Gomorra: smaltimento criminale di Rifiuti Speciali mediante roghi altamente tossici.

3 luglio 2010

FATE GIRARE!!!

2 Luglio 2010 poco fa, ore 19 circa …

Siamo a Scampia, dove non bastava la droga e il degrado, ci volevano anche i traffici di rifiuti speciali e roghi tossici a contaminare l’aria e la vita di chi non può in alcun modo sottrarsi. A Scampia se vuoi “salvarti” puoi anche scegliere di non delinquere, ma per continuare a vivere come si può scegliere di non respirare??
Da troppo tempo, molti ignorano o sottovalutano cosa sta accadendo sul nostro territorio. In questo posto, area a nord di Napoli, dei criminali e assassini bruciano rifiuti speciali H24. Da tempo immemore, oltre alle Istituzioni e alla Magistratura anche Carabinieri, Polizia e VV.F. sono stati informati e conoscono i fatti, ma più e più volte si sono dichiarati impotenti. I VV.F. talvolta si rifiutano di entrare nei campi e ci sono denunce che lo provano.

Ecco cosa succede:
Spesso i VV.F. dicono che non possono intervenire in un posto dove si brucia sempre, altrimenti non potrebbero effettuare anche gli altri interventi. Le
Forze dell’Ordine, CC e PS dicono che in questi casi non possono intervenire in modo radicale per questioni di sicurezza e ordine pubblico e attendono ordini superiori. Il Comune di Napoli, rispetto alla questione Rom da anni non fa il suo dovere, scaricando le responsabilità sulla Prefettura. Il Prefetto le scarica sul Sindaco e Comune. La Procura interviene, ma i provvedimenti non vengono rispettati dalle amministrazioni. Gli ambientalisti ufficiali ne sottovalutano la gravità, difatti, sono maggiormente impegnati a lottare contro discariche e Inceneritori. Media e giornali ne parlano poco e solo nei casi di particolare gravità. I Medici non parlano e altri ci invitano a scappare. Gli avvocati sono rassegnati. I cittadini indipendenti e i comitati di quartiere hanno fatto denunce su denunce, esposti e petizioni ciononostante nulla cambia. Insomma è un macello!
Il risultato della vicenda è che sono almeno 20 anni che nella Terra dei Fuochi vengono bruciati e smaltiti rifiuti speciali altamente tossici, pericolosi e nocivi. Tutto ciò per alimentare il mercato illegale dello smaltimento “fai da te”, con gravissime conseguenza per la salute pubblica. Le prove sono tutte sul sito, incendi 365 giorni all’anno.
http://www.laterradeifuochi.it/
Nella migliore delle ipotesi vengono bruciati e smaltiti copertoni e balle di indumenti usati, invece, nel peggiore dei casi abbiamo rifiuti elettronici, scarti di computer, schede madri parti interne, elettrodomestici di ogni tipo, alimentatori, televisori a tubo catodico, cavi di rame di ogni tipo e provenienza, batterie di autovetture, etc. Oltre a video e foto anche i verbali di intervento dei VV.F. testimoniano che tra le fiamme spesso è stato ritrovato il pericoloso Eternit. Un materiale carico d’amianto, causa certa del mesotelioma pleurico, micidiale tipo di tumore al polmone, il quale può colpire chi lo inala anche a 40 anni dall’esposizione alle fibre!
L’elenco è lungo, sono materiali che se buttati tra le fiamme provocano un inquinamento senza pari. Peggio di quello prodotto da una grande industria o persino da un Inceneritore. Ma di questo nessuno sembra rendersene conto. Tant’è vero, sono decine i cittadini residenti nell’area perimetrale che va da Ponte Riccio, Zona ASI, Mercato Ortofrutticolo e Casacelle che stanno riscontrando patologie gravissime quali
tumori ai polmoni, all’esofago, laringe, sarcomi dei tessuti molli, disfunzioni alla tiroide, al pancreas etc. Oltre ai residenti, in quell’area, nel complesso di aziende del polo ASI ci lavorano anche 1800 persone circa.

Rendiamoci conto, è una situazione assurda. Se non fosse documentata sarebbe impossibile anche solo immaginarla. I cittadini sono realmente consapevoli della gravità di quanto accade a loro danno? Giugliano, Qualiano, Villaricca, Mugnano, Melito, Scampia, Arzano, Casandrino etc. centinaia di migliaia di persone esposte direttamente e indirettamente a rischi sanitari enormi. Ci si rende conto che l’elevata incidenza di tumori non è un fatto casuale, ma imputabile soprattutto alle sostanze tossiche che da anni vengono smaltite e bruciate in questa terra ormai senza dignità? Tutto ciò, come se non bastasse, in aggiunta a discariche illegali e a quelle non a norma gestite dallo Stato? Roghi tossici ogni santo giorno!

Centinaia le segnalazioni, gli esposti e le querele. Informata pure una Commissione Bicamerale d’Inchiesta per gli illeciti sul ciclo di smaltimento dei rifiuti. Lettere e appelli al Capo dello Stato, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Protezione Civile, Ministero dell’Interno, Ministero dell’Ambiente e della Sanità, Prefetture, Questure, Procure, Giornali, Tv e Media di ogni tipo, sono stati informati TUTTI.

– Perché nessuno dà la giusta enfasi a questo dramma?
– Come mai le Istituzioni fanno finta di nulla?
– Migliaia i verbali trasmessi dai VV.F. alle Procure, ai Comuni e alle Asl che fine fanno?
– Chi è che ha interesse a nascondere, insabbiare o sminuire tutto ciò?
– I cittadini sono realmente consapevoli dei rischi che stanno correndo?
– Chi è che pagherà le conseguenze di tutto ciò?
– Perché la Magistratura sono anni che non interviene?

Attenzione, la questione denominata terra dei fuochi è un fenomeno ampio e complicato. Interessa diversi settori e attori del tessuto economico della nostra regione. Non accade esclusivamente nei pressi dei Campi Rom, ma un dato di fatto è che la stragrande maggioranza dei roghi avviene in modo SISTEMATICO e QUOTIDIANO proprio nei pressi dei maggiori Campi Rom della Campania.

– Come mai nessuno ne parla?
– Cosa fanno nel merito tutte le associazioni che lavorano nei campi?
– Perché non si riesce a debellare uno schifo tale, programmato nei minimi dettagli?
– Possibile che nessuno sollevi una simile questione?
– Forse, la diossina e i veleni prodotti in questi luoghi fanno meno male di quelli prodotti altrove?
– Perché dire che a Scampia si spaccia la droga è un fatto normale, mentre, è razzismo sostenere che in diversi Campi Rom di Napoli si trafficano illecitamente rifiuti speciali e materiali?

A TUTTI i responsabili, DIRETTI e INDIRETTI, non ci resta che dire VERGOGNA.
Arriverà anche il vostro momento e capirete che la vera immondizia di questa regione siete voi.
http://www.laterradeifuochi.it

Per “La Terra dei Fuochi
Angelo Ferrillo

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I rifiuti tossici che arrivano nei nostri piatti

23 gennaio 2010
Da www.pressante.com

Le nuove rotte dei rifiuti

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Ambiente e salute Ambiente e salute
Scritto da Alessandro Iacuelli
Mercoledì 06 Gennaio 2010 00:00
Potrebbe sembrare un controsenso, quanto appare da alcune indagini condotte dalla magistratura e dalle autorità doganali del nostro Paese. Eravamo abituati a vedere i rifiuti industriali italiani, in particolare quelli tossici, prendere la via dell’Africa, a fare compagnia a quelli di quasi tutto il resto d’Europa, invece il nuovo quadro che emerge, alla soglia del secondo decennio del XXI secolo, indica una inaspettata inversione di tendenza: dall’Italia all’Africa, e poi di ritorno nel nostro Paese. E’ questo il nuovo affare (economico) che circonda gli scarti velenosi del nostro mondo produttivo. Quei rifiuti tossici tornano in Italia.

Si tratta per lo più di scarti industriali e rottami ferrosi contaminati con sostanze nocive, o a volte radioattive. Sostanze che per legge non sono più riutilizzabili nei cicli di produzione industriale, ma sono destinate ad essere smaltite come rifiuti speciali. Invece succede che… vengano riutilizzate, e non si tratta certo di riciclaggio o riutilizzo di materie prime seconde, ma di avvelenamento pericoloso di nuovi prodotti che finiscono sul mercato. Il percorso dei rifiuti si fa più accidentato: viene imbarcato via mare in porti già noti per questo tipo di attività, in particolare quelli di Liguria, Toscana e Campania, in misura minore anche in Calabria e Sicilia. Spesso, sfuggono ai controlli doganali, con tecniche già note: sulle bolle di accompagnamento c’è scritto che si tratta di generi alimentari, veicoli, materiali edili e, nel caso di rifiuti elettronici, addirittura come materiale informatico per lo sviluppo e la cooperazione con i Paesi del Terzo Mondo.

L’Agenzia delle Dogane, notevolmente sottodimensionata rispetto alle esigenze del Paese, fa quel che può, ma in Italia ci sono porti che movimentano oltre trenta milioni di container l’anno, il che significa una media di un container al secondo: impossibile controllarli tutti senza paralizzare le operazioni di imbarco e di sbarco dei mercantili. Vengono usate alcune tecniche di campionamento, per selezionare i container da sottoporre a controlli, ma molti sfuggono lo stesso. Nonostante ogni mese nei porti italiani vengano sequestrate diverse tonnellate di merci che merci non sono.

Una volta usciti dal nostro Paese, dopo un po’ ritornano. Nel 2008, la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane hanno individuato 4.000 tonnellate (una quantità modesta, rispetto al totale) di rifiuti pericolosi provenienti dall’Africa, dall’America e dal Nord Europa, oltre che centinaia di tonnellate di rifiuti speciali provenienti dall’Albania e dalla Croazia. Di che materiali si tratta, e perché arrivano da noi? Si tratta di catalizzatori esausti, contaminati con sostanze tossiche, prodotti chimici e soprattutto pet coke, un sottoprodotto del petrolio che si ottiene dal processo di condensazione di residui petroliferi pesanti e oleosi, viene usato come combustibile economico, ma ha un problema: è altamente cancerogeno in quanto contiene zolfo al di la dei livelli previsti dalla legge. Ma costa pochissimo, trattandosi di un rifiuto, pertanto se lo si riesce a far entrare in Italia per vie traverse, il guadagno è assicurato. Un carico di pet coke è stato bloccato, nei mesi scorsi, nel porto di Gela.

Le indagini condotte dal sostituto procuratore catanese Antonio Nicastro hanno consentito di ricostruire tutta la filiera di (falso) smaltimento e riuso: il carico proveniva dal Venezuela e arrivato nel porto di Gela ed era destinato ad un cementificio di Siracusa, che l’avrebbe usato come combustibile, rilasciando in atmosfera tutti i suoi pericolosi prodotti di combustione.

Invece a Salerno, la Guardia di Finanza ha sequestrato nel porto un bel numero di containers provenienti dall’Irlanda e da alcuni paesi dell’Africa centrale, contenenti sostanze tossiche e materiali elettronici di scarto: questo materiale era destinato ad una società romana, assolutamente fittizia, che era stata incorporata da anni da un’altra società con sede a Milano. Si trattava degli stessi rifiuti che avevano lasciato illegalmente l’Italia ed avevano preso la via del del Benin. Tornati in Italia per essere riutilizzati nei processi produttivi di molte industrie italiane, per risparmiare a discapito della nostra salute. Combustibili altamente tossici che ci mostrano, in tutta la loro cruda realtà, quando in Italia siamo lontani dalle logiche industriali che tutelano la salute e l’ambiente.

E si risparmia non solo sul combustibile, ma anche in un altro modo: importando illegalmente le sostanze tossiche, eludendo le dogane, si froda anche il fisco. Nelle scorse settimane, un’indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Bergamo ha portato alla luce un traffico illecito di rifiuti realizzato attraverso società filtro, create appositamente e successivamente trasferite in altre regioni e avviate alla liquidazione, per gestire un’enorme quantità di rifiuti di origine ignota e di qualità chimico-fisiche sconosciute.

Le società fantasma servivano anche a mantenere immacolate e preservare dai controlli della polizia ambientale altre società sempre riconducibili agli indagati, alle quali erano poi rivenduti i rifiuti ripuliti. L’organizzazione usava fare pagamenti fittizi a mezzo di denaro contante, espedienti finalizzati a celare vere e proprie distrazioni di fondi societari, quantificati in circa 7 milioni di Euro, canalizzati principalmente verso la Repubblica di San Marino, e utilizzando anche nominativi di fantasia.

Il 16 ottobre scorso, era toccato alla Guardia di Finanza di Brescia scoprire una triangolazione societaria, anche questa fatta con la Repubblica di San Marino. Ad essere movimentati erano i materiali ferrosi che compongono gli scarti delle acciaierie, di cui è pieno una parte del territorio bresciano. Anche in questo caso, il fisco veniva eluso tramite un giro di fatture false: decine di milioni di euro venivano spostate a San Marino mediante meccanismi tali da disperdere le tracce dei pagamenti delle transazioni illecite.

Sul fronte “tecnico” della sparizione dei rifiuti, il comitato Seagull, associazione con sede a Molfetta, dedita alla tutela degli interessi dei marittimi, che prende il nome dall’omonima nave naufragata nel 1977, lancia una pesante quanto importante accusa: la presenza di marinai extracomunitari a bordo delle navi, spesso sotto ricatto. Non solo lavorano in scarsa sicurezza e con stipendi al ribasso, ma il ricatto che subiscono è l’obbligo, pena il licenziamento, di sversare in mare i rifiuti tossici che non possono essere rivenduti a nessuno, ma che vanno per forza smaltiti.

In pratica, il 2010 inizia con un quadro preoccupante. E ancora si attende una presa di posizione seria da parte delle potenti organizzazioni degli industriali italiani. Così, mentre Confindustria lamenta presso il governo le deboli strategie per uscire dalla “crisi” e tace sui suoi stessi smaltimenti illeciti, l’Agenzia delle Dogane ipotizza per il nuovo anno un boom delle importazioni illegali di pet coke. Si tratta chiaramente di un riciclo illegale, e pericoloso. Ma l’industria italiana, perennemente in crisi, pur di risparmiare qualcosa sui combustibili appare addirittura disposta ad avvelenare il territorio.

Il bilancio, sempre del 2008, poiché i dati del 2009 non sono ancora stati resi noti, parlano chiaro: l’Agenzia delle Dogane ha sequestrato in tutto l’anno 106.000 tonnellate di pet coke. La cosa che fa venire i brividi è che molto di questo veleno era destinato a fare da combustibile nei forni d’industrie alimentari, italiane, soprattutto produttori di zucchero e di prodotti dolciari. E i rifiuti arrivano nei nostri piatti.


Rifiuti radiottivi destinati a Chiaiano (Napoli)

27 agosto 2009

Da http://napoli.blogolandia.it/

La discarica voluta da Berlusconi a Chiaiano, in provincia di Napoli, e’ un sito di stoccaggio per materiali tossici e per arricchire la camorra dei rifiuti?

E’ quanto chiede Luigi de Magistris, eurodeputato dell’Italia dei Valori, in un post su Facebook.

“Alcune notti fa – scrive – le forze dell’Ordine hanno bloccato e sequestrato un camion con un carico di materiale tossico e forse radioattivo  destinato ad essere sotterrato nella discarica di Chiaiano, in provincia di Napoli.

Si parla anche di Cesio 131, ma spetta ora alla magistratura accertarlo. Si e’ tentato di tutto per nascondere la notizia. E’ un diritto dei cittadini sapere! E questo sara’ un mio preciso e doveroso impegno. Il tentativo, fortunatamente sventato, e’ l’ennesimo e spregiudicato episodio dell’uso criminale delle discariche da parte di delinquenti”.

“Di rifiuti velenosi messi sottoterra in Campania e dei danni che essi hanno creato sono piene le cronache – prosegue – eppure, il governo dalle mille certezze e della propaganda di regime, non ebbe dubbi nel creare un’altra discarica, per giunta in prossimita’ di un centro abitato, difendendola poi con l’uso della forza.

chiaiano-camion-radioattivo.jpg

L’immondezzaio di Chiaiano fortemente voluta da Berlusconi e Bertolaso per seppellire i rifiuti, che loro sostengono di aver tolto dalle strade di Napoli, e’ l’ennesimo posto in cui ogni porcheria inquinante puo’ essere abbandonata con grave danno per la salute dei cittadini e per l’ambiente.

E’ un’altra occasione concessa alla criminalita’ organizzata di smaltire illegalmente rifiuti velenosi, tossici e radioattivi, realizzando cosi’ ingenti guadagni economici. Arricchimenti utili – conclude de Magistris- per finanziare altre attivita’ criminose e per foraggiare quei comitati d’affari che ruotano attorno al grande business dei rifiuti”.

Alcuni articoli delle maggiorni testate giornalistiche come Repubblica , Il Messaggero, riportano che il Camion contenente scorie radioattive è stato trasferito ed isolato, a disposizione dei tecnici che dovranno effettuare i rilievi, eppure chi ha scattato le foto che vedete in quest’articolo del presunto camion dice che lo stesso si trova ancora li nella discarica di Chiaiano….

Casualmente, proprio oggi Legambiente denuncia la sparizione in Italia di 174 Milioni di tonnellate di rifiuti tossici

Quello che ci piacerebbe sapere sono cose semplici, ovvero, da dove proveniva il Camion e dove aveva caricato, ovviamente non sò perchè ma ho sentore che forse ancora una volta non lo sapremo….mai !

Ad ogni modo, provando a digitare “Cesio 131″ su internet il più delle volte il risultato che torna è Iodio 131, quindi a questo punto proviamo ad approfondire la ricerca su Iodio 131 dando ad esempio per scontato che l’elemento radioattivo giusto contenuto dal Camion fosse lo Iodio 131.

Eccovi alcuni risultati :

in questa pagina appare sia lo Iodio 131 che il Cesio 131 e ci sembra di capire che sono elementi usati in Radiologia

Gruppo II – Nuclidi di radiotossicità elevata: Iodio 131

ed in particolare permette di individuare con elevatissima sensibilità la presenza dei radioisotopi Cesio 134, Cesio 137 e Iodio 131 che sono i prodotti di fissione tipicamente rilasciati nel corso di incidenti nucleari.

Vittime secondo il rapporto del Chernobyl Forum
È stato riscontrato che circa 4000 individui hanno sviluppato tumori alla tiroide direttamente attribuibili all’accumulo di iodio 131 radioattivo all’interno dell’organo.

In pratica pare essere accreditato più come elemento presente magari come rifiuto prodotto da studi di Radiologia oppure potrebbe essere magari presente nelle ceneri di un Inceneritore, l’ipotesi di scoria radiattiva formatasi da incidente nucleare credo che la possiamo scartare…o forse no?

A conferma delle probabilità che potesse essere un rifiuto da Radiologia eccovi un bell’articolo di Luglio 2008 “Rifiuti. Dalla Campania rifiuti radioattivi ad Amburgo Dopo le assicurazioni di Bertolaso la Germania revoca il blocco – Era spazzatura ospedaliera contaminata dallo Iodio 131

Ancora sullo Iodio 131

L’emergenza oggi si chiama “iodio 131” e “indio 113”. Due sigle che nascondono il nuovo business legato all’affare rifiuti. Meno visibile ma forse proprio per questo con un margine di guadagno ancora più alto. Lo “iodio 131” e l’ “indio 113” sono due isotopi, usati negli ospedali e nelle cliniche private. Il primo serve per fare le radiografie, il secondo per le scintigrafie (diagnosi dei tumori)

Per approfondire l’argomento eccovi la legge 123 del governo Berlusconi in materia di rifiuti 

La realtà è che il problema rifiuti in Italia ed in particolare in Campania non solo non è stato risolto, ma ogni giorno che passa si acuisce sempre più ed a quanto pare diviene anche potenzialmente sempre più dannoso ed irreparabile.

Aggiornamento FOTO 12/08/2009

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in quest’ultima foto, sembra che il liquido che fuoriesce dal canale di scolo nel retro del camion, addirittura bruci il suolo, una cosa incredibile !!!


100.000 tonnellate di rifiuti tossici

12 Mag 2009

Gli scarti pericolosi venivano dalla centrale termoelettrica Enel di Brindisi e venivano smaltiti in una cava del Reggino, in una zona sottoposta a vincolo Sequestrate 100mila tonnellate di rifiuti Dieci arresti tra Puglia e Calabria

BARI – Dieci persone arrestate e centomila tonnellate di rifiuti pericolosi sequestrati tra la Calabria e la Puglia. L’operazione condotta da una cinquantina di uomini del Corpo forestale dello Stato ha interessato le province di Reggio Calabria, Brindisi e Lecce. L’indagine è stata diretta dalla magistratura reggina che ha configurato i reati di disastro ambientale e associazione a delinquere finalizzata all’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti pericolosi. Un traffico che finora, secondo gli inquirenti, ha prodotto profitti per oltre sei milioni di euro. I materiali sequestrati provenivano dalla centrale termoelettrica dell’Enel Federico II di Brindisi ed erano stati depositati in una cava di materiale argilloso utilizzata da un’industria di laterizi nella frazione Lazzaro di Motta San Giovanni (Reggio Calabria). Gli scarti, classificati come pericolosi, venivano trasformati con certificati di analisi insufficienti in rifiuti non pericolosi e avviati apparentemente a recupero per la produzione di laterizi. E gli inquirenti sottolineano l’alterazione paesaggistica e idrogeologica, con conseguenti rischi di dissesto in un’area sottoposta a rigorosi vincoli. Il tratto di costa di fronte Lazzaro è infatti un sito di importanza comunitaria denominato Fondali da Punta Pezzo a capo dell’Armi. Tra gli arrestati figurano il proprietario dell’azienda che lavora laterizi, gli intermediari, i trasportatori e quattro dipendenti dell’Enel, tra i quali tre funzionari. I funzionari dell’Enel coinvolti nell’operazione sono Francesco Lemma, di 56 anni, di Barletta, responsabile dell’ufficio appalti e acquisti per l’Italia meridionale; Diego Baio, 51 anni, di Galatina (Lecce), responsabile dell’Ufficio esercizio ambiente e sicurezza della centrale Enel di Brindisi, e Michele Palermo, 52 anni, di Brindisi, funzionario dell’ufficio appalti e acquisti dell’Enel per l’Italia meridionale. Provvedimento di custodia anche nei confronti di Carlo Aiello, 45 anni, di Brindisi, impiegato dell’Enel, responsabile della linea movimentazione materiale. Gli altri arrestati sono i cugini Antonio e Giovanni Caserta, entrambi di 47 anni, di Motta San Giovanni, rispettivamente amministratore e dipendente della cava in cui venivano smaltiti i rifiuti pericolosi e della società di laterizi che li utilizzava; Stefania Zaccuri, 35 anni, di Reggio Calabria, dipendente della società Caserta; Giuseppe Antonio Marraffa, 55 anni; Giovanni Monna, 45 anni, di Carovigno (Brindisi), della società Ikos Puglia; Vito Sabatelli (52), di Cisternino (Brindisi). Le società Caserta, Ikos Puglia e Sabatelli provvedevano al trasporto dei rifiuti dalla Puglia alla Calabria. Antonio Caserta, Marraffa, Monna e Sabatelli sono in carcere, mentre per gli altri sono stati disposti gli arresti domiciliari. Le indagini, partite nel 2005 sulla base di segnalazioni di alcuni cittadini di Lazzaro, hanno portato tra l’altro al sequestro della cava, dell’industria di laterizi con gli automezzi e le macchine per il movimento terra e di 15 autoarticolati utilizzati per il trasporto dei residui, per un valore complessivo di sette milioni di euro. Da parte sua, l’Enel comunica di aver offerto “la sua piena collaborazione alla magistratura fin dal 2007, fornendo documentazione e informazioni”. E’ stata avviata un’indagine interna.

Da Repubblica


Colleferro, rifiuti tossici nell’inceneritore

9 marzo 2009

Molti avanzano dubbi sulla nocività degli inceneritori, li considerano utili per ridurre il volume della spazzatura e per evitare il rischio di ripetere lo scandalo napoletano.

  Pur volendo tollerare un attimo l’ignoranza di chi non si è debitamente informato sulla tossicità delle nanoparticelle, sul loro effetto micidiale su persone, animali, coltivazioni…, non possiamo però accettare che i cittadini non abbiano la predisposizione (in un paese che non manca di fantasia e di espedienti) a immaginare la possibilità di un uso illecito dell’inceneritore.

“I carabinieri del Noe hanno sequestrato due termovalorizzatori, 25 gli indagati
Traffico illecito di materiali, anche pericolosi, che venivano smaltiti in violazione delle norme

ROMA – Due termovalorizzatori dell’impianto di Colleferro sono stati sequestrati e 13 persone sono state poste agli arresti domiciliari con le accuse di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falso, truffa aggravata ai danni dello Stato, accesso abusivo a sistemi informatici, violazione dei valori limite delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni e favoreggiamento personale. L’operazione è stata condotta dal Nucleo operativo ecologico (Noe) dei Carabinieri di Roma, diretti dal capitano Pietro Rajola Pescarini. Le ordinanze di custodia cautelare, emesse dalla procura di Velletri, sono state eseguite nelle province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno. Le persone indagate sono in tutto 25.

In manette sono finiti i dirigenti del consorzio che gestisce l’impianto di smaltimento alle porte di Roma e alcuni responsabili dell’Ama per il ciclo dei rifiuti. “

Qui l’articolo di Repubblica http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/cronaca/rifiuti/rifiuti/rifiuti.html