Piano casa Lazio: come distruggere una Regione

8 agosto 2011
Piano casa: niente alloggi popolari per le famiglie
Devastante aggressione ai parchi, aree agricole e protette,
coste e zone montuose sotto tutela integrale

di Gualtiero Alunni
Con l’approvazione della legge regionale definita “piano casa”, si
darà il via libera nel Lazio a una colata di cemento pari a 50 milioni
di mc; si perderanno 1.500 ettari di parchi, 500 ettari di aree
agricole, oltre 3.000 ettari di aree attualmente destinate a verde e
servizi. Si danneggeranno le aree pregiate del territorio, le città
storiche, le attività agricole. Si autorizzeranno 6000 condoni. Sarà
possibile costruire nei parchi e in aree con vincolo paesistico. Il
tutto senza prevedere aree per nuovi servizi pubblici, ma riducendone
la dotazione che a Roma passerebbe da 18 mq per abitante, previsti per
legge, ai 10 mq per abitante. Ci troviamo davanti alla solita
indiscriminata politica di sostegno all’economia del mattone che
favorisce i rapaci poteri forti della finanza e dei costruttori, a
discapito del patrimonio culturale, dal paesaggio ai centri storici.
Altro che piano casa per l’emergenza abitativa. Non si prevede alcun
intervento per la costruzione di nuovi alloggi popolari o a canone
concordato, non porterà nulla alle 60.000 famiglie iscritte alle
graduatorie dei  Comuni del Lazio e alle 3000 famiglie che ogni anno
subiscono lo sfratto (80% per morosità) spesso con l’uso della forza
pubblica. Con le scandalose deroghe a tutti i vincoli paesaggistici, il
Piano se applicato, devasterà le aree verdi con vincolo paesistico a
tutela integrale, portando pesanti cementificazioni all’interno dei
parchi e delle riserve naturali. Inoltre, si applicherà non solo alle
opere già realizzate, ma anche a quelle in fase di realizzazione,
consentendo di modificare il progetto in corso d’opera aumentando ogni
unità abitativa di 70 mq. Facendo due conti, dato che a Roma e
provincia sono in costruzione duemila unità, si avrà un aumento totale
di 140 mila mq di costruzioni, con una plusvalenza di 280 milioni di
euro, che finiranno nelle tasche dei costruttori. Nelle aree di grande
pregio storico-architettonico come Coppedè, Garbatella, Monteverde,
Prati, si potranno ampliare e modificare edifici alterando e snaturando
il progetto originale architettonico. Nel piano è anche prevista la
demolizione e ricostruzione di casali costruiti dopo il 1930. Questo
vuol dire che edifici storici saranno sostituiti da case ben più
grandi, con il 35% di cubatura in più. Il nuovo Piano casa consentirà
la cementificazione delle aree agricole attraverso l’ampliamento e la
modifica di ville e seconde case che nulla hanno a che vedere con la
normale attività agricola. Per quanto riguarda la periferia, si prevede
la realizzazione di nuovi quartieri senza variante urbanistica con
cambio da “non residenziale” a “residenziale” fino a 90mila mq per 550
abitanti senza urbanizzazione secondaria (scuole, parchi, servizi).
Stessa modifica per le aree libere non edificate, con rilascio del
permesso di costruire fino ad un massimo di 80mila mc. La
cementificazione prevista è come un “fiume in piena”. Si prevede la
costruzione di decine di porti turistici per un milione di mc nelle
zone a tutela integrale. Un caso su tutti: il Porto di Tarquinia sul
fiume Paglia in un’area a forte rischio idrogeologico che è esondato
più volte. Inoltre, si mette in atto una vera e propria
disarticolazione del litorale tirrenico: gli edifici situati nelle
fasce di rispetto della costa saranno spostati in aree attigue con
altissimi premi di cubatura. Ad esempio, da 50.000 mc esistenti si
passerà a 125.000 mc. Stessa aggressione per la montagna, con la
previsione dell’abbattimento di oltre 10.000 faggi secolari in area a
tutela integrale SIC (sito di importanza comunitaria) del Monte
Terminillo. Questo piano continua con la regolarizzazione degli
impianti sportivi realizzati per i Mondiali di nuoto anche se
realizzati in aree protette, riapre il condono edilizio nelle Zone di
Protezione Speciale (Aree protette d’interesse comunitario) con
migliaia di domande di condono ripescate in aree di grande pregio
ambientale. Il Piano Casa è stato definito come incostituzionale dal
ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan. La tutela ambientale
essendo materia statale, le Regioni possono soltanto aumentare le
tutele e non il contrario. Quindi, ancor prima della raccolta di firme
per il referendum abrogativo, si dovrà fare ricorso alla Corte
Costituzionale e contestualmente all’Unione Europea. Questa legge si
delinea come un piano senza regole, un “sacco regionale”, che devasterà
Roma e tutto il territorio laziale. Tutte le comunità e le
amministrazioni locali sono chiamate a resistere e a lottare con il
fine di contrastare un provvedimento dagli effetti catastrofici per la
qualità della vita dei cittadini e per l’ambiente.
Roma,05 Agosto 2011
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Terra madre

22 ottobre 2010

“Terra Madre”, ecco le Nazioni unite
della diversità agro-alimentare

La quarta edizione dell’appuntamento organizzato da “Slow Food” che vede riuniti contadini, pescatori, allevatori e artigiani del gusto da 161 paesi.Petrini: “Il mondo rischia di deragliare sotto il peso di consumi insensati. Queste comunità ci indicano la strada giusta”

http://www.repubblica.it/solidarieta/cibo-e-ambiente


CONTRO TUTTI GLI INCENERITORI

7 aprile 2010

Il 17 aprile si svolgerà, a PARMA,

la 1°manifestazione nazionale/internazionale
CONTRO TUTTI GLI INCENERITORI
promossa dal Coordinamento GCR

Per la salute, l’aria pulita, l’acqua pubblica, la difesa del territorio e il bene comune, per la STRATEGIA RIFIUTI ZERO!!

Nella valle più inquinata d’Europa, la pianura Padana, a Parma, capitale della Food Valley,
vogliono costruire un inceneritore che brucierà 130.000 ton. di rifiuti all’anno!

Noi vogliamo decontaminare la Food Valley, con la riduzione, il riuso, il riciclo e l’estrusione finale dei rifiuti, cioè trattamento senza emissioni in atmosfera.

I rifiuti sono un difetto di progettazione, in natura non esistono, sono la cartina tornasole di un sistema economico e sociale difettoso. La lotta per una gestione corretta dei rifiuti, o meglio delle risorse, è una lotta per dare un futuro alle nuove generazioni.

E’ importante la presenza di tutti coloro che si battono per la tutela dei territori, per le persone, l’ambiente, la giustizia sociale. I nostri figli ci accuseranno, se restituiremo loro un territorio avvelenato.

Invitate tutti i vostri contatti a questo evento divertente ed incisivo, per l’alternativa all’incenerimento dei rifiuti, per la corretta gestione delle risorse.

Si prevede la partecipazione di:
Prof. PAUL CONNETT (Consulente ONU per la gestione dei rifiuti)• il quale dice “Parma è l’ultimo posto al mondo dove costruire un inceneritore“.

JOAN MARC SIMON – GAIA (Global Alliance for Incinerator Alternatives) • http://www.no-burn.org/

ROSSANO ERCOLINI (Ambientefuturo) • Fondatore del movimento Rifiuti Zero in Italia http://ambientefuturo.org/

ENZO FAVOINO • agronomo, docente della scuola Agraria di Monza ed esperto del Ministero dell’Ambiente

PROGRAMMA

> Venerdì 16 aprile • ore 21,00 • CAMERA DI COMMERCIO • Via Verdi  (mappa)

L’ALTERNATIVA AGLI INCENERITORI

Serata informativa per la cittadinanza, con la partecipazione di PAUL CONNETT,
ROSSANO ERCOLINI, ENZO FAVOINO ed altri ospiti.

> Sabato 17 aprile • Parco Ex Eridania • ingresso da V.Toscana incr. V.Lazio     (vedi mappa)

MANIFESTAZIONE

ore 14,00 • ANIMAZIONE, musica, artisti di strada, creatività, preparativi per la partenza del corteo.

ore 14,30 • BICICLETTATA PARMA-UGOZZOLO, il luogo in cui vorrebbero costruire l’inceneritore, e ritorno.

ore 16,00 • CORTEO – destinazione Piazza della Pace

PER FERMARE L’INCENERITORE DOBBIAMO PARTECIPARE TUTTI. L’ALTERNATIVA C’E’

“Essendo il GCR un gruppo dichiaratamente apartitico e la manifestazione una manifestazione DI TUTTI I CITTADINI chiediamo espressamente ai partecipanti di evitare qualsiasi bandiera partitica, lasciando spazio a quelle delle libere associazioni di cittadini.”

Per aderire all’appello e alla manifestazione scrivi a:

gestionecorrettarifiuti@gmail.com

info@gestionecorrettarifiuti.it

Per ulteriori informazioni e per vedere il volantino della manifestazione il link è:

http://www.gestionecorrettarifiuti.it/

Ringraziamo vivamente tutti coloro che ci hanno aiutato con una offerta per sostenere le spese della manifestazione del 17 aprile. Per chi non lo ha ancora fatto e volesse sostenere la nostra causa chiediamo di farci una donazione (non importa di quanto), effettuando un bonifico utilizzando le seguenti coordinate bancarie:

Unicredit Banca – Parma Montanara
via Montanara 5 – 43100 Parma
Conto Corrente  Int” Libera Cittadinanza – Rete Nazionale girotondi e Movimenti”
IBAN: IT53M0200812708000100039138

Causale: contributo per l’alternativa all’inceneritore

· oppure tramite la pagina del nostro sito in cui è attivo Pay Pall al link: http://www.gestionecorrettarifiuti.it/no-inceneritore/2_sostienici.html

Ti chiediamo inoltre di iscriverti all’evento che abbiamo creato appositamente per la manifestazione del 17 aprile su Facebook e di invitare TUTTI i tuoi contatti!
Aiutaci a spargere la voce, facciamo rete noi cittadini!
http://www.facebook.com/event.php?eid=374113117632&ref=mf


Maria Ricciardi per Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti

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No all’inceneritore di Parma!

16 marzo 2010

Il tempo stringe,
mancano 800 giorni all’avvio dell’inceneritore di rifiuti da 130.000 tonnellate che sorgerà a Parma nel quartiere S.P.I.P.
Siamo ancora in tempo, non è troppo tardi per fermarlo ma dobbiamo intensificare le azioni, chi decide deve sapere che i cittadini sono informati e non sono d’accordo con questa decisione.

Esistono delle alternative praticabili e già praticate, i cittadini di Parma lo sanno e le esigono.
Per fare ciò, però, il Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti, attivo dal 2006 e composto da semplici cittadini, ha sempre fatto ricorso all’autotassazione.

Per presentare il ricorso legale sono serviti dei soldi (tanti!), per organizzare i cortei e la fiaccolata di dicembre sono serviti dei soldi, per stampare i volantini informativi sono serviti e serviranno dei soldi, per far sì che il principale quotidiano locale pubblicasse anche le nostre idee sono serviti dei soldi, per far arrivare le brochure informative a casa dei parmigiani sono serviti tanti soldi. Altri ne servono ora per organizzare la manifestazione NAZIONALE NO INCENERITORI che si terrà qui a Parma sabato 17 aprile.

La rete Nazionale No Inceneritori ci ha chiesto che la manifestazione si svolgesse a Parma perché, come ha detto il Prof. Paul Connett quando è stato nostro ospite a dicembre, “Parma è l’ultimo posto al mondo in cui si dovrebbe costruire un inceneritore”.
L’inceneritore nella “capitale europea del cibo” non andrebbe fatto.
La vertenza di Parma DIVIENE COSI’ UNA VERTENZA ITALIANA ED INTERNAZIONALE che unifica tutte le vertenze territoriali che in questo periodo si combattono anche nel resto d’Italia.

Purtroppo, però, non possiamo più sostenere tutte le spese da soli e quindi ti chiediamo aiuto.
Se puoi, se vuoi sostenere la nostra causa ti chiediamo di farci una donazione (non importa di quanto),
effettuando un bonifico utilizzando le seguenti coordinate bancarie:

Unicredit Banca – Filiale Parma Sicuri
Via Giulio e Giacinto Sicuri, 38A
43100 Parma
Conto Corrente Int” Libera Cittadinanza – Rete Nazionale girotondi e Movimenti”
IBAN: IT60K0200812722000100039138
Causale: contributo per l’alternativa all’inceneritore


Chiaiano discarica: rifiuti radioattivi

22 febbraio 2010
Pietro Nardiello

http://terranews.it/news/2010/02/ancora-rifiuti-radioattivi

Non si esauriscono i tentativi di scaricare rifiuti radioattivi o pericolosi, per la popolazione e per i terreni, presso la discarica di Chiaiano. Il sito di smaltimento situato proprio nel cuore del Parco metropolitano delle colline di Napoli. A poche decine di chilometri dal centro della città. Ad un anno dall’apertura, che ricordiamo avvenne con un blitz notturno effettuato dalle forze dell’ordine, sono stati bloccati altri due auto compattatori che insieme a rifiuti solidi urbani trasportavano anche iodio 131, una sostanza radioattiva utilizzata per curare le neoplasie della tiroide.

Materiale prelevato, così come riferito dagli autisti agli uomini dell’esercito che presidiano il sito, proprio presso gli ospedali partenopei. Non si tratta, però, dell’unico caso. Perché tra i mesi di settembre ed ottobre dello scorso anno, altrettanti auto compattatori furono fermati all’ingresso della discarica, proprio per esaminare il materiale trasportato. Da allora, però, nessun dato è stato reso noto e come sempre, tutto è finito nel solito dimenticatoio. La notizia si è diffusa rapidamente anche se non tutte le testate locali ne hanno parlato.

Chissà perché ogni qualvolta si tocca il problema rifiuti e si accenna alla discarica di Chiaiano, una parte importante della stampa preferisce tacere ed eludere l’argomento. Nonostante grande preoccupazione sia stata espressa dai cittadini, dai rappresentanti del comitato “Chiaianodiscarica” mentre il procuratore Aldo De Chiara, coordinatore della sezione Ambiente della Procura della Repubblica di Napoli, sta seguendo personalmente il caso. Su questo ennesimo episodio non è stata rilasciata alcuna dichiarazione da parte dei sindaci interessati: Salvatore Perrotta (Marano) e Rosa Russo Iervolino (Napoli). Altrettanto silenzio, ma è una costante fissa, anche dalla direzione dell’Ente Parco.

Ma allora come ci sono arrivati ad un passo dalla discarica quei rifiuti? Si tratta di casi isolati oppure nel Biutiful Cauntri il sistema trasversale che prova a sversare a costo zero i rifiuti pericolosi si è ricompattato? In questa campagna elettorale, che vedrà impegnati i cittadini della regione Campania a eleggere un nuovo governatore e quelli della provincia di Caserta il proprio presidente, ancora nessun candidato parla del problema rifiuti.

Anche perché come annunciato proprio lo scorso 17 dicembre dal sottosegretario, indagato dalla magistratura, Guido Bertolaso, l’emergenza rifiuti in Campania è ormai terminata. In realtà si potrebbe tranquillamente dichiarare che è solo sparita, perché, così come scritto da Raffaele Del Giudice, nei giorni scorsi, su queste stesse pagine di Terra, il problema è stato semplicemente nascosto dagli occhi indiscreti di telecamere e cittadini. A Marano, il centro alle porte di Napoli da dove i tir carichi di rifiuti transitano per accedere alla discarica, l’aria è diventata irrespirabile a qualsiasi ora del giorno ma tutto questo non interessa a nessuno se non ai residenti del posto.


L’Italia che frana

19 febbraio 2010

Si sbandiera a destra e a manca la volontà  di azzerare gli sprechi! Brunetta e la Gelmini ne fanno magnifici slogan.

La vicenda Bertolaso dimostra tutt’altro, che si specula sulla pelle della gente, che valanghe di denaro sono state versate in opere che, si sapeva già, non sarebbero mai state utilizzate (vedi gli impianti per i mondiali di nuoto a Roma).  Soldi regalati alle imprese, scambi di favore, corruzione delle peggiori specie, mentre l’Italia crolla in tutti i sensi. E le vittime sono sempre le fasce sociali più deboli ed il Sud!

Leggete qui:

www.ilmanifesto.it

|   Cinzia Gubbini
I soldi sprecati per l’Italia che frana

Risorse sprecate. Soldi spesi male. Tanti soldi. Il tutto sulla scorta di un concetto che non semina solo tangenti ma anche mala gestione: l’emergenza. E’ questa la storia del rischio idrogeologico in Italia, e delle sue vittime (in media 7 morti al mese negli ultimi cinquanta anni). Che l’Italia sai un paese fragile, malato di frane, con il 68,6% dei Comuni che ricade in aree classificate «ad alto rischio» dal ministero dell’Ambiente lo sanno anche i muri. Il 2 febbraio il parlamento ha approvato quasi all’unanimità una mozione che impegna il governo a predisporre piani di intervento. Ieri uno degli enti che vigila sulla tutela ambientale, l’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni, ha presentato un piano pluriennale che consentirebbe il consolidamento dei suoli, la regolazione delle acque, la manutenzione di tutti i canali: azioni necessarie per ridurre il rischio idraulico del paese. L’Anbi ha fatto i conti, elencando anche quali sarebbero i cantieri da aprire in ciascuna regione. Un intervento di questo tipo costerebbe poco più di 4 miliardi di euro. Tanti? Dal ’94 al 2004 – ultimi dati disponibili – lo Stato ha speso 21 miliardi di euro per tamponare i danni delle catastrofi idrogeologiche verificatesi in quel decennio. Secondo i calcoli del ministero dell’Ambiente, per mettere in sicurezza il territorio italiano servirebbero 44 miliardi. Sarebbe il nord a «succhiare» più risorse: nel settentrione ne servono infatti 27, al sud 13 e per il recupero delle coste 3. Troppi soldi? non abbiamo risorse sufficienti? Il ministro dell’economia Tremonti tiene stretti i cordoni della borsa? Non è così. I soldi si tagliano agli enti territoriali, mancano quelli destinati alla pianificazione, ma poi si buttano dalla finestra quando scoppiano le emergenze: dal ’56 al 2000 – secondo un Dossier di Legambiente sul dopo Sarno – si sono spesi 48,2 miliardi. «Analizzando i costi – scrive l’associazione ambientalista – è evidente come all’aumentare delle spese in interventi ordinari per l’assetto idraulico vi è una contemporanea crescita delle spese in interventi straordinari per alluvioni». Che significa? Che gli interventi spesso vengono fatti male «un vecchio modo di agire che ha privilegiato gli interessi economici, sacrificando ad essi la tutela ecologica e la sicurezza idraulica». Una mala gestione che continua. Dopo la cosiddetta legge Sarno del ’98, sono stati finanziati (i dati risalgono al 2007) 2.270 interventi urgenti per la riduzione del rischio idrogeologico. Il tutto è costato 1,7 miliardi di euro. Ma si è trattato perlopiù di interventi strutturali, che spesso e volentieri servono a ricostruire nei territori devastati da qualche frana, qualche alluvione e qualche smottamento. Del tutto – o quasi – assente, invece, la politica di prevenzione. Finisce così che o sull’onda dell’emergenza, o in base a conflitti di competenze, o per privilegiare interventi di cementificazione invece di abbracciare una politica del territorio volta a difendere la naturalità dei corsi dei fiumi e dei torrenti, si mettono in piedi delle opere dannose e costose. Gli esempi non mancano. In Piemonte ci sono delle «chicche». Una riguarda la Val Pellice: a Luserna San Giovanni qualche anno fa si accorsero di aver fatto male nel 2000 una scogliera (mancavano le fondamenta) e per questo l’intervento fu rifatto da capo bruciando un milione e mezzo di euro. Nel 2006 il torrente Maira, affluente sinistro del fiume Po, è stato invece canalizzato: con le cosiddette «gabbionate» e «prismate» (in una parola: cemento) sono stati sostituiti gli argini naturali. L’opera è stata messa in campo per l’emergenza esondazione. Ma il Maira non è a rischio esondazione, ha denunciato all’epoca Legambiente, secondo cui anzi l’intervento ha «ucciso» un ecosistema il cui valore è difficilmente stimabile. La cementificazione, invece, un costo ce l’ha, elevatissimo: 5 milioni di euro solo il primo stralcio. Soldi stanziati dal governo con un decreto d’emergenza e versati attraverso l’intervento della Protezione civile «La Protezione civile va benissimo quando si tratta di intervenire sull’emergenza, per salvare persone e cose o per prevenire nel momento di allerta – osserva Vanda Bonardo presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – Ma da sempre sosteniamo che non può e non deve occuparsi di politiche di intervento del territorio. Lì serve una pianificazione e per farla ci sono gli enti preposti, come le autorità di bacino».

IL COMITATO PORTA IL “CASO CRESCENT” IN EUROPA

12 febbraio 2010

Comunicato Stampa 04-02-2010

PRESENTATO RICORSO ALLA COMMISSIONE EUROPEA
Lo scorso 28 gennaio il Comitato No Crescent ha notificato alla Commissione Europea di Bruxelles specifica denuncia per procedura di infrazione.

Il Comitato nel ricorso, che si compone di 15 cartelle, lamenta la violazione da parte del Comune di Salerno delle norme comunitarie che prevedono,
per progetti come quello denominato “Crescent – Piazza della Libertà”, la obbligatoria valutazione di impatto ambientale nonché la valutazione strategica.

La deviazione di corsi d’acqua – come il Fusandola – la creazione di parcheggi pubblici con capacità superiore alle 500 unità, la modificazione del profilo costiero, richiedono imperativamente la V.i.a. che nel progetto della piazza e della “mezzaluna” di Bofill è del tutto mancante.

Pure carente è la valutazione strategica che è procedura richiesta in tutti i piani e programmi che possono avere impatti significativi sull’ambiente. Tale procedura va adottata negli interventi riguardanti la pianificazione territoriale e soprattutto in quei programmi che definiscono la realizzazione dei progetti sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale.

“La denuncia”, sostiene l’ufficio legale del Comitato, “è dettagliatissima”. “Il ricorso”, continuano i legali, “apre un nuovo scenario: la Commissione, accertata la violazione delle norme comunitarie, chiederà alla Corte di Giustizia europea di aprire una procedura di infrazione. In questo caso, a pagare le inadempienze del Comune sarà chiamato lo Stato italiano il quale potrebbe a sua volta rivalersi su funzionari e amministratori locali”.

Il Comitato ha inoltrato l’intero carteggio con un dossier in inglese sul Crescent anche al Commissario europeo all’Ambiente, il greco Stravos Dimas.
Comitato No Crescent