La decrescita non ammazza l’economia, è il contrario. La crescita, invece, ammazza le persone

5 agosto 2013

Ricevo dagli amici di Fare Verde Pomezia_Torvaianica

Quando sentiamo parlare di ambiente dal consigliere Luigi Celori, restiamo sempre sconcertati dalla disinformazione che è in grado di divulgare. Uno dei motivi potrebbe essere  dovuto al fatto che  tutte le volte che ci è capitato di sentirlo parlare  pubblicamente,non  ha dato mai possibilità di replicare perché dopo aver espresso le sue idee,  è sempre  andato via e non non ha mai ascoltato le risposte che potevano servirgli a far crescere la propria cultura della tutela ambientale. Convinto nuclearista, convinto cassonettista dei rifiuti, convinto asfaltatore insomma, uno di quelli che con le proprie idee  hanno creato gli attuali problemi di vivibilità nelle nostre città.

Ci riferiamo all’intervista pubblicata sul Corriere delle Città, dell’Agosto 2013,dove parla di decrescita, di raccolta differenziata e di mobilità su asfalto con delle soluzioni totalmente fuori  tempo visto che sono proprio queste idee la causa degli enormi problemi che abbiamo oggi nell’economia, nella mobilità e nei rifiuti.

Analizziamo i punti ambientali su cui ha fatto disinformazione e per cui  potremmo dargli qualche delucidazione, se disposto ad ascoltare.

 Partendo dalla decrescita, è ovvio che se non si è mai partecipato a tavoli di lavoro tecnici sull’argomento non si può comprendere che “decrescita felice” non vuol dire, come lui afferma  ”uccidere l’economia bloccando iniziative  per il rilancio del turismo o investimenti nella zona industriale”  ma riattivare tutto un mondo lavorativo locale che occorre a migliorare la qualità della vita, i servizi al cittadino, le infrastrutture, la mobilità sostenibile, l’ambiente e quindi la salute attuando soprattutto  la prevenzione primaria  prima di quella preventiva *

*prevenzione primaria  combatte  le cause note che creano  danni ambientali per evitare che la gente si ammali, mentre la prevenzione preventiva è l’individuazione della malattia ai primi stadi di sviluppo e non si preoccupa del problema ambientale che ha generato la malattia.

La Decrescita felice non vuol dire morire di fame e tornare alle caverne come forse crede il consigliere Celori. Decrescita felice, vuol dire NON inseguire obiettivi di crescita infiniti   e consumistici perché l’infinito non esiste in un pianeta che ha dei confini ben precisi. Per tale motivo ogni cosa deve essere fatta con la logica della sostenibilità del consumo di risorsa e finalizzando ogni opera al miglioramento della qualità della vita.

Come si fa in pratica ?  Si incentiva  l’economia locale artigiana, industriale, commerciale, agricola e turistica che deve essere preferita all’economia globalizzata per ridare vita alla  economia della città valorizzando così le risorse locali e non sprecando risorse energetiche ed economiche per far viaggiare a tutti i costi  merci e persone. Decrescita vuol dire solidarietà e convivialità per dare la possibilità a tutti di trovare  il tempo da dedicare alla propria famiglia o alle proprie aspirazioni. Per tutto ciò occorre riattivare investimenti che  rimettano in moto piccole e medie imprese utili per ristrutturare la nostra città portando benefici di qualità e di ritorno economico . Nelle ristrutturazioni edilizie e  opere pubbliche devono essere  privilegiate imprese che puntano alla qualità per evitare: sprechi di energia,utilizzi di materiali non eco-compatibili, allagamenti alle prime piogge, crolli improvvisi  in edifici , pericoli  dovuti al  radon ,  pannelli di amianto, erosione costiera ecc.. Decrescita vuol dire anche eliminazione dell’inquinamento delle falde acquifere, riutilizzo delle aree industriali dismesse per attività collaterali alla raccolta della risorsa differenziata o per la produzione di energia da fonti rinnovabili, concessione di spazi d’impresa giovanile ecc.

 Tutto questo si realizza in anni di lavoro e con l’utilizzo di tecnologie per arrivare a prevedere i problemi e non trovarsi in emergenze che purtroppo,  per alcuni,  sono ancora  fonte di guadagno e di crescita del PIL.  Pomezia potrebbe “decrescere felicemente” facendo lavorare localmente molte persone per  rimettere in mostra i suoi tesori nascosti : dune, pigneto, sughereto, archeologia e relativi  percorsi naturistici e archeologici, insomma un abbandono delle ruspe spiana tutto che tanto sono amate da alcuni operatori balneari e costruttori e  che appartengono alla logica della “crescita economica all’inseguimento del PIL”.  Si potrebbe così mostrare ai turisti una Pomezia originale e ricca di risorse naturali che sono molto più apprezzate dai turisti rispetto allo standard offerto adesso.

Per quanto concerne invece la raccolta differenziata, il consigliere Celori o è un fautore dell’incenerimento e della discarica  o ci deve spiegare come possa una città qualsiasi, anche del nord, raggiungere l’obbligo di legge del 65% di raccolta differenziata con contenitori stradali !

 Roma e l’emergenza rifiuti che continua da anni a nostro discapito, insegna come con il metodo Celori dei cassonetti stradali, non si riesca a superare il 25 % di raccolta e solo con il porta a porta comuni, anche turistici e balneari come Pomezia, possono arrivare a superare agevolmente il 70%     ( il precedente assessore all’ambiente Toce speriamo gli abbia spiegato il contenuto della relazione sul porta a porta riportata dal Comune di Salerno, eccellenza per la differenziata nel sud,  nel viaggio ricognitivo effettuato  per conto del Comune di Pomezia). La raccolta differenziata  porta a porta svolta attualmente  a Torvajanica è “casareccia” in quanto la precedente amministrazione non ha effettuato alcun tipo di informazione ai cittadini come prescritto invece dalle linee guida regolarmente consegnate loro dalla provincia di Roma. Fu perfino rifiutata una proposta di progetto di informazione alla cittadinanza in più lingue, che sarebbe stato realizzato dalla scuola Don Milani con la nostra collaborazione.

Ultima bacchettata ambientale al consigliere Celori sull’autostrada Pontina.

Capiamo che il consigliere Celori debba custodire  il posto da Presidente delle “Autostrade Lazio spa” che speriamo vivamente lui svolga a titolo gratuito per il bene economico del Paese, ma a parte i disastri ambientali che procurerebbe una tale opera, in nessuna capitale europea si sognerebbero di costruire una autostrada a pagamento con ulteriore consumo  di suolo senza aver prima mai realizzato un normalissimo sistema di collegamento su binario chiamato “treno”. In una capitale collassata per il traffico come Roma, non  si può entrare in auto ma occorre entrarci su rotaia velocizzando i tempi di percorrenza,risparmiando nei costi dell’infrastruttura, minimizzando l’impatto sul consumo di suolo e abbattendo la tanto famosa CO2 che sembrerebbe causare ultimamente qualche problema al nostro pianeta… mai sentito dire ?

Come associazione di protezione ambientale riconosciuta del Ministero dell’Ambiente e per cui operiamo da oltre 25 anni in Italia, siamo sempre stati a disposizione per portare le nostre conoscenze acquisite sui vari tavoli tematici che si svolgono sull’ambiente, ma i nostri precedenti amministratori pometini ci hanno quasi sempre evitato.

L’anno scorso l’Ass. Fare Verde è stata fra le 4 associazioni ambientaliste nazionali invitate dall’ ex Ministro Clini a valutare la proposta tecnica del comitato organizzatore degli Stati Generali della Green Economy, che si è svolta presso Ecomondo a Rimini il 7 e 8 Novembre 2012.

Il Comitato organizzatore degli Stati Generali era rappresentativo di tutti i settori di sviluppo strategico della green economy italiana ed era formato da esponenti di 39 organizzazioni di impresa.
L’iniziativa andrà ad inserirsi nel processo che l’Unione europea intende avviare per dare attuazione agli impegni presi nella Conferenza di Rio +20. Dieci  gruppi di lavoro ( Ecoinnovazione, Materiali e Riciclo, Efficienza Energetica, Energie Rinnovabili, Servizi Ecosistemici, Mobilità sostenibile, Filiere Agricole, Finanza e Credito, Regioni ed Enti Locali, Acque) hanno contribuito a definire il “programma di sviluppo della green economy per far uscire l’Italia dalla crisi”, in 70 punti, presentato e discusso a Rimini.

Di questi 70 punti le idee di Celori,non sono riportate, forse perché datate e non risolutive ?

Finiamo con un punto d’incontro. Siamo d’accordo sullo stop alla cementificazione e sulla riqualificazione delle dune e del Sughereto oltre che alla qualificazione delle aree archeologiche ma speriamo che nell’esecutività dei progetti le nostre idee di riqualificazione equivalgano a quelle del consigliere Celori !

 

 

                                                                                                                             Ass. Fare Verde

                                                                                                                             Gruppo Pomezia-Torvajanica

 

 

 

 

 

 

 


Marcia per la Terra (Roma-Lazio)

14 aprile 2013

Dal sito http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/marcia-per-la-terra-nel-lazio/

Marcia per la Terra nel Lazio

Domenica 21 Aprile 2013

In cammino per la difesa dei suoli fertili

e per fermare il consumo di suolo

Cari Amici e care Amiche,

il Forum “Salviamo il Paesaggio” propone una Marcia per la Terra, in occasione della Giornata mondiale della Terra promossa dall’Onu il 21 aprile. Sarà una manifestazione pubblica per promuovere la tutela e la salvaguardia dei suoli fertili e per dire Stop al consumo del suolo.

La Marcia per la Terra, nel Lazio, vuole essere un percorso costruito insieme ai Comitati e alle Associazioni che da anni si battono per fermare il consumo di suolo.

Al percorso principale, lungo la Via Appia Antica, vorremmo che si aggiungessero i vostri percorsi auto-organizzati sul territorio in modo da attraversare quelle aree verdi intatte dei vostri quartieri che sono a rischio cementificazione.

Il percorso principale si snoderà lungo 26 chilometri circa, dal Monte Cavo al Colosseo (vedi mappa qui sotto) e prevede tre tappe che accoglieranno i percorsi secondari e i cittadini:

– Monte Cavo-Ciampino: pernottamento sul Monte, partenza all’alba (ore 6,00) e discesa verso Ciampino con ritrovo alla Stazione di Ciampino alle ore 9,00 – Referente: Giulia Fiocca 328-6214798

– Ciampino-Tomba di Cecilia Metella nel Parco dell’Appia Antica: partenza dalla Stazione alle ore 9,00, passaggio al Mercato della Terra Slow food di Ciampino (ore 9,30), quindi alla Villa di Messalla (ore 10,30); prosecuzione fino alla Villa dei Quintili nel Parco dell’Appia (entrando da via di Fioranello), Villa Capo di Bove e Tomba di Cecilia Metella-Castrum Caetani (ore 13,00) – Referente: Luciano Meloni 340-3723975

– Tomba di Cecilia Metella-Colosseo: ritrovo di tutti i comitati romani e le associazioni, di tutti i cittadini nell’area di fronte alla Tomba di Cecilia Metella(dalle ore 12)

ristoro e colazione sull’erba con i produttori e i contadini Slow food che presidiano l’Agro romano; visita all’Archivio Cederna a Capo di Bove che sarà aperto eccezionalmente per noi. Alle 13 associati e volontari del Touring Club, dalla Villa di Massenzio, si uniranno agli altri (Referenti TCI: Chiara Belfiore 328-0043606 e Francesco Di Maggio 348-0145203).

Alle 14 la grande Marcia per la Terra partirà per il Colosseo dove arriverà alle 16,30-17. Festa e abbraccio del Colosseo.

Referente: Paolo Piacentini 340-0607621

Ferma restando la libertà di aggregarvi dove preferite, il punto di raduno principale è previsto di fronte alla Tomba di Cecilia Metella dalle 12 alle 14: èqui che la camminata si trasforma in Marcia per affermare tutte le nostre istanze e portarle alla massima attenzione fino al Colosseo, dove un grande abbraccio simboleggerà la nostra determinazione a riappropriarci della Città e del suo territorio.

Invitiamo dunque tutti i comitati a costruire un proprio percorso, ad aggregarsi a uno dei percorsi già definiti oppure a confluire direttamente a Cecilia Metella per poi proseguire la Marcia tutti insieme.

Ecco i percorsi secondari previsti al momento:

i comitati dei Municipi XI e XII partiranno da Fonte Laurentina, attraverseranno varie aree a rischio, percorreranno il Parco di Tor Marancia fino al Parco dell’Appia (13 km, Referenti: Stefano Salvi 340-5606494, Luca Verducci 338-8171408). Federtrek partirà dalla fermata Cinecittà della Metro A, passerà per l’area dei Sette Acquedotti del Parco dell’Appia Antica, percorrendo via Giulio Agricola nel quartiere Statuario e costeggerà la Villa dei Quintili, arrivando alla Tomba degli Orazi e Curiazi e a quella di Cecilia Metella per un totale di 6-7 km (Referente: Riccardo Virgili 347-3614568). Un altro gruppo si aggregherà al Parco degli Acquedotti (Referente: Gabriele Farre 334-7660188). Uno dall’area Aurelio-Piccolomini (Referente Barbara Manara: 349-7876743) e uno da Piazza Vittorio (Referente: Marina Fresa 328-6484204).

Inviateci un’email per aderire all’iniziativa e per proporre un vostro percorso.

Ci saranno musica, atti teatrali, letture e molto altro per dire forte e chiaro che siamo in cammino per la difesa dei suoli fertili, per fermare il consumo di suolo e per la Terra bene comune.

I

nfo e contatti: info@salviamoilpaesaggio.roma.it

per Roma: Barbara Bonomi 335-1212820 e Cristiana Mancinelli 339-4388388

per la Provincia: Antonella Mattei: 335-362353; 

www.salviamoilpaesaggio.roma.it

Aderiscono a oggi: Associazione Terraviva, Attac, Cittadinanzattiva Lazio, Co.co.me.ro., Comitato Ciampino Bene Comune, Comitato Fuoripista, Comitato Monte Ciocci, Associazione Ottavo Colle, Coordinamento STOP I-60, Comitato Piccolomini, Comitato Piazza Vittorio Partecipata, Comitato Roma XVI Pisana-Estensi, Comitato Terra Nostra, Consiglio Metropolitano, Coordinamento Romano Acqua Pubblica, Federtrek, Forum del Terzo Settore, Gruppo Giovani di Fonte Meravigliosa, Il Sogno di Roma e di Europa (S.R.E.), Italia Nostra Roma, Italia Nostra Aniene e Monti Lucretili, Italia Nostra Castelli Romani, Latium Vetus, Parco della Cellulosa, Respiro Verde Legalberi, Salviamo Bracciano, Scuola Bramante, Slow Food Roma e Lazio, Stalker-PrimaveraRomana, Touring Club Lazio e Roma, WWF Tivoli


Entro il 2050 consumo di suolo pari a zero: parola d’Europa

19 gennaio 2013

 

by SALVIAMOILPAESAGGIO on gen 15, 2013 • 22:55

Con il documento “Orientamenti in materia di buone pratiche per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo” la Commissione Europea ha di recente posto l’attenzione all’eccessivo consumo di suolo nel Vecchio Continente.

La sfida – peraltro ambiziosa come ammette lo stesso Janez Potočnik commissario europeo per l’ambiente – è quella per cui ogni Stato membro dovrà tener conto delle conseguenze derivanti dall’uso dei terreni entro il 2020, con il traguardo di un incremento dell’occupazione di terreno pari a zero da raggiungere entro il 2050.

“La posa di superfici impermeabili nel contesto dell’urbanizzazione e del cambiamento d’uso del terreno, con conseguente perdita di risorse del suolo, rappresenta una delle grandi sfide ambientali per l’Europa d’oggi” scrive nella prefazione al documento Potočnik.

Prima di addentrarsi a spiegare quali possono essere gli approcci tesi a limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo, la Commissione Europea indica un elemento di base necessario per raggiungere l’obiettivo “consumo di suolo = zero”: la piena collaborazione tra tutte le autorità pubbliche competenti, non solo dei dipartimenti preposti alla pianificazione e alle questioni ambientali ma anche, e in particolare, quegli enti governativi (Comuni, Province e Regioni) che gestiscono un territorio. È quindi ora che il consumo di suolo diventi un’aspirazione condivisa.

Dalla metà degli anni ’50 la superficie totale delle aree urbane nell’UE è aumentato del 78% mentre la crescita demografica è stata di appena il 33%.

Questo significa che in tutta Europa la tendenza a “prevedere” piani di espansione urbanistica senza un’equilibrata correlazione con le effettive esigenze demografiche è prassi comune.

Attualmente, le zone periurbane presentano la stessa estensione di superficie edificata delle aree urbane, tuttavia solo la metà di esse registrano la stessa densità di popolazione.

Lo sprawl è un fenomeno pericoloso: la diffusione di nuclei caratterizzati da bassa densità demografica costituiscono una grande minaccia per uno sviluppo urbano sostenibile.

Inoltre l’espansione della città eleva i prezzi dei suoli liberi entro i confini urbani incoraggiando così il consumo verso l’esterno, consumo che a sua volta genera nuove domande di infrastrutture di trasporto e pendolari che si spostano per raggiungere il proprio posto di lavoro.

Passiamo all’aspetto dell’impermeabilizzazione.

Oltre a ridurre gli effetti benefici che un terreno ha sull’ecosistema, l’impermeabilizzazione di un ettaro di suolo significa far evaporare una quantità d’acqua tale per cui viene impiegata l’energia prodotta da 9000 congelatori, circa 2,5 kWh, per rendere quel terreno arido. Supponendo che l’energia elettrica costi 0,2 EUR/kWh, un ettaro di suolo impermeabilizzato fa perdere circa 500mila euro a causa del maggior fabbisogno energetico.

Limitare l’impermeabilizzazione del suolo è sempre prioritario rispetto alle misure di mitigazione ma laddove questo non avviene verde pubblico e uso di materiali permeabili sono i due principali elementi per tendere verso il risparmio energetico.

Tale risparmio è un vantaggio per le economie europee vessate dalle spese: ad esempio un tetto verde riduce i costi energetici di un edificio dal 10% al 15%.

Per non parlare dell’inquinamento: un albero calato all’interno di un contesto urbano può catturare 100 grammi netti di polveri sottili l’anno. Calcolando i costi di riduzione delle polveri, piantare un albero in città significa investire 40 euro all’anno.

Queste sono solamente alcune delle buone prassi che l’Europa caldeggia in fatto di limitazione del consumo di suolo e indica come ultima spiaggia la “compensazione”, sempre che questa non si trasformi in mero “green washing”.

Maurizio Bongioanni

 


Comuni virtuosi, il futuro è qui

5 ottobre 2012

 

Dal sito di “Salviamo il paesaggio” notizie confortanti sulle possibilità di rimediare ai gravi danni dell’inquinamento attraverso buon senso e buona volontà.

http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2012/09/litalia-virtuosa-esiste-premiati-i-comuni-ecosostenibili/


Black & white voices

20 luglio 2012

Napoli contro la cementificazione e l’abusivismo edilizio

29 giugno 2012

http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2012/06/napoli-riafferma-il-primato-della-pianificazione-urbanistica/


No corridoio Roma-Latina

18 giugno 2012

COMUNICATO STAMPA

 

Dichiarazioni di Gualtiero Alunni Portavoce del Comitato No Corridoio RM-LT per la metropolitana leggera

 

Oggetto: PRESIDIO del 20 Giugno del Movimento No Corridoio davanti Ministero delle Infrastrutture

Abbiamo mantenuto la promessa, dopo sei Assemblee pubbliche informative e partecipate, il 20 Giugno 2012 dalle ore 14,00 presidieremo il Ministero delle Infrastrutture a P.zza di Porta Pia,1- Roma.

Non paghi della dissennata autostrada a pedaggio del corridoio Roma-Latina e della Bretella Cisterna-Valmontone, il Governo e la Regione Lazio, stanno peggiorando la situazione con la “nuova” progettazione del collegamento A12-Tor de Cenci, 16 km totalmente in viadotto, galleria e un ponte di 1,5 km alto 25 mt., dove centinaia di TIR e auto private (15.500 da studio trasportistico ufficiale) provenienti dal nord e sud Italia, faranno “compagnia” alle auto private bloccate quotidianamente in file interminabili, con la beffa pagheranno anche il pedaggio. E ancora, si produrranno a catena devastazioni come le centinaia di ettari di terreni espropriati, l’abbattimento di decine di case, lo sventramento del Parco Regionale di Decima-Malafede, il forte impatto sull’area golenare del Tevere e sulla Riserva Statale del litorale Romano, l’interferenza con due Siti d’Importanza Comunitaria (SIC) e con due aree archeologiche, la chiusura di aziende agricole e produttive con la perdita di centinaia di posti di lavoro, inquinamento acustico e atmosferico (CO2). Per non parlare di una invasiva cantierizzazione che “rallenterà” ulteriormente la viabilità e la distruzione di centinaia di ettari di agricoltura biologica in particolare sul percorso della bretella Cisterna-Valmontone.

Il collegamento A12-Tor de Cenci costerà 500 milioni che si vanno ad aggiungere ai 2.720 già quantificati, ma rimanendo da definire ancora 83 km, possiamo dire che i costi si aggireranno attorno ai 5 miliardi.

Visto la sordità, la disinformazione e la propaganda pianificata ad arte da chi ci governa e amministra, abbiamo deciso di andare da “lor signori” a dire a gran voce che non vogliamo queste opere inutili e devastanti. A tal fine abbiamo chiesto un incontro con il Ministro per portare alla sua attenzione le criticità, l’assenza dell’intermodalità sbandierata perfino nel titolo dell’opera, ma senza alcun progetto e finanziamento. Contestualmente, vogliamo presentare le nostre proposte alternative che risiedono nella riduzione dei flussi: 1) eliminare i continui incidenti mortali e quindi adeguare in sicurezza tutta la Via Pontina da Roma a Terracina e non solo fino a Latina Nord come da progetto autostradale; 2) progettare e costruire la metropolitana leggera Roma-Pomezia-Ardea; 3) potenziare le reti ferroviarie pontine, come il raddoppio del binario linea Nettuno-Roma e ripristinare le 20 corse sulla linea ferroviaria Roma-Latina tolte per l’entrata in funzione della TAV; 4) costruire i parcheggi di scambio alle stazioni. Soluzione meno costosa, meno inquinante, più efficiente e più trasparente.

Il nostro movimento è autonomo, indipendente e autorganizzato, chiama tutte/i a fare breccia contro il mostro di cemento e asfalto, invita tutte le forze politiche e sociali, gli istituzionali e le Associazioni ambientaliste a partecipare e sostenere la nostra battaglia di civiltà e la nostra resistenza civica.