubblica statale l’ha affossata. Di chi ha fatto finta di mettere la Costituzione al centro dell’attenzione degli studenti italiani ed inscenato una farsa (v. Spicchi d’aglio) chiamando, ahimè, proprio “Cittadinanza e Costituzione” la disciplina che non c’è nelle pagelle. In modo tale che la Carta restasse, contro le previsioni e contro gli auspici proprio di Calamandrei nel discorso del 1955 all’Umanitaria di Milano, un pezzo di carta. Ma, come al solito, mi sbagliavo. Perché la ex-maggioranza della Brambilla e della Gelmini, ha inventiva e creatività, senso della posizione e anche, come si dice a Roma? … de tolla?

Come è successo con Michela la Rossa, l’ex-Ministro del Turismo del Governo Berlusconi, Michela Brambilla. Che Calamandrei, evidentemente, lo ama e lo cita. Sì, proprio lei. Del resto, forse, Michela la Rossa non è tale per la chioma ramata ma perché, in fondo, è “comunista” pure lei. Insomma Michela, sdegnata per aver appreso di un brindisi in una classe di Merate, docenti compresi, per festeggiare la caduta del Governo Berlusconi, rivolge una interrogazione al Ministro Profumo. Questo è il passo in cui la Brambilla cita Calamandrei :“la scuola pubblica, nella realizzazione del sistema di valori costituzionali di democrazia e libertà, ha un ruolo fondamentale; come ha ricordato Piero Calamandrei: «la scuola è il complemento necessario del suffragio universale. Ha proprio questo carattere di alto senso politico, perché solo essa può aiutare a scegliere, essa sola può aiutare a creare le persone degne di essere scelte, che affiorino da tutti i ceti sociali». E per dirla con Guccini: vabbè l’ammetto che mi son sbagliato e accetto il crucifige e così sia. Pure a Michela la Rossa, collega di governo della Gelmini, piace Calamadrei e lo cita pure (LEGGI QUI). Ma mentre stavo contrito a pensare che non capisco nulla della destra berlusconiana arriva l’ancora della salvezza.

Non mi sono rimbecillito anche se mi toccherà arrivare tardissimo alla pensione e chissà se ci arriverò insegnando ancora a studiare la Costituzione, quella di Calamandrei. Perché la Michela supera se stessa e chiude così l’interrogazione parlamentare: “se il Governo non ritenga necessario valorizzare, con un apposito e specifico programma, l’insegnamento nelle scuole della materia dell’educazione civica al fine di scongiurare qualunque allentamento della tensione ideale sui temi della difesa della democrazia e della libertà che sono alla base della Carta costituzionale”. E ma allora dillo che sei Rossa, “comunista” proprio e pure antiGelmini. Perché è stata la tua collega scrittrice di favole ad aver eliminato lo studio del Diritto costituzionale nelle scuole superiori ed a non aver attivato proprio l’insegnamento che adesso chiedi al Ministro Profumo. Caro Ministro Profumo stavolta non ha alibi: se “Cittadinanza e Costituzione” lo chiede pure Michela la Rossa non può più esimersi.

La richiesta è bipartisan e quindi in linea con i principi ispiratori del Governo di cui fa parte. Per favore provveda in tempo. Anche perché se no, fra un po’, si ritrova perfino la Gelmini a chiederlo e magari non lo scrive in una favola ma pure lei in una più concreta interrogazione parlamentare. Faccia presto signor Ministro. Per Calamandrei ed anche per noi che lo leggiamo e lo citiamo da ben prima della Brambilla. Ché altrimenti, a furia di brindare come a Merate, finiremo ubriachi. Di Costituzione.


Piano casa Lazio: come distruggere una Regione

8 agosto 2011
Piano casa: niente alloggi popolari per le famiglie
Devastante aggressione ai parchi, aree agricole e protette,
coste e zone montuose sotto tutela integrale

di Gualtiero Alunni
Con l’approvazione della legge regionale definita “piano casa”, si
darà il via libera nel Lazio a una colata di cemento pari a 50 milioni
di mc; si perderanno 1.500 ettari di parchi, 500 ettari di aree
agricole, oltre 3.000 ettari di aree attualmente destinate a verde e
servizi. Si danneggeranno le aree pregiate del territorio, le città
storiche, le attività agricole. Si autorizzeranno 6000 condoni. Sarà
possibile costruire nei parchi e in aree con vincolo paesistico. Il
tutto senza prevedere aree per nuovi servizi pubblici, ma riducendone
la dotazione che a Roma passerebbe da 18 mq per abitante, previsti per
legge, ai 10 mq per abitante. Ci troviamo davanti alla solita
indiscriminata politica di sostegno all’economia del mattone che
favorisce i rapaci poteri forti della finanza e dei costruttori, a
discapito del patrimonio culturale, dal paesaggio ai centri storici.
Altro che piano casa per l’emergenza abitativa. Non si prevede alcun
intervento per la costruzione di nuovi alloggi popolari o a canone
concordato, non porterà nulla alle 60.000 famiglie iscritte alle
graduatorie dei  Comuni del Lazio e alle 3000 famiglie che ogni anno
subiscono lo sfratto (80% per morosità) spesso con l’uso della forza
pubblica. Con le scandalose deroghe a tutti i vincoli paesaggistici, il
Piano se applicato, devasterà le aree verdi con vincolo paesistico a
tutela integrale, portando pesanti cementificazioni all’interno dei
parchi e delle riserve naturali. Inoltre, si applicherà non solo alle
opere già realizzate, ma anche a quelle in fase di realizzazione,
consentendo di modificare il progetto in corso d’opera aumentando ogni
unità abitativa di 70 mq. Facendo due conti, dato che a Roma e
provincia sono in costruzione duemila unità, si avrà un aumento totale
di 140 mila mq di costruzioni, con una plusvalenza di 280 milioni di
euro, che finiranno nelle tasche dei costruttori. Nelle aree di grande
pregio storico-architettonico come Coppedè, Garbatella, Monteverde,
Prati, si potranno ampliare e modificare edifici alterando e snaturando
il progetto originale architettonico. Nel piano è anche prevista la
demolizione e ricostruzione di casali costruiti dopo il 1930. Questo
vuol dire che edifici storici saranno sostituiti da case ben più
grandi, con il 35% di cubatura in più. Il nuovo Piano casa consentirà
la cementificazione delle aree agricole attraverso l’ampliamento e la
modifica di ville e seconde case che nulla hanno a che vedere con la
normale attività agricola. Per quanto riguarda la periferia, si prevede
la realizzazione di nuovi quartieri senza variante urbanistica con
cambio da “non residenziale” a “residenziale” fino a 90mila mq per 550
abitanti senza urbanizzazione secondaria (scuole, parchi, servizi).
Stessa modifica per le aree libere non edificate, con rilascio del
permesso di costruire fino ad un massimo di 80mila mc. La
cementificazione prevista è come un “fiume in piena”. Si prevede la
costruzione di decine di porti turistici per un milione di mc nelle
zone a tutela integrale. Un caso su tutti: il Porto di Tarquinia sul
fiume Paglia in un’area a forte rischio idrogeologico che è esondato
più volte. Inoltre, si mette in atto una vera e propria
disarticolazione del litorale tirrenico: gli edifici situati nelle
fasce di rispetto della costa saranno spostati in aree attigue con
altissimi premi di cubatura. Ad esempio, da 50.000 mc esistenti si
passerà a 125.000 mc. Stessa aggressione per la montagna, con la
previsione dell’abbattimento di oltre 10.000 faggi secolari in area a
tutela integrale SIC (sito di importanza comunitaria) del Monte
Terminillo. Questo piano continua con la regolarizzazione degli
impianti sportivi realizzati per i Mondiali di nuoto anche se
realizzati in aree protette, riapre il condono edilizio nelle Zone di
Protezione Speciale (Aree protette d’interesse comunitario) con
migliaia di domande di condono ripescate in aree di grande pregio
ambientale. Il Piano Casa è stato definito come incostituzionale dal
ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan. La tutela ambientale
essendo materia statale, le Regioni possono soltanto aumentare le
tutele e non il contrario. Quindi, ancor prima della raccolta di firme
per il referendum abrogativo, si dovrà fare ricorso alla Corte
Costituzionale e contestualmente all’Unione Europea. Questa legge si
delinea come un piano senza regole, un “sacco regionale”, che devasterà
Roma e tutto il territorio laziale. Tutte le comunità e le
amministrazioni locali sono chiamate a resistere e a lottare con il
fine di contrastare un provvedimento dagli effetti catastrofici per la
qualità della vita dei cittadini e per l’ambiente.
Roma,05 Agosto 2011

CleaNap: i cittadini puliscono Napoli

25 luglio 2011

Energie positive si stanno diffondendo: i cittadini napoletani stanchi della monnezza, tanti giovani, gli Angeli della monnezza, si rimboccano le mani e ripuliscono le piazze e le strade, piantano fiori, insieme con i bambini, cui insegnano la raccolta differenziata autogestita, in attesa che che il Primo cittadino, Luigi De Magistris, riesca a realizzare quello che a Napoli sembra essere un sogno: RIFIUTI ZERO! Il vicesindaco sta studiando l’applicabilità del sistema di riciclo di Vedelago. Chi la dura, la vince.

Qui le foto:

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/07/24/foto/tutti_a_raccogliere_rifiuti-19565100/1/?ref=HREC2-8


TAV inutile e costosa, perché i politici la vogliono?

5 luglio 2011

“L’alta velocità ferroviaria è nata a metà degli anni 80 in sede politica. Gli ingegneri dell’Ansaldo, a cui un paio di anni prima era stato affidato il compito di progettare, per quanto riguardava il settore ferroviario, il Piano Generale dei Trasporti, non l’avevano prevista. In questa anomalia si trova il segno dell’intera vicenda … In questo Paese mancano tutte le condizioni favorevoli e si accumulano tutte quelle negative, per le caratteristiche orografiche, la distribuzione e la densità degli abitanti, l’urbanizzazione diffusa…”

“La peculiarità di questa vicenda è che ci si trova di fronte al mistero di persone che hanno apparentemente programmato un disastro economico, sapendo perfettamente di farlo. La spiegazione non è difficile; per capire è sufficiente sostituire alla regola del capitalismo teorico quella del capitalismo reale che dice, più o meno: è accettabile qualunque disastro economico purchè le perdite siano addossate all’intera comunità e i guadagni rimangano nelle mani di chi gestisce l’operazione. Il che, per dirla tutta, non è una grande novità; ma in questo caso l’applicazione del principio è stata veramente grandiosa, lo schieramento di forze che l’ha sostenuta nuovo ed impressionante, e il cambiamento di regole che l’iniziativa ha comportato tale da modificare strutturalmente i lineamenti del diritto … La straordinaria trovata di addossare i costi alle generazioni future ha aperto di fatto un pozzo senza fondo. Di lì si pesca per coinvolgere partiti, consulenti, chiunque esprima dubbi; per promettere agli enti locali, che devono acconsentire al passaggio delle nuove linee, faraoniche opere di compensazione, per firmare impegni di qualsiasi tipo con la tranquilla convinzione di non dover, a proprie spese, mantenere nulla…”

di C. Cancelli (docente al Politecnico di Torino; consulente tecnico della Comunità Montana Bassa Valle Susa per l’Alta Velocità; coautore del libro “Alta velocità. Valutazione economica, tecnologica e ambientale del progetto” Ed. CUEN-Ecologia)

Circa i danni ambientali derivanti dai cantieri, i rischi peggiori sono i seguenti:
Il monte Musiné, che dovrebbe essere perforato per costruire la TAV, è costituito in gran parte da amianto: con le perforazioni si spargerebbero nell’aria circostante tonnellate di polvere di amianto, che il vento porterà ovunque. Sorgerebbero problemi di smaltimento delle polveri e della terra da scavo … In più nelle cavità è presente anche l‘uranio

Un grave danno all’ambiente, alla salute e alla vivibilità della valle riguarda le falde acquifere che sarebbero impoverite con conseguente problema di dove prendere l’acqua necessaria alla popolazione della zona.


12 e 13 Giugno: tutti a votare Sì contro il nucleare…

7 giugno 2011

Vota Sì per fermare il nucleare
Vota Sì per l’acqua pubblica, altrimenti finisce nelle mani dei privati, ovunque, e le bollette salgono alle stelle
Vota Sì per abrogare la legge sul legittimo impedimento, che privilegia le alte cariche dello Stato di fronte alle legge e contraddice il principio di uguaglianza di tutti i cittadini

Votando 4 Sì, i cittadini fanno sentire la loro voce per contrastare gli abusi e le discriminazioni.


30 MAGGIO 2011: la rivoluzione pacifica dei giovani

31 maggio 2011

Si può vincere anche senza soldi, senza apparati, senza media. Finalmente, i napoletani, i milanesi… gli italiani, uniti da una sorprendente ed inaspettata passione, da Nord a Sud, da Est a Ovest, hanno dimostrato che il marketing spietato, da solo, con l’incessante aggressione alla massa, coi martelli della falsa informazione, della propaganda (che pure ha tanto e tante volte dominato in Italia) non vince. La forma senza sostanza, l’apparenza senza verità, il fumo senza l’arrosto, la parola senza il fatto, non vincono; a lungo andare si smacherano gli attori e si buttano giù dal palco.
Si vince con i sentimenti e col cuore, con la verità, la legalità, l’onestà.

Fino a ieri si diceva che gli onesti, i giusti non vanno da nessuna parte, triturati dalla macchina della politica e del potere; si riteneva che il potere è solo di chi ha i soldi, l’arroganza, in stile venditore d’assalto (secondo la scuola berlusconiana, che insegna che senza capelli -per un uomo- o senza scollature e ammiccamenti -per le donne- non si va avanti); si diceva che la gente non può governare, non può cambiare il sistema (lo sporco sistema); si sosteneva che i giovani non sanno fare politica, sono vuoti, spenti, senza speranza, senza iniziativa.
I GIOVANI ADESSO HANNO SPERANZA, I GIOVANI HANNO VINTO, con la passione, con la fiducia in sé stessi e nei principi della democrazia, della libertà, della verità, della giustizia.
I giovani hanno dimostrato a Berlusconi e ai suoi seguaci che non è solo l’abito che conta, che non sono solo i manifesti elettorali o gli spot che portano voti, che in Italia non ci sono solo marionette e che il futuro possono guidarlo i giovani, riprenderselo, riappropriandosi di ciò che è stato defraudato, sogni compresi.
SEL, con Pisapia e Vendola, i Grillini, De Magistris (43 anni!!! Finalmente un sindaco giovane), Zedda (un bambino rispetto ai nostri vegliardi…) i comitati, le liste civiche… questa è una rivoluzione senz’armi, come si può e si deve, per buttare la spazzatura dal governo delle città e del Paese.
Forza Napoli, viva Milano, viva L’Italia!