La decrescita non ammazza l’economia, è il contrario. La crescita, invece, ammazza le persone

5 agosto 2013

Ricevo dagli amici di Fare Verde Pomezia_Torvaianica

Quando sentiamo parlare di ambiente dal consigliere Luigi Celori, restiamo sempre sconcertati dalla disinformazione che è in grado di divulgare. Uno dei motivi potrebbe essere  dovuto al fatto che  tutte le volte che ci è capitato di sentirlo parlare  pubblicamente,non  ha dato mai possibilità di replicare perché dopo aver espresso le sue idee,  è sempre  andato via e non non ha mai ascoltato le risposte che potevano servirgli a far crescere la propria cultura della tutela ambientale. Convinto nuclearista, convinto cassonettista dei rifiuti, convinto asfaltatore insomma, uno di quelli che con le proprie idee  hanno creato gli attuali problemi di vivibilità nelle nostre città.

Ci riferiamo all’intervista pubblicata sul Corriere delle Città, dell’Agosto 2013,dove parla di decrescita, di raccolta differenziata e di mobilità su asfalto con delle soluzioni totalmente fuori  tempo visto che sono proprio queste idee la causa degli enormi problemi che abbiamo oggi nell’economia, nella mobilità e nei rifiuti.

Analizziamo i punti ambientali su cui ha fatto disinformazione e per cui  potremmo dargli qualche delucidazione, se disposto ad ascoltare.

 Partendo dalla decrescita, è ovvio che se non si è mai partecipato a tavoli di lavoro tecnici sull’argomento non si può comprendere che “decrescita felice” non vuol dire, come lui afferma  ”uccidere l’economia bloccando iniziative  per il rilancio del turismo o investimenti nella zona industriale”  ma riattivare tutto un mondo lavorativo locale che occorre a migliorare la qualità della vita, i servizi al cittadino, le infrastrutture, la mobilità sostenibile, l’ambiente e quindi la salute attuando soprattutto  la prevenzione primaria  prima di quella preventiva *

*prevenzione primaria  combatte  le cause note che creano  danni ambientali per evitare che la gente si ammali, mentre la prevenzione preventiva è l’individuazione della malattia ai primi stadi di sviluppo e non si preoccupa del problema ambientale che ha generato la malattia.

La Decrescita felice non vuol dire morire di fame e tornare alle caverne come forse crede il consigliere Celori. Decrescita felice, vuol dire NON inseguire obiettivi di crescita infiniti   e consumistici perché l’infinito non esiste in un pianeta che ha dei confini ben precisi. Per tale motivo ogni cosa deve essere fatta con la logica della sostenibilità del consumo di risorsa e finalizzando ogni opera al miglioramento della qualità della vita.

Come si fa in pratica ?  Si incentiva  l’economia locale artigiana, industriale, commerciale, agricola e turistica che deve essere preferita all’economia globalizzata per ridare vita alla  economia della città valorizzando così le risorse locali e non sprecando risorse energetiche ed economiche per far viaggiare a tutti i costi  merci e persone. Decrescita vuol dire solidarietà e convivialità per dare la possibilità a tutti di trovare  il tempo da dedicare alla propria famiglia o alle proprie aspirazioni. Per tutto ciò occorre riattivare investimenti che  rimettano in moto piccole e medie imprese utili per ristrutturare la nostra città portando benefici di qualità e di ritorno economico . Nelle ristrutturazioni edilizie e  opere pubbliche devono essere  privilegiate imprese che puntano alla qualità per evitare: sprechi di energia,utilizzi di materiali non eco-compatibili, allagamenti alle prime piogge, crolli improvvisi  in edifici , pericoli  dovuti al  radon ,  pannelli di amianto, erosione costiera ecc.. Decrescita vuol dire anche eliminazione dell’inquinamento delle falde acquifere, riutilizzo delle aree industriali dismesse per attività collaterali alla raccolta della risorsa differenziata o per la produzione di energia da fonti rinnovabili, concessione di spazi d’impresa giovanile ecc.

 Tutto questo si realizza in anni di lavoro e con l’utilizzo di tecnologie per arrivare a prevedere i problemi e non trovarsi in emergenze che purtroppo,  per alcuni,  sono ancora  fonte di guadagno e di crescita del PIL.  Pomezia potrebbe “decrescere felicemente” facendo lavorare localmente molte persone per  rimettere in mostra i suoi tesori nascosti : dune, pigneto, sughereto, archeologia e relativi  percorsi naturistici e archeologici, insomma un abbandono delle ruspe spiana tutto che tanto sono amate da alcuni operatori balneari e costruttori e  che appartengono alla logica della “crescita economica all’inseguimento del PIL”.  Si potrebbe così mostrare ai turisti una Pomezia originale e ricca di risorse naturali che sono molto più apprezzate dai turisti rispetto allo standard offerto adesso.

Per quanto concerne invece la raccolta differenziata, il consigliere Celori o è un fautore dell’incenerimento e della discarica  o ci deve spiegare come possa una città qualsiasi, anche del nord, raggiungere l’obbligo di legge del 65% di raccolta differenziata con contenitori stradali !

 Roma e l’emergenza rifiuti che continua da anni a nostro discapito, insegna come con il metodo Celori dei cassonetti stradali, non si riesca a superare il 25 % di raccolta e solo con il porta a porta comuni, anche turistici e balneari come Pomezia, possono arrivare a superare agevolmente il 70%     ( il precedente assessore all’ambiente Toce speriamo gli abbia spiegato il contenuto della relazione sul porta a porta riportata dal Comune di Salerno, eccellenza per la differenziata nel sud,  nel viaggio ricognitivo effettuato  per conto del Comune di Pomezia). La raccolta differenziata  porta a porta svolta attualmente  a Torvajanica è “casareccia” in quanto la precedente amministrazione non ha effettuato alcun tipo di informazione ai cittadini come prescritto invece dalle linee guida regolarmente consegnate loro dalla provincia di Roma. Fu perfino rifiutata una proposta di progetto di informazione alla cittadinanza in più lingue, che sarebbe stato realizzato dalla scuola Don Milani con la nostra collaborazione.

Ultima bacchettata ambientale al consigliere Celori sull’autostrada Pontina.

Capiamo che il consigliere Celori debba custodire  il posto da Presidente delle “Autostrade Lazio spa” che speriamo vivamente lui svolga a titolo gratuito per il bene economico del Paese, ma a parte i disastri ambientali che procurerebbe una tale opera, in nessuna capitale europea si sognerebbero di costruire una autostrada a pagamento con ulteriore consumo  di suolo senza aver prima mai realizzato un normalissimo sistema di collegamento su binario chiamato “treno”. In una capitale collassata per il traffico come Roma, non  si può entrare in auto ma occorre entrarci su rotaia velocizzando i tempi di percorrenza,risparmiando nei costi dell’infrastruttura, minimizzando l’impatto sul consumo di suolo e abbattendo la tanto famosa CO2 che sembrerebbe causare ultimamente qualche problema al nostro pianeta… mai sentito dire ?

Come associazione di protezione ambientale riconosciuta del Ministero dell’Ambiente e per cui operiamo da oltre 25 anni in Italia, siamo sempre stati a disposizione per portare le nostre conoscenze acquisite sui vari tavoli tematici che si svolgono sull’ambiente, ma i nostri precedenti amministratori pometini ci hanno quasi sempre evitato.

L’anno scorso l’Ass. Fare Verde è stata fra le 4 associazioni ambientaliste nazionali invitate dall’ ex Ministro Clini a valutare la proposta tecnica del comitato organizzatore degli Stati Generali della Green Economy, che si è svolta presso Ecomondo a Rimini il 7 e 8 Novembre 2012.

Il Comitato organizzatore degli Stati Generali era rappresentativo di tutti i settori di sviluppo strategico della green economy italiana ed era formato da esponenti di 39 organizzazioni di impresa.
L’iniziativa andrà ad inserirsi nel processo che l’Unione europea intende avviare per dare attuazione agli impegni presi nella Conferenza di Rio +20. Dieci  gruppi di lavoro ( Ecoinnovazione, Materiali e Riciclo, Efficienza Energetica, Energie Rinnovabili, Servizi Ecosistemici, Mobilità sostenibile, Filiere Agricole, Finanza e Credito, Regioni ed Enti Locali, Acque) hanno contribuito a definire il “programma di sviluppo della green economy per far uscire l’Italia dalla crisi”, in 70 punti, presentato e discusso a Rimini.

Di questi 70 punti le idee di Celori,non sono riportate, forse perché datate e non risolutive ?

Finiamo con un punto d’incontro. Siamo d’accordo sullo stop alla cementificazione e sulla riqualificazione delle dune e del Sughereto oltre che alla qualificazione delle aree archeologiche ma speriamo che nell’esecutività dei progetti le nostre idee di riqualificazione equivalgano a quelle del consigliere Celori !

 

 

                                                                                                                             Ass. Fare Verde

                                                                                                                             Gruppo Pomezia-Torvajanica

 

 

 

 

 

 

 


La drammatica situazione dei tumori a Terzigno

27 marzo 2012

La vicinanza alla discarica si rivela mortale; sul Fatto quotidiano i dati sconcertanti di una ricerca fatta da tre donne del popolo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/27/terzigno-cosi-vive-muore-vicino-alla-discarica-cava-ranieri/200396/


USA, prof. Sternglass: “Sviluppo nucleare basato su un errore degli scienziati”

6 giugno 2010

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Notizie
Deve essere stata una brutta sopresa, per il Segretario all’Energia degli Stati Uniti, Steven Chu, leggere la lettera indirizzatagli dal professor Ernest Sternglass. Una brutta sopresa perchè l’amministrazione Obama sta rilanciando l’uso dell’energia nucleare, poi perchè il professore insegna Fisica Radiologica alla Scuola di Medicina dell’Università di Pittsburgh, ed è anche Direttore del Radiation and Public Health Project. Soprattutto, è una brutta sorpresa perchè Sternglass non ha usato mezzi termini nella lettera che, attraverso Chu, ha inviato a tutto il Governo: “Sugli effetti del nucleare sulla saluta umana, gli scienziati hanno sempre sbagliato.”Si tratta di una dichiarazione molto forte, non solo perché viene da un professore emerito che è considerato uno dei massimi esperti mondiali nel settore della radioattività, ma anche perché si basa su analisi e dati che lasciano poco spazio ai dubbi. Sternglass invita anche Chu, e tutta l’amministrazione Obama, a prendere in considerazione l’idea di procedere all’eliminazione dei reattori e puntare sulle energie rinnovabili. La cosa che deve aver maggiormente sconvolto il Segretario all’Energia, probabilmente é il fatto che il professore è stato, negli ultimi trenta anni, un convinto sostenitore dell’uso dell’energia nucleare. Ed ora, proprio lui fa marcia indietro. Perché? Secondo Sternglass, si tratta di “…un errore tragico e poco noto che è stato fatto dalla comunità medica e dei fisici, come me, durante i primi anni della Guerra Fredda, che ha avuto un ruolo importante nella crescita enorme dell’incidenza di malattie croniche come il cancro e il diabete, e quindi del costo dell’assistenza sanitaria nella nostra nazione.”

Quale sarebbe l’errore? E’ stato quello di “presumere che l’esposizione a radiazioni della popolazione conseguente al funzionamento dei reattori nucleari non avrebbe alcun effetto negativo sulla salute umana“. Invece, le misure effettuate negli ultimi anni da un gruppo di medici ricercatori di Pittsburgh, porta a conclusioni opposte: “Questa ipotesi era basata sulla nostra esperienza di mezzo secolo di studi che non hanno mostrato alcun aumento rilevabile nei tassi di cancro per le persone che sono state esposte a raggi X a scopo diagnostico. Ciò che non è stato compreso è che gli elementi radioattivi creati nella fissione dell’uranio, non hanno prodotto soltanto un piccolo aumento della quantità ricevuta dall’esterno come dose naturale di fondo. Invece, le particelle e i gas prodotti nel processo di fissione e rilasciati nell’ambiente, provocano danni da radiazioni di gran lunga maggiori di quelli provocati dai raggi X usati a scopo diagnostico, poiché i prodotti radioattivi di fissione e gli ossidi di uranio sono inalati e ingeriti con il latte, l’acqua potabile e il resto della dieta, concentrandosi in organi critici del corpo.”

In pratica, il professore ammette che le vecchie misure di radioattività, e di interazione biologica, sono state fatte con i raggi X a scopo diagnostico. In pratica, con gli strumenti per le radiografie. Strumenti che hanno esposto i campioni non solo a dosi inferiori rispetto a quelle reali, ma anche a radiazione pura, e non, come avviene nella realtà, anche a isotopi di elementi chimici che non dovrebbero entrare in contatto con il nostro organismo.

“Così”, continua la lettera di Sternglass, “lo iodio-131 attacca la tiroide e danneggia la produzione di ormoni della crescita e favorisce il cancro della tiroide; lo stronzio-90 si concentra nelle ossa, dove danneggia il midollo ematopoietico, provocando la leucemia, nonché danni ai globuli bianchi del sistema immunitario che combattono le cellule tumorali e i batteri; il Cesio- 137 si concentra nei tessuti molli come il seno e gli organi riproduttivi di maschi e femmine, e induce vari tipi di cancro in soggetti adulti, nei loro bambini, così come nelle generazioni successive.”

Certo, il tutto viene fuori da una diffusa ignoranza che c’era soprattutto durante i primi anni ‘50, quando gran parte delle nostre attuali conoscenze in merito agli effetti biologici delle radiazioni appartenevano ancora alla fantascienza. Era l’epoca in cui i test nucleari su larga scala, soprattutto di tipo militare, molto più invasivi e pericolosi rispetto a qualunque reattore di una centrale, venivano fatti nel deserto del Nevada. All’epoca, non era ancora noto che gli effetti delle radiazioni sono decine o centinaia di volte più gravi per un bambino in età prenatale, ancora nel grembo della madre, e in generale per i bambini molto piccoli. Su questo argomento, il professore ha buona memoria, infatti ricorda: “Né si è scoperto, fino ai primi anni ‘70, che le esposizioni prolungate a radiazioni da prodotti di fissione che si accumulano nel corpo, sono molto più pericolose della stessa dose totale ricevuta in una breve esposizione ai raggi X”.

Il risultato di questa mancanza di conoscenze sta nel fatto che sono state sbagliate, per decenni, le misurazioni dei rischi biologici presso tutte le installazioni nucleari, militari o civili che fossero. Con misurazioni sbagliate, tanti funzionari governativi poterono, dati numerici (sbagliati) alla mano, convincere la popolazione preoccupata, dicendo loro che i livelli di fallout nucleare erano talmente bassi da non poter produrre effetti negativi. E’ stata l’epoca, ovunque tramontata tranne che in Finlandia e in Italia, del grande inganno “dell’atomo pacifico”, l’epoca dello spegnimento delle centrali a carbone un po’ in tutti gli USA, per sostituirle con “energia nucleare pulita“.

La lettera del professore continua ricordando un tempo ormai passato, negli USA, che però ricorda terribilmente l’attualità italiana: “Così si dette inizio ad un programma di costruzione di un gran numero di impianti nucleari che ebbero il permesso di scaricare piccole quantità di prodotti di fissione, comparabile con i livelli di ricadute atmosferiche dei test nucleari. (…) Pertanto, quando si è scoperto che piccole quantità di prodotti di fissione causano danni molto maggiori rispetto alle previsioni, (non solo leucemie e altre forme di cancro, ma anche parti prematuri, basso peso alla nascita e mortalità infantile), tali risultati furono secretati dal nostro governo per paura che essi mettessero in pericolo il valore di deterrenza dell’arsenale nucleare.

Il finale della lettera, apre però una speranza – o meglio una strategia, una soluzione – che la scienza offre alla politica americana: “Fortunatamente, il recente, rapido sviluppo delle energie alternative permette di intravedere la fine di questa tragedia, dal momento che è possibile convertire i vecchi impianti nucleari in centrali a gas naturale. Questo può essere fatto con un costo minimo rispetto a quello necessario alla costruzione di nuove centrali, nell’attesa che le sorgenti alternative (eolico, fonti geotermiche e idroelettriche) possano prendere il loro posto.

Se la nostra nazione, che ha costruito i primi reattori e le prime armi nucleari, annunciasse l’obiettivo di eliminare gradualmente reattori nucleari a fissione che producono anche il plutonio e trizio necessari per le armi nucleari, sviluppando la fusione nucleare e altre fonti alternative di energia non inquinanti, questo contribuirà a rendere più facile l’obiettivo dichiarato dal presidente Obama di un mondo libero da armi nucleari. Così sarà possibile guardare ad un mondo libero dal pericolo della distruzione della vita umana con armi nucleari da uranio arricchito o plutonio, che si producono solo in reattori a fissione, insieme con rifiuti nucleari altamente tossici, che restano letali per migliaia di anni”.

Non sappiamo se la politica americana saprà raccogliere il suggerimento proveniente dal mondo scientifico e troppo spesso, in passato, la politica non ha saputo interpretare per niente le spinte provenienti dal mondo scientifico, arrivando spesso a “imbrigliare” la scienza stessa. E, da parte sua, l’Italia cosa farà? (Alessandro Iacuelli, altrenotizie)


Alimentazione e tumori

15 aprile 2010

Sul sito del dottor Ciro Vestita, trovate tutte le informazioni per prevenire il cancro a tavola:

http://www.cirovestita.it/


CONTRO TUTTI GLI INCENERITORI

7 aprile 2010

Il 17 aprile si svolgerà, a PARMA,

la 1°manifestazione nazionale/internazionale
CONTRO TUTTI GLI INCENERITORI
promossa dal Coordinamento GCR

Per la salute, l’aria pulita, l’acqua pubblica, la difesa del territorio e il bene comune, per la STRATEGIA RIFIUTI ZERO!!

Nella valle più inquinata d’Europa, la pianura Padana, a Parma, capitale della Food Valley,
vogliono costruire un inceneritore che brucierà 130.000 ton. di rifiuti all’anno!

Noi vogliamo decontaminare la Food Valley, con la riduzione, il riuso, il riciclo e l’estrusione finale dei rifiuti, cioè trattamento senza emissioni in atmosfera.

I rifiuti sono un difetto di progettazione, in natura non esistono, sono la cartina tornasole di un sistema economico e sociale difettoso. La lotta per una gestione corretta dei rifiuti, o meglio delle risorse, è una lotta per dare un futuro alle nuove generazioni.

E’ importante la presenza di tutti coloro che si battono per la tutela dei territori, per le persone, l’ambiente, la giustizia sociale. I nostri figli ci accuseranno, se restituiremo loro un territorio avvelenato.

Invitate tutti i vostri contatti a questo evento divertente ed incisivo, per l’alternativa all’incenerimento dei rifiuti, per la corretta gestione delle risorse.

Si prevede la partecipazione di:
Prof. PAUL CONNETT (Consulente ONU per la gestione dei rifiuti)• il quale dice “Parma è l’ultimo posto al mondo dove costruire un inceneritore“.

JOAN MARC SIMON – GAIA (Global Alliance for Incinerator Alternatives) • http://www.no-burn.org/

ROSSANO ERCOLINI (Ambientefuturo) • Fondatore del movimento Rifiuti Zero in Italia http://ambientefuturo.org/

ENZO FAVOINO • agronomo, docente della scuola Agraria di Monza ed esperto del Ministero dell’Ambiente

PROGRAMMA

> Venerdì 16 aprile • ore 21,00 • CAMERA DI COMMERCIO • Via Verdi  (mappa)

L’ALTERNATIVA AGLI INCENERITORI

Serata informativa per la cittadinanza, con la partecipazione di PAUL CONNETT,
ROSSANO ERCOLINI, ENZO FAVOINO ed altri ospiti.

> Sabato 17 aprile • Parco Ex Eridania • ingresso da V.Toscana incr. V.Lazio     (vedi mappa)

MANIFESTAZIONE

ore 14,00 • ANIMAZIONE, musica, artisti di strada, creatività, preparativi per la partenza del corteo.

ore 14,30 • BICICLETTATA PARMA-UGOZZOLO, il luogo in cui vorrebbero costruire l’inceneritore, e ritorno.

ore 16,00 • CORTEO – destinazione Piazza della Pace

PER FERMARE L’INCENERITORE DOBBIAMO PARTECIPARE TUTTI. L’ALTERNATIVA C’E’

“Essendo il GCR un gruppo dichiaratamente apartitico e la manifestazione una manifestazione DI TUTTI I CITTADINI chiediamo espressamente ai partecipanti di evitare qualsiasi bandiera partitica, lasciando spazio a quelle delle libere associazioni di cittadini.”

Per aderire all’appello e alla manifestazione scrivi a:

gestionecorrettarifiuti@gmail.com

info@gestionecorrettarifiuti.it

Per ulteriori informazioni e per vedere il volantino della manifestazione il link è:

http://www.gestionecorrettarifiuti.it/

Ringraziamo vivamente tutti coloro che ci hanno aiutato con una offerta per sostenere le spese della manifestazione del 17 aprile. Per chi non lo ha ancora fatto e volesse sostenere la nostra causa chiediamo di farci una donazione (non importa di quanto), effettuando un bonifico utilizzando le seguenti coordinate bancarie:

Unicredit Banca – Parma Montanara
via Montanara 5 – 43100 Parma
Conto Corrente  Int” Libera Cittadinanza – Rete Nazionale girotondi e Movimenti”
IBAN: IT53M0200812708000100039138

Causale: contributo per l’alternativa all’inceneritore

· oppure tramite la pagina del nostro sito in cui è attivo Pay Pall al link: http://www.gestionecorrettarifiuti.it/no-inceneritore/2_sostienici.html

Ti chiediamo inoltre di iscriverti all’evento che abbiamo creato appositamente per la manifestazione del 17 aprile su Facebook e di invitare TUTTI i tuoi contatti!
Aiutaci a spargere la voce, facciamo rete noi cittadini!
http://www.facebook.com/event.php?eid=374113117632&ref=mf


Maria Ricciardi per Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti

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I rifiuti tossici che arrivano nei nostri piatti

23 gennaio 2010
Da www.pressante.com

Le nuove rotte dei rifiuti

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Ambiente e salute Ambiente e salute
Scritto da Alessandro Iacuelli
Mercoledì 06 Gennaio 2010 00:00
Potrebbe sembrare un controsenso, quanto appare da alcune indagini condotte dalla magistratura e dalle autorità doganali del nostro Paese. Eravamo abituati a vedere i rifiuti industriali italiani, in particolare quelli tossici, prendere la via dell’Africa, a fare compagnia a quelli di quasi tutto il resto d’Europa, invece il nuovo quadro che emerge, alla soglia del secondo decennio del XXI secolo, indica una inaspettata inversione di tendenza: dall’Italia all’Africa, e poi di ritorno nel nostro Paese. E’ questo il nuovo affare (economico) che circonda gli scarti velenosi del nostro mondo produttivo. Quei rifiuti tossici tornano in Italia.

Si tratta per lo più di scarti industriali e rottami ferrosi contaminati con sostanze nocive, o a volte radioattive. Sostanze che per legge non sono più riutilizzabili nei cicli di produzione industriale, ma sono destinate ad essere smaltite come rifiuti speciali. Invece succede che… vengano riutilizzate, e non si tratta certo di riciclaggio o riutilizzo di materie prime seconde, ma di avvelenamento pericoloso di nuovi prodotti che finiscono sul mercato. Il percorso dei rifiuti si fa più accidentato: viene imbarcato via mare in porti già noti per questo tipo di attività, in particolare quelli di Liguria, Toscana e Campania, in misura minore anche in Calabria e Sicilia. Spesso, sfuggono ai controlli doganali, con tecniche già note: sulle bolle di accompagnamento c’è scritto che si tratta di generi alimentari, veicoli, materiali edili e, nel caso di rifiuti elettronici, addirittura come materiale informatico per lo sviluppo e la cooperazione con i Paesi del Terzo Mondo.

L’Agenzia delle Dogane, notevolmente sottodimensionata rispetto alle esigenze del Paese, fa quel che può, ma in Italia ci sono porti che movimentano oltre trenta milioni di container l’anno, il che significa una media di un container al secondo: impossibile controllarli tutti senza paralizzare le operazioni di imbarco e di sbarco dei mercantili. Vengono usate alcune tecniche di campionamento, per selezionare i container da sottoporre a controlli, ma molti sfuggono lo stesso. Nonostante ogni mese nei porti italiani vengano sequestrate diverse tonnellate di merci che merci non sono.

Una volta usciti dal nostro Paese, dopo un po’ ritornano. Nel 2008, la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane hanno individuato 4.000 tonnellate (una quantità modesta, rispetto al totale) di rifiuti pericolosi provenienti dall’Africa, dall’America e dal Nord Europa, oltre che centinaia di tonnellate di rifiuti speciali provenienti dall’Albania e dalla Croazia. Di che materiali si tratta, e perché arrivano da noi? Si tratta di catalizzatori esausti, contaminati con sostanze tossiche, prodotti chimici e soprattutto pet coke, un sottoprodotto del petrolio che si ottiene dal processo di condensazione di residui petroliferi pesanti e oleosi, viene usato come combustibile economico, ma ha un problema: è altamente cancerogeno in quanto contiene zolfo al di la dei livelli previsti dalla legge. Ma costa pochissimo, trattandosi di un rifiuto, pertanto se lo si riesce a far entrare in Italia per vie traverse, il guadagno è assicurato. Un carico di pet coke è stato bloccato, nei mesi scorsi, nel porto di Gela.

Le indagini condotte dal sostituto procuratore catanese Antonio Nicastro hanno consentito di ricostruire tutta la filiera di (falso) smaltimento e riuso: il carico proveniva dal Venezuela e arrivato nel porto di Gela ed era destinato ad un cementificio di Siracusa, che l’avrebbe usato come combustibile, rilasciando in atmosfera tutti i suoi pericolosi prodotti di combustione.

Invece a Salerno, la Guardia di Finanza ha sequestrato nel porto un bel numero di containers provenienti dall’Irlanda e da alcuni paesi dell’Africa centrale, contenenti sostanze tossiche e materiali elettronici di scarto: questo materiale era destinato ad una società romana, assolutamente fittizia, che era stata incorporata da anni da un’altra società con sede a Milano. Si trattava degli stessi rifiuti che avevano lasciato illegalmente l’Italia ed avevano preso la via del del Benin. Tornati in Italia per essere riutilizzati nei processi produttivi di molte industrie italiane, per risparmiare a discapito della nostra salute. Combustibili altamente tossici che ci mostrano, in tutta la loro cruda realtà, quando in Italia siamo lontani dalle logiche industriali che tutelano la salute e l’ambiente.

E si risparmia non solo sul combustibile, ma anche in un altro modo: importando illegalmente le sostanze tossiche, eludendo le dogane, si froda anche il fisco. Nelle scorse settimane, un’indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Bergamo ha portato alla luce un traffico illecito di rifiuti realizzato attraverso società filtro, create appositamente e successivamente trasferite in altre regioni e avviate alla liquidazione, per gestire un’enorme quantità di rifiuti di origine ignota e di qualità chimico-fisiche sconosciute.

Le società fantasma servivano anche a mantenere immacolate e preservare dai controlli della polizia ambientale altre società sempre riconducibili agli indagati, alle quali erano poi rivenduti i rifiuti ripuliti. L’organizzazione usava fare pagamenti fittizi a mezzo di denaro contante, espedienti finalizzati a celare vere e proprie distrazioni di fondi societari, quantificati in circa 7 milioni di Euro, canalizzati principalmente verso la Repubblica di San Marino, e utilizzando anche nominativi di fantasia.

Il 16 ottobre scorso, era toccato alla Guardia di Finanza di Brescia scoprire una triangolazione societaria, anche questa fatta con la Repubblica di San Marino. Ad essere movimentati erano i materiali ferrosi che compongono gli scarti delle acciaierie, di cui è pieno una parte del territorio bresciano. Anche in questo caso, il fisco veniva eluso tramite un giro di fatture false: decine di milioni di euro venivano spostate a San Marino mediante meccanismi tali da disperdere le tracce dei pagamenti delle transazioni illecite.

Sul fronte “tecnico” della sparizione dei rifiuti, il comitato Seagull, associazione con sede a Molfetta, dedita alla tutela degli interessi dei marittimi, che prende il nome dall’omonima nave naufragata nel 1977, lancia una pesante quanto importante accusa: la presenza di marinai extracomunitari a bordo delle navi, spesso sotto ricatto. Non solo lavorano in scarsa sicurezza e con stipendi al ribasso, ma il ricatto che subiscono è l’obbligo, pena il licenziamento, di sversare in mare i rifiuti tossici che non possono essere rivenduti a nessuno, ma che vanno per forza smaltiti.

In pratica, il 2010 inizia con un quadro preoccupante. E ancora si attende una presa di posizione seria da parte delle potenti organizzazioni degli industriali italiani. Così, mentre Confindustria lamenta presso il governo le deboli strategie per uscire dalla “crisi” e tace sui suoi stessi smaltimenti illeciti, l’Agenzia delle Dogane ipotizza per il nuovo anno un boom delle importazioni illegali di pet coke. Si tratta chiaramente di un riciclo illegale, e pericoloso. Ma l’industria italiana, perennemente in crisi, pur di risparmiare qualcosa sui combustibili appare addirittura disposta ad avvelenare il territorio.

Il bilancio, sempre del 2008, poiché i dati del 2009 non sono ancora stati resi noti, parlano chiaro: l’Agenzia delle Dogane ha sequestrato in tutto l’anno 106.000 tonnellate di pet coke. La cosa che fa venire i brividi è che molto di questo veleno era destinato a fare da combustibile nei forni d’industrie alimentari, italiane, soprattutto produttori di zucchero e di prodotti dolciari. E i rifiuti arrivano nei nostri piatti.


Presidio alla Regione Lazio contro l’inceneritore

7 gennaio 2010

Inceneritori: se non ti informi non saprai mai che sono nocivi e che esistono

Da www.noinceneritorealbano.it/

La lotta contro l’ inceneritore è una lotta che non fa

spalla a nessun partito politico, istituzione, o simili.

E’ una lotta autorganizzata che rifiuta ogni delega,

quindi se vogliamo vincerla dobbiamo partecipare

tutti/e direttamente!!!

11 GENNAIO, Presidio al “Dipartimento Territorio”

L’ appuntamento è alle 9.30 al parcheggio dietro Villa Doria, Albano Laziale, vicino ai campetti “Seven”.
Preghiamo solo chi è già sicuro di venire di contattare il coordinamento. Stiamo infatti valutando di prendere un autobus ed andare tutti insieme, al prezzo di 5 euro AeR, quindi dovremmo sapere quante persone vengono anticipatamente per prenotare.
In ogni caso, anche se venite all’ ultimo momento, i posti si troveranno comunque con le nostre macchine che mettiamo a disposizione.
Ovviamente se qualcuno vuole venire autonomamente, senza passare per Albano, ci vediamo a via del Caravaggio 99 alle ore 11.00.
Fate sapere, grazie
cerchiamo di essere in tanti quindi fate girare la voce ;D

Questa è una lotta che rifiuta ogni delega, quindi se vogliamo vincerla dobbiamo partecipare tutti/e direttamente!