Capitale verde d’Europa del 2012: Vitoria Gasteiz

29 ottobre 2010

In Spagna,  nei Paesi Baschi, si trova la città più verde d’Europa: Vitoria Gasteiz, cinta da un anello di centinaia di migliaia di alberi, orgogliosa del suo trasporto pubblico, della pedonalizzazione del centro, del ricorso massiccio all’energia rinnovabile.

Dal Corriere della sera:

“il 73 per cento dell’edilizia, quella popolare e a buon mercato, monta pannelli solari; il rapporto tra zone verdi e popolazione è di 42,12 metri quadrati per cittadino e tutti i 240 mila residenti hanno almeno un parco o un giardino accessibile a meno di 300 metri dal loro domicilio. I 61 chilometri di piste ciclabili diventeranno presto 164. Il consumo domestico di acqua continua a calare da cinque anni, nonostante l’aumento degli abitanti: da 130 litri quotidiani a 119 a testa. Metà della media italiana.”

Vergogniamoci.

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MAREMMA AMARA

26 ottobre 2010

Il saccheggio della costa tosco-laziale

MENTRE la Comunità Europea promuove il patrimonio culturale

e paesaggistico configurato come azione coordinata di valorizzazione

non solo delle singole emergenze puntuali ma del sistema territoriale

locale, OGGI, il Governo e le Regioni Lazio e Toscana puntano,

invece, su progetti di sviluppo come

_ I porti di Massa, di Talamone, di Civitavecchia

_ L’Autostrada Tirrenica e il Corridoio Pontino che muteranno l’equilibrio

paesaggistico che attrae da tutto il mondo il turismo e compromette

le attività di centinaia di aziende agricole

_ Opere che possono compromettere la salute dei cittadini come

1. la centrale a Carbone di Civitavecchia;

2. le centrali nucleari di Montalto di Castro e di Borgo Sabotino;

3. l’inceneritore di Allumiere;

4. il Cementificio di Tarquinia

_ La cementificazione del tratto sud tra Roma e Gaeta che distrugge chilometri

di costa nazionale

_ I porti di Fiumicino, turistico e commerciale, e sempre a Fiumicino, il

raddoppio dell’aeroporto.

_ I parchi fotovoltaici di Acquapendente, di Torre in Pietra, Ciampino

_ Il parco Eolico di Piansano.

Secondo Italia Nostri centri storici – potrà reggere a questo impatto infrastrutturale.

Per questo motivo l’Associazione ha inserito nella Campagna

“Paesaggi Sensibili 2010: paesaggio di costa”

il tema del “saccheggio” della costa tirrenica nel tratto tosco-laziale, che sarà

discusso nel CONVEGNO del

30 ottobre 2010

presso il cinema di Borgo Carige Comune di Capalbiopolitiche dei trasporti per rilanciare il confronto e trovare proposte alternative

al possibile “massacro paesaggistico” che si sta profilando nel

prossimo futuro.

P R O G R A M M A

9,30 Saluti del Sindaco di Capalbio Luigi Bellumori

_ Introduce la mattinata e modera il Vice Presidente Nazionale Italia Nostra

Nazionale Nicola Caracciolo

_ È possibile un’economia per il territorio realmente sostenibile? – Dott. Aldo

Perugi, Presidente Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo

1A SESSIONE – L’autostrada Tirrenica da Grosseto a Gaeta: false prospettive

_ Quale tutela nella Regione Toscana – Antonio delle Mura, Regionale Toscana

_ Il rapporto costi-benefici dell’opera – Prof.ssa Maria Rosa Vittadini, Università

IUAV di Venezia

_ Ricorso al TAR del CODACONS contro il progetto dell’autostrada – Avv. Cristina

Tabano, del CODACONS

PAUSA CAFFÈ

_ Quanto costa in termini economici agli agricoltori l’autostrada Tirrenica – Luigi

Ambrosini, imprenditore agricolo

_ Presentazione della proposta di delibera di iniziativa popolare per ottenere la

“cura del ferro” nella Regione Lazio – Gualtiero Alunni, portavoce Comitato NO

corridoio tirrenico

_ Intervento di un rappresentante dell’Associazione Colli e Laguna di Orbetello,

per la tutela e la valorizzazione del patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale

identificativo del proprio territorio.

DIBATTITO

2A SESSIONE – I porti un’opportunità o la distruzione del paesaggio costiero

_ I porti di Massa e lago di Massaciuccoli: opportunità o distruzione del paesaggio

di costa – Mario Venutelli, Regionale Toscana

_ L’erosione delle coste prodotta dai porti turistici e dalle scogliere frangiflutti –

Riccardo Caniparoli, geologo (Libero docente V.I.A.)

_ I porti turistici: il caso di Talamone – Arch. Andrea Filpa, WWF Toscana, esperto

_ Il porto “cinese” di Civitavecchia: Legalità ai limiti della decenza – Roberta

Galletta, Presidente sezione Civitavecchia Italia Nostra

DIBATTITO

PAUSA PRANZO

14,30 Introduce i temi del pomeriggio Ebe Giacometti, consigliere nazionale Italia Nostra

_ Coordina il dibattito Andrea Purgatori

3A SESSIONE – Nucleare, Carbone, Fotovoltaico: quali rinnovabili?

_ Problemi di “Tutela” nella Regione Lazio – Arch. Prof. Cesare Crova, Presidente

Regione Lazio Italia Nostra

_ Lo stato dell’arte sulle centrali nucleari in Italia? – Prof. Gianni Mattioli

(proiezione filmato di Loreto Gigli sull’allagamento del 1987 della centrale nucleare

di Montalto)

_ Bilancio ambientale e valutazione dei rischi di una centrale nucleare a Montalto

Riccardo Caniparoli, geologo (Libero docente V.I.A.)

_ Considerazioni geologiche per capire i pericoli di una centrale nucleare a Montalto

Prof. Riccardo Caniparoli

_ Energie alternative: la necessità di definire una strategia nazionale – Margherita

Signorini, Cons. Naz. Italia Nostra

_ Un disastro per la salute e l’agricoltura: la centrale a carbone di Civitavecchia

Marzia Marzoli, Movimento no coke Alto Lazio Ernesto Cesarini, Comitato cittadini

liberi

_ Come e perché abbiamo bloccato il progetto eolico di Piansano – Dott. De

Rocchi, Sezione di Viterbo

_ Fotovoltaico Si? Fotovoltaico No – Avv. Emanuele Montini

_ La vittoria della petizione di iniziativa popolare per l’estensione del parco della

Maremma. Nuove prospettive per il parco – Dott. Michele Scola, Presidente Sezione

di Grosseto Italia Nostra

_ Intervento in cartella sulle osservazioni trasportistiche alla V.I.A. del tratto Civitavecchia

– Pescia Romana dell’autostrada tirrenica. Perché non pensare ad

una politica dei trasporti e mobilità realmente strategica per il Lazio e la Toscana?

Prof. Ing. Antonio Tamburrino, Università Lumsa Roma

DIBATTITO

Conclusioni Nicola Caracciolo


Terra madre

22 ottobre 2010

“Terra Madre”, ecco le Nazioni unite
della diversità agro-alimentare

La quarta edizione dell’appuntamento organizzato da “Slow Food” che vede riuniti contadini, pescatori, allevatori e artigiani del gusto da 161 paesi.Petrini: “Il mondo rischia di deragliare sotto il peso di consumi insensati. Queste comunità ci indicano la strada giusta”

http://www.repubblica.it/solidarieta/cibo-e-ambiente


Noi eredi di Bush, quel “caro amico George”: la trappola insanguinata dell’Afghanistan

19 ottobre 2010

http://www.arcoiris.tv/

Le signore del Tea Party che minacciano Obama dovrebbero andare in gita a Kabul per capire cos’ha combinato la politica, bombe e mitraglia della destra americana. Che è anche la destra italiana: Berlusconi e Frattini ricordano come “grande Presidente” il figlio meno intelligente di Bush padre. Intanto gli alpini muoiono per “difendere la libertà del mondo libero”

Noi eredi di Bush, quel “caro amico George”: la trappola insanguinata dell’Afghanistan

18-10-2010

di Raniero La Valle

L’Afghanistan è l’ultimo – ma non ultimo – frutto avvelenato che si è lasciato dietro il fallimento del “nuovo secolo americano”: un secolo che, nella visione parossistica di Bush e della destra americana, irresponsabilmente sostenuta dai Blair e dai Berlusconi europei, avrebbe dovuto fare degli Stati Uniti il sovrano del mondo, del dollaro il metro di misura dell’universo, del sistema neoliberista l’unico regime economico e politico consentito, e degli “Stati canaglia” un deserto. Questa politica ha devastato l’economia mondiale, ha diffuso la povertà perfino tra i ricchi e reso più miserabili i poveri, ha distrutto l’Iraq, ha compromesso le prospettive di pace in Medio Oriente e ha impantanato gli eserciti occidentali in Afghanistan.

Se noi stiamo in Afghanistan a morire, ci stiamo per questo; ma non moriamo solo noi, ma anche sono morti quasi 2000 soldati della coalizione, e 40.000 afghani tra militari e civili, mentre centinaia di reduci americani ed inglesi si sono suicidati, come denuncia un appello lanciato dall’ex vescovo di Caserta mons. Nogaro. Se siamo lì in quel contagio di morte, ci stiamo non perché abbiamo fatto una scelta di valori (mettendo in campo per esempio la Costituzione italiana), ma perché, senza scelta, ci siamo messi al servizio di quell’empio disegno. Poi, quando tornano nelle bare, un vescovo militare dice a quei ragazzi uccisi che erano “profeti del bene comune, decisi a pagare di persona per ciò in cui hanno creduto e per cui hanno vissuto”, e che lo stavano facendo “nella consapevolezza di una strategia chiara e armonica”; ma non è vero, né per la coscienza di ciò che essi stavano facendo (in realtà “lavoravano”), né per la chiarezza della strategia, di cui l’unica cosa chiara è che non si sa come uscirne.

Neanche Obama lo sa; perché è più facile entrare in una guerra che uscirne. Quando ci si entra garriscono i gagliardetti e la stampa incita al rapido massacro; ma quando se ne esce si porta a casa una sconfitta, e la colpa di un’inutile strage.

Finché Obama non sa come uscirne (e ne avrebbe bisogno, per fedeltà alla sua stessa immagine), non lo sappiamo neanche noi, e non saranno certo quei giganti del pensiero che sono i nostri governanti e ministri a indicare la via. La cosa più ingegnosa pensata dal ministro La Russa è di mettere le bombe sugli aerei per impedire che saltino in aria gli automezzi a terra, che sarebbe come bombardare Palermo per impedire che ammazzino Falcone sull’autostrada di Capaci.

La guerra in Afghanistan si ammanta delle sovrastrutture ideologiche e perfino dei conforti religiosi che le Chiese sono solite offrire a tutte le guerre (fino a che non si convertano). Ma l’Afghanistan è più di una guerra: è una vendetta in forma di guerra, per lo stupro subito dall’America l’11 settembre, e non c’è mai lucidità nella vendetta. Ancora di più, l’Afghanistan è il macigno che il vecchio mondo, imperialista e violento, ha messo di traverso per impedire che si faccia strada un altro mondo di accoglienza reciproca, di corresponsabilità e di pace. È il manufatto con cui l’Occidente libero ha rimpiazzato il muro di Berlino eretto dall’Oriente malvagio, per ottenere gli stessi risultati di un mondo dominato e diviso.

Il ritiro dall’Afghanistan non è perciò solo la fine di una vendetta (che di per sé non avrebbe bisogno di nessun altra motivazione), ma è anche la condizione di un nuovo inizio, la svolta necessaria per rendere pensabile un mondo diverso, e per rendere credibile ogni altra alternativa. È chiaro ad esempio che Obama non può chiedere ad Israele di ritirarsi dai territori occupati e di dare fiducia ai palestinesi, se non si fida degli afghani e ne presidia il territorio. Coloni gli uni, coloni gli altri; buoni ad alzare muri gli uni, a stabilire barriere gli altri, pronti a demonizzare i propri nemici gli uni, a considerarli tutti terroristi gli altri.

L’Afghanistan è il simbolo di un tempo in cui non si sa più fare la guerra, e non si sa fare la pace, non si sa più dominare, e non si sa cooperare, non si sanno più dire le bugie, ma non si osa ancora dire la verità. Senza chiudere il buco nero dell’Afghanistan, l’America non potrà uscire dall’era di Bush, Obama non potrà governare, la storia resterà rattrappita; e la guerra perpetua, come modello del rapporto tra i potenti ed i deboli, non potrà avere fine: una guerra a bassa intensità, abbastanza bassa da poter essere detta “missione di pace”; almeno, finché si riesca a controllarla.

//

Raniero La Valle è presidente dei Comitati Dossetti per la Costituzione. Ha diretto, a soli 30 anni, L’Avvenire d’Italia, il più importante giornale cattolico nel quale ha seguito e raccontato le novità e le aperture del Concilio Vaticano II. Se ne va dopo il Concilio (1967), quando inizia la normalizzazione che emargina le tendenze progressiste del cardinale Lercaro. La Valle gira il mondo per la Rai, reportages e documentari, sempre impegnato sui temi della pace: Vietnam, Cambogia, America Latina. Con Linda Bimbi scrive un libro straordinario, vita e assassinio di Marianela Garcia Villas (“Marianela e i suoi fratelli”), avvocato salvadoregno che provava a tutelare i diritti umani violati dalle squadre della morte. Prima al mondo, aveva denunciato le bombe al fosforo, regalo del governo Reagan alla dittatura militare: bruciavano i contadini che pretendevano una normale giustizia sociale. Nel 1976 La Valle entra in Parlamento come indipendente di sinistra; si occupa della riforma della legge sull’obiezione di coscienza. Altri libri “Dalla parte di Abele”, “Pacem in Terris, l’enciclica della liberazione”, “Prima che l’anno finisca”, “Agonia e vocazione dell’Occidente”. Nel 2008 ha pubblicato “Se questo è un Dio”. Promotore del “Manifesto per la sinistra cristiana” nel quale propone il rilancio della partecipazione politica e dei valori del patto costituzionale del ’48 e la critica della democrazia maggioritaria


Marc Fumaroli: dall’Italia la rinascita

17 ottobre 2010

«Considerati il passato e l’ immensità del suo patrimonio, sarebbe normale che fosse l’ Italia oggi a mostrare al resto dell’ Europa la via per uscire dalle sabbie mobili della cultura di massa. In fondo l’ ha già fatto altre volte in passato: risollevarsi, rinascere dopo i periodi di declino. Un declino che oggi riguarda tutti gli europei». Dal Corriere della sera 14 Ottobre 2010


Patto di solidarietà: comincino i dirigenti!

14 ottobre 2010

In tempi di crisi dobbiamo darci tutti una mano. Le situazioni economiche delle famiglie sono in grande difficoltà: c’è chi perde il lavoro, chi, già disoccupato, non lo trova, chi  è messo in cassa integrazione, chi in mobilità…                             Allora, per evitare che molte persone restino disoccupate, si introduce il patto di solidarietà: ciascun dipendente rinuncerà a lavorare alcune ore al mese, perdendo parte della retribuzione, per far sì che nessuno rischi il posto.

Sembra una buona idea, quale lavoratore non è solidale coi compagni? Siamo tutti nella stessa barca; inoltre, se la mezza giornata di “riposo” capita il venerdì pomeriggio… week- end lungo!!

E invece non siamo tutti nella stessa barca, i dirigenti sono negli yachts!!

Sarebbe bello poter lavorare meno e lavorare tutti, ma qui non aleggia uno spirito socialista utopico né avanza l’utopia concreta di Latouche, qui si scarica come al solito sui lavoratori dipendenti il fardello di una crisi causata dalla cecità e dalla ingordigia dei potenti straricchi, capi di multinazionali et similia.

Che comincino loro a mettere le pezze sui buchi che hanno creato, prima che diventino così larghi da non poter più porre rimedio.

Tagliamo i compensi dei dirigenti e dei politici!!!!!!!!!


Work-life balance: Tra casa e ufficio, le donne lavorano già 12 anni più degli uomini

12 ottobre 2010
di Rosanna Santonocitohttp://job24.ilsole24ore.com/news

In Italia, rispetto all’Europa, le donne detengono il record dei lavori domestici (e del peggior work-life balance): due ore in mezzo in più al giorno dedicate ai mestieri di casa e agli impegni familiari rispetto agli uomini. E’ quello che nella riflessione neofemminista più recente viene chiamato “il lavoro necessario”, senza distinzione di luogo, mansione e genere. Se fosse pagato, tutto questo straordinario extra – ufficio, a fine carriera varrebbe oltre 200 mila euro.

A fare i conti è stata la camera di Commercio di Monza e Brianza. «Adeguarsi al richiamo europeo sulla durata del lavoro femminile” – ha dichiarato Mina Pirovano, Presidente del Comitato per l’Imprenditoria Femminile della Camera di commercio brianzola– è certo importante. Va però considerata la specificità del nostro Paese, dove gran parte del welfare privato è sulle spalle delle donne, a partire da quelle che lavorano e che fanno impresa».

Dalle elaborazioni effettuate su dati Digicamere, Istat, Eurostat, risulta che sono le italiane le cittadine europe che dedicano più tempo ai lavori domestici, che pesa su di loro quotidianamente oltre al lavoro retribuito : in media sono 5 ore e venti minuti al giorno. Per le donne occupate,poi, si arriva a 3 ore e 51 minuti.
Gli uomini italiani, in compenso, spendono per le faccende extra lavorative solo un’ora e dieci minuti quotidiani e con questo dato sono in coda alla classifica europea maschile. Fatti i calcoli, sostengono alla Camaera di Commercio di Monza, già oggi che l’Europa ci sanziona per la differenza di trattamento pensionistico tra i generi, la donna italiana, rispetto all’uomo, lavora 12 anni in più.
Il valore del welfare “fai da te” e tutto femminile così totalizzato sarebbe, alla fine della vita lavorativa, pari a 212 mila euro. In alcune Regioni, poi, il “fine carriera” legato ai lavori domestici vale anche di più: 295 mila euro in Campania, 211 in Lazio. In altre meno, come in Lombardia, dove il tesoretto si ferma a quota 194mila euro.

La sfida è quella di conciliare i tempi e orari nella quotidianità, continua Mina Pirovano «perché occorre aumentare l’indice medio di occupazione femminile, rafforzando il welfare pubblico o almeno cambiando le abitudini dentro le famiglie con una partecipazione più attiva degli uomini al ménage domestico. Una società a misura delle donne è forse più moderna e tollerante»

Lavoro familiare delle persone tra i 20 e i 74 anni (in ore e minuti)
Valore del lavoro domestico femminile a fine carriera (in € per donna)

TABELLE /

VIDEO – Chi aiuta le donne che lavorano? Gli uomini poco! Interviste all’uscita della Sia Sbb a Milano