Chi chiude e chi riapre…

5 marzo 2012

Dopo un annuncio di chiusura, un annuncio di riapertura dell’inceneritore di… Terni. Sosteniamo i cittadini che si battono contro l’inceneritore di Terni!

http://noinceneritoriterni.blogspot.com/


NAPOLI-RIFIUTI ZERO

7 ottobre 2011
 www.noinceneritorealbano.it
«Stop inceneritori e discariche» La nuova Napoli a rifiuti zero
Da ieri il comune partenopeo aderisce al network di città che, al di qua e al di là dell’Atlantico, perseguono l’abolizione degli scarti
Con la delibera di giunta siglata ieri, Napoli aderisce ufficialmente al network di città, al di qua e al di là dell’Atlantico, che applicano il protocollo «Rifiuti Zero». Sarà la città di maggiori dimensioni in Europa a strutturarsi intorno ai principi di riduzione alla fonte degli imballaggi, riciclo, riuso e compostaggio, trattamento meccanico manuale della frazione residua. Niente inceneritori quindi, ribadisce il sindaco Luigi de Magistris, né nuove discariche o ampliamento dell’invaso di Chiaiano. A ratificare l’impegno Paul Connett, professore emerito di chimica della statunitense St. Lawrence University, tra i maggiori teorici della strategia «Rifiuti Zero», già applicata in centri urbani come San Francisco, Oakland, Camberra o in regioni come la Nuova Scozia in Canada o in Galles, ma anche in Italia a Capannori, nel lucchese, e a La Spezia. Sarà lui a presiedere l’Osservatorio che avrà il compito di monitorare il percorso. All’interno della struttura rappresentanti dell’amministrazione, dell’azienda comunale Asia, addetta alla raccolta, e dei comitati di cittadini, i primi a credere e chiedere un piano alternativo per oltre sette anni, contro la politica istituzionale di destra e di sinistra e la grande stampa nazionale.
«La prima volta che ho conosciuto Connett – racconta il vicesindaco Tommaso Sodano – era il 2004, eravamo ad Acerra e la polizia caricava la popolazione che manifestava contro l’inceneritore in costruzione. Adesso è un onore averlo a Palazzo San Giacomo, sede del comune partenopeo. Già immagino l’ironia sui giornali perché con la delibera ci impegniamo ad abbattere la produzione di immondizia senza fosse e forni entro il 2020, quando il problema a Napoli non è ancora risolto. Ma noi stiamo lavorando a progettare un futuro sostenibile». In concreto, la delibera prevede: attrezzature negli esercizi commerciali per ridurre il volume degli imballaggi; prodotti alla spina nei punti vendita della grande distribuzione; l’introduzione del vuoto a rendere; incentivi all’uso di stoviglie biodegradabili, pannolini lavabili, imballaggi lavabili o biodegradabili; sistema tariffario basato sulla reale quantità di rifiuti prodotti; la realizzazione di un centro comunale per la riparazione e il riuso di beni durevoli e imballaggi. In settimana dovrebbe arrivare anche l’annuncio ufficiale della partenza della navi con i rifiuti verso l’Olanda, passo necessario per alleggerire gli impianti da riconvertire. Su tutto pesa la messa in mora da parte dell’Europa, per cui sarà necessario «lavorare con regione, provincia e governo per evitare che venga avviata la procedura d’infrazione e il blocco dei fondi», ha ribadito de Magistris. È stato lo stesso Connett ieri a spiegare che a Napoli si può applicare il modello utilizzato a San Francisco, una città con conformazione e popolazione simile. Quando si è cominciato, nel 2000, la raccolta differenziata era al 50%, quest’anno è al 77%. Come a Vedelago, in provincia di Treviso, si possono immaginare piattaforme dove separare l’immondizia (plastica, ferro, alluminio, carta, vetro…) da rivendere sul mercato di materie prime secondarie. Quello che avanza diventa un granulato plastico impiegato ad esempio in edilizia. L’umido negli Usa viene trattato in impianti di compostaggio vicini ai terreni agricoli, dove viene usato come fertilizzante. In tutta italia stanno sorgendo catene che vendono solo prodotti alla spina per la casa, per il corpo e alimenti. «Quello che non si può riusare, riciclare o compostare – conclude Connett – non dovrebbe essere prodotto. Le imprese hanno una grande responsabilità». Un modello che chiedono anche i comitati del vesuviano, invece delle continue minacce di ampliare o aprire nuove discariche nel Parco nazionale.

 


CleaNap: i cittadini puliscono Napoli

25 luglio 2011

Energie positive si stanno diffondendo: i cittadini napoletani stanchi della monnezza, tanti giovani, gli Angeli della monnezza, si rimboccano le mani e ripuliscono le piazze e le strade, piantano fiori, insieme con i bambini, cui insegnano la raccolta differenziata autogestita, in attesa che che il Primo cittadino, Luigi De Magistris, riesca a realizzare quello che a Napoli sembra essere un sogno: RIFIUTI ZERO! Il vicesindaco sta studiando l’applicabilità del sistema di riciclo di Vedelago. Chi la dura, la vince.

Qui le foto:

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/07/24/foto/tutti_a_raccogliere_rifiuti-19565100/1/?ref=HREC2-8


Munnezza day, sabato 9 Aprile a Napoli

6 aprile 2011

Dalle Mamme Vulcaniche ai movimenti di Terzigno e Chiaiano, grande mobilitazione per chiedere una raccolta differenziata spinta che risolva a monte il problema dei rifiuti : “17 anni di disgrazia, buon compleanno Munnezza!”.

 

napoli.repubblica.it/


Fare lo yogurt in casa

21 luglio 2009

Da un po’ di tempo produco yogurt in casa con ottimi risultati. Il 17 luglio ho condiviso questa esperienza con altre persone; ecco una sintesi della serata:

Autoproduzione di yogurt: vantaggi per la salute e non solo.

1) Ingredienti

Per produrre yogurt occorrono latte e batteri (liofilizzati o non).

– Batteri
Lo yogurt si ottiene grazie all’azione di lattobacilli (Lactobacillus bulgaricus e lactobacillus yogurti) e di streptococchi (streptococcco termophilus), sono i fermenti lattici vivi, che si possono comprare in farmacia.
Sono organismi viventi che si cibano di alcune componenti del latte (principalmente il lattosio, che è uno zucchero) trasformandole in acido lattico. L’acido lattico (e l’ambiente acido in generale) riduce la formazione di agenti dannosi per l’organismo. Troppo acido lattico renderebbe disgustoso lo yogurt.

I fermenti continuano a vivere finché hanno di che nutrirsi. La loro attività (la velocità con la quale operano) dipende principalmente dalla quantità di cibo e gas disciolti nel latte  e dalla temperatura (più scende e meno sono attivi).

2) Strumenti

  1. Vaso di vetro della capacità di circa un litro, con tappo
  2. Panno  di lana (sciarpa o altro)
  3. Bollilatte

3) Dosi:

–         1 bustina di fermenti liofilizzati

–         1 litro di latte intero (o mezzo litro per farlo più denso)

4) Procedimento:

Sciogliere  una bustina di fermenti liofilizzati nel vaso di vetro ben pulito con poco latte tiepido della temperatura di 37-42°C (non occorre il termometro, la temperatura del nostro dito va bene), aggiungere il resto del latte. Non tappare, ma coprire solo con un tovagliolo di carta e avvolgere interamente nel panno di lana, per mantenere la temperatura costante.

Riporre in posto della casa non freddo, magari non lontano dai fornelli e non su superfici che vibrano.

5) Tempi

Dopo 8-12 ore lo yogurt è pronto, denso e dolce. Se si allungano i tempi diventa acido e si forma del siero giallo in superficie (che si può asportare o non, prima di consumarlo).

6) Conservazione e riproduzione

Si può conservare questo yogurt per 5 o 6 giorni in frigorifero. Preparare la dose successiva con qualche cucchiaiata di questo primo preparato e così via finché quello nuovo non inizia a venire molto liquido e acquoso: allora vuol dire che è ora di rinnovare e ripartire coi fermenti liofilizzati o con un vasetto di yogurt del supermercato( i cui fermenti possono essere già morti). Si riesce a riprodurlo dalla bustina iniziale circa 20-30 volte.

Vantaggi economici per il singolo

Lo yogurt fatto in casa costa il prezzo del latte, 1,20 € al litro più quello (una tantum della bustina) o del vasetto di yogurt industriale (da evitare, in quanto i fermenti potrebbero essere non più vivi e improduttivi).

Una scatola di 4 bustine costa 5 € (1,25 € a bustina) e può durare diversi mesi.

Lo yogurt industriale costa circa 4 € al litro.

Vantaggi per la salute

Il Lactobacillus delbrueckii, specie Bulgaricus, promuove l’acidificazione dell’intestino tenue, contribuendo così a creare un ambiente inospitale per i batteri patogeni;produce inoltre un antibiotico naturale; grazie alla sua capacità di scomporre adeguatamente il lattosio, risulta di grande aiuto per i soggetti affetti da intolleranza al lattosio.”Da http://protonutrizione.blogosfere.it/2007/05/lactobacillus-b.html.

Inoltre, consente: la ricolonizzazione del tratto intestinale, la prevenzione delle malattie allergiche, l’assorbimento di vitamine, la prevenzione di malattie tumorali.http://www.aldozecca.net/alimentazione/i_fermenti_lattici_e_gli_al.htm

Lo yogurt fatto in casa è più salutare in quanto i fermenti sono sicuramente vivi ed attivi.

Vantaggi per la società e l’intera economia (vedi anche Maurizio Pallante).

L’autoproduzione in genere dei beni alimentari, di vestiti… è un potente mezzo per contrastare l’egemonia del mercato, le imposizioni della grande distribuzione, gli abusi da questi soggetti perpretati anche a danno della salute del consumatore (quante sostanze tossiche ci sono negli alimenti sugli scaffali?).

Facendo lo yogurt in casa, o marmellate, conserve… ,cucinando molto, azzerando l’acquisto di cibi confezionati, specie se precotti, si combattono le aziende che mirano alla vendita di grandi quantità di merci (pensiamo ai polli in batteria che da pulcini diventano grandi in 37 giorni, mentre occorrerebbero 4-5 mesi o a quegli avicoltori che producono 200.000 uova al giorno) a discapito della qualità. Queste aziende non si curano dei bisogni dei cittadini (da esse chiamati consumatori, con la speranza che consumino il più possibile per aumentare i profitti). Sui testi universitari e scolastici il Marketing è definito come la disciplina che studia i bisogni dei consumatori per offrire loro proprio ciò che desiderano. E’ così? O forse studia come creare bisogni indotti?

Facendo lo yogurt in casa io mi sottraggo all’egemonia del mercato, allo strapotere della grande distribuzione, e fuggo dall’acquisto di merci messe sugli scaffali da altri, secondo le logiche ed i gusti di altri, secondo i tempi ed i modi di altri.

Rifiuto il CONSUMISMO ( alla base dei disvalori e dei disordini psicolgici dei giovani) ED IL CAPITALISMO.

Inoltre, produco RIFIUTI ZERO…

faccio calare la domanda di plastica (leggi petrolio) per i vasetti, quella di carta per gli imballaggi…

mangio un alimento a KM ZERO…

conservo le tradizioni

l’uso della manualità…

AGGIORNAMENTI SU https://energiapulita1.wordpress.com/2010/10/10/yogurt-in-casa-aggiornamenti/


Carretta carretta, per potenziare la raccolta porta a porta

10 febbraio 2009

Si chiama “Carretta Caretta” e si impegna a risolvere il difficile problema della raccolta e differenziazione dei mal definiti “rifiuti”, escludendo la presenza dei cassonetti.

Il sistema, utilizza piccoli mezzi, veri e propri “cassonetti mobili”. Questi mezzi, denominate “carrette”, in giorni e in orari prestabiliti si posizioneranno negli spazi a loro dedicati in diverse zone della città per servire i cittadini nel disfarsi dei propri scarti.

Ogni carretta potrà accogliere un particolare scarto/i, in base ad un programma di raccolta differenziata predefinito.

Le “carrette” sosteranno in aree speciali, principalmente ma non solo negli ex spazi dei cassonetti, che verranno contrassegnati da speciali paline indicanti orari, istruzioni di raccolta e comunicazioni civiche.

Gli operatori “Carretta Caretta” avranno compiti “sociali”, che spazieranno all´educazione al riciclaggio e la fornitura di sacchetti. Il progetto prevede che, durante l´orario di sosta del mezzo, gli operatori ecologici si dedicheranno sopratutto alla pulizia della zona limitrofa.

Il progetto nasce dall´esigenza e dalla voglia di avere un sistema che con semplicità per il cittadino, raccolga e differenzi i “rifiuti solidi urbani”, in osservanza delle direttive Europee. L´obiettivo principale è quello di evitare totalmente dai centri urbani i cassonetti o i sacchetti abbandonati sulle strade per la raccolta porta a porta, sia per l´inquinamento visivo che olfattivo. Questo sistema presenta indubbi vantaggi ambientali, aprendo la strada a un vero piano di riciclaggio dei rifiuti. La facilità di monitorare ogni singolo cittadino apre un´importante obiettivo all´economia gestionale nel sistema di raccolta, che potranno andare a vantaggio della collettività sotto forma di una riduzione dei costi e sulla tariffa nonchè incentivi economici.

Il progetto Carretta Caretta è stato accolto dalla International Solid Waste Association, con sede a Copenhagen e presentato per la prima volta ad Amburgo. La ISWA appunto ha membri in tutto il mondo ed è l´unica associazione che promuove la gestione dei rifiuti sostenibile servendosi di professionisti del settore.

per maggiori informazioni visitare il sito http://www.carrettacaretta.com

…è inteso che le “grandi utenze”, i negozi, i ristoranti, i centri commerciali etc etc (il 75% dei materiali in totale) necessitano di servizi adeguati e adatti.
Ovviamente questo servizio è integrabile in città più grandi di quella standard presa ad esempio nel Video (20mila abitanti).
Il sistema Carretta caretta è integrabile col sistema Porta a porta, e con qualunque sistema di selezione spinta in grado di responsabilizzare e far pagare in proporzione utenti e aziende.
I sistemi di selezione spinta sono l’unico modo di ridurre la produzione di scarti inutili e portare alla riprogettazione dei materiali problematici, energivori e anacronistici (es i poliaccoppiati), permettendo di puntare a zero rifiuti al 2020 (zero sprechi da subito, come a Capannori Lucca).

Il Carretta è alternativo solo al sistema “tradizionale” (e
costosissimo) cassonetto-smaltimento.

Oltre 8 milioni di italiani praticano forme di selezione spinta dei materiali (2000 Comuni su 8000) e non lo sa “nessuno”…

Roberto Pirani
http://www.buonsenso.info